Interviste

La fotografia eco-futuristica di Steve Sabella

Scritto da Beulah | 13 agosto 2019

Steve Sabella è un artista di origine palestinese, con sede a Berlino, che ha trascorso gran parte della sua carriera utilizzando mezzi fotografici per esplorare e sovvertire il rapporto dell’umanità con il mondo naturale. I collage fotografici di Sabella esplorano le domande sulla nostra storia visiva collettiva e sulla natura del “luogo”. Le sue opere sono spesso paragonate a dipinti classici.

Dal momento che uno di questi collage fotografici è all’asta su Catawiki, ci siamo incontrati con Sabella e gli abbiamo posto alcune domande sulla sua fotografia eco-futuristica.

Puoi dirci qualcosa in più sul processo di creazione di On Earth?

Steve: Ho creato On Earth affinché apparisse come una storia dentro una storia, una realtà dentro un’altra realtà, un viaggio al limite dell’immaginazione. Ho preso le immagini, che considero la mia tavolozza di colori, da uno dei laghi più magici di Berlino. Lì, in un tardo pomeriggio, ipnotizzato, ho fotografato centinaia di scene. Usando la mia macchina fotografica come un pittore usa il suo pennello, e mentre facevo un collage di queste scene sul computer come fosse una tela, mi sono sentito di lavorare su un quadro storico, creando un’opera che rimanda a tempi diversi. 

Anche se si può percepire una sensazione pittorica nelle mie opere, nel loro DNA c’è sempre la fotografia.

On Earth è attualmente all’asta su Catawiki

Hai detto che questa opera ha “connotazioni bibliche, mitologiche e contemporanee”. È stato un processo naturale? O è stato intenzionale?

Steve: Direi entrambe le cose, ma lascio sempre che siano le scene e i loro intricati dettagli a guidarmi. Tuttavia, come in ogni opera d’arte, inizio a creare da una pagina bianca. Nella buona scrittura creativa, i personaggi a volte cominciano ad avere una vita propria, dettando allo scrittore il loro tono di voce. Forse il segreto di quest’opera è legato alla natura della vita a Berlino, spesso vissuta come mistica, magica e piena di energia. 

In breve, con il collage, mi sono lasciato trasportare dalla corrente e dalle forme. Meno pensavo, più armonia emergeva. Ho visitato spesso questo lago unico nel suo genere e il modo in cui le persone si rilassano, la loro posizione, ha per me un fascino del tutto naturale. Le scene mi ricordavano tanti dipinti appartenenti alla storia dell’arte. Ho visto “Le Déjeuner sur L’herb” fluttuare sulla storia della Genesi di Adamo ed Eva. La nudità, le muse e l’effetto prevalentemente sognante si fondono magicamente insieme per trasportare gli spettatori in realtà parallele e per farli entrare in contatto con i racconti classici.  

Un ritratto dell’artista: Steve Sabella

Molti dei tuoi lavori si sono concentrati sulla costruzione di una storia visiva. Mentre le immagini del cambiamento climatico ci bombardano costantemente, quale ruolo gioca On Earth all’interno del nostro panorama visivo contemporaneo?

Steve: La storia, per come la conosciamo, è un costrutto di immagini. E poiché la nostra comprensione delle immagini cambia continuamente, cambia anche la nostra comprensione della storia e del passato. Tuttavia, quando mettiamo le immagini insieme è come se risolvessimo un puzzle visivo, che ci permette di balzare nel futuro. Le immagini sono veicoli che viaggiano attraverso o sono oltre il tempo stesso. 

Nelle mie opere, io ri-immagino il paesaggio, ci lavoro come se stessi decodificando un puzzle. È come se mi venissero date parti di terra frammentata e mi venisse chiesto di trovare una soluzione, di “aggiustarla”. Il pianeta Terra richiede un immediato intervento di precisione chirurgica. Abbiamo il potere di ricomporre la terra, riparare le rive e le montagne e ricostruire l’armonia, in cui ogni parte conta. Solo allora la vera bellezza potrà emergere, la bellezza che si percepisce come in sogno, dove ogni cosa è possibile. Ma, insieme, dovremmo prima cominciare a ripulire la nostra immaginazione, la base di ogni futura terra fertile. 

Viviamo in paradiso e la domanda è: riusciamo a vederlo? 

Il tuo commento su come On Earth sia un esempio di “come le persone lasciano che gli altri siano ciò che sono” è molto interessante. Come fotografo, senti una qualche tensione a documentare il mondo così com’è rispetto all’impulso artistico di sfruttare la “realtà” per le tue opere d’arte?

Steve: Mi vedo come un artista che esplora il mezzo fotografico. E cos’è la realtà? Esistono solo le percezioni e, benché sembri che condividiamo la stessa realtà, in sostanza, non è così.  Non sfrutto la realtà. La osservo. Negli anni ‘90, durante il lavoro sul mio primo grande progetto artistico, Search, ho scoperto una citazione di Robert Bly che ancora mi ispira:

“Chiunque voglia vedere l’invisibile deve penetrare più profondamente nel visibile”.

La grande bellezza può emergere quando il sottile strato di un’opera d’arte che separa la realtà e l’immaginazione scompare, facendole fondere come in un sogno ad occhi aperti. 

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On Earth è attualmente all’asta su Catawiki e i nostri esperti organizzano ogni settimana aste di fotografia.

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