クロスペンダント ペンダント十字架「Perpignano」 金メッキブロンズ製、真珠とピンクのガラスパ paste – 19世紀 - 独占





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Bronze-gilt cross pendant in the Perpignano style with four pink paste stones surrounded by freshwater pearls, dating to 1850–1900, weighing 15 g, in good used condition with no laboratory report.
Description from the seller
Relazione Storico-Antiquaria: Croce Pendente in Stile "Perpignano"
1. Dati Fisici e Quantitativi
• Tipologia: Croce pendente regionale / devozionale da parata (Modello Badine o Pendeloque).
• Epoca: Coeva del XIX secolo (Ottocento), collocabile nella fase centrale o tardo-ottocentesca (circa 1850-1880).
• Misure: Altezza 7,5 cm | Larghezza 4,0 cm.
• Peso: 15,0 grammi (consistenza solida, indice di uno spessore materico importante).
• Configurazione: Struttura lobata con elemento inferiore articolato e mobile (snodo oscillante).
• Materiale d'Elezione: Lega metallica d'arte (Bronzo o Ottone dorato a fuoco).
• Stato di Conservazione: Ottimo stato storico. Presenta una naturale patina d'invecchiamento, ossidazione verde-azzurra localizzata nei punti di frizione dello snodo e mancanze selettive di micro-perle lungo il perimetro frontale.
2. L'Inquadramento Storico: Lo Stile di Perpignano
Il gioiello risponde fedelmente ai canoni della celebre oreficeria tradizionale di Perpignano (Francia meridionale), attiva fin dal XVIII secolo e caposaldo per tutto l'Ottocento dei gioielli regionali catalani e del Rossiglione. La croce manifesta gli elementi distintivi di questa manifattura:
• La Struttura Articolata (Croix Badine): Il braccio inferiore non è solidale al corpo centrale, ma è unito da un perno meccanico. Questa mobilità permetteva alla goccia inferiore di oscillare liberamente a ogni movimento.
• La Geometria dei Lobi: I bracci della croce terminano con forme a mandorla sinuose e arrotondate, arricchite da elementi decorativi terminali a palmetta vegetale che racchiudono le gemme.
3. Analisi Tecnica e Manifattura
Il Fronte (Impatto Estetico e Lacune)
Il fronte ospita quattro gemme ovali sfaccettate di colore rosa intenso/rubino, montate "a notte" (senza griffe visibili). Ciascun lobo è interamente circondato da una doppia fila di micro-perle d'acqua dolce (di fiume), caratterizzate da forme barocche e asimmetriche tipiche dell'epoca.
• Nota di trasparenza sulle mancanze: Lungo i bordi si notano chiaramente alcuni spazi vuoti e castoni scoperti dovuti alla perdita di alcune perline. Questa lacuna è l'effetto naturale dell'allentamento o della rottura del vecchio filo metallico di ancoraggio nel corso dei decenni.
Il Retro (La Tecnica del Foil-Backed)
La parte posteriore svela la tecnica costruttiva antica pre-industriale:
• Incastonatura a fondo chiuso: Le coppe metalliche che alloggiano le pietre sono completamente sigillate sul retro. Gli artigiani inserivano sul fondo del castone una sottile lamina lucida (chiamata paillon o foil), posta sotto la pietra per amplificarne la brillantezza e la profondità del colore.
• Fori di ancoraggio: Si notano i piccoli fori passanti perimetrali necessari per far transitare il filo metallico che tiene "cucite" le perline sul davanti.
• Assenza di marchi: La superficie non presenta punzoni, dettaglio assolutamente comune e regolare nei gioielli popolari realizzati in lega vile.
4. Focus Trasparenza sui Materiali: Il Valore del Bronzo
Il peso specifico di 15 grammi, l'assenza di punzonature e la caratteristica ossidazione verde-azzurra (acetato di rame) localizzata vicino allo snodo mobile indicano una struttura in bronzo (o ottone d'arte) dorato a fuoco.
Nell'Ottocento, l'oro e l'argento erano un lusso riservato all'aristocrazia. Gli artigiani locali creavano questi splendidi gioielli in bronzo dorato per permettere alle donne delle classi popolari e contadine di indossare pezzi importanti durante le feste e i matrimoni. Si tratta quindi di un autentico gioiello popolare ottocentesco. Il bronzo giustifica appieno il peso massiccio, l'assenza di punzoni (non obbligatori per i metalli non preziosi) e l'ossidazione verde, che è la naturale reazione del rame presente nella lega a contatto con l'umidità del tempo nel punto di frizione dello snodo.
5. Curiosità e Segreti del Gioiello
• La Croce "Badine": Il linguaggio del corpo ottocentesco
Lo snodo che rende mobile la goccia inferiore rispondeva a un preciso codice sociale. Questo modello era chiamato storicamente croix badine (dal francese badiner, ovvero scherzare/civettare). Nei balli o all'uscita dalla messa, il movimento oscillante del pendente non serviva solo a catturare la luce delle candele per far scintillare le gemme, ma creava un dinamismo magnetico sul décolleté della donna, trasformando un oggetto religioso in un raffinato strumento di attrazione visiva.
• La Verità nascosta dietro le "Perle Mancanti"
In antiquariato si dice che "la perfezione insospettisce, la lacuna autentica". Gli spazi vuoti lasciati dalle perline perse nel tempo sono il più grande certificato di garanzia temporale dell'oggetto. Nella bigiotteria del Novecento o contemporanea, le perle vengono fissate con colle chimiche industriali stabili o bloccate in binari stampati. In questa croce, le perle erano letteralmente cucite a mano con un filo sottilissimo. La rottura del filo per usura storica e la conseguente caduta delle perle dimostrano che il gioiello ha vissuto una vita reale e prolungata.
• Il Trucco ottocentesco del Paillon (L'illusione ottica)
Guardando le gemme rosa dal fronte, l'occhio percepisce una straordinaria profondità del colore. Il segreto è racchiuso nel fondo chiuso delle coppe (foil-backing). Gli artigiani dell'epoca, specialmente nella scuola di Perpignano, inserivano sotto la pietra una sottile lastra metallica specchiata (il paillon). Questa lamina funzionava come un moderno riflettore: la luce entrava nella pietra, rimbalzava sul fondo colorato e tornava all'occhio ingigantita. Questo permetteva a una gemma dal colore tenue o a una pasta vitrea antica di imitare l'aspetto di un preziosissimo rubino o di un raro granato.
• Il Mistero dell'assenza di punzoni
Molti pensano che l'assenza di marchi stampati indichi un oggetto falso. Nel mondo dei gioielli regionali dell'Ottocento era l'esatto contrario. Trattandosi di un manufatto in lega di bronzo destinato alle classi popolari, i piccoli laboratori rurali non erano sottoposti ai rigidi controlli e alle tasse statali previsti per l'oro e l'argento. L'assenza di punzonatura conferma l'anima genuinamente Popolare e l'autenticità di questo pezzo storico.
Seller's Story
Relazione Storico-Antiquaria: Croce Pendente in Stile "Perpignano"
1. Dati Fisici e Quantitativi
• Tipologia: Croce pendente regionale / devozionale da parata (Modello Badine o Pendeloque).
• Epoca: Coeva del XIX secolo (Ottocento), collocabile nella fase centrale o tardo-ottocentesca (circa 1850-1880).
• Misure: Altezza 7,5 cm | Larghezza 4,0 cm.
• Peso: 15,0 grammi (consistenza solida, indice di uno spessore materico importante).
• Configurazione: Struttura lobata con elemento inferiore articolato e mobile (snodo oscillante).
• Materiale d'Elezione: Lega metallica d'arte (Bronzo o Ottone dorato a fuoco).
• Stato di Conservazione: Ottimo stato storico. Presenta una naturale patina d'invecchiamento, ossidazione verde-azzurra localizzata nei punti di frizione dello snodo e mancanze selettive di micro-perle lungo il perimetro frontale.
2. L'Inquadramento Storico: Lo Stile di Perpignano
Il gioiello risponde fedelmente ai canoni della celebre oreficeria tradizionale di Perpignano (Francia meridionale), attiva fin dal XVIII secolo e caposaldo per tutto l'Ottocento dei gioielli regionali catalani e del Rossiglione. La croce manifesta gli elementi distintivi di questa manifattura:
• La Struttura Articolata (Croix Badine): Il braccio inferiore non è solidale al corpo centrale, ma è unito da un perno meccanico. Questa mobilità permetteva alla goccia inferiore di oscillare liberamente a ogni movimento.
• La Geometria dei Lobi: I bracci della croce terminano con forme a mandorla sinuose e arrotondate, arricchite da elementi decorativi terminali a palmetta vegetale che racchiudono le gemme.
3. Analisi Tecnica e Manifattura
Il Fronte (Impatto Estetico e Lacune)
Il fronte ospita quattro gemme ovali sfaccettate di colore rosa intenso/rubino, montate "a notte" (senza griffe visibili). Ciascun lobo è interamente circondato da una doppia fila di micro-perle d'acqua dolce (di fiume), caratterizzate da forme barocche e asimmetriche tipiche dell'epoca.
• Nota di trasparenza sulle mancanze: Lungo i bordi si notano chiaramente alcuni spazi vuoti e castoni scoperti dovuti alla perdita di alcune perline. Questa lacuna è l'effetto naturale dell'allentamento o della rottura del vecchio filo metallico di ancoraggio nel corso dei decenni.
Il Retro (La Tecnica del Foil-Backed)
La parte posteriore svela la tecnica costruttiva antica pre-industriale:
• Incastonatura a fondo chiuso: Le coppe metalliche che alloggiano le pietre sono completamente sigillate sul retro. Gli artigiani inserivano sul fondo del castone una sottile lamina lucida (chiamata paillon o foil), posta sotto la pietra per amplificarne la brillantezza e la profondità del colore.
• Fori di ancoraggio: Si notano i piccoli fori passanti perimetrali necessari per far transitare il filo metallico che tiene "cucite" le perline sul davanti.
• Assenza di marchi: La superficie non presenta punzoni, dettaglio assolutamente comune e regolare nei gioielli popolari realizzati in lega vile.
4. Focus Trasparenza sui Materiali: Il Valore del Bronzo
Il peso specifico di 15 grammi, l'assenza di punzonature e la caratteristica ossidazione verde-azzurra (acetato di rame) localizzata vicino allo snodo mobile indicano una struttura in bronzo (o ottone d'arte) dorato a fuoco.
Nell'Ottocento, l'oro e l'argento erano un lusso riservato all'aristocrazia. Gli artigiani locali creavano questi splendidi gioielli in bronzo dorato per permettere alle donne delle classi popolari e contadine di indossare pezzi importanti durante le feste e i matrimoni. Si tratta quindi di un autentico gioiello popolare ottocentesco. Il bronzo giustifica appieno il peso massiccio, l'assenza di punzoni (non obbligatori per i metalli non preziosi) e l'ossidazione verde, che è la naturale reazione del rame presente nella lega a contatto con l'umidità del tempo nel punto di frizione dello snodo.
5. Curiosità e Segreti del Gioiello
• La Croce "Badine": Il linguaggio del corpo ottocentesco
Lo snodo che rende mobile la goccia inferiore rispondeva a un preciso codice sociale. Questo modello era chiamato storicamente croix badine (dal francese badiner, ovvero scherzare/civettare). Nei balli o all'uscita dalla messa, il movimento oscillante del pendente non serviva solo a catturare la luce delle candele per far scintillare le gemme, ma creava un dinamismo magnetico sul décolleté della donna, trasformando un oggetto religioso in un raffinato strumento di attrazione visiva.
• La Verità nascosta dietro le "Perle Mancanti"
In antiquariato si dice che "la perfezione insospettisce, la lacuna autentica". Gli spazi vuoti lasciati dalle perline perse nel tempo sono il più grande certificato di garanzia temporale dell'oggetto. Nella bigiotteria del Novecento o contemporanea, le perle vengono fissate con colle chimiche industriali stabili o bloccate in binari stampati. In questa croce, le perle erano letteralmente cucite a mano con un filo sottilissimo. La rottura del filo per usura storica e la conseguente caduta delle perle dimostrano che il gioiello ha vissuto una vita reale e prolungata.
• Il Trucco ottocentesco del Paillon (L'illusione ottica)
Guardando le gemme rosa dal fronte, l'occhio percepisce una straordinaria profondità del colore. Il segreto è racchiuso nel fondo chiuso delle coppe (foil-backing). Gli artigiani dell'epoca, specialmente nella scuola di Perpignano, inserivano sotto la pietra una sottile lastra metallica specchiata (il paillon). Questa lamina funzionava come un moderno riflettore: la luce entrava nella pietra, rimbalzava sul fondo colorato e tornava all'occhio ingigantita. Questo permetteva a una gemma dal colore tenue o a una pasta vitrea antica di imitare l'aspetto di un preziosissimo rubino o di un raro granato.
• Il Mistero dell'assenza di punzoni
Molti pensano che l'assenza di marchi stampati indichi un oggetto falso. Nel mondo dei gioielli regionali dell'Ottocento era l'esatto contrario. Trattandosi di un manufatto in lega di bronzo destinato alle classi popolari, i piccoli laboratori rurali non erano sottoposti ai rigidi controlli e alle tasse statali previsti per l'oro e l'argento. L'assenza di punzonatura conferma l'anima genuinamente Popolare e l'autenticità di questo pezzo storico.
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