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Bruno Di Bello - Studio per la Gioconda di Altamira
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Bruno Di Bello - Studio per la Gioconda di Altamira

La foto è montata su un cartoncino cm. 50x70. Reca in basso la dicitura a matita : Studio per la Gioconda di Altamira - Bruno Di Bello 1976 Dopo aver frequentato l’Accademia di belle arti di Napoli[1] iniziò nel 1958 la sua carriera espositiva, formando con gli amici Luigi Castellano, Franco Palumbo, Guido Biasi, Lucio Del Pezzo, Sergio Fergola e Mario Persico il Gruppo 58. Questo gruppo di artisti, che gravitava intorno alla figura di Castellano, detto Luca, si riconobbe nelle tematiche dell'Arte nucleare di Enrico Baj, loro promotore e sostenitore. Sarà lui infatti a pubblicare il Manifesto del Gruppo 58, scritto da Biasi, sulla rivista Il Gesto. Il gruppo si dotò inoltre di un proprio periodico, il Documento - Sud ed iniziò ad esporre in varie gallerie a Napoli, Roma, Firenze e Milano[2]. Negli anni '70 la fama di Di Bello crebbe notevolmente portandolo a varie esposizioni nazionali e internazionali di alto livello[1]. Nel 1970 espose alla XXXV Biennale di Venezia. L'anno seguente iniziò la collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano: per lo studio realizzò un’installazione composta da 26 tele fotografiche con la scomposizione dell’intero alfabeto. Vi esporrà ancora nel 1974, nel 1976, nel 1978 e nel 1981.
Nel 1973 espose alla X Quadriennale nazionale d'arte di Roma e alla Biennale di Parigi, selezionato da Achille Bonito Oliva[4]. Nel 1974 espose alla Galleria Art in Progress a Monaco di Baviera e alla Kunsthalle di Berna, nel 1975 alla Galleria Müller di Stoccarda e all’I.C.C. di Anversa, nel 1977 al Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. Espose nel 1978 alla Galleria Rondanini di Roma e nell’estate 1980 realizzò un grande lavoro per il Festival dei Due Mondi di Spoleto[3]. Nel 1987 realizzò Apollo e Dafne nel terremoto, eseguito per la mostra Terrae motus allestita da Lucio Amelio nel 1987 ed esposta a Parigi, al Grand Palais. Nel 2011 ebbe una personale al Museo d'arte contemporanea di Niterói a Rio de Janeiro. Morì il 5 marzo 2019 a Milano[1].

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Bruno Di Bello - Studio per la Gioconda di Altamira

La foto è montata su un cartoncino cm. 50x70. Reca in basso la dicitura a matita
: Studio per la Gioconda di Altamira - Bruno Di Bello 1976

Dopo aver frequentato l’Accademia di belle arti di Napoli[1] iniziò nel 1958 la sua carriera espositiva, formando con gli amici Luigi Castellano, Franco Palumbo, Guido Biasi, Lucio Del Pezzo, Sergio Fergola e Mario Persico il Gruppo 58. Questo gruppo di artisti, che gravitava intorno alla figura di Castellano, detto Luca, si riconobbe nelle tematiche dell'Arte nucleare di Enrico Baj, loro promotore e sostenitore. Sarà lui infatti a pubblicare il Manifesto del Gruppo 58, scritto da Biasi, sulla rivista Il Gesto. Il gruppo si dotò inoltre di un proprio periodico, il Documento - Sud ed iniziò ad esporre in varie gallerie a Napoli, Roma, Firenze e Milano[2].
Negli anni '70 la fama di Di Bello crebbe notevolmente portandolo a varie esposizioni nazionali e internazionali di alto livello[1].
Nel 1970 espose alla XXXV Biennale di Venezia. L'anno seguente iniziò la collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano: per lo studio realizzò un’installazione composta da 26 tele fotografiche con la scomposizione dell’intero alfabeto. Vi esporrà ancora nel 1974, nel 1976, nel 1978 e nel 1981.
Nel 1973 espose alla X Quadriennale nazionale d'arte di Roma e alla Biennale di Parigi, selezionato da Achille Bonito Oliva[4]. Nel 1974 espose alla Galleria Art in Progress a Monaco di Baviera e alla Kunsthalle di Berna, nel 1975 alla Galleria Müller di Stoccarda e all’I.C.C. di Anversa, nel 1977 al Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. Espose nel 1978 alla Galleria Rondanini di Roma e nell’estate 1980 realizzò un grande lavoro per il Festival dei Due Mondi di Spoleto[3].
Nel 1987 realizzò Apollo e Dafne nel terremoto, eseguito per la mostra Terrae motus allestita da Lucio Amelio nel 1987 ed esposta a Parigi, al Grand Palais.
Nel 2011 ebbe una personale al Museo d'arte contemporanea di Niterói a Rio de Janeiro.
Morì il 5 marzo 2019 a Milano[1].

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