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Masaniello Luschi (1942-1995) - Darsena vecchia
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Masaniello Luschi (1942-1995) - Darsena vecchia

, dipinto su tela 35x50 corredato di cornice Salvestrini dorata a mano, con pianetto mistoseta, Masaniello Luschi, considerato dagli addetti ai lavori , il massimo esponente della pittura Labronica tradizionale del secondo novecento toscano. Una tradizione che trae origine da quello che fu uno dei più innovativi movimenti artistici , “ i macchiaioli” Questo movimento, nato nella seconda metà dell’800, ebbe come maestro fondatore , il pittore Giovanni Fattori, il quale, riuscì ,a radunare attorno a sé ,un nutrito gruppo di giovani talenti della pittura e ,ad intraprendere il difficile cammino che si rivelerà più avanti la fortuna della “macchia”. Quello storico gruppo seminò un credo e, seguendo i dettami del maestro, fece nascere nei decenni successivi, nuovi e validi apostoli della pittura convenzionale livornese. Seguendo quei dettami, Masaniello Luschi cominciò a dipingere come autodidatta, affascinato dall’arte di quegli insigni maestri , studiandone e carpendone i segreti . In pochi anni divenne , con un impronta del tutto personale, anch’esso un maestro per le giovani generazioni e, permise a cavallo degli anni ’70 e ’90 di continuare una tradizione che costituisce ancora oggi un perno indissolubile della cultura italiana. Aveva la pittura nel sangue e , dotato di importanti basi grafiche, riuscì ad immortalare sulla tela con estrema semplicità , ogni visione reale gli si presentasse ai suoi occhi. Le scene bucoliche della sua Toscana , le campagne in primavera, gli autunni e gli inverni innevati, gli scorci caratteristici della sua città come ,la vecchia Venezia, la fortezza vecchia, i becolini scomparsi, le zone del pontino. Ritratti e nature morte, studi di animali, mareggiate, una poliedricità di soggetti, ognuno dei quali affrontati sempre con estrema passione e forza pittorica. La sua era una pittura fatta di semplicità e modestia, ricca di colori, materica , reale; lontana dal moderno e dalle nuove forme espressive. Amava dipingere dal vero, al contatto quotidiano con la natura, con la gente, con i suoi luoghi, con i profumi della terra. Le sue pennellate erano decise, sicure, cariche di colore e creavano, sulla tela ,scenari tipici dal sapore macchiaiolo. Numerosi i capolavori eseguiti in particolare tra il 1985 e il 1994 nel pieno della maturazione artistica , quando galleristi, critici e collezionisti ne tessevano quotidianamente le lodi. Importanti mostre in tutta Italia ( Firenze, Ferrara, Modena, Bologna, Torino, Soave ecc.) rappresentarono la notorietà di questo artista al quale, fu addirittura commissionata dalla Curia Vescovile di Livorno per il Duomo la celebre “Ultima cena”, un dipinto di notevoli dimensioni, simbolo della qualità pittorica acquisita. Purtroppo, nel pieno dell’ascesa artistica , una grave malattia lo portò via l’11 Giugno del 1995, seppellendo per sempre quei fantastici ed inimitabili “pennelli” , eccezionali testimoni di un tempo e di una passione vera, lasciando comunque ai posteri, il segno del suo passaggio, i suoi impareggiabili dipinti. Masaniello Luschi è attualmente considerato il massimo esponente della pittura labronica tradizionale, una tradizione che trae origine da quello che fu uno dei più rivoluzionari movimenti artistici del passato: la MACCHIA. Tale movimento nato nella seconda metà dell'800 ebbe come artefice il pittore livornese Giovanni Fattori che radunò attorno a sé un nutrito gruppo di giovani talenti, i quali, pur non vedendo un immediato riconoscimento della propria vena artistica, continuarono a credere ciecamente nei dettami dei Maestro; ed è seguendo quei dettami.. Masaniello Luschi molti anni orsono ha incominciato a dipingere, affascinato dall'arte di quegli insigni maestri ne hanno studiato le opere con amore e abnegazione fino a carpirne i più reconditi segreti tanto che oggi, lui stesso viene considerato il maestro in grado di continuare, seppur con un'impronta dei tutto personale, quella tradizione che non deve assolutamente andare dispersa, perché costituisce una delle piu' significative tappe della cultura italiana. Dotato di una notevole base grafica, che gli permette di fermare sulla tela con immediatezza il soggetto prescelto, egli dedica gran parte dei suo tempo alla pittura dal vero, sempre alla ricerca di soggetti che il trascorrere dei tempo ha lasciato inalterati. La sua stessa Toscana, ricca di scorci suggestivi fonte di sempre nuove ispirazioni. Introverso, silenzioso sempre attorniato da devoti allievi, Masaniello Luschi vive come racchiuso in un mondo poetico rifuggendo da coloro che vorrebbero il "Moderno ad ogni costo" non perché rifiuti a priori nuove forme espressive ma perché crede con assoluta convinzione che il suo modo di dipingere fatto con semplicità e modestia, con il solo ausilio dei colori e dei pennelli abbia tutt'oggi un significato. Anche i notevoli successi che ottengono le sue personali stanno a confermare la validità delle convinzioni radicate in lui. "L'ultima cena" commissionatagli dalla Curia Vescovile per il Duomo di Livorno è la sicura prova della raggiunta maturità artistica. Qualcosa che rimarrà nel tempo. Maurizio Ansaldo

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, dipinto su tela 35x50 corredato di cornice Salvestrini dorata a mano, con pianetto mistoseta, Masaniello Luschi, considerato dagli addetti ai lavori , il massimo esponente della pittura Labronica tradizionale del secondo novecento toscano.
Una tradizione che trae origine da quello che fu uno dei più innovativi movimenti artistici , “ i macchiaioli”
Questo movimento, nato nella seconda metà dell’800, ebbe come maestro fondatore , il pittore Giovanni Fattori, il quale, riuscì ,a radunare attorno a sé ,un nutrito gruppo di giovani talenti della pittura e ,ad intraprendere il difficile cammino che si rivelerà più avanti la fortuna della “macchia”.
Quello storico gruppo seminò un credo e, seguendo i dettami del maestro, fece nascere nei decenni successivi, nuovi e validi apostoli della pittura convenzionale livornese.
Seguendo quei dettami, Masaniello Luschi cominciò a dipingere come autodidatta, affascinato dall’arte di quegli insigni maestri , studiandone e carpendone i segreti .
In pochi anni divenne , con un impronta del tutto personale, anch’esso un maestro per le giovani generazioni e, permise a cavallo degli anni ’70 e ’90 di continuare una tradizione che costituisce ancora oggi un perno indissolubile della cultura italiana.
Aveva la pittura nel sangue e , dotato di importanti basi grafiche, riuscì ad immortalare sulla tela con estrema semplicità , ogni visione reale gli si presentasse ai suoi occhi.
Le scene bucoliche della sua Toscana , le campagne in primavera, gli autunni e gli inverni innevati, gli scorci caratteristici della sua città come ,la vecchia Venezia, la fortezza vecchia, i becolini scomparsi, le zone del pontino.
Ritratti e nature morte, studi di animali, mareggiate, una poliedricità di soggetti, ognuno dei quali affrontati sempre con estrema passione e forza pittorica.
La sua era una pittura fatta di semplicità e modestia, ricca di colori, materica , reale; lontana dal moderno e dalle nuove forme espressive.
Amava dipingere dal vero, al contatto quotidiano con la natura, con la gente, con i suoi luoghi, con i profumi della terra.
Le sue pennellate erano decise, sicure, cariche di colore e creavano, sulla tela ,scenari tipici dal sapore macchiaiolo.
Numerosi i capolavori eseguiti in particolare tra il 1985 e il 1994 nel pieno della maturazione artistica , quando galleristi, critici e collezionisti ne tessevano quotidianamente le lodi.
Importanti mostre in tutta Italia ( Firenze, Ferrara, Modena, Bologna, Torino, Soave ecc.) rappresentarono la notorietà di questo artista al quale, fu addirittura commissionata dalla Curia Vescovile di Livorno per il Duomo la celebre “Ultima cena”, un dipinto di notevoli dimensioni, simbolo della qualità pittorica acquisita.
Purtroppo, nel pieno dell’ascesa artistica , una grave malattia lo portò via l’11 Giugno del 1995, seppellendo per sempre quei fantastici ed inimitabili “pennelli” , eccezionali testimoni di un tempo e di una passione vera, lasciando comunque ai posteri, il segno del suo passaggio, i suoi impareggiabili dipinti.

Masaniello Luschi è attualmente considerato il massimo esponente della pittura labronica tradizionale, una tradizione che trae origine da quello che fu uno dei più rivoluzionari movimenti artistici del passato: la MACCHIA.
Tale movimento nato nella seconda metà dell'800 ebbe come artefice il pittore livornese Giovanni Fattori che radunò attorno a sé un nutrito gruppo di giovani talenti, i quali, pur non vedendo un immediato riconoscimento della propria vena artistica, continuarono a credere ciecamente nei dettami dei Maestro; ed è seguendo quei dettami..
Masaniello Luschi molti anni orsono ha incominciato a dipingere, affascinato dall'arte di quegli insigni maestri ne hanno studiato le opere con amore e abnegazione fino a carpirne i più reconditi segreti tanto che oggi, lui stesso viene considerato il maestro in grado di continuare, seppur con un'impronta dei tutto personale, quella tradizione che non deve assolutamente andare dispersa, perché costituisce una delle piu' significative tappe della cultura italiana. Dotato di una notevole base grafica, che gli permette di fermare sulla tela con immediatezza il soggetto prescelto, egli dedica gran parte dei suo tempo alla pittura dal vero, sempre alla ricerca di soggetti che il trascorrere dei tempo ha lasciato inalterati. La sua stessa Toscana, ricca di scorci suggestivi fonte di sempre nuove ispirazioni. Introverso, silenzioso sempre attorniato da devoti allievi, Masaniello Luschi vive come racchiuso in un mondo poetico rifuggendo da coloro che vorrebbero il "Moderno ad ogni costo" non perché rifiuti a priori nuove forme espressive ma perché crede con assoluta convinzione che il suo modo di dipingere fatto con semplicità e modestia, con il solo ausilio dei colori e dei pennelli abbia tutt'oggi un significato. Anche i notevoli successi che ottengono le sue personali stanno a confermare la validità delle convinzioni radicate in lui.
"L'ultima cena" commissionatagli dalla Curia Vescovile per il Duomo di Livorno è la sicura prova della raggiunta maturità artistica.
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