Nro. 102567329

Matteo Ciffo - Reliqua - Poseidon
Nro. 102567329

Matteo Ciffo - Reliqua - Poseidon
- Scultura contemporanea di Matteo Ciffo (Italia - 1987) . Titolo Reliqua - Poseidon
- Anno 2026 . Edizione n. 1/40 - Firmata e autenticata dall' artista, con certificato d' autenticità
- Materiale : Fusione a freddo di polveri di marmo e pietra
- Condizioni eccellenti
Collezione RELIQUA
Reliqua è una collezione di oggetti scultorei che indagano il rapporto tra materia, memoria ed essenza. Ogni pezzo si presenta come un monolite eroso, segnato dal tempo, che custodisce al suo interno un frammento di classicità: un volto, un dettaglio anatomico, una presenza sospesa tra rovina e sacralità.
L’opera si configura come un contenitore simbolico e funzionale, capace di accogliere ciò che non è visibile: ricordi, emozioni, profumi.
La collezione trae origine dal concetto di reliquia: oggetti che attraversano il tempo, portatori di significato e memoria. La forma monolitica richiama l’archetipo della pietra, elemento primordiale e eterno, mentre l’erosione superficiale suggerisce il passaggio degli anni, l’azione degli agenti naturali e la trasformazione continua della materia.
Il frammento classico incastonato diventa una testimonianza, un residuo di bellezza che resiste e riaffiora. Ai confini tra protetto, celato e intrappolato
Reliqua è pensata come oggetto ibrido tra arte e design:
- contenitore di essenze liquide o profumi
- diffusore per ambienti con bastoncini
- custode simbolico di ricordi personali
- elemento decorativo dal forte impatto materico
Ogni funzione è secondaria rispetto al valore evocativo dell’oggetto, che invita a una relazione intima e personale.
Ogni pezzo prodotto in 40 esemplari, è comunque unico: variazioni cromatiche, imperfezioni e segni rendono ogni Reliqua irripetibile.
MATTEO CIFFO
Nato a Biella nel 1987, dal 2007 sviluppo una ricerca incentrata sulla materia, sulla sua trasformazione e sulla memoria che conserva. Il mio lavoro nasce da un rapporto diretto con materiali nobili e complessi come polveri di marmo e pietra, pigmenti naturali, terre armene, ossidi e metalli. Non li considero semplici strumenti espressivi, ma presenze vive, portatrici di tempo, storia e possibilità di rinascita.
Attraverso un processo che considero più rituale che scultoreo: una rinascita della pietra guidata dalla mia mano. La pratica nasce dall’osservazione e dal desiderio di restituire vita a ciò che è stato frantumato, abbandonato o dimenticato. Frammenti e scarti, spesso provenienti dal lavoro di altri scultori, diventano materia originaria per i miei lavori.
Si tratta di materiali che portano già in sé una storia. Li scompongo e li ricompongo, generando forme che non appartengono più al loro stato precedente, ma a una nuova condizione. Ogni opera emerge da un equilibrio fragile tra perdita e rinascita, tra memoria e possibilità, rendendo visibile il momento in cui la materia smette di essere ciò che era e diventa qualcos’altro.
Il percorso assume la forma di una trasformazione che supera la scultura tradizionale, avvicinandosi a una dimensione quasi alchemica. Utilizzo materie che hanno già avuto un’esistenza, le scompongo e le ricompongo per generare nuove forme e identità. Ogni creazione nasce da una tensione tra distruzione e rigenerazione, tra perdita e memoria, rendendo visibile uno stato continuo di mutamento.
La ricerca si confronta con materiali che incarnano una contraddizione profonda: apparentemente eterni e indistruttibili, ma allo stesso tempo sensibili e vulnerabili. Ciò che sembra immutabile rivela una natura instabile, capace di reagire, ossidarsi e trasformarsi nel tempo. Questa condizione rende la materia parte attiva del lavoro, coinvolta in un dialogo costante con il tempo e l’ambiente.
La perfezione lascia spazio alla fragilità, e l’eternità si manifesta come esperienza viva e umana. La materia non è subordinata, ma diventa co-autrice, conservando sulla superficie le tracce del gesto, del processo e della propria evoluzione.
Autodidatta, ho costruito il mio percorso attraverso sperimentazione, osservazione e ascolto. L’approccio non mira al controllo, ma all’accompagnamento del materiale nella sua trasformazione. Le forme risultanti riflettono il funzionamento della memoria: strutture in cui frammenti, tracce e assenze convivono e si rigenerano.
Questa pratica esplora la materia come archivio vivente. Le sculture emergono come presenze sospese tra rovina e rinascita, tra permanenza e trasformazione, restituendo alla materia una dimensione profondamente contemporanea e umana.
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