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Ironstone San Giovanni Valdarno - 6 人用成套餐具 (19) - 瓷器 - 手工绘制
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Ironstone San Giovanni Valdarno - 6 人用成套餐具 (19) - 瓷器 - 手工绘制

Servizio da tavola per 6 persone prodotto negli anni Cinquanta dalla manifattura Ironstone di San Giovanni Valdarno in Toscana, vicino a Firenze, con insolita colorazione nei toni del viola. La tradizione della ceramica nel Valdarno è molto antica, tanto che la zona è citata per la qualità eccellente della 'rena bianca' anche ne "Li tre libri dell'arte del vasaio" pubblicati nel 1548 da Cipriano Piccolpasso. Con tale rena Vincenzo Mannozzi e Giuseppe Francini condussero i primi esperimenti per la fabbricazione delle terraglie all'uso inglese che all'inizio furono fallimentari ma, nel 1866, permisero una vera lavorazione industriale di stoviglie da tavola e ceramiche artistiche. Nei primi anni la fabbrica dava da lavorare a trenta dipendenti suddivisi così: un direttore tecnico, un ministro della contabilità, un pittore con allievo, sei maestri tornitori, quattro apprendisti, un macinatore di vernici e quattordici tra manovali e facchini. L'attività produttiva subì alterne vicende e l'azienda cambiò spesso proprietari: il 19 luglio 1894 Emilia Mannozzi Turini, erede di uno dei fondatori, vendette la ditta che assunse il nome di 'Ceramica Lupi e Pierallini'; il 17 luglio 1907 divenne 'Industria vetraria toscana Marconi Norton' la quale assorbì anche la grande fabbrica ceramica appartenente alla 'Ditta Valdarnese Enrico Sequi e figli', nata nel 1879. La produzione si arricchì con l'imitazione di maioliche artistiche del quindicesimo secolo all'urbinate e con la costruzione di mattoni refrattari. Il 23 luglio 1918 alla Marconi Norton subentrò la 'Società toscana imprese vetrarie anonima' rilevata, a sua volta, il 27 febbraio 1922, dalla 'Società anonima Industria ceramica toscana' costituitasi il 16 ottobre 1921. La crisi economica del 1929 travolse anche questa industria e che fu costretta a porsi in liquidazione. Nel 1932 alcuni ceramisti si costituirono in cooperativa dando così vita al primo esperimento del genere in provincia di Arezzo; la fabbrica assunse il nome di 'Industria ceramica Ironstone' società cooperativa a responsabilità limitata e, con sessanta operai, riuscì a portare la produzione al livello di un milione e mezzo di pezzi annui. Superati i disagi del secondo conflitto la società, che non ha più mutato la ragione sociale, si è affermata come una delle più forti industrie valdarnesi. Negli anni Settanta contava 150 operai e la sua produzione veniva esportata anche oltreoceano; una nuova crisi ha portato alla sua messa in liquidazione e all'acquisizione da parte della 'Ceraminter' nel 1984. Fonte archivio Ministero della Cultura Italiano https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=42431 Il servizio è dipinto a mano ed è così composto: 6 piatti piani 6 piatti fondi 6 piatti da antipasto 1 vassoio rotondo 1 insalatiera Il set è in buone condizioni generali, i colori sono vividi e non ci sono evidenti segni di utilizzo. Alcune perdite di smalto sui bordi dei piatti, dovute all'artigianalità della lavorazione, che concorrono a raccontare la storia del servizio. Raro, un pezzo di storia della ceramica italiana che ha visto protagonisti grandi artigiani e produttori, come Zaccagnini, Richard Ginori e moltissimi altri. Riprende le linee del servizio Paola disegnato da Cesare Lacca per Richard Ginori Mondovì.

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Servizio da tavola per 6 persone prodotto negli anni Cinquanta dalla manifattura Ironstone di San Giovanni Valdarno in Toscana, vicino a Firenze, con insolita colorazione nei toni del viola.

La tradizione della ceramica nel Valdarno è molto antica, tanto che la zona è citata per la qualità eccellente della 'rena bianca' anche ne "Li tre libri dell'arte del vasaio" pubblicati nel 1548 da Cipriano Piccolpasso. Con tale rena Vincenzo Mannozzi e Giuseppe Francini condussero i primi esperimenti per la fabbricazione delle terraglie all'uso inglese che all'inizio furono fallimentari ma, nel 1866, permisero una vera lavorazione industriale di stoviglie da tavola e ceramiche artistiche. Nei primi anni la fabbrica dava da lavorare a trenta dipendenti suddivisi così: un direttore tecnico, un ministro della contabilità, un pittore con allievo, sei maestri tornitori, quattro apprendisti, un macinatore di vernici e quattordici tra manovali e facchini. L'attività produttiva subì alterne vicende e l'azienda cambiò spesso proprietari: il 19 luglio 1894 Emilia Mannozzi Turini, erede di uno dei fondatori, vendette la ditta che assunse il nome di 'Ceramica Lupi e Pierallini'; il 17 luglio 1907 divenne 'Industria vetraria toscana Marconi Norton' la quale assorbì anche la grande fabbrica ceramica appartenente alla 'Ditta Valdarnese Enrico Sequi e figli', nata nel 1879. La produzione si arricchì con l'imitazione di maioliche artistiche del quindicesimo secolo all'urbinate e con la costruzione di mattoni refrattari. Il 23 luglio 1918 alla Marconi Norton subentrò la 'Società toscana imprese vetrarie anonima' rilevata, a sua volta, il 27 febbraio 1922, dalla 'Società anonima Industria ceramica toscana' costituitasi il 16 ottobre 1921. La crisi economica del 1929 travolse anche questa industria e che fu costretta a porsi in liquidazione. Nel 1932 alcuni ceramisti si costituirono in cooperativa dando così vita al primo esperimento del genere in provincia di Arezzo; la fabbrica assunse il nome di 'Industria ceramica Ironstone' società cooperativa a responsabilità limitata e, con sessanta operai, riuscì a portare la produzione al livello di un milione e mezzo di pezzi annui. Superati i disagi del secondo conflitto la società, che non ha più mutato la ragione sociale, si è affermata come una delle più forti industrie valdarnesi. Negli anni Settanta contava 150 operai e la sua produzione veniva esportata anche oltreoceano; una nuova crisi ha portato alla sua messa in liquidazione e all'acquisizione da parte della 'Ceraminter' nel 1984.
Fonte archivio Ministero della Cultura Italiano https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=42431

Il servizio è dipinto a mano ed è così composto:
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