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Galvani - 碟 (12) - 陶瓷 - 无保留
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Galvani - 碟 (12) - 陶瓷 - 无保留

Piatti con lo stesso decoro sono conservati al Museo Civico d'arte di Pordenone Bellissimo servito per 4 persone composto da 12 piatti in ceramica della manifattura Galvani di Pordenone: 4 piatti fondi, 4 piatti piani e 4 piani per dolci Con motivi decorativi floreali con due fiori e un bocciolo fra orlo e cavetto in giallo e marrone su fondo bianco Datazione: circa 1960 Marchio presente al fondo: timbro con testa di gallo di profilo a sinistra con iscrizione sottostante GALVANI e iscrizione circostante DECORO ARTISTICO A MANO - MADE IN ITALY - Diametro piatti fondi: 23 cm circa Diametro piatti piani: 23,5 cm circa Diametro piatti piani per dolci: 19 cm circa In ottime condizioni: nessuna rottura o felatura o mancanze ai decori (si vedano le foto) ATTENZIONE: Non si effettuano spedizioni verso gli Stati Uniti perché in Italia, a causa dell'introduzione dei dazi, non vi e' alcun corriere che consente di inviare merci per un privato Galvani Ceramiche (1811 - 1969) La ceramica Galvani fu fondata a Pordenone da Andrea Galvani nel 1811, la produzione poi portata avanti dal figlio Giuseppe presentava decorazioni e forme che non si discostano dai limiti di un artigianato per strati popolari al di là delle innovazioni tecnologiche sempre messe in atto. Questo capitolo si chiude con la fine del primo conflitto mondiale ed in seguito da un incendio che distrugge la fabbrica. Nel primo dopoguerra subentra Enrico Galvani che dà un nuovo impulso all’azienda. Le nuove frontiere del gusto, chiusa l’epoca del liberty, si stanno tracciando nei principali appuntamenti europei culminando nell’esposizione di Parigi del 1925 che sancisce la nascita dell’art decò. In Italia alle prime biennali di Monza e nelle due successive si distinguevano Laveno e Richard che affidavano i loro progetti a designers del calibro di Giò Ponti e Guido Andlovitz che con le loro opere caratterizzano gli anni ‘20 e ‘30 e continuano ad influenzare le arti decorative fino alla seconda guerra mondiale. Nonostante la rotazione di consulenti come Teonesto Deabate, Gino Rossi e Nino Barbantini la Galvani rimane in seconda fila nel panorama dell’epoca conservando una vena rustica e popolare ed una scarsa innovazione nel decoro tuttavia grazie ai costanti miglioramenti tecnici si evidenzia un rilevante decollo produttivo soprattutto dal 1925 in poi. Nel 1930 si apprezza la svolta stilistica più rimarchevole che la manifattura pordenonese abbia mai conosciuto nella sua storia, questo cambiamento verso un linguaggio moderno già ampiamente collaudato da Laveno e Ginori coincide con l’assunzione alla direzione artistica del pittore veneziano Angelo Simonetto. Simonetto elabora un enorme quantità di disegni e decori destinati alla produzione in serie tutti di gusto decò con la volontà di portare nella fascia più popolare le proposte decorative raffinate e costose delle porcellane Ginori di Ponti. Dopo la seconda guerra mondiale si continua con una piccola produzione di decori a mano ma si punta maggiormente sulle decalcomanie, fili e timbri oro destinati al mercato di massa. Dal 1955 fino alla seconda metà degli anni ‘60 si introduce il vitreous china. Nel ‘69 la fabbrica pordenonese chiude e si trasferisce a Valloncello iniziando la produzione di porcellane. L’ultima gestione è di Tognana, che però fallisce trovandosi a chiudere definitivamente nel 1983.

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Piatti con lo stesso decoro sono conservati al Museo Civico d'arte di Pordenone


Bellissimo servito per 4 persone composto da 12 piatti in ceramica della manifattura Galvani di Pordenone: 4 piatti fondi, 4 piatti piani e 4 piani per dolci

Con motivi decorativi floreali con due fiori e un bocciolo fra orlo e cavetto in giallo e marrone su fondo bianco

Datazione: circa 1960

Marchio presente al fondo: timbro con testa di gallo di profilo a sinistra con iscrizione sottostante GALVANI e iscrizione circostante DECORO ARTISTICO A MANO - MADE IN ITALY -

Diametro piatti fondi: 23 cm circa

Diametro piatti piani: 23,5 cm circa

Diametro piatti piani per dolci: 19 cm circa

In ottime condizioni: nessuna rottura o felatura o mancanze ai decori (si vedano le foto)

ATTENZIONE:
Non si effettuano spedizioni verso gli Stati Uniti perché in Italia, a causa dell'introduzione dei dazi, non vi e' alcun corriere che consente di inviare merci per un privato


Galvani Ceramiche (1811 - 1969) La ceramica Galvani fu fondata a Pordenone da Andrea Galvani nel 1811, la produzione poi portata avanti dal figlio Giuseppe presentava decorazioni e forme che non si discostano dai limiti di un artigianato per strati popolari al di là delle innovazioni tecnologiche sempre messe in atto. Questo capitolo si chiude con la fine del primo conflitto mondiale ed in seguito da un incendio che distrugge la fabbrica. Nel primo dopoguerra subentra Enrico Galvani che dà un nuovo impulso all’azienda. Le nuove frontiere del gusto, chiusa l’epoca del liberty, si stanno tracciando nei principali appuntamenti europei culminando nell’esposizione di Parigi del 1925 che sancisce la nascita dell’art decò. In Italia alle prime biennali di Monza e nelle due successive si distinguevano Laveno e Richard che affidavano i loro progetti a designers del calibro di Giò Ponti e Guido Andlovitz che con le loro opere caratterizzano gli anni ‘20 e ‘30 e continuano ad influenzare le arti decorative fino alla seconda guerra mondiale. Nonostante la rotazione di consulenti come Teonesto Deabate, Gino Rossi e Nino Barbantini la Galvani rimane in seconda fila nel panorama dell’epoca conservando una vena rustica e popolare ed una scarsa innovazione nel decoro tuttavia grazie ai costanti miglioramenti tecnici si evidenzia un rilevante decollo produttivo soprattutto dal 1925 in poi. Nel 1930 si apprezza la svolta stilistica più rimarchevole che la manifattura pordenonese abbia mai conosciuto nella sua storia, questo cambiamento verso un linguaggio moderno già ampiamente collaudato da Laveno e Ginori coincide con l’assunzione alla direzione artistica del pittore veneziano Angelo Simonetto. Simonetto elabora un enorme quantità di disegni e decori destinati alla produzione in serie tutti di gusto decò con la volontà di portare nella fascia più popolare le proposte decorative raffinate e costose delle porcellane Ginori di Ponti. Dopo la seconda guerra mondiale si continua con una piccola produzione di decori a mano ma si punta maggiormente sulle decalcomanie, fili e timbri oro destinati al mercato di massa. Dal 1955 fino alla seconda metà degli anni ‘60 si introduce il vitreous china. Nel ‘69 la fabbrica pordenonese chiude e si trasferisce a Valloncello iniziando la produzione di porcellane. L’ultima gestione è di Tognana, che però fallisce trovandosi a chiudere definitivamente nel 1983.

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