de Monconys - Journal des Voyages - 1666






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Journal des Voyages af de Monconys, i to bind, 1666, udgivet af Horace Boissat & George Remeus, halvskindbind, fransk som originalsprog, 994 sider, første udgave, fremragende stand.
Beskrivelse fra sælger
Il Journal des voyages di Balthasar de Monconys
Un viaggio attraverso il sapere, le meraviglie e la civiltà del Seicento
Lione, Horace Boissat e George Remeus, 1666
Vi sono libri che custodiscono una storia, e libri che custodiscono un’intera epoca. Il Journal des voyages de Monsieur de Monconys appartiene a questa seconda, rara categoria: un’opera nella quale il viaggio diviene strumento di conoscenza, l’osservazione si trasforma in sapere e la curiosità intellettuale si fa testimonianza di un mondo in profonda evoluzione.
Pubblicato a Lione nel 1665-1666, in più parti, questo volume rappresenta una preziosa testimonianza della cultura europea del XVII secolo. Le sue pagine ci restituiscono un’epoca in cui le frontiere geografiche, scientifiche e culturali si facevano sempre più permeabili, mentre uomini di studio, diplomatici, collezionisti e filosofi percorrevano l’Europa alla ricerca di nuove conoscenze.
Il volume qui presentato è la seconda parte dell’opera, stampata nel 1666, dedicata ai viaggi attraverso l’Inghilterra, i Paesi Bassi, la Germania e l’Italia. La sua importanza risiede non soltanto nei luoghi descritti, ma nella straordinaria varietà di interessi che animano il racconto: architettura, arti figurative, esperimenti fisici, matematica, chimica, usanze dei popoli, rarità naturali e incontri con personalità illustri. È un libro che invita a osservare il mondo nella sua molteplicità, senza separare rigidamente la cultura scientifica da quella artistica e umanistica. [1][2]
L’autore: Balthasar de Monconys, gentiluomo e osservatore del mondo
Balthasar de Monconys (1608-1665) fu un viaggiatore, diplomatico e magistrato francese, animato da una curiosità intellettuale che lo condusse ben oltre i confini della propria patria. Consigliere del re e titolare di incarichi giudiziari a Lione, appartenne a quella categoria di uomini colti del Seicento per i quali il viaggio costituiva una forma privilegiata di educazione e di indagine.
La sua figura si colloca in un momento cruciale della storia europea. Il Seicento fu infatti il secolo nel quale la tradizione ereditata dall’antichità e dal Rinascimento si confrontò sempre più intensamente con l’osservazione diretta, l’esperimento e la ricerca di nuove spiegazioni dei fenomeni naturali.
Monconys incarnò questo spirito attraverso un approccio eclettico e concreto. Nei suoi resoconti non trovano spazio soltanto i grandi monumenti e le opere d’arte, ma anche strumenti, macchine, curiosità scientifiche, preparazioni chimiche, piante, animali e pratiche quotidiane. Il suo sguardo si posa tanto sulle manifestazioni della cultura quanto sugli aspetti materiali della vita.
Morì a Lione il 28 aprile 1665, prima di poter vedere pubblicata l’intera raccolta dei propri viaggi. La sua eredità intellettuale fu pertanto affidata alla cura del figlio, il signore di Liergues, che ne promosse la pubblicazione postuma. Il Journal è così anche un’opera di memoria familiare: il tentativo di sottrarre all’oblio l’esperienza di un uomo e di consegnarla alle generazioni successive. [1][3]
Lo stampatore e la nascita del volume
L’esemplare reca l’indicazione editoriale di Lione, presso Horace Boissat e George Remeus, due nomi associati alla produzione tipografica che diede forma pubblica ai resoconti di Monconys.
Nel XVII secolo, la stampa costituiva uno dei principali strumenti di circolazione delle idee in Europa. Stampare un’opera di questo genere significava rendere accessibili a un pubblico più ampio osservazioni che, altrimenti, sarebbero rimaste confinate negli appunti privati di un viaggiatore o nella memoria di pochi interlocutori.
La scelta di accompagnare il testo con numerose incisioni calcografiche rivela inoltre una precisa concezione del libro: non soltanto un contenitore di parole, ma uno strumento di consultazione, confronto e apprendimento. Le immagini di edifici, dispositivi e oggetti consentivano al lettore di visualizzare ciò che il testo descriveva, conferendo alla narrazione una dimensione documentaria di particolare valore.
La pubblicazione postuma, curata dal figlio di Monconys, testimonia anche la collaborazione fra autore, famiglia, editori e mondo della cultura, indispensabile per trasformare un’esperienza personale in patrimonio condiviso.
Il libro antico, in questo senso, non è soltanto il risultato di un’attività intellettuale: è anche un manufatto storico, nel quale carta, caratteri tipografici, incisioni e legatura conservano la traccia concreta della cultura materiale del proprio tempo.
Il contenuto: l’Europa come laboratorio di conoscenza
La seconda parte del Journal des voyages accompagna il lettore attraverso quattro grandi aree della civiltà europea: Inghilterra, Paesi Bassi, Germania e Italia. Il percorso non si limita a registrare spostamenti geografici, ma costruisce una sorta di atlante intellettuale del continente.
L’Inghilterra offre l’occasione per osservare monete, pratiche, fenomeni fisici e curiosità tecniche. I Paesi Bassi e la Germania ampliano lo sguardo verso realtà commerciali, culturali e scientifiche differenti. L’Italia, infine, appare come uno spazio di straordinaria densità storica, artistica e religiosa, nel quale l’eredità classica e rinascimentale continua a esercitare un’influenza decisiva.
Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera è la sua capacità di accostare argomenti che oggi tendiamo a collocare in discipline separate. Un dispositivo meccanico può comparire accanto a un’opera d’arte; una riflessione sulla natura può seguire la descrizione di un edificio; una curiosità chimica può convivere con il resoconto di un incontro.
Questa varietà non è casuale. Riflette una concezione del sapere nella quale la conoscenza nasce dalla disponibilità a osservare, confrontare e interrogare la realtà.
Le incisioni che accompagnano il volume svolgono un ruolo essenziale in tale progetto. Gli edifici, le strutture geometriche, gli strumenti e gli oggetti raffigurati non sono semplici ornamenti: costituiscono una forma di documentazione visiva, capace di fissare dettagli e renderli accessibili anche a chi non ha compiuto personalmente il viaggio.
È proprio in questa unione di parola e immagine che l’opera rivela uno dei suoi maggiori pregi: trasformare l’esperienza individuale in un archivio di conoscenze potenzialmente utile a studiosi, curiosi e viaggiatori.
Il contesto storico: la rivoluzione scientifica e il Grand Siècle
Per comprendere pienamente il valore del Journal, occorre collocarlo nel grande movimento di trasformazione culturale che attraversò l’Europa nel Seicento.
Nel 1637 René Descartes pubblicò il Discours de la méthode, destinato a esercitare un’influenza profonda sul pensiero moderno. Nel 1642 morì Galileo Galilei, protagonista di una rivoluzione che aveva posto l’osservazione e la matematica al centro dell’indagine sulla natura. Nel 1660 nacque la Royal Society di Londra, istituzione che contribuì alla promozione della ricerca sperimentale; nel 1665 iniziò le pubblicazioni il Journal des sçavans, fra i primi periodici europei dedicati alla diffusione delle conoscenze erudite. Nel 1666, anno di pubblicazione di questa seconda parte, fu fondata a Parigi l’Académie royale des sciences.
Questi avvenimenti non devono essere intesi come influenze dirette necessariamente documentate sull’opera di Monconys, ma come espressioni di un medesimo clima storico: una crescente fiducia nella possibilità di ampliare il sapere attraverso l’esperienza, la discussione e la circolazione delle informazioni.
Accanto alla scienza, anche la politica contribuiva a definire il volto dell’Europa. La Francia di Luigi XIV si avviava verso la piena affermazione della monarchia assoluta; le corti, le accademie e le reti diplomatiche erano luoghi nei quali prestigio politico, cultura e ricerca si incontravano. Il viaggio di un uomo colto poteva dunque assumere una funzione che andava oltre la conoscenza dei luoghi: permetteva di confrontare istituzioni, costumi, competenze tecniche e forme di organizzazione sociale.
In questo quadro, Monconys appare come un testimone particolarmente significativo. Il suo interesse per le macchine, le esperienze fisiche e le curiosità naturali si accorda con la sensibilità di un secolo che stava ridefinendo il rapporto fra autorità tradizionale e osservazione diretta.
L’Italia, Firenze e la grande eredità artistica europea
Il viaggio in Italia assume un significato speciale all’interno della cultura europea. Da secoli la penisola costituiva una meta privilegiata per chi desiderava conoscere l’arte, l’architettura, le antichità e le istituzioni della cultura classica.
Firenze, in particolare, rappresentava uno dei luoghi simbolo di questa eredità. La città dei Medici aveva contribuito in maniera determinante alla fioritura del Rinascimento, legando il proprio nome a figure come Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Michelangelo Buonarroti e Galileo Galilei, quest’ultimo nato a Pisa ma strettamente legato alla corte medicea e alla cultura toscana.
Nel Seicento, Firenze continuava a essere un centro di grande rilievo artistico e scientifico. La memoria del Rinascimento conviveva con nuove forme di collezionismo, con la cultura delle corti e con l’interesse per gli strumenti e le dimostrazioni scientifiche. La tradizione medicea di sostegno alle arti e alle scienze costituisce uno sfondo storico significativo per comprendere l’importanza che la cultura italiana conservava agli occhi dei viaggiatori europei.
Non sarebbe corretto attribuire a Monconys, senza una verifica puntuale delle singole pagine, specifiche osservazioni su ogni monumento o personaggio fiorentino. È tuttavia legittimo collocare il suo viaggio nella più ampia tradizione europea del Grand Tour ante litteram: quella pratica, già viva ben prima di diventare un fenomeno codificato nel Settecento, che spingeva gli uomini colti a cercare nell’Italia una fonte di conoscenza, confronto e formazione.
Il Journal testimonia quindi un’Europa nella quale il patrimonio artistico non era percepito esclusivamente come eredità del passato, ma anche come oggetto di studio e occasione di dialogo fra culture diverse.
Il significato dell’opera: conoscere attraverso il viaggio
Il valore più profondo del Journal des voyages risiede nella sua idea di conoscenza. Viaggiare significa uscire dai confini del familiare, confrontarsi con ciò che è diverso e sottoporre le proprie convinzioni alla prova dell’esperienza.
Monconys non costruisce un racconto esclusivamente celebrativo delle città visitate. Il suo interesse si estende alle realtà più disparate, dai monumenti alle pratiche quotidiane, dalle opere dei pittori agli esperimenti, dalle meraviglie naturali ai segreti della tecnica. Questa apertura rende l’opera una testimonianza preziosa della curiosità enciclopedica del Seicento.
Al tempo stesso, il libro ci ricorda che il sapere non nasce mai nel vuoto. Ogni osservazione dipende dalle conoscenze, dalle aspettative e dagli strumenti intellettuali del proprio tempo. Per questo il Journal può essere letto su due livelli: come fonte di informazioni sui luoghi e sugli oggetti descritti, ma anche come documento della mentalità di un’epoca che cercava nuove strade per interpretare il mondo.
Le sue pagine conservano il fascino di un’Europa osservata prima della piena affermazione delle istituzioni scientifiche moderne, quando la ricerca procedeva attraverso una combinazione di erudizione, esperienza personale, scambio epistolare e curiosità individuale.
Conclusione: un testimone materiale della memoria europea
Il Journal des voyages de Monsieur de Monconys è molto più di una relazione di viaggio. È la testimonianza di un momento storico nel quale l’Europa imparava a guardare se stessa attraverso il confronto fra popoli, tradizioni, opere d’arte e nuove conoscenze scientifiche.
La figura di Balthasar de Monconys ci restituisce l’immagine di un uomo per il quale la curiosità era una forma di disciplina intellettuale. Il lavoro editoriale del figlio e la stampa lionese di Horace Boissat e George Remeus trasformarono le sue osservazioni in un’opera destinata a sopravvivere al suo autore, attraversando i secoli e giungendo fino a noi.
Sfogliare oggi queste pagine significa entrare in contatto con una civiltà che cercava di ampliare propri orizzonti attraverso il viaggio, la lettura, l’esperimento e la contemplazione. Le incisioni, la tipografia antica e le tracce lasciate dal tempo conferiscono al volume una presenza che nessuna riproduzione moderna può restituire interamente: quella di un oggetto che ha attraversato la storia conservando la propria materialità.
È proprio questa doppia natura, intellettuale e fisica, a renderlo tanto prezioso. Da una parte vi è il contenuto, testimonianza della curiosità e dell’ambizione conoscitiva del Seicento; dall’altra vi è l’esemplare antico, documento tangibile della storia del libro e della trasmissione del sapere.
In esso si incontrano il viaggio di un uomo, la cultura di un secolo e la lunga memoria della civiltà europea. E forse è questo il suo significato più solenne: ricordarci che ogni libro autentico è una soglia attraverso la quale il passato continua a parlare al presente.
Collazione e stato di preservazione:
tom I 4pp, (491pp) 11 tavole_tom II 2pp, (503pp) 11 tavole
Ottimo stato di preservazione, da segnalare lievi fioriture e gore ma nel complesso ottimo e rarissimo libro.
Spedizione express in sole 24h lavorative in tutta Europa, mens per i paesi extra UE saranno necessarie 48h lavorative
Il Journal des voyages di Balthasar de Monconys
Un viaggio attraverso il sapere, le meraviglie e la civiltà del Seicento
Lione, Horace Boissat e George Remeus, 1666
Vi sono libri che custodiscono una storia, e libri che custodiscono un’intera epoca. Il Journal des voyages de Monsieur de Monconys appartiene a questa seconda, rara categoria: un’opera nella quale il viaggio diviene strumento di conoscenza, l’osservazione si trasforma in sapere e la curiosità intellettuale si fa testimonianza di un mondo in profonda evoluzione.
Pubblicato a Lione nel 1665-1666, in più parti, questo volume rappresenta una preziosa testimonianza della cultura europea del XVII secolo. Le sue pagine ci restituiscono un’epoca in cui le frontiere geografiche, scientifiche e culturali si facevano sempre più permeabili, mentre uomini di studio, diplomatici, collezionisti e filosofi percorrevano l’Europa alla ricerca di nuove conoscenze.
Il volume qui presentato è la seconda parte dell’opera, stampata nel 1666, dedicata ai viaggi attraverso l’Inghilterra, i Paesi Bassi, la Germania e l’Italia. La sua importanza risiede non soltanto nei luoghi descritti, ma nella straordinaria varietà di interessi che animano il racconto: architettura, arti figurative, esperimenti fisici, matematica, chimica, usanze dei popoli, rarità naturali e incontri con personalità illustri. È un libro che invita a osservare il mondo nella sua molteplicità, senza separare rigidamente la cultura scientifica da quella artistica e umanistica. [1][2]
L’autore: Balthasar de Monconys, gentiluomo e osservatore del mondo
Balthasar de Monconys (1608-1665) fu un viaggiatore, diplomatico e magistrato francese, animato da una curiosità intellettuale che lo condusse ben oltre i confini della propria patria. Consigliere del re e titolare di incarichi giudiziari a Lione, appartenne a quella categoria di uomini colti del Seicento per i quali il viaggio costituiva una forma privilegiata di educazione e di indagine.
La sua figura si colloca in un momento cruciale della storia europea. Il Seicento fu infatti il secolo nel quale la tradizione ereditata dall’antichità e dal Rinascimento si confrontò sempre più intensamente con l’osservazione diretta, l’esperimento e la ricerca di nuove spiegazioni dei fenomeni naturali.
Monconys incarnò questo spirito attraverso un approccio eclettico e concreto. Nei suoi resoconti non trovano spazio soltanto i grandi monumenti e le opere d’arte, ma anche strumenti, macchine, curiosità scientifiche, preparazioni chimiche, piante, animali e pratiche quotidiane. Il suo sguardo si posa tanto sulle manifestazioni della cultura quanto sugli aspetti materiali della vita.
Morì a Lione il 28 aprile 1665, prima di poter vedere pubblicata l’intera raccolta dei propri viaggi. La sua eredità intellettuale fu pertanto affidata alla cura del figlio, il signore di Liergues, che ne promosse la pubblicazione postuma. Il Journal è così anche un’opera di memoria familiare: il tentativo di sottrarre all’oblio l’esperienza di un uomo e di consegnarla alle generazioni successive. [1][3]
Lo stampatore e la nascita del volume
L’esemplare reca l’indicazione editoriale di Lione, presso Horace Boissat e George Remeus, due nomi associati alla produzione tipografica che diede forma pubblica ai resoconti di Monconys.
Nel XVII secolo, la stampa costituiva uno dei principali strumenti di circolazione delle idee in Europa. Stampare un’opera di questo genere significava rendere accessibili a un pubblico più ampio osservazioni che, altrimenti, sarebbero rimaste confinate negli appunti privati di un viaggiatore o nella memoria di pochi interlocutori.
La scelta di accompagnare il testo con numerose incisioni calcografiche rivela inoltre una precisa concezione del libro: non soltanto un contenitore di parole, ma uno strumento di consultazione, confronto e apprendimento. Le immagini di edifici, dispositivi e oggetti consentivano al lettore di visualizzare ciò che il testo descriveva, conferendo alla narrazione una dimensione documentaria di particolare valore.
La pubblicazione postuma, curata dal figlio di Monconys, testimonia anche la collaborazione fra autore, famiglia, editori e mondo della cultura, indispensabile per trasformare un’esperienza personale in patrimonio condiviso.
Il libro antico, in questo senso, non è soltanto il risultato di un’attività intellettuale: è anche un manufatto storico, nel quale carta, caratteri tipografici, incisioni e legatura conservano la traccia concreta della cultura materiale del proprio tempo.
Il contenuto: l’Europa come laboratorio di conoscenza
La seconda parte del Journal des voyages accompagna il lettore attraverso quattro grandi aree della civiltà europea: Inghilterra, Paesi Bassi, Germania e Italia. Il percorso non si limita a registrare spostamenti geografici, ma costruisce una sorta di atlante intellettuale del continente.
L’Inghilterra offre l’occasione per osservare monete, pratiche, fenomeni fisici e curiosità tecniche. I Paesi Bassi e la Germania ampliano lo sguardo verso realtà commerciali, culturali e scientifiche differenti. L’Italia, infine, appare come uno spazio di straordinaria densità storica, artistica e religiosa, nel quale l’eredità classica e rinascimentale continua a esercitare un’influenza decisiva.
Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera è la sua capacità di accostare argomenti che oggi tendiamo a collocare in discipline separate. Un dispositivo meccanico può comparire accanto a un’opera d’arte; una riflessione sulla natura può seguire la descrizione di un edificio; una curiosità chimica può convivere con il resoconto di un incontro.
Questa varietà non è casuale. Riflette una concezione del sapere nella quale la conoscenza nasce dalla disponibilità a osservare, confrontare e interrogare la realtà.
Le incisioni che accompagnano il volume svolgono un ruolo essenziale in tale progetto. Gli edifici, le strutture geometriche, gli strumenti e gli oggetti raffigurati non sono semplici ornamenti: costituiscono una forma di documentazione visiva, capace di fissare dettagli e renderli accessibili anche a chi non ha compiuto personalmente il viaggio.
È proprio in questa unione di parola e immagine che l’opera rivela uno dei suoi maggiori pregi: trasformare l’esperienza individuale in un archivio di conoscenze potenzialmente utile a studiosi, curiosi e viaggiatori.
Il contesto storico: la rivoluzione scientifica e il Grand Siècle
Per comprendere pienamente il valore del Journal, occorre collocarlo nel grande movimento di trasformazione culturale che attraversò l’Europa nel Seicento.
Nel 1637 René Descartes pubblicò il Discours de la méthode, destinato a esercitare un’influenza profonda sul pensiero moderno. Nel 1642 morì Galileo Galilei, protagonista di una rivoluzione che aveva posto l’osservazione e la matematica al centro dell’indagine sulla natura. Nel 1660 nacque la Royal Society di Londra, istituzione che contribuì alla promozione della ricerca sperimentale; nel 1665 iniziò le pubblicazioni il Journal des sçavans, fra i primi periodici europei dedicati alla diffusione delle conoscenze erudite. Nel 1666, anno di pubblicazione di questa seconda parte, fu fondata a Parigi l’Académie royale des sciences.
Questi avvenimenti non devono essere intesi come influenze dirette necessariamente documentate sull’opera di Monconys, ma come espressioni di un medesimo clima storico: una crescente fiducia nella possibilità di ampliare il sapere attraverso l’esperienza, la discussione e la circolazione delle informazioni.
Accanto alla scienza, anche la politica contribuiva a definire il volto dell’Europa. La Francia di Luigi XIV si avviava verso la piena affermazione della monarchia assoluta; le corti, le accademie e le reti diplomatiche erano luoghi nei quali prestigio politico, cultura e ricerca si incontravano. Il viaggio di un uomo colto poteva dunque assumere una funzione che andava oltre la conoscenza dei luoghi: permetteva di confrontare istituzioni, costumi, competenze tecniche e forme di organizzazione sociale.
In questo quadro, Monconys appare come un testimone particolarmente significativo. Il suo interesse per le macchine, le esperienze fisiche e le curiosità naturali si accorda con la sensibilità di un secolo che stava ridefinendo il rapporto fra autorità tradizionale e osservazione diretta.
L’Italia, Firenze e la grande eredità artistica europea
Il viaggio in Italia assume un significato speciale all’interno della cultura europea. Da secoli la penisola costituiva una meta privilegiata per chi desiderava conoscere l’arte, l’architettura, le antichità e le istituzioni della cultura classica.
Firenze, in particolare, rappresentava uno dei luoghi simbolo di questa eredità. La città dei Medici aveva contribuito in maniera determinante alla fioritura del Rinascimento, legando il proprio nome a figure come Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Michelangelo Buonarroti e Galileo Galilei, quest’ultimo nato a Pisa ma strettamente legato alla corte medicea e alla cultura toscana.
Nel Seicento, Firenze continuava a essere un centro di grande rilievo artistico e scientifico. La memoria del Rinascimento conviveva con nuove forme di collezionismo, con la cultura delle corti e con l’interesse per gli strumenti e le dimostrazioni scientifiche. La tradizione medicea di sostegno alle arti e alle scienze costituisce uno sfondo storico significativo per comprendere l’importanza che la cultura italiana conservava agli occhi dei viaggiatori europei.
Non sarebbe corretto attribuire a Monconys, senza una verifica puntuale delle singole pagine, specifiche osservazioni su ogni monumento o personaggio fiorentino. È tuttavia legittimo collocare il suo viaggio nella più ampia tradizione europea del Grand Tour ante litteram: quella pratica, già viva ben prima di diventare un fenomeno codificato nel Settecento, che spingeva gli uomini colti a cercare nell’Italia una fonte di conoscenza, confronto e formazione.
Il Journal testimonia quindi un’Europa nella quale il patrimonio artistico non era percepito esclusivamente come eredità del passato, ma anche come oggetto di studio e occasione di dialogo fra culture diverse.
Il significato dell’opera: conoscere attraverso il viaggio
Il valore più profondo del Journal des voyages risiede nella sua idea di conoscenza. Viaggiare significa uscire dai confini del familiare, confrontarsi con ciò che è diverso e sottoporre le proprie convinzioni alla prova dell’esperienza.
Monconys non costruisce un racconto esclusivamente celebrativo delle città visitate. Il suo interesse si estende alle realtà più disparate, dai monumenti alle pratiche quotidiane, dalle opere dei pittori agli esperimenti, dalle meraviglie naturali ai segreti della tecnica. Questa apertura rende l’opera una testimonianza preziosa della curiosità enciclopedica del Seicento.
Al tempo stesso, il libro ci ricorda che il sapere non nasce mai nel vuoto. Ogni osservazione dipende dalle conoscenze, dalle aspettative e dagli strumenti intellettuali del proprio tempo. Per questo il Journal può essere letto su due livelli: come fonte di informazioni sui luoghi e sugli oggetti descritti, ma anche come documento della mentalità di un’epoca che cercava nuove strade per interpretare il mondo.
Le sue pagine conservano il fascino di un’Europa osservata prima della piena affermazione delle istituzioni scientifiche moderne, quando la ricerca procedeva attraverso una combinazione di erudizione, esperienza personale, scambio epistolare e curiosità individuale.
Conclusione: un testimone materiale della memoria europea
Il Journal des voyages de Monsieur de Monconys è molto più di una relazione di viaggio. È la testimonianza di un momento storico nel quale l’Europa imparava a guardare se stessa attraverso il confronto fra popoli, tradizioni, opere d’arte e nuove conoscenze scientifiche.
La figura di Balthasar de Monconys ci restituisce l’immagine di un uomo per il quale la curiosità era una forma di disciplina intellettuale. Il lavoro editoriale del figlio e la stampa lionese di Horace Boissat e George Remeus trasformarono le sue osservazioni in un’opera destinata a sopravvivere al suo autore, attraversando i secoli e giungendo fino a noi.
Sfogliare oggi queste pagine significa entrare in contatto con una civiltà che cercava di ampliare propri orizzonti attraverso il viaggio, la lettura, l’esperimento e la contemplazione. Le incisioni, la tipografia antica e le tracce lasciate dal tempo conferiscono al volume una presenza che nessuna riproduzione moderna può restituire interamente: quella di un oggetto che ha attraversato la storia conservando la propria materialità.
È proprio questa doppia natura, intellettuale e fisica, a renderlo tanto prezioso. Da una parte vi è il contenuto, testimonianza della curiosità e dell’ambizione conoscitiva del Seicento; dall’altra vi è l’esemplare antico, documento tangibile della storia del libro e della trasmissione del sapere.
In esso si incontrano il viaggio di un uomo, la cultura di un secolo e la lunga memoria della civiltà europea. E forse è questo il suo significato più solenne: ricordarci che ogni libro autentico è una soglia attraverso la quale il passato continua a parlare al presente.
Collazione e stato di preservazione:
tom I 4pp, (491pp) 11 tavole_tom II 2pp, (503pp) 11 tavole
Ottimo stato di preservazione, da segnalare lievi fioriture e gore ma nel complesso ottimo e rarissimo libro.
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