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Giovanni Stefano Danedi, il Montalto (1612-1690) - Venere e Cupido
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Giovanni Stefano Danedi, il Montalto (1612-1690) - Venere e Cupido

Giovanni Stefano Danedi, il Montalto (Treviglio 1612 - Milano 1690) Venere e Cupido Olio su tela 103 x 81 cm Si ringrazia il professore Giuseppe Sava per aver studiato l'opera e confermato l'attribuzione. Fratello minore di Giuseppe, nel 1640 risulta risiedere a Milano. Qui ebbe modo di crescere artisticamente sotto l'influenza maestri del primo Seicento meneghino: il Morazzone, il Cerano, dai Procaccini e dai Nuvolone. In seguito, maturò con suggestioni del barocco genovese, in particolare, trovò ispirazione da Giovanni Battista Carlone e Domenico Piola. Stilisticamente, nel suo complesso e profondo verbo pittorico, oltre alle basi barocche milanesi, non mancano gli accenni romani, nella fattispecie quelli del Cortona, assunti grazie al breve soggiorno nell’Urbe, una visione ingentilita e domestica delle sue composizioni data la vicinanza stilistica con Giuseppe e Carlo Francesco Nuvolone e accenni di purezza classicisti dati dal sodale Ercole Procaccini il Giovane. Insieme a Ercole Procaccini il Giovane, Antonio Busca, Carlo Cornara e Giuseppe Nuvolone, nel 1665 partecipò al ciclo di dipinti che ornavano la sala dei Senatori in Palazzo Ducale di Milano. In seguito continuò a lavorare a Milano e in Lombardia, spesso in collaborazione di Ercole Procaccini il Giovane.

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Giovanni Stefano Danedi, il Montalto (Treviglio 1612 - Milano 1690)
Venere e Cupido
Olio su tela
103 x 81 cm
Si ringrazia il professore Giuseppe Sava per aver studiato l'opera e confermato l'attribuzione.

Fratello minore di Giuseppe, nel 1640 risulta risiedere a Milano. Qui ebbe modo di crescere artisticamente sotto l'influenza maestri del primo Seicento meneghino: il Morazzone, il Cerano, dai Procaccini e dai Nuvolone. In seguito, maturò con suggestioni del barocco genovese, in particolare, trovò ispirazione da Giovanni Battista Carlone e Domenico Piola. Stilisticamente, nel suo complesso e profondo verbo pittorico, oltre alle basi barocche milanesi, non mancano gli accenni romani, nella fattispecie quelli del Cortona, assunti grazie al breve soggiorno nell’Urbe, una visione ingentilita e domestica delle sue composizioni data la vicinanza stilistica con Giuseppe e Carlo Francesco Nuvolone e accenni di purezza classicisti dati dal sodale Ercole Procaccini il Giovane. Insieme a Ercole Procaccini il Giovane, Antonio Busca, Carlo Cornara e Giuseppe Nuvolone, nel 1665 partecipò al ciclo di dipinti che ornavano la sala dei Senatori in Palazzo Ducale di Milano. In seguito continuò a lavorare a Milano e in Lombardia, spesso in collaborazione di Ercole Procaccini il Giovane.

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Caterina Maffeis
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