A. De Luca (1979), da Botero - The Orchestra





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Descripción del vendedor
Artista: A. De Luca
Titolo: The Orchestra (Omaggio a Botero)
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 40 x 30 cm
Stile: Figurativo con influenze della pittura colombiana, in particolare l'omaggio a Fernando Botero.
Nel cuore di una sala intima e calda, illuminata da toni terrosi e dorati, si dispiega "L'orchestra", olio su tela di cm 40×30 firmato A. De Luca, omaggio allo spirito di Fernando Botero.
La composizione cattura un momento di allegra e carnale vitalità musicale, dove ogni figura è gonfiata, arrotondata e monumentale secondo la poetica boteriana, trasformando i corpi in volumi puri, quasi scultorei, che occupano lo spazio con serena e ironica imponenza.
Al centro domina la danzatrice principale, una donna di prodigiosa rotondità avvolta in un abito rosso fuoco a balze sovrapposte, che si apre come un fiore carnoso. Il braccio destro si solleva con grazia enfatica, la mano ornata di anelli impugna castagnette nere; il sinistro è piegato con eleganza, mentre il corpo ruota in un movimento ampio e sinuoso, i fianchi larghi e le gambe forti che si flettono, una sollevata in un passo di danza flamenca. Il volto rotondo, dalle guance piene e dalle labbra carnose dipinte di rosso acceso, esprime un abbandono gioioso, gli occhi socchiusi, i capelli raccolti in uno chignon alto ornato da un fiore.
Ai suoi piedi, seduta su uno sgabello basso, una figura femminile in abito giallo-ocra a pois sorride e batte le mani in ritmo, il capo inclinato, una rosa rossa tra i capelli neri corvini. Poco più in alto, sul ballatoio di legno grigio, un’altra spettatrice in gonna rosa a pois e camicetta aderente applaude entusiasta, le gambe accavallate e le caviglie sottili che contrastano ironicamente con le forme generose del busto.
A destra, il chitarrista siede con il suo strumento arancione a forma di bandurria o tiple, le dita grassocce posate sulle corde, il cappello chiaro calcato sulla testa tonda, l’espressione concentrata eppure serena. Accanto a lui, un altro musicista in abito scuro e cappello grigio suona in piedi, il corpo inclinato verso lo strumento a corde, quasi a fondersi con esso.
Sul fondo, dietro una tenda verde smeraldo che ricade in pieghe pesanti come un sipario teatrale, si intravede un uomo in grigio con cappello di paglia che osserva la scena, figura di raccordo tra il pubblico e l’azione. Sopra la tenda corre una balconata dorata su cui poggiano altre presenze appena accennate: gambe in calze, scarpe dai tacchi alti, frammenti di abiti colorati che suggeriscono un pubblico partecipe e festante.
Il pavimento di assi grigie è disseminato di arance tonde e luminose, piccole sfere di colore complementare che punteggiano la scena come note sparse, mentre sul muro retrostante compare una scritta calligrafica in caratteri arabi o stilizzati, quasi un’iscrizione esotica che aggiunge mistero e calore all’ambiente.
La tavolozza è calda e satura: rossi intensi, ocra, verdi profondi, neri vellutati, tocchi di rosa cipria e giallo limone. La luce morbida, quasi crepuscolare, modella i volumi con ombre delicate, esaltando la pienezza delle forme senza mai cadere nel grottesco: ogni curva è celebrata con affetto e ironia sottile.
In quest’opera A. De Luca non si limita a citare Botero, ma ne fa proprio il senso di gioia terrena, di abbondanza vitale e di festa popolare, componendo un piccolo teatro domestico dove la musica e la danza diventano rito gioioso e universale.
Artista: A. De Luca
Titolo: The Orchestra (Omaggio a Botero)
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 40 x 30 cm
Stile: Figurativo con influenze della pittura colombiana, in particolare l'omaggio a Fernando Botero.
Nel cuore di una sala intima e calda, illuminata da toni terrosi e dorati, si dispiega "L'orchestra", olio su tela di cm 40×30 firmato A. De Luca, omaggio allo spirito di Fernando Botero.
La composizione cattura un momento di allegra e carnale vitalità musicale, dove ogni figura è gonfiata, arrotondata e monumentale secondo la poetica boteriana, trasformando i corpi in volumi puri, quasi scultorei, che occupano lo spazio con serena e ironica imponenza.
Al centro domina la danzatrice principale, una donna di prodigiosa rotondità avvolta in un abito rosso fuoco a balze sovrapposte, che si apre come un fiore carnoso. Il braccio destro si solleva con grazia enfatica, la mano ornata di anelli impugna castagnette nere; il sinistro è piegato con eleganza, mentre il corpo ruota in un movimento ampio e sinuoso, i fianchi larghi e le gambe forti che si flettono, una sollevata in un passo di danza flamenca. Il volto rotondo, dalle guance piene e dalle labbra carnose dipinte di rosso acceso, esprime un abbandono gioioso, gli occhi socchiusi, i capelli raccolti in uno chignon alto ornato da un fiore.
Ai suoi piedi, seduta su uno sgabello basso, una figura femminile in abito giallo-ocra a pois sorride e batte le mani in ritmo, il capo inclinato, una rosa rossa tra i capelli neri corvini. Poco più in alto, sul ballatoio di legno grigio, un’altra spettatrice in gonna rosa a pois e camicetta aderente applaude entusiasta, le gambe accavallate e le caviglie sottili che contrastano ironicamente con le forme generose del busto.
A destra, il chitarrista siede con il suo strumento arancione a forma di bandurria o tiple, le dita grassocce posate sulle corde, il cappello chiaro calcato sulla testa tonda, l’espressione concentrata eppure serena. Accanto a lui, un altro musicista in abito scuro e cappello grigio suona in piedi, il corpo inclinato verso lo strumento a corde, quasi a fondersi con esso.
Sul fondo, dietro una tenda verde smeraldo che ricade in pieghe pesanti come un sipario teatrale, si intravede un uomo in grigio con cappello di paglia che osserva la scena, figura di raccordo tra il pubblico e l’azione. Sopra la tenda corre una balconata dorata su cui poggiano altre presenze appena accennate: gambe in calze, scarpe dai tacchi alti, frammenti di abiti colorati che suggeriscono un pubblico partecipe e festante.
Il pavimento di assi grigie è disseminato di arance tonde e luminose, piccole sfere di colore complementare che punteggiano la scena come note sparse, mentre sul muro retrostante compare una scritta calligrafica in caratteri arabi o stilizzati, quasi un’iscrizione esotica che aggiunge mistero e calore all’ambiente.
La tavolozza è calda e satura: rossi intensi, ocra, verdi profondi, neri vellutati, tocchi di rosa cipria e giallo limone. La luce morbida, quasi crepuscolare, modella i volumi con ombre delicate, esaltando la pienezza delle forme senza mai cadere nel grottesco: ogni curva è celebrata con affetto e ironia sottile.
In quest’opera A. De Luca non si limita a citare Botero, ma ne fa proprio il senso di gioia terrena, di abbondanza vitale e di festa popolare, componendo un piccolo teatro domestico dove la musica e la danza diventano rito gioioso e universale.
