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Vendu
Icône de voyage - Lega d'argento - Diptyque à croix copte
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Icône de voyage - Lega d'argento - Diptyque à croix copte

Icona copta in lega di argento a forma di croce. Altezza 9 cm, larghezza 7 cm chiusa, 11,5 cm aperta. Le icone da viaggio, trattandosi di strumenti di devozione personale, venivano spesso tenute in tasca, borse o valigie. Erano considerate un modo per portare con sé la spiritualità e la protezione durante le avventure e le sfide che si incontrano lungo il cammino. Appartenenti alla Chiesa Ortodossa Etiopica, a sua volta congiunta alla chiesa ortodossa orientale, gli Etiopi da secoli professano il loro credo in maniera costante e tenace, narrando gli eventi ed i fatti terreni di Cristo, di Maria, dei Santi e dei principali riferimenti della dottrina religiosa. Una delle più alte manifestazioni di questa arte sacra sono le icone, dipinte dai preti e dai monaci nei monasteri Copti. I soggetti prediletti sono la Madonna, Cristo ed i Santi, tra i quali il più celebrato è San Giorgio, patrono d’Etiopia, raffigurato mentre combatte il drago. Quella delle icone Etiopi è una pittura assolutamente unica in tutta l’Africa poiché, nel corso del tempo, ha subito influenze diverse: dalla Bizantina all’Armena, a quella Siriana, Palestinese, Italiana ed Indiana, fino a renderne esclusivo lo stile caratterizzato da forme armoniche in continuo mutamento. Nel ritrarre questi delicati soggetti sono utilizzati due stili principali. Il primo, il più antico, di tradizione medioevale, è caratterizzato da raffigurazioni piatte, con tratti distintivi generalmente codificati quali il colore del viso dei santi, che è bianco o rosa, e del diavolo, solo nero. I personaggi positivi sono ritratti di fronte o di tre quarti, mentre i malvagi sempre di profilo. In seguito, oltre alle rappresentazioni religiose, si iniziarono a dipingere anche soggetti naturalistici, temi legati al mito della regina di Saba, scene di caccia e conviviali. Questa rappresentazione ripropone fedelmente l’antica tradizione religiosa. Sul lato destro è raffigurata la Madonna col bambino affiancata da due figure di santi. A sinistra, sul battente, è raffigurato il martire Giorgio, valoroso soldato romano di fede cristiana vissuto nel IV secolo, fatto decapitare dall’imperatore Diocleziano. E’ raffigurato a cavallo, in abiti militari, mentre sconfigge il drago, rappresentazione del male. Questa iconografia è legata alla diffusione di leggende apocrife secondo le quali in una città dell’Asia minore viveva un drago, o serpente, al quale veniva quotidianamente offerta in pasto una giovane vita umana. Quando fu il turno di Elisava, la figlia del re, Giorgio apparve all’improvviso sul suo cavallo e sconfisse il drago, che fu poi legato con una cintura e condotto come trofeo dalla principessa Elisava in città. La Bibbia riporta che il patriarca Noè, dopo il diluvio, ebbe tre figli: Sem, Cham, e Jafet - secondo i popoli dell'Asia, dell'Africa, dell‘Eurasia. Sem divenne il progenitore dei popoli ebrei e arabi; Jafet l‘antenato dei popoli oggi turchi e greci e Cham dei popoli lungo il Nilo e su fino in Etiopia. Questo include gli Etiopi fin dall'inizio nella storia della salvezza del Libro Sacro. In Etiopia, il cristianesimo ortodosso fiorì soprattutto nel nord dove si trovano alte montagne con vette che superano i 4000 metri. In quest'area, nella leggendaria città di Gondar e intorno al grande lago Tana, fiorì l’arte di dipingere icone ortodosse. Le icone etiopi hanno un aspetto alquanto ingenuo per i canoni occidentali a causa dei grandi occhi, delle teste spesso sovradimensionate e dei colori molto vivaci. Imballo accurato e spedizione tramite posta certificata con numero di tracciamento.

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Le icone da viaggio, trattandosi di strumenti di devozione personale, venivano spesso tenute in tasca, borse o valigie. Erano considerate un modo per portare con sé la spiritualità e la protezione durante le avventure e le sfide che si incontrano lungo il cammino.

Appartenenti alla Chiesa Ortodossa Etiopica, a sua volta congiunta alla chiesa ortodossa orientale, gli Etiopi da secoli professano il loro credo in maniera costante e tenace, narrando gli eventi ed i fatti terreni di Cristo, di Maria, dei Santi e dei principali riferimenti della dottrina religiosa. Una delle più alte manifestazioni di questa arte sacra sono le icone, dipinte dai preti e dai monaci nei monasteri Copti. I soggetti prediletti sono la Madonna, Cristo ed i Santi, tra i quali il più celebrato è San Giorgio, patrono d’Etiopia, raffigurato mentre combatte il drago.

Quella delle icone Etiopi è una pittura assolutamente unica in tutta l’Africa poiché, nel corso del tempo, ha subito influenze diverse: dalla Bizantina all’Armena, a quella Siriana, Palestinese, Italiana ed Indiana, fino a renderne esclusivo lo stile caratterizzato da forme armoniche in continuo mutamento.

Nel ritrarre questi delicati soggetti sono utilizzati due stili principali. Il primo, il più antico, di tradizione medioevale, è caratterizzato da raffigurazioni piatte, con tratti distintivi generalmente codificati quali il colore del viso dei santi, che è bianco o rosa, e del diavolo, solo nero. I personaggi positivi sono ritratti di fronte o di tre quarti, mentre i malvagi sempre di profilo. In seguito, oltre alle rappresentazioni religiose, si iniziarono a dipingere anche soggetti naturalistici, temi legati al mito della regina di Saba, scene di caccia e conviviali.

Questa rappresentazione ripropone fedelmente l’antica tradizione religiosa. Sul lato destro è raffigurata la Madonna col bambino affiancata da due figure di santi. A sinistra, sul battente, è raffigurato il martire Giorgio, valoroso soldato romano di fede cristiana vissuto nel IV secolo, fatto decapitare dall’imperatore Diocleziano.
E’ raffigurato a cavallo, in abiti militari, mentre sconfigge il drago, rappresentazione del male.
Questa iconografia è legata alla diffusione di leggende apocrife secondo le quali in una città dell’Asia minore viveva un drago, o serpente, al quale veniva quotidianamente offerta in pasto una giovane vita umana.
Quando fu il turno di Elisava, la figlia del re, Giorgio apparve all’improvviso sul suo cavallo e sconfisse il drago, che fu poi legato con una cintura e condotto come trofeo dalla principessa Elisava in città.

La Bibbia riporta che il patriarca Noè, dopo il diluvio, ebbe tre figli: Sem, Cham, e Jafet - secondo i popoli dell'Asia, dell'Africa, dell‘Eurasia. Sem divenne il progenitore dei popoli ebrei e arabi; Jafet l‘antenato dei popoli oggi turchi e greci e Cham dei popoli lungo il Nilo e su fino in Etiopia.
Questo include gli Etiopi fin dall'inizio nella storia della salvezza del Libro Sacro.

In Etiopia, il cristianesimo ortodosso fiorì soprattutto nel nord dove si trovano alte montagne con vette che superano i 4000 metri.
In quest'area, nella leggendaria città di Gondar e intorno al grande lago Tana, fiorì l’arte di dipingere icone ortodosse.
Le icone etiopi hanno un aspetto alquanto ingenuo per i canoni occidentali a causa dei grandi occhi, delle teste spesso sovradimensionate e dei colori molto vivaci.

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Julien Gauthier
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