Scuola romana (XVIII) - Capriccio romano con figure





Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 125929 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Capriccio romano con figure, dipinto ad olio del XVIII secolo, Italia, non firmato, in buone condizioni, misure 103 cm per 76 cm, venduto con cornice.
Descrizione del venditore
Il dettagliato capriccio architettonico qui proposto si colloca nella tradizione settecentesca romana che unisce fantasia inventiva e suggestioni archeologiche. Il Colosseo, richiamato come presenza simbolica, diviene perno ideale di una scenografia di rovine immaginarie: archi infranti, murature erose e frammenti lapidei sono disposti con equilibrio, creando un articolato dialogo tra pieni e vuoti che guida la narrazione attraverso pregevoli particolari architettonici ed ornamentali.
La lapide in basso a destra, datata 1656, diviene encomio del ruinismo e catalizza lo sguardo dell’osservatore verso la lettura della scritta consunta.
La tavolozza atmosferica, fondata su toni caldi di ocra e terra, è armonizzata da azzurri limpidi e luminosi, capaci di infondere allo scorcio un’intonazione lirica e contemplativa. Le figure in primo piano e quelle dentro l’edificio, rese con corsiva naturalezza e preciso miniaturismo, introducono una elegante traccia quotidiana che contrappunta la solennità delle vestigia antiche. L’abbigliamento coevo accentua lo iato temporale tra presente e passato.
La pennellata sciolta restituisce efficacemente sia la tattile matericità delle superfici murarie sia la morbidezza del cielo, mentre una luce diffusa modella le forme, ipnoticamente. Ne deriva una visione poetica di Roma come luogo della memoria umanistica.
Il dipinto, che merita approfondimento di studio, proviene da una importante dimora piemontese.
È stato restaurato e rintelato nel secolo scorso.
In omaggio, a corredo dell’opera, è inclusa una più recente e patinata cornice.
Misure: 103 cm x 76 cm.
Il dettagliato capriccio architettonico qui proposto si colloca nella tradizione settecentesca romana che unisce fantasia inventiva e suggestioni archeologiche. Il Colosseo, richiamato come presenza simbolica, diviene perno ideale di una scenografia di rovine immaginarie: archi infranti, murature erose e frammenti lapidei sono disposti con equilibrio, creando un articolato dialogo tra pieni e vuoti che guida la narrazione attraverso pregevoli particolari architettonici ed ornamentali.
La lapide in basso a destra, datata 1656, diviene encomio del ruinismo e catalizza lo sguardo dell’osservatore verso la lettura della scritta consunta.
La tavolozza atmosferica, fondata su toni caldi di ocra e terra, è armonizzata da azzurri limpidi e luminosi, capaci di infondere allo scorcio un’intonazione lirica e contemplativa. Le figure in primo piano e quelle dentro l’edificio, rese con corsiva naturalezza e preciso miniaturismo, introducono una elegante traccia quotidiana che contrappunta la solennità delle vestigia antiche. L’abbigliamento coevo accentua lo iato temporale tra presente e passato.
La pennellata sciolta restituisce efficacemente sia la tattile matericità delle superfici murarie sia la morbidezza del cielo, mentre una luce diffusa modella le forme, ipnoticamente. Ne deriva una visione poetica di Roma come luogo della memoria umanistica.
Il dipinto, che merita approfondimento di studio, proviene da una importante dimora piemontese.
È stato restaurato e rintelato nel secolo scorso.
In omaggio, a corredo dell’opera, è inclusa una più recente e patinata cornice.
Misure: 103 cm x 76 cm.

