Lino Dinetto (1927) - Composizione, Le Amiche






Laurea magistrale in pittura rinascimentale, tirocinio Sotheby’s e 15 anni di esperienza.
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“Composizione, Le Amiche”, 1970, tecnica mista su tavola (china e acrilico) dall’artista italiano Lino Dinetto (1927), periodo 1960–1970, astratto, Italia, 46 × 51 cm (tavola 33 × 38 cm), cornice, firmato, originale.
Descrizione del venditore
AUTORE
Lino Dinetto (1927) pittore italianp. Nasce a Este (Padova); ancora giovanissimo si forma tra Venezia e poi Milano, dove già adolescente approfondisce la pittura con maestri come Mario Sironi e Carlo Carrà, entrando in contatto con i nodi del Futurismo e soprattutto della Metafisica. In questi anni si stratifica una poetica che tiene insieme la lezione del colorismo veneto, l’osservazione dal vero (anche “en plein air” nei Colli Euganei) e una ricerca di ordine, armonia e “pensiero del colore” come struttura mentale dell’immagine, più che semplice resa naturalistica.
All’inizio degli anni Cinquanta si trasferisce in Uruguay, a Montevideo e dintorni sviluppa una stagione decisiva, lavorando a grandi cicli di arte sacra e murale (tra cui l’impegno pluriennale legato alla Cattedrale di San José) e svolgendo anche attività di docenza tra 1955 e 1960 presso l’Instituto de Bellas Artes San Francisco. In quel contesto, a contatto con l’ambiente locale (e con l’orbita del Taller Torres García), la sua pittura tende a liberarsi: accanto al figurativo compaiono costruzioni più sintetiche e ritmi spaziali che spingono verso una figurazione trasfigurata e talvolta prossima all’astrazione, sempre sostenuta da una tavolozza intensa e da un tono emotivo che fonti museali uruguaiane descrivono come pieno di gioia e freschezza.
Rientrato in Italia nel 1960, continua a intrecciare commissioni sacre e una produzione da cavalletto sempre più libera, dove tornano con forza paesaggi veneziani, natura morta e soprattutto la figura femminile, spesso filtrati da un immaginario simbolico e meditativo. Sul fronte espositivo, sono documentate la grande retrospettiva “Una stazione per l’Arte: Dinetto” a Venezia Santa Lucia (1997) e, più tardi, “Harmonia” a Treviso (2010–2011), “Forma e Bellezza” a Este (2013) e “Aurum, Tra Sacro e Profano” a Vittorio Veneto (28/11/2014–11/01/2015), oltre alla retrospettiva del Museo Nacional de Artes Visuales del 2007, “Dinetto. Maestro del Color”. Quanto alle collezioni pubbliche, opere come Paisaje (1958) e Puerto No.18 (1958) risultano inventariate nel Museo Nacional de Artes Visuales (Montevideo). In Uruguay la sua produzione viene inoltre riconosciuta a livello istituzionale: una risoluzione della Presidenza dichiara monumento storico (29/01/2004) parte della sua produzione artistica, includendo opere collocate in sedi religiose.
DESCRIZIONE
"Composizione, Le Amiche", tecnica mista di china ed acrilico su tavola, 46*51cm con cornice, 33*38cm la sola tavola, 1970, firmato in basso a sinistra. Al verso nota di mano dell'artista riportante data, titolo dell'opera, dedica e firma.
La tavola presenta due figure femminili colte in un dialogo ravvicinato, quasi “a mezzo busto”, impostate in profilo e tre quarti, una di fronte all’altra. I volti sono definiti da pochi segni essenziali e riconoscibili – la linea del naso, l’occhio appena accennato, la bocca, mentre i corpi si risolvono in sovrapposizioni di piani e scarti improvvisi di materia. L’impressione è quella di un incontro sospeso, intimo ma non narrativo: più che raccontare un episodio, l’opera mette in scena una relazione emotiva.
La composizione è costruita per contrappesi: la figura di sinistra, più chiara e “aperta” sul fondo, è bilanciata da quella di destra, più densa e trattenuta, quasi incorniciata da un rettangolo scuro tratteggiato che funziona da quinta e da campo di intensificazione. La china imposta la struttura con un disegno nervoso, fatto di tratti rapidi e tratteggi, mentre l’acrilico interviene per velature e campiture spezzate, lasciando affiorare la grana della tavola e creando effetti di abrasione, raschiatura e trasparenza. Il gioco cromatico è dominato da un fondo grigio-azzurro freddo, sul quale emergono toni caldi di carne, beige e bruni; a destra, un accento rosso vivo interrompe la gamma smorzata e dà ritmo all’insieme, come una nota improvvisa dentro una tonalità controllata.
Nel 1970 Dinetto affronta spesso la figura, in particolare il femminile, come luogo di memoria e di sentimento più che come ritratto descrittivo: qui la sua poetica si riconosce nella tensione tra riconoscibilità e dissolvenza, tra linea che definisce e colore che “pensa” lo spazio. L’opera appartiene a una stagione matura in cui l’artista lavora per sintesi, riducendo l’aneddoto e cercando invece l’essenza di un clima umano.
CONDITION REPORT
Buona la condizione generale. Opera integra in ogni sua parte con cromia e pennellata vivide e ben leggibili. La cornice e' da intendersi in omaggio.
Spedizione tracciata ed assicurata con adeguato imballo.
AUTORE
Lino Dinetto (1927) pittore italianp. Nasce a Este (Padova); ancora giovanissimo si forma tra Venezia e poi Milano, dove già adolescente approfondisce la pittura con maestri come Mario Sironi e Carlo Carrà, entrando in contatto con i nodi del Futurismo e soprattutto della Metafisica. In questi anni si stratifica una poetica che tiene insieme la lezione del colorismo veneto, l’osservazione dal vero (anche “en plein air” nei Colli Euganei) e una ricerca di ordine, armonia e “pensiero del colore” come struttura mentale dell’immagine, più che semplice resa naturalistica.
All’inizio degli anni Cinquanta si trasferisce in Uruguay, a Montevideo e dintorni sviluppa una stagione decisiva, lavorando a grandi cicli di arte sacra e murale (tra cui l’impegno pluriennale legato alla Cattedrale di San José) e svolgendo anche attività di docenza tra 1955 e 1960 presso l’Instituto de Bellas Artes San Francisco. In quel contesto, a contatto con l’ambiente locale (e con l’orbita del Taller Torres García), la sua pittura tende a liberarsi: accanto al figurativo compaiono costruzioni più sintetiche e ritmi spaziali che spingono verso una figurazione trasfigurata e talvolta prossima all’astrazione, sempre sostenuta da una tavolozza intensa e da un tono emotivo che fonti museali uruguaiane descrivono come pieno di gioia e freschezza.
Rientrato in Italia nel 1960, continua a intrecciare commissioni sacre e una produzione da cavalletto sempre più libera, dove tornano con forza paesaggi veneziani, natura morta e soprattutto la figura femminile, spesso filtrati da un immaginario simbolico e meditativo. Sul fronte espositivo, sono documentate la grande retrospettiva “Una stazione per l’Arte: Dinetto” a Venezia Santa Lucia (1997) e, più tardi, “Harmonia” a Treviso (2010–2011), “Forma e Bellezza” a Este (2013) e “Aurum, Tra Sacro e Profano” a Vittorio Veneto (28/11/2014–11/01/2015), oltre alla retrospettiva del Museo Nacional de Artes Visuales del 2007, “Dinetto. Maestro del Color”. Quanto alle collezioni pubbliche, opere come Paisaje (1958) e Puerto No.18 (1958) risultano inventariate nel Museo Nacional de Artes Visuales (Montevideo). In Uruguay la sua produzione viene inoltre riconosciuta a livello istituzionale: una risoluzione della Presidenza dichiara monumento storico (29/01/2004) parte della sua produzione artistica, includendo opere collocate in sedi religiose.
DESCRIZIONE
"Composizione, Le Amiche", tecnica mista di china ed acrilico su tavola, 46*51cm con cornice, 33*38cm la sola tavola, 1970, firmato in basso a sinistra. Al verso nota di mano dell'artista riportante data, titolo dell'opera, dedica e firma.
La tavola presenta due figure femminili colte in un dialogo ravvicinato, quasi “a mezzo busto”, impostate in profilo e tre quarti, una di fronte all’altra. I volti sono definiti da pochi segni essenziali e riconoscibili – la linea del naso, l’occhio appena accennato, la bocca, mentre i corpi si risolvono in sovrapposizioni di piani e scarti improvvisi di materia. L’impressione è quella di un incontro sospeso, intimo ma non narrativo: più che raccontare un episodio, l’opera mette in scena una relazione emotiva.
La composizione è costruita per contrappesi: la figura di sinistra, più chiara e “aperta” sul fondo, è bilanciata da quella di destra, più densa e trattenuta, quasi incorniciata da un rettangolo scuro tratteggiato che funziona da quinta e da campo di intensificazione. La china imposta la struttura con un disegno nervoso, fatto di tratti rapidi e tratteggi, mentre l’acrilico interviene per velature e campiture spezzate, lasciando affiorare la grana della tavola e creando effetti di abrasione, raschiatura e trasparenza. Il gioco cromatico è dominato da un fondo grigio-azzurro freddo, sul quale emergono toni caldi di carne, beige e bruni; a destra, un accento rosso vivo interrompe la gamma smorzata e dà ritmo all’insieme, come una nota improvvisa dentro una tonalità controllata.
Nel 1970 Dinetto affronta spesso la figura, in particolare il femminile, come luogo di memoria e di sentimento più che come ritratto descrittivo: qui la sua poetica si riconosce nella tensione tra riconoscibilità e dissolvenza, tra linea che definisce e colore che “pensa” lo spazio. L’opera appartiene a una stagione matura in cui l’artista lavora per sintesi, riducendo l’aneddoto e cercando invece l’essenza di un clima umano.
CONDITION REPORT
Buona la condizione generale. Opera integra in ogni sua parte con cromia e pennellata vivide e ben leggibili. La cornice e' da intendersi in omaggio.
Spedizione tracciata ed assicurata con adeguato imballo.
