Renato Javarone (1894-1960) - Gatti

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Gatti, dipinto a olio originale su masonite di Renato Javarone (1894-1960), Italia, 1940-1950, firmato a mano, buone condizioni, con cornice, dimensioni 55,5 × 29 cm.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

Renato Javarone (1894 - 1960)

Dipinto a olio su masonite raffigurante 4 gatti.
Firma basso a destra: "Javarone"

Dimensioni dipinto: 55,5x29,0 cm
Dimensioni cornice: 65,5x39,0 cm

Buone condizioni, segni del tempo; piccoli difetti alla cornice (si vedano le foto)

ATTENZIONE:
Non spedisco negli Stati Uniti perché dall'Italia, a causa dell'introduzione dei dazi, non vi sono corrieri che spediscono merci di privati


"Renato Javarone nasce in Puglia, a Gioia del Colle, nel 1894. All'indomani della grande guerra si stabilisce a Roma nel Casino barocco dell'Uccelliera di villa Borghese dove vivrà fino al 1960, anno della sua morte"... .

"Quattordici anni dopo la nascita di Francesco Romano, definito il migliore paesista pugliese del primo quarto del Novecento, e a ventidue anni di distanza dalla nascita di un altro importante pittore gioiese, Enrico Castellaneta, nasce l’1-1-1894 a Gioia del Colle, Renato Javarone. A differenza dei primi due Javarone non segue gli studi in scuole ad indirizzo artistico.

Suo padre si occupava della vendita dei prodotti della lavorazione della canapa mentre sua madre gestiva un piccolo esercizio in cui si effettuava la distillazione e si imbottigliavano alcuni liquori. Dopo aver frequentato le scuole elementari e ginnasiali a Gioia si iscrive alle scuole secondarie a Bari. Da subito dimostra il suo interesse per la pittura tanto che già a 16 anni comincia a viaggiare fuori dalla sua provincia e regione, forse in cerca di artisti che potessero instradarlo nel suo futuro lavoro.

Come spesso ripeteva si dichiara autodidatta e di lui qualcuno ripeteva che era maestro e discepolo di se stesso.

Così come avevano fatto numerosi artisti del tempo, tra cui il nostro Francesco Romano, anche Javarone, che aveva raggiunto i 28 anni, nel 1912 si trasferisce a Roma, non solo capitale politica dell’Italia che aveva celebrato l’anno precedente il cinquantenario dell’Unità, ma anche centro culturale e punto di riferimento per artisti e intellettuali di quel tempo.

Proseguendo nella scia dei pittori pugliesi Gioacchino Toma, Giuseppe De Nittis, Domenico Cantatore, Giovanni Consolazione, anche Renato Javarone parte alla volta di Roma dopo aver assorbito le componenti della pittura meridionale, lontana dalle rielaborazioni accademiche e dalle influenze straniere.

Nella capitale vive alcuni anni in un’atmosfera di intensa vitalità e impegno fino a quando, coinvolto dalla febbre che aveva pervaso gli interventisti nella prima Guerra mondiale, decide di arruolarsi come volontario e, da Sottotenente di Artiglieria, parte per il fronte. Durante un’azione di guerra nonostante sia ferito chiede di rimanere in servizio nelle retrovie. Il periodo bellico, però, non gli impedisce di coltivare la sua passione per la pittura, attività che torna a svolgere a tempo pieno al termine del conflitto.

Ritorna per poco in Puglia e precisamente a Bari, dove nel frattempo i suoi genitori si erano trasferiti per motivi di lavoro.

Agli inizi del secondo ventennio lo ritroviamo nuovamente a Roma, città in cui riprende a dipingere nel suo studio in via Flaminia, non molto distante da Villa Borghese, dove, a seguito della morte del padre, anche la mamma lo raggiunge.

Roma in quegli anni è la meta preferita per quegli artisti che, sperimentando una ricerca alternativa rispetto all’astrazione e all’estetica Novecentista, riscoprono il valore del dato reale attraverso una reinterpretazione dell'arte del passato, quella cioè degli antichi e dei primitivi, studiandone sia le tecniche che la tradizione figurativa.

Sempre durante quel ventennio, così come aveva precedentemente fatto Enrico Castellaneta, si reca a Capri, dove stringe amicizia con l’artista livornese Plinio Nomellini, pittore della corrente divisionista.

Dopo qualche anno è pronto per partecipare ad importanti mostre, in cui suscita ammirazione e consensi non solo da parte di visitatori, ma anche da valenti artisti. Il suo valore è confermato da attestati di merito ottenuti durante la sua partecipazione alla Terza Mostra d’Arte Pugliese nel 1922 a Bari, Mostra cui partecipano anche i compaesani Francesco Romano e Enrico Castellaneta. Infatti per quell’occasione Romilda Mayer sul Corriere delle Puglie del 23 agosto tra l’altro scrive: Il forte e felice colorista, che mai ha frequentato alcuna Accademia, o Istituto di Belle Arti ed è un autodidatta; ammirevole perché solo la sua buona volontà e la sua naturale disposizione lo hanno reso artista. Ammiratissime, specialmente tra i suoi paesaggi, le due Marine di Capri, di cui è meravigliosamente reso nello specchio limpido del mare e nei riflessi del cielo, tutto un suggestivo incanto. Renato Javarone è anch’esso una promessa sicura che va incoraggiato, così come è ammirato.

A testimonianza del suo valore come artista è da ricordare la sua partecipazione alla XV edizione della Biennale di Venezia nel 1924. Dopo di lui soltanto due artisti gioiesi compaiono nella Biennale di Venezia: Mimmo Castellano per la sezione fotografia e Mimmo Alfarone per la pittura.

La Biennale costituisce un trampolino di lancio per future Mostre, tra cui vanno ricordate quelle del 1925-26 a RomaJavarone ritratto di famiglia alla Casa d’Arte Palazzi al Foro Italico e al Lyceum femminile in Via dei Prefetti e quella a Milano alla Bottega di Poesia. Lo stesso re Vittorio Emanuele III dopo aver visitato una sua Mostra a Roma, più volte fa visita a Javarone nel suo studio della Casina dell’Uccelliera di Villa Borghese.

A Roma stringe amicizia con il pittore Armando Spadini ( 1883-1925 ), uno dei pittori più rappresentativi della cosiddetta Scuola Romana. Alla morte di Spadini, Javarone si stabilisce nelle sale dell’Uccelliera, situate in un angolo del giardino della Villa Borghese, luogo che era stato la casa laboratorio del pittore scomparso.

In quell’angolo di paradiso Javarone dà libero sfogo alla sua fantasia e alla sua vena artistica tanto da partecipare a numerose mostre organizzate non solo in Italia, ma anche all’estero.

G. B. Fanelli in occasione della pubblicazione del catalogo redatto per la Mostra Nazionale d’Arte tenutasi a Stresa Borromeo nel 1929 così scrive di Javarone: Nato in Puglia nel paese del famoso Francesco Romano, ha della sua terra e del suo cielo, in ogni opera, la ricchezza naturale e spontanea. E’ signore nel dipingere, completo in tutte le sue armoniche case, negli interni calmi, pensati, e tanto raggiunti. Questo artista è un arrivato. Conosciuto alla Biennale di Venezia ha già venduto quattro opere, in tre anni, a Sua Maestà il re d’Italia, due al Ministero degli Interni e svariate a grandi raccoglitori di Londra, Amsterdam, Berlino e molte principali città d’Italia. Ha una pittura conseguente, la penetrazione sottile nelle sue interpretazioni è di una perfezione difficilmente raggiungibile.

Solo dopo la morte della madre, precisamente nel 1934 decide di sposarsi e dal suo matrimonio ha tre figli.

Neppure lo scoppio della seconda Guerra mondiale, alla quale Javarone partecipa come ausiliario della riserva per il servizio volontario interno, frena il suo slancio artistico, che si esprime in numerose opere e partecipazioni a mostre nazionali e internazionali.

La fama raggiunta lo porta in giro per il mondo, dove espone i suoi quadri riscuotendo sempre consensi da parte del pubblico e della critica. I risultati conseguiti oltre ad inorgoglirlo non gli fanno dimenticare la sua terra e il suo paese, luogo in cui aveva visto nascere e aveva coltivato la sua passione per l’arte pittorica, come fa fede una intervista rilasciata all’estero in cui ricorda la sua origine gioiese e la nostra Gioia.

Muore a Roma nel 1960 al termine di una vita spesa per la pittura, consegnando ai posteri una vasta produzione che è sparsa in tutto il mondo"... . (Francesco Giannini)

Renato Javarone (1894 - 1960)

Dipinto a olio su masonite raffigurante 4 gatti.
Firma basso a destra: "Javarone"

Dimensioni dipinto: 55,5x29,0 cm
Dimensioni cornice: 65,5x39,0 cm

Buone condizioni, segni del tempo; piccoli difetti alla cornice (si vedano le foto)

ATTENZIONE:
Non spedisco negli Stati Uniti perché dall'Italia, a causa dell'introduzione dei dazi, non vi sono corrieri che spediscono merci di privati


"Renato Javarone nasce in Puglia, a Gioia del Colle, nel 1894. All'indomani della grande guerra si stabilisce a Roma nel Casino barocco dell'Uccelliera di villa Borghese dove vivrà fino al 1960, anno della sua morte"... .

"Quattordici anni dopo la nascita di Francesco Romano, definito il migliore paesista pugliese del primo quarto del Novecento, e a ventidue anni di distanza dalla nascita di un altro importante pittore gioiese, Enrico Castellaneta, nasce l’1-1-1894 a Gioia del Colle, Renato Javarone. A differenza dei primi due Javarone non segue gli studi in scuole ad indirizzo artistico.

Suo padre si occupava della vendita dei prodotti della lavorazione della canapa mentre sua madre gestiva un piccolo esercizio in cui si effettuava la distillazione e si imbottigliavano alcuni liquori. Dopo aver frequentato le scuole elementari e ginnasiali a Gioia si iscrive alle scuole secondarie a Bari. Da subito dimostra il suo interesse per la pittura tanto che già a 16 anni comincia a viaggiare fuori dalla sua provincia e regione, forse in cerca di artisti che potessero instradarlo nel suo futuro lavoro.

Come spesso ripeteva si dichiara autodidatta e di lui qualcuno ripeteva che era maestro e discepolo di se stesso.

Così come avevano fatto numerosi artisti del tempo, tra cui il nostro Francesco Romano, anche Javarone, che aveva raggiunto i 28 anni, nel 1912 si trasferisce a Roma, non solo capitale politica dell’Italia che aveva celebrato l’anno precedente il cinquantenario dell’Unità, ma anche centro culturale e punto di riferimento per artisti e intellettuali di quel tempo.

Proseguendo nella scia dei pittori pugliesi Gioacchino Toma, Giuseppe De Nittis, Domenico Cantatore, Giovanni Consolazione, anche Renato Javarone parte alla volta di Roma dopo aver assorbito le componenti della pittura meridionale, lontana dalle rielaborazioni accademiche e dalle influenze straniere.

Nella capitale vive alcuni anni in un’atmosfera di intensa vitalità e impegno fino a quando, coinvolto dalla febbre che aveva pervaso gli interventisti nella prima Guerra mondiale, decide di arruolarsi come volontario e, da Sottotenente di Artiglieria, parte per il fronte. Durante un’azione di guerra nonostante sia ferito chiede di rimanere in servizio nelle retrovie. Il periodo bellico, però, non gli impedisce di coltivare la sua passione per la pittura, attività che torna a svolgere a tempo pieno al termine del conflitto.

Ritorna per poco in Puglia e precisamente a Bari, dove nel frattempo i suoi genitori si erano trasferiti per motivi di lavoro.

Agli inizi del secondo ventennio lo ritroviamo nuovamente a Roma, città in cui riprende a dipingere nel suo studio in via Flaminia, non molto distante da Villa Borghese, dove, a seguito della morte del padre, anche la mamma lo raggiunge.

Roma in quegli anni è la meta preferita per quegli artisti che, sperimentando una ricerca alternativa rispetto all’astrazione e all’estetica Novecentista, riscoprono il valore del dato reale attraverso una reinterpretazione dell'arte del passato, quella cioè degli antichi e dei primitivi, studiandone sia le tecniche che la tradizione figurativa.

Sempre durante quel ventennio, così come aveva precedentemente fatto Enrico Castellaneta, si reca a Capri, dove stringe amicizia con l’artista livornese Plinio Nomellini, pittore della corrente divisionista.

Dopo qualche anno è pronto per partecipare ad importanti mostre, in cui suscita ammirazione e consensi non solo da parte di visitatori, ma anche da valenti artisti. Il suo valore è confermato da attestati di merito ottenuti durante la sua partecipazione alla Terza Mostra d’Arte Pugliese nel 1922 a Bari, Mostra cui partecipano anche i compaesani Francesco Romano e Enrico Castellaneta. Infatti per quell’occasione Romilda Mayer sul Corriere delle Puglie del 23 agosto tra l’altro scrive: Il forte e felice colorista, che mai ha frequentato alcuna Accademia, o Istituto di Belle Arti ed è un autodidatta; ammirevole perché solo la sua buona volontà e la sua naturale disposizione lo hanno reso artista. Ammiratissime, specialmente tra i suoi paesaggi, le due Marine di Capri, di cui è meravigliosamente reso nello specchio limpido del mare e nei riflessi del cielo, tutto un suggestivo incanto. Renato Javarone è anch’esso una promessa sicura che va incoraggiato, così come è ammirato.

A testimonianza del suo valore come artista è da ricordare la sua partecipazione alla XV edizione della Biennale di Venezia nel 1924. Dopo di lui soltanto due artisti gioiesi compaiono nella Biennale di Venezia: Mimmo Castellano per la sezione fotografia e Mimmo Alfarone per la pittura.

La Biennale costituisce un trampolino di lancio per future Mostre, tra cui vanno ricordate quelle del 1925-26 a RomaJavarone ritratto di famiglia alla Casa d’Arte Palazzi al Foro Italico e al Lyceum femminile in Via dei Prefetti e quella a Milano alla Bottega di Poesia. Lo stesso re Vittorio Emanuele III dopo aver visitato una sua Mostra a Roma, più volte fa visita a Javarone nel suo studio della Casina dell’Uccelliera di Villa Borghese.

A Roma stringe amicizia con il pittore Armando Spadini ( 1883-1925 ), uno dei pittori più rappresentativi della cosiddetta Scuola Romana. Alla morte di Spadini, Javarone si stabilisce nelle sale dell’Uccelliera, situate in un angolo del giardino della Villa Borghese, luogo che era stato la casa laboratorio del pittore scomparso.

In quell’angolo di paradiso Javarone dà libero sfogo alla sua fantasia e alla sua vena artistica tanto da partecipare a numerose mostre organizzate non solo in Italia, ma anche all’estero.

G. B. Fanelli in occasione della pubblicazione del catalogo redatto per la Mostra Nazionale d’Arte tenutasi a Stresa Borromeo nel 1929 così scrive di Javarone: Nato in Puglia nel paese del famoso Francesco Romano, ha della sua terra e del suo cielo, in ogni opera, la ricchezza naturale e spontanea. E’ signore nel dipingere, completo in tutte le sue armoniche case, negli interni calmi, pensati, e tanto raggiunti. Questo artista è un arrivato. Conosciuto alla Biennale di Venezia ha già venduto quattro opere, in tre anni, a Sua Maestà il re d’Italia, due al Ministero degli Interni e svariate a grandi raccoglitori di Londra, Amsterdam, Berlino e molte principali città d’Italia. Ha una pittura conseguente, la penetrazione sottile nelle sue interpretazioni è di una perfezione difficilmente raggiungibile.

Solo dopo la morte della madre, precisamente nel 1934 decide di sposarsi e dal suo matrimonio ha tre figli.

Neppure lo scoppio della seconda Guerra mondiale, alla quale Javarone partecipa come ausiliario della riserva per il servizio volontario interno, frena il suo slancio artistico, che si esprime in numerose opere e partecipazioni a mostre nazionali e internazionali.

La fama raggiunta lo porta in giro per il mondo, dove espone i suoi quadri riscuotendo sempre consensi da parte del pubblico e della critica. I risultati conseguiti oltre ad inorgoglirlo non gli fanno dimenticare la sua terra e il suo paese, luogo in cui aveva visto nascere e aveva coltivato la sua passione per l’arte pittorica, come fa fede una intervista rilasciata all’estero in cui ricorda la sua origine gioiese e la nostra Gioia.

Muore a Roma nel 1960 al termine di una vita spesa per la pittura, consegnando ai posteri una vasta produzione che è sparsa in tutto il mondo"... . (Francesco Giannini)

Dettagli

Artista
Renato Javarone (1894-1960)
Venduto con cornice
Venduto da
Proprietario o rivenditore
Edizione
Originale
Titolo dell'opera
Gatti
Tecnica
Pittura a olio
Firma
Firmato a mano
Paese d’origine
Italia
Condizione
Buone condizioni
Altezza
29 cm
Larghezza
55,5 cm
Stile
Moderno
Periodo
1940-1950
ItaliaVerificato
108
Oggetti venduti
Privato

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