Gianni Colombo (1937-1993) - Senza titolo






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Gianni Colombo, Senza titolo, 1972, serigrafia edizione limitata in stile astratto architettura, 50 × 70 cm, firmato a mano, buone condizioni, Italia.
Descrizione del venditore
Gianni Colombo nasce a Milano l’1 gennaio. Appartiene ad una famiglia di imprenditori milanese: il padre, Giuseppe Colombo, eredita un’azienda industriale di passamaneria trasformandola in una fabbrica di conduttori elettrici. La madre, Tina Benevolo, suona pianoforte, strumento studiato anche dal figlio, attraverso l’insegnamento del compositore Lucio Lattuada. Ha due fratelli, Cesare, di sette anni più grande (noto con il nome d’arte Joe, è entrato nella storia del design italiano come uno dei progettisti più creativi e sperimentali degli anni Sessanta) e Sergio, maggiore di entrambi, scomparso in tenera età.
Studia all’Accademia di Belle Arti di Brera, frequentando i corsi di pittura tenuti da Achille Funi e Pompeo Borra, e lavorando prima in uno studio, in via Montegrappa a Milano, con Davide Boriani e Gabrile De Vecchi , poi in uno adiacente a quello del fratello Joe (dal 1958 in via Foppa, in un locale dello stabilimento del padre; dal 1961 al 1965 in viale Piave e dal 1965 al 1968 in via Argelati). In questi anni espone regolarmente lavori in ceramica al Concorso Nazionale della ceramica di Faenza e alla Mostra nazionale della ceramica di Gubbio. Esordisce anche con opere astratte, sperimentando materiali e linguaggi diversi, dalla ceramica alla grafica, dalla fotografia al cinema, realizzando, per influenza della lezione di Lucio Fontana, opere polimateriche e rilievi monocromi in ovatta che, nel 1959, espone alla galleria Azimut di Milano, galleria alla cui realizzazione collabora con Piero Manzoni, Enrico Castellani, Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele De Vecchi. Sempre in quell’anno, a Milano, Gianni Colombo fonda con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele De Vecchi il Gruppo T (nel quale entrerà, dall’anno successivo, anche Grazia Varisco), le cui manifestazioni collettive e personali prenderanno il titolo di Miriorama (mille immagini), numerate progressivamente per sottolineare la continuità di un programma comune che orienterà per diversi anni il lavoro del gruppo, recuperando temi delle avanguardie storiche (in particolare di futuristi, dadaisti e costruttivisti), rielaborati in funzione delle sperimentazioni e delle ricerche artistiche più recenti: lo Spazialismo di Lucio Fontana e i suoi Ambienti, le Macchine inutili di Munari e Tinguely, le Linee e gli Achromes di Manzoni. Il fine del gruppo è quello di abolire ogni frontiera statica tra pittura, scultura e architettura.
Gianni Colombo nasce a Milano l’1 gennaio. Appartiene ad una famiglia di imprenditori milanese: il padre, Giuseppe Colombo, eredita un’azienda industriale di passamaneria trasformandola in una fabbrica di conduttori elettrici. La madre, Tina Benevolo, suona pianoforte, strumento studiato anche dal figlio, attraverso l’insegnamento del compositore Lucio Lattuada. Ha due fratelli, Cesare, di sette anni più grande (noto con il nome d’arte Joe, è entrato nella storia del design italiano come uno dei progettisti più creativi e sperimentali degli anni Sessanta) e Sergio, maggiore di entrambi, scomparso in tenera età.
Studia all’Accademia di Belle Arti di Brera, frequentando i corsi di pittura tenuti da Achille Funi e Pompeo Borra, e lavorando prima in uno studio, in via Montegrappa a Milano, con Davide Boriani e Gabrile De Vecchi , poi in uno adiacente a quello del fratello Joe (dal 1958 in via Foppa, in un locale dello stabilimento del padre; dal 1961 al 1965 in viale Piave e dal 1965 al 1968 in via Argelati). In questi anni espone regolarmente lavori in ceramica al Concorso Nazionale della ceramica di Faenza e alla Mostra nazionale della ceramica di Gubbio. Esordisce anche con opere astratte, sperimentando materiali e linguaggi diversi, dalla ceramica alla grafica, dalla fotografia al cinema, realizzando, per influenza della lezione di Lucio Fontana, opere polimateriche e rilievi monocromi in ovatta che, nel 1959, espone alla galleria Azimut di Milano, galleria alla cui realizzazione collabora con Piero Manzoni, Enrico Castellani, Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele De Vecchi. Sempre in quell’anno, a Milano, Gianni Colombo fonda con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele De Vecchi il Gruppo T (nel quale entrerà, dall’anno successivo, anche Grazia Varisco), le cui manifestazioni collettive e personali prenderanno il titolo di Miriorama (mille immagini), numerate progressivamente per sottolineare la continuità di un programma comune che orienterà per diversi anni il lavoro del gruppo, recuperando temi delle avanguardie storiche (in particolare di futuristi, dadaisti e costruttivisti), rielaborati in funzione delle sperimentazioni e delle ricerche artistiche più recenti: lo Spazialismo di Lucio Fontana e i suoi Ambienti, le Macchine inutili di Munari e Tinguely, le Linee e gli Achromes di Manzoni. Il fine del gruppo è quello di abolire ogni frontiera statica tra pittura, scultura e architettura.
