TD - Tempero Diabetico [1985] - “Velvet Silence”

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Maurizio Buquicchio
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Laurea magistrale in Cinema e Arti Visive; curatore, scrittore e ricercatore esperto.

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TD - Tempero Diabético, Velvet Silence, opera su tela di cotone dipinta a mano nel 2026, spray con particolari pastello, 77,5 × 80 cm, ritratto, edizione originale da Portogallo, dopo il 2020, in eccellente stato, firmata a mano, venduta direttamente dall’artista con COA.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

TD - Tempero Diabético de 1985, portoghese e artista urbano dal 1999.
“Velvet Silence” è un’opera dipinta a mano su tela di cotone, spray e alcuni accenni di pastello secco, del 2026, con dimensioni dell’immagine di 77,5x80 cm. Firmata a mano sul retro con penna inchiostro acrilico. Oggetto da collezione in condizioni perfette, venduto direttamente dall’artista e accompagnato da COA, certificato di autenticità firmato a mano e timbrato. Spedita arrotolata in tubo di cartone tramite corriere.

Velvet Silence — “Un silenzio denso e sensoriale che avvolge il volto con gli occhi chiusi. L’opera invita a percepire la quiete profonda di un istante sospeso, quasi palpabile.”

Sono un artista di arte urbana, formato tra strada, errori e perseveranza. Dal 1999 il graffiti fa parte del mio corpo e del mio modo di pensare al mondo. Nel tempo, il linguaggio crudo e intuitivo della strada è spillato sulla tela, con lo spray come strumento principale, non come decorazione, ma come estensione diretta del gesto, dell’urgenza e dell’imperfezione accettata.

Convivo con la PHDA, essendo il deficit di attenzione la traccia più marcante del mio modo di funzionare. Per molti anni l’ho visto come un ostacolo: la difficoltà nel mantenere il focus, l’attenzione irrequieta, la mente che salta da uno stimolo all’altro. Dipingere era una lotta costante contro me stesso, un tentativo di disciplinare qualcosa che, per natura, si rifiuta di stare quieto. La mia attenzione, quando sto dipingendo, è casuale e intermittente, talora profondamente immersa nell’immagine, talaltra completamente assente, come se stessi già lavorando a un altro quadro, a un’altra idea, a un altro muro.

Con il tempo ho smesso di tentare di correggere questo funzionamento e ho iniziato ad ascoltarlo. Fu allora che compresi qualcosa di essenziale: per me, una pittura non si conclude nel fine tradizionale del processo. Esiste un punto, da qualche parte tra il 60 e il 65%, in cui l’opera raggiunge il suo stato più onesto. È in quel momento che l’immagine ancora respira, ancora promette, ancora non si è chiusa su se stessa. Da quel punto in poi, il piacere scompare. Continuare sarebbe solo adempiere a un’esigenza esterna di completamento, non una necessità interna.

Decisi allora di trasformare ciò che per anni avevo considerato una limitazione fondamentale del mio processo artistico. Le mie tele iniziano a mostrarsi come incompiute, non per trascuratezza, ma per scelta consapevole. L’incompiuto è, per me, un luogo di verità. È dove il gesto è ancora vivo, dove l’errore non è stato ancora nascosto, dove lo sguardo dello spettatore è invitato a completare, immaginare, proiettare. Quando guardo una tela in quel punto intermedio, la vedo come terminata, non manca nulla, non resta nulla.

Dopo quindici anni a lottare contro il deficit di attenzione, ho capito che non è il nemico del mio lavoro, ma la sua materia prima. L’attenzione frammentata modella il ritmo, le interruzioni creano strati, e l’incapacità di restare troppo a lungo nella stessa immagine impedisce l’eccesso di controllo. La patologia, prima vista come fallimento, è diventata alleata creativa. Oggi dipingo accettando il mio flusso mentale, lasciando che sia lui a stabilire quando una opera inizia e, soprattutto, quando termina.

Il mio lavoro vive in quell’equilibrio instabile tra impulso e assenza, tra ciò che è detto e ciò che resta da dire. Non cerco la perfezione né l’acabamento classico. Cerco il momento esatto in cui la pittura è ancora aperta, come sono sempre stato: incompleto, in movimento, e profondamente vivo.

I am an urban artist, shaped by the streets, mistakes, and persistence. Since 1999, graffiti has been part of my body and the way I perceive the world. Over time, my raw, intuitive street language spilled onto canvas, with spray paint as my primary tool, not decorative, but a direct extension of gesture, urgency, and embraced imperfection.
I live with ADHD, and attention deficit has profoundly shaped my creative process. My focus is erratic and intermittent, my mind jumping between images and ideas. For years, I saw this as a limitation, but I now embrace it as a source of energy and inspiration.
My works reach their most honest state when they are only 60 to 65 percent complete. At this stage, the painting still breathes, still promises, still feels alive. Beyond that point, the pleasure disappears, and continuing would only satisfy external expectations. The unfinished has become a conscious choice, a space of truth where gestures remain alive, mistakes are visible, and the viewer is invited to imagine and complete.
After fifteen years of working with attention deficit, I understand it not as an obstacle, but as the raw material of my art. Fragmented attention shapes rhythm, interruptions create layers, and the inability to linger too long prevents overcontrol. My work lives in this unstable balance between impulse and absence, between what is said and what remains unsaid, incomplete, in motion, and deeply alive.

TD - Tempero Diabético de 1985, portoghese e artista urbano dal 1999.
“Velvet Silence” è un’opera dipinta a mano su tela di cotone, spray e alcuni accenni di pastello secco, del 2026, con dimensioni dell’immagine di 77,5x80 cm. Firmata a mano sul retro con penna inchiostro acrilico. Oggetto da collezione in condizioni perfette, venduto direttamente dall’artista e accompagnato da COA, certificato di autenticità firmato a mano e timbrato. Spedita arrotolata in tubo di cartone tramite corriere.

Velvet Silence — “Un silenzio denso e sensoriale che avvolge il volto con gli occhi chiusi. L’opera invita a percepire la quiete profonda di un istante sospeso, quasi palpabile.”

Sono un artista di arte urbana, formato tra strada, errori e perseveranza. Dal 1999 il graffiti fa parte del mio corpo e del mio modo di pensare al mondo. Nel tempo, il linguaggio crudo e intuitivo della strada è spillato sulla tela, con lo spray come strumento principale, non come decorazione, ma come estensione diretta del gesto, dell’urgenza e dell’imperfezione accettata.

Convivo con la PHDA, essendo il deficit di attenzione la traccia più marcante del mio modo di funzionare. Per molti anni l’ho visto come un ostacolo: la difficoltà nel mantenere il focus, l’attenzione irrequieta, la mente che salta da uno stimolo all’altro. Dipingere era una lotta costante contro me stesso, un tentativo di disciplinare qualcosa che, per natura, si rifiuta di stare quieto. La mia attenzione, quando sto dipingendo, è casuale e intermittente, talora profondamente immersa nell’immagine, talaltra completamente assente, come se stessi già lavorando a un altro quadro, a un’altra idea, a un altro muro.

Con il tempo ho smesso di tentare di correggere questo funzionamento e ho iniziato ad ascoltarlo. Fu allora che compresi qualcosa di essenziale: per me, una pittura non si conclude nel fine tradizionale del processo. Esiste un punto, da qualche parte tra il 60 e il 65%, in cui l’opera raggiunge il suo stato più onesto. È in quel momento che l’immagine ancora respira, ancora promette, ancora non si è chiusa su se stessa. Da quel punto in poi, il piacere scompare. Continuare sarebbe solo adempiere a un’esigenza esterna di completamento, non una necessità interna.

Decisi allora di trasformare ciò che per anni avevo considerato una limitazione fondamentale del mio processo artistico. Le mie tele iniziano a mostrarsi come incompiute, non per trascuratezza, ma per scelta consapevole. L’incompiuto è, per me, un luogo di verità. È dove il gesto è ancora vivo, dove l’errore non è stato ancora nascosto, dove lo sguardo dello spettatore è invitato a completare, immaginare, proiettare. Quando guardo una tela in quel punto intermedio, la vedo come terminata, non manca nulla, non resta nulla.

Dopo quindici anni a lottare contro il deficit di attenzione, ho capito che non è il nemico del mio lavoro, ma la sua materia prima. L’attenzione frammentata modella il ritmo, le interruzioni creano strati, e l’incapacità di restare troppo a lungo nella stessa immagine impedisce l’eccesso di controllo. La patologia, prima vista come fallimento, è diventata alleata creativa. Oggi dipingo accettando il mio flusso mentale, lasciando che sia lui a stabilire quando una opera inizia e, soprattutto, quando termina.

Il mio lavoro vive in quell’equilibrio instabile tra impulso e assenza, tra ciò che è detto e ciò che resta da dire. Non cerco la perfezione né l’acabamento classico. Cerco il momento esatto in cui la pittura è ancora aperta, come sono sempre stato: incompleto, in movimento, e profondamente vivo.

I am an urban artist, shaped by the streets, mistakes, and persistence. Since 1999, graffiti has been part of my body and the way I perceive the world. Over time, my raw, intuitive street language spilled onto canvas, with spray paint as my primary tool, not decorative, but a direct extension of gesture, urgency, and embraced imperfection.
I live with ADHD, and attention deficit has profoundly shaped my creative process. My focus is erratic and intermittent, my mind jumping between images and ideas. For years, I saw this as a limitation, but I now embrace it as a source of energy and inspiration.
My works reach their most honest state when they are only 60 to 65 percent complete. At this stage, the painting still breathes, still promises, still feels alive. Beyond that point, the pleasure disappears, and continuing would only satisfy external expectations. The unfinished has become a conscious choice, a space of truth where gestures remain alive, mistakes are visible, and the viewer is invited to imagine and complete.
After fifteen years of working with attention deficit, I understand it not as an obstacle, but as the raw material of my art. Fragmented attention shapes rhythm, interruptions create layers, and the inability to linger too long prevents overcontrol. My work lives in this unstable balance between impulse and absence, between what is said and what remains unsaid, incomplete, in motion, and deeply alive.

Dettagli

Artista
TD - Tempero Diabetico [1985]
Venduto con cornice
No
Venduto da
Direttamente dall’artista
Edizione
Originale
Titolo dell'opera
“Velvet Silence”
Tecnica
Pastello, Vernice spray
Firma
Firmato a mano
Paese d’origine
Portogallo
Anno
2026
Condizione
Eccellenti condizioni
Altezza
77,5 cm
Larghezza
80 cm
Peso
1 kg
Raffigurazione/Tematica
Ritratto
Periodo
2020+
Venduto da
PortogalloVerificato
11
Oggetti venduti
Privato

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