Repubblica romana. Ottaviano. Denarius Spring-early summer 36 BC





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Descrizione del venditore
Very Scarce and Rare Gaius Octavius Gens: Julia Year and mint: 36 BC
DR-871 | Crawford: 540/2
Gaius Octavius
Gens: Julia Year and mint: 36 BC - ?Weight 3.85g, diameter 20mm
Obverse: Right-facing, bearded bust of Octavian. Dotted border.
Legend: IMP CAESAR DIVI F III VIR ITER R P C
Reverse: Tetrastyle temple; inside, a veiled figure holding a lituus in her right hand; above the architrave, DIVO·IVL; within the pediment, a star; to the left, an illuminated altar. Dotted border.
Legend: COS ITER ET TER DESIG
Commentary: La gens Julia era una delle famiglie patrizie più antiche di Roma, che reclamava discendenza da Venere ed Enea. Il suo membro più celebrato, Giulio Cesare, fu assassinato alle Idi di marzo nel 44 a.C. e divenne presto una divinità ufficiale come Divus Iulius. Il suo erede adottivo, Gaius Octavius, seppe sfruttare questa discendenza divina per legittimare il proprio potere nel turbolento periodo delle guerre civili, presentandosi come divi filius, “figlio del dio.”
Il denario coniato nel 36 a.C. è un pezzo eccezionale di propaganda, emesso nel contesto della campagna contro Sesto Pompeo, figlio del grande rivale di Cesare e maestro del mare in quel periodo. L’obverse raffigura il busto di un Ottaviano barbato, accompagnato dalla leggenda IMP CAESAR DIVI F III VIR ITER R P C. La barba, nota come barba pietatis, simboleggiava lutto e giuramento di vendetta per Cesare, anche se Ottaviano si era già rasato dopo Filippo. Con questo, il messaggio era inequivocabile: c’era ancora un nemico da eliminare per completare la vendetta.
Il reverse raffigura il Tempio del Divino Giulio (DIVO IVL) nel Foro Romano, eretto sul sito della sua cremazione. La statua di Cesare velata in un lituo, la stella dello Sidus Iulium sul timpano, e l’altare ardente evocano la sua apoteosi e solidificano il culto che Ottaviano promosse in onore del padre adottivo. Sebbene il tempio fosse ancora in costruzione, la sua rappresentazione sulla moneta aveva chiaro valore propagandistico: proclamava che la politica di Ottaviano rimaneva focalizzata sull’adempimento della vendetta contro Cesare e sul compimento del suo destino di erede. L’iscrizione COS ITER ET TER DESIG sottolinea la sua consolidazione politica, indicando che stava già servendo il secondo consolato ed era designato per un terzo.
Questo denario servì a due scopi: finanziare le legioni durante la guerra siciliana e presentare la lotta contro Sesto Pompeo come culmine della vendetta per Cesare. La vittoria decisiva giunse poco dopo, nella battaglia di Naulochio (3 settembre 36 a.C.), dove la flotta di Agrippa sconfisse quella di Sesto, costringendolo a fuggire verso est. Catturato a Mileto l’anno successivo ed eseguito per ordine di Marco Antonio, Sesto fu l’ultimo ostacolo sul cammino di Ottaviano verso il potere assoluto.
Questa moneta incarna gli elementi chiave della propaganda augustea precoce: linea divina, memoria di Cesare, promessa di vendetta e legittimità politica. Oltre la sua bellezza, questo pezzo racchiude la transizione tra le guerre civili e la fuoriscita ascendente dell’Ascita futura.
Very Scarce and Rare Gaius Octavius Gens: Julia Year and mint: 36 BC
DR-871 | Crawford: 540/2
Gaius Octavius
Gens: Julia Year and mint: 36 BC - ?Weight 3.85g, diameter 20mm
Obverse: Right-facing, bearded bust of Octavian. Dotted border.
Legend: IMP CAESAR DIVI F III VIR ITER R P C
Reverse: Tetrastyle temple; inside, a veiled figure holding a lituus in her right hand; above the architrave, DIVO·IVL; within the pediment, a star; to the left, an illuminated altar. Dotted border.
Legend: COS ITER ET TER DESIG
Commentary: La gens Julia era una delle famiglie patrizie più antiche di Roma, che reclamava discendenza da Venere ed Enea. Il suo membro più celebrato, Giulio Cesare, fu assassinato alle Idi di marzo nel 44 a.C. e divenne presto una divinità ufficiale come Divus Iulius. Il suo erede adottivo, Gaius Octavius, seppe sfruttare questa discendenza divina per legittimare il proprio potere nel turbolento periodo delle guerre civili, presentandosi come divi filius, “figlio del dio.”
Il denario coniato nel 36 a.C. è un pezzo eccezionale di propaganda, emesso nel contesto della campagna contro Sesto Pompeo, figlio del grande rivale di Cesare e maestro del mare in quel periodo. L’obverse raffigura il busto di un Ottaviano barbato, accompagnato dalla leggenda IMP CAESAR DIVI F III VIR ITER R P C. La barba, nota come barba pietatis, simboleggiava lutto e giuramento di vendetta per Cesare, anche se Ottaviano si era già rasato dopo Filippo. Con questo, il messaggio era inequivocabile: c’era ancora un nemico da eliminare per completare la vendetta.
Il reverse raffigura il Tempio del Divino Giulio (DIVO IVL) nel Foro Romano, eretto sul sito della sua cremazione. La statua di Cesare velata in un lituo, la stella dello Sidus Iulium sul timpano, e l’altare ardente evocano la sua apoteosi e solidificano il culto che Ottaviano promosse in onore del padre adottivo. Sebbene il tempio fosse ancora in costruzione, la sua rappresentazione sulla moneta aveva chiaro valore propagandistico: proclamava che la politica di Ottaviano rimaneva focalizzata sull’adempimento della vendetta contro Cesare e sul compimento del suo destino di erede. L’iscrizione COS ITER ET TER DESIG sottolinea la sua consolidazione politica, indicando che stava già servendo il secondo consolato ed era designato per un terzo.
Questo denario servì a due scopi: finanziare le legioni durante la guerra siciliana e presentare la lotta contro Sesto Pompeo come culmine della vendetta per Cesare. La vittoria decisiva giunse poco dopo, nella battaglia di Naulochio (3 settembre 36 a.C.), dove la flotta di Agrippa sconfisse quella di Sesto, costringendolo a fuggire verso est. Catturato a Mileto l’anno successivo ed eseguito per ordine di Marco Antonio, Sesto fu l’ultimo ostacolo sul cammino di Ottaviano verso il potere assoluto.
Questa moneta incarna gli elementi chiave della propaganda augustea precoce: linea divina, memoria di Cesare, promessa di vendetta e legittimità politica. Oltre la sua bellezza, questo pezzo racchiude la transizione tra le guerre civili e la fuoriscita ascendente dell’Ascita futura.
