TD - Tempero Diabetico [1985] - Elastic Mind
![TD - Tempero Diabetico [1985] - Elastic Mind #1.0](https://assets.catawiki.com/image/cw_ldp_l/plain/assets/catawiki/assets/2026/3/4/a/0/f/a0f06010-9a54-4290-b983-70d500e5cfda.jpg)
![TD - Tempero Diabetico [1985] - Elastic Mind #1.0](https://assets.catawiki.com/image/cw_ldp_l/plain/assets/catawiki/assets/2026/3/4/a/5/1/a5124b24-6c3b-432a-885c-d3d33a6658af.jpg)
![TD - Tempero Diabetico [1985] - Elastic Mind #2.1](https://assets.catawiki.com/image/cw_ldp_l/plain/assets/catawiki/assets/2026/3/4/e/b/5/eb5d4c65-f7db-4b39-9574-1c667f40759c.jpg)
![TD - Tempero Diabetico [1985] - Elastic Mind #3.2](https://assets.catawiki.com/image/cw_ldp_l/plain/assets/catawiki/assets/2026/3/4/9/a/c/9ace3a82-d339-4a76-b7b0-bfdf7e56c83b.jpg)
![TD - Tempero Diabetico [1985] - Elastic Mind #4.3](https://assets.catawiki.com/image/cw_ldp_l/plain/assets/catawiki/assets/2026/3/4/d/a/2/da284d53-d986-4806-beff-26e6c6e8bcda.jpg)
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 128965 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Elastic Mind di TD - Tempero Diabético (1985) è un'opera dipinta a mano su tela di cotone, vernice spray multicolore, 97,5 × 76,5 cm, anno 2026, edizione originale in eccellenti condizioni, firmata a mano sul retro con vernice acrilica, venduta direttamente dall'artista e accompagnata da COA firmato a mano e timbrato.
Descrizione del venditore
TD - Tempero Diabético del 1985, artista urbano portoghese dal 1999.
Elastic Mind è un'opera dipinta a mano su tela di cotone, realizzata interamente con spray nell'anno 2026, con dimensioni dell'immagine di 97,5x76,5 cm. Autografata a mano sul retro con vernice acrilica. Oggetto da collezione in condizioni perfette, venduto direttamente dall'artista e accompagnato da COA, certificato di autenticità firmato a mano e timbrato. Spedito arrotolato in tubo di cartone tramite corriere.
“ Elastic Mind”
Mente che si allunga e si piega al centro del mio caos mentale, ma non resta mai fissa come se fosse concentrata.
Sono artista di arte urbana, formato dalla strada, dagli errori e dalla perseveranza. Dal 1999 il graffiti fa parte del mio corpo e del mio modo di pensare il mondo. Ho iniziato sui muri, negli spazi pubblici, nel battito accelerato della città, ed è lì che ho sviluppato un linguaggio proprio, crudo e intuitivo. Col tempo, quel linguaggio è esploso sulle tele, mantenendo lo spray come strumento principale, non come tecnica decorativa, ma come estensione diretta del gesto, dell'urgenza e dell'imperfezione accettata.
Convivo con la DDA, essendo il deficit di attenzione il tratto più marcante del mio modo di funzionare. Per molti anni l'ho visto come un ostacolo: la difficoltà nel mantenere l'attenzione, la mente che salta da uno stimolo all'altro. Dipingere era una lotta costante contro me stesso, un tentativo di disciplinare qualcosa che, per natura, si rifiuta di restare in quiete. La mia attenzione, quando sto dipingendo, è casuale e intermittente, talvolta profondamente immersa nell'immagine, talvolta completamente assente, come se fossi già in un altro quadro, in un'altra idea, in un altro muro.
Con il tempo, ho smesso di cercare di correggere quel funzionamento e ho iniziato ad ascoltarlo. È lì che ho capito qualcosa di essenziale: per me, una pittura non si conclude al termine tradizionale del processo. Esiste un punto, da qualche parte tra il 60 e il 65%, in cui l'opera raggiunge il suo stato più onesto. È in quel momento che l'immagine respira ancora, promette ancora, si sente ancora viva. Oltre quel punto, il piacere scompare. Continuare sarebbe solo rispettare un'aspettativa esterna di finitura, non una necessità interna.
Decisi quindi di trasformare ciò che per anni ho considerato una limitazione alla base del mio processo artistico. Le mie tele diventano incompiute, non per disattenzione, ma per scelta consapevole. L'incompiuto è, per me, un luogo di verità. È dove il gesto è ancora vivo, dove l'errore non è stato nascosto, dove lo sguardo dello spettatore è invitato a completare, immaginare, proiettare. Quando guardo una tela in quel punto intermedio, la vedo come terminata, non manca nulla, non resta nulla.
Dopo quindici anni a lottare contro il deficit di attenzione, ho capito che non è il nemico del mio lavoro, ma la sua materia prima. L'attenzione frammentata modella il ritmo, le interruzioni creano strati, e l'incapacità di restare troppo tempo sulla stessa immagine impedisce l'eccesso di controllo. La patologia, prima vista come fallimento, è diventata alleata creativa. Oggi dipingo accettando il mio flusso mentale, lasciando che sia lui a determinare quando una opera inizia e, soprattutto, quando termina.
Il mio lavoro vive in quel equilibrio instabile tra impulso e assenza, tra ciò che è detto e ciò che resta da dire. Non cerco la perfezione né l'acabamento classico. Cerco il momento esatto in cui la pittura è ancora aperta, come sono sempre stato: incompleto, in movimento, e profondamente vivo.
ENG
I am an urban artist, shaped by the streets, mistakes, and persistence. Since 1999, graffiti has been part of my body and the way I perceive the world. Over time, my raw, intuitive street language spilled onto canvas, with spray paint as my primary tool, not decorative, but a direct extension of gesture, urgency, and embraced imperfection.
I live with ADHD, and attention deficit has profoundly shaped my creative process. My focus is erratic and intermittent, my mind jumping between images and ideas. For years, I saw this as a limitation, but I now embrace it as a source of energy and inspiration.
My works reach their most honest state when they are only 60 to 65 percent complete. At this stage, the painting still breathes, still promises, still feels alive. Beyond that point, the pleasure disappears, and continuing would only satisfy external expectations. The unfinished has become a conscious choice, a space of truth where gestures remain alive, mistakes are visible, and the viewer is invited to imagine and complete.
After fifteen years of working with attention deficit, I understand it not as an obstacle, but as the raw material of my art. Fragmented attention shapes rhythm, interruptions create layers, and the inability to linger too long prevents overcontrol. My work lives in this unstable balance between impulse and absence, between what is said and what remains unsaid, incomplete, in motion, and deeply alive.
TD - Tempero Diabético del 1985, artista urbano portoghese dal 1999.
Elastic Mind è un'opera dipinta a mano su tela di cotone, realizzata interamente con spray nell'anno 2026, con dimensioni dell'immagine di 97,5x76,5 cm. Autografata a mano sul retro con vernice acrilica. Oggetto da collezione in condizioni perfette, venduto direttamente dall'artista e accompagnato da COA, certificato di autenticità firmato a mano e timbrato. Spedito arrotolato in tubo di cartone tramite corriere.
“ Elastic Mind”
Mente che si allunga e si piega al centro del mio caos mentale, ma non resta mai fissa come se fosse concentrata.
Sono artista di arte urbana, formato dalla strada, dagli errori e dalla perseveranza. Dal 1999 il graffiti fa parte del mio corpo e del mio modo di pensare il mondo. Ho iniziato sui muri, negli spazi pubblici, nel battito accelerato della città, ed è lì che ho sviluppato un linguaggio proprio, crudo e intuitivo. Col tempo, quel linguaggio è esploso sulle tele, mantenendo lo spray come strumento principale, non come tecnica decorativa, ma come estensione diretta del gesto, dell'urgenza e dell'imperfezione accettata.
Convivo con la DDA, essendo il deficit di attenzione il tratto più marcante del mio modo di funzionare. Per molti anni l'ho visto come un ostacolo: la difficoltà nel mantenere l'attenzione, la mente che salta da uno stimolo all'altro. Dipingere era una lotta costante contro me stesso, un tentativo di disciplinare qualcosa che, per natura, si rifiuta di restare in quiete. La mia attenzione, quando sto dipingendo, è casuale e intermittente, talvolta profondamente immersa nell'immagine, talvolta completamente assente, come se fossi già in un altro quadro, in un'altra idea, in un altro muro.
Con il tempo, ho smesso di cercare di correggere quel funzionamento e ho iniziato ad ascoltarlo. È lì che ho capito qualcosa di essenziale: per me, una pittura non si conclude al termine tradizionale del processo. Esiste un punto, da qualche parte tra il 60 e il 65%, in cui l'opera raggiunge il suo stato più onesto. È in quel momento che l'immagine respira ancora, promette ancora, si sente ancora viva. Oltre quel punto, il piacere scompare. Continuare sarebbe solo rispettare un'aspettativa esterna di finitura, non una necessità interna.
Decisi quindi di trasformare ciò che per anni ho considerato una limitazione alla base del mio processo artistico. Le mie tele diventano incompiute, non per disattenzione, ma per scelta consapevole. L'incompiuto è, per me, un luogo di verità. È dove il gesto è ancora vivo, dove l'errore non è stato nascosto, dove lo sguardo dello spettatore è invitato a completare, immaginare, proiettare. Quando guardo una tela in quel punto intermedio, la vedo come terminata, non manca nulla, non resta nulla.
Dopo quindici anni a lottare contro il deficit di attenzione, ho capito che non è il nemico del mio lavoro, ma la sua materia prima. L'attenzione frammentata modella il ritmo, le interruzioni creano strati, e l'incapacità di restare troppo tempo sulla stessa immagine impedisce l'eccesso di controllo. La patologia, prima vista come fallimento, è diventata alleata creativa. Oggi dipingo accettando il mio flusso mentale, lasciando che sia lui a determinare quando una opera inizia e, soprattutto, quando termina.
Il mio lavoro vive in quel equilibrio instabile tra impulso e assenza, tra ciò che è detto e ciò che resta da dire. Non cerco la perfezione né l'acabamento classico. Cerco il momento esatto in cui la pittura è ancora aperta, come sono sempre stato: incompleto, in movimento, e profondamente vivo.
ENG
I am an urban artist, shaped by the streets, mistakes, and persistence. Since 1999, graffiti has been part of my body and the way I perceive the world. Over time, my raw, intuitive street language spilled onto canvas, with spray paint as my primary tool, not decorative, but a direct extension of gesture, urgency, and embraced imperfection.
I live with ADHD, and attention deficit has profoundly shaped my creative process. My focus is erratic and intermittent, my mind jumping between images and ideas. For years, I saw this as a limitation, but I now embrace it as a source of energy and inspiration.
My works reach their most honest state when they are only 60 to 65 percent complete. At this stage, the painting still breathes, still promises, still feels alive. Beyond that point, the pleasure disappears, and continuing would only satisfy external expectations. The unfinished has become a conscious choice, a space of truth where gestures remain alive, mistakes are visible, and the viewer is invited to imagine and complete.
After fifteen years of working with attention deficit, I understand it not as an obstacle, but as the raw material of my art. Fragmented attention shapes rhythm, interruptions create layers, and the inability to linger too long prevents overcontrol. My work lives in this unstable balance between impulse and absence, between what is said and what remains unsaid, incomplete, in motion, and deeply alive.

