Statuetta - Theresia von Ávila - 60 cm - Quercia





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Descrizione del venditore
Scultura sacra in legno raffigurante una suora (Teresa di Ávila) – Scultura policroma scolpita (ca. prima metà del XIX secolo)
Identificazione dettagliata dell’oggetto e specifiche tecniche
L’oggetto presentato è una scultura in legno interamente a figura piena, policromata, che costituisce una significativa testimonianza della scultura sacra dell’inizio del XIX secolo.
Storia del materiale: la figura è stata intagliata da un blocco massiccio di legno tenero (probabilmente tiglio o pino) conforme alle tradizionali modalità di produzione della regione alpina e del sud della Germania. La vernice policroma è poggiata su una base di gesso, con i paramenti in toni marroni e neri, oltre a un bianco panna (mantello).
Tecnica: l’esecuzione mostra una fine profondità di dettaglio, in particolare nel volto e nella forma delle mani. Le dorature sugli orli dei paramenti e sul taglio del libro sono state realizzate con foglia metallica (oro vero o oro composito di alta qualità), denotando una committenza elevata.
Condizioni fisiche: l’altezza totale della scultura è di circa 60 cm. La base (plinto) misura circa 17 cm di larghezza e 15 cm di profondità. Il peso è solido, in accordo con il legno massiccio.
Analisi della rappresentazione artistica (Iconografia della mystica)
Questa scultura è di grande valore perché cattura in forma magistrale l’intensità spirituale della santa raffigurata:
Identificazione (Teresa di Ávila): l’abito – hábito marrone, leggio bianco e velo nero sotto un mantello chiaro – identifica la raffigurata come appartenente all’Ordine delle Carmelitane Scalze. L’attributo del libro adornato nella mano sinistra e lo sguardo rapito rivolto verso l’alto (estasi) parlano inequivocabilmente della rappresentazione della Santa Teresa d’Ávila, grande mistica e dottoressa della chiesa.
Gesti e mimica: la bocca aperta e la mano destra leggermente sollevata (nonostante la perdita delle estremità delle dita sia ancora ben visibile) suggeriscono un momento di necrosi divina o di insegnamento. L’elaborazione accurata delle pupille e delle palpebre conferisce alla figura una notevole presenza psicologica.
Qualità della scultura: particolarmente l’andamento delle pieghe del mantello dimostra l’elevata abilità dello scultore. Le pieghe scanalate in profondità creano un gioco vivace di luce e ombra (chiaroscuro), conferendo dinamicità alla figura statica.
Iconografia e dettagli artigianali della base
Il design visivo della parte inferiore (retro-pavimento) offre importanti indizi per la classificazione archeometrica:
Cavità centrale: un’apertura circolare nel pavimento suggerisce che la figura fosse originariamente fissata su un perno (per esempio di un altare o di un’asta processionale) o montata su un cavalletto durante la lavorazione.
Segni di montaggio: la visibilità di vecchie viti a taglio e chiodi forgiati a mano conferma l’assemblaggio storico. Le linee incise a croce sulla superficie di appoggio servivano all’artigiano per una centratura esatta dell’oggetto.
Contesto storico-artistico: Arte sacra intorno al 1800
L’opera è stata realizzata in una fase di transizione tra la tarda epoca barocca in fase di esaurimento e l’inizio del neoclassicismo o della primissima neogotica:
Misto stilistico: mentre il gesto espressivo e la piegatura delle tende conservano richiami barocchi, la chiarezza delle linee e la quiete dell’insieme mostrano già l’influenza della sobrietà neoclassica.
Significato della vernice: in quest’epoca si attribuiva grande valore a una rappresentazione realistica dell’ incarnazione (tessitura della pelle). La patina opaca e leggermente scurita della verniciatura qui presente sottolinea l’età avanzata e il carattere autentico dell’oggetto.
Stato di conservazione e valutazione restaurativa (Grading)
Lo stato di conservazione è, per una scultura lignea di oltre 200 anni, buono fino a molto buono, con tracce autentiche di invecchiamento che ne valorizzano il valore storico:
Sostanza: il legno è stabile. Non vi sono segni di infestazione attiva da insetti xilofagi. Il viso e l’abbigliamento principale (il libro) sono ottimamente conservati.
Mancanze: alla mano destra mancano le dita. Queste sono tipiche «lesioni» delle sculture scolpite in posizione libera di questa epoca. Sulla plinthe si riscontrano piccoli urti e scheggiature della vernice, esponendo la base di gesso sottostante.
Patina: la superficie presenta una patina di invecchiamento naturale e storicamente evoluta. Non ci sono prove di una verniciatura recente che sovrapponga la colorazione originale, aspetto di grande rilievo per i collezionisti.
Analisi di mercato e prospettive 2026
Mentre figurine industriali in gesso o produzioni seriali tardive hanno scarso valore di mercato, questa singola figura intagliata a mano si distingue notevolmente per l’età e la qualità artistica.
Criterio Valutazione Influenza sul valore
Rango artistico Lavorazione di alto livello Positivo
Stato fisico Autentico con piccoli difetti Positivo
Rarità Inizio XIX secolo (versione originale) Molto alto
Tendenza di mercato 2026 Focus su autentica scultura sacra Stabile
Valutazione di mercato: per una scultura di questa qualità e datazione (inizio XIX secolo) il valore nel commercio d’arte specializzato o in aste di oggetti sacri oscilla tra 1.200 € e 1.800 €. Il valore deriva dall’unione di età, identificazione come santa popolare (Teresa di Ávila) e dal conservato stato originale della vernice.
Riassunto per l’archivio
Questo oggetto rappresenta un impressionante testimone di cultura devozionale privata o ecclesiale. Unisce maestria artigianale e profonda espressione spirituale. Un pezzo significativo per qualunque collezione sul tema «Scultura sacra del Neoclassicismo e della Romanticismo tardivo».
Titolo:
Santa Teresa di Ávila in estasi – scultura lignea sacra, policromata e parzialmente dorata, ca. 1800–1830
Oggetto:
Figura scolpita a tutto tondo in legno tenero.
Dimensioni: altezza circa 60 cm, larghezza circa 17 cm, profondità circa 15 cm.
Origine: Sud Germania / Austria.
Rappresentazione:
La figura mostra un’abbadessa in piedi nell’abito delle Carmelitane Scalze. Nella mano sinistra impugna un libro riccamente decorato con copertina dorata e taglio di pagina visibile. La mano destra è pronunciata in gesto. Il capo è leggermente inclinato all’indietro, lo sguardo è rivolto al cielo, richiamando il momento della visione mistica.
Tecnica ed esecuzione:
Modello scolpito a mano.
Verniciatura: pittura policroma su base di gesso.
Verdezzatura: doratura in foglia sulle cuciture e sugli attributi.
Supporto: plinto rettangolare integrato, sul retro elementi di montaggio storici.
Stato di conservazione:
Condizioni originali buone, per età. Le punte delle dita della mano destra mancano. Verniciatura parzialmente usurata e con piccole lacune, ma largamente conservata originariamente. Nessun danno strutturale evidente al tronco ligneo.
Conclusione:
Una scultura museale di alta qualità, che colpisce per la sua espressione e per l’età autentica. Documenta la continuità della tradizione barocca nel periodo di inizio XIX secolo.
Informazioni Wikipedia:
Teresa di Ávila
Carmelitana, mistica, dottoressa della Chiesa e Santa della Chiesa Cattolica
Articolo Discussione
Lingua Osserva Modifica
Teresa di Ávila (in tedesco anche Theres(i)a von Avila; spagnolo Teresa de Ávila), nata Teresa Sánchez de Cepeda y Ahumada (28 marzo 1515 ad Ávila, Castiglia, Spagna; 4 ottobre 1582 ad Alba de Tormes, vicino a Salamanca), fu una suora spagnola e autrice. Fu Carmelitana nonché mistica e viene considerata la “più famosa suora del cattolicesimo dell’alto periodo antico”. Nella Chiesa cattolica è venerata come Santa e Dottora della Chiesa. Spesso viene chiamata la “grande Teresa” per distinguerla da Santa Teresa del Bambino Gesù (di Lisieux).
Teresa di Ávila (Peter Paul Rubens)
Vita
Convento di Santa Teresa ad Ávila
Teresa de Ahumada nacque nel 1515 ad Ávila, secondo l’opinione della maggioranza dei biografi; solo una minoranza indica Gotarrendura (provincia di Ávila) come luogo di nascita, senza prove convincenti e contro una tradizione millenaria. Nonno paterno era un ebreo sefardita di Toledo, uomo d’affari benestante, che era sposato con Inés de Cepeda. Nel 1485, quando il padre di Teresa, Alonso Sánchez de Cepeda (1471–1543), aveva quattordici anni, lo zio paterno, Juan Sánchez de Toledo Cepeda (1440–1507), si convertì al cristianesimo insieme alla sua famiglia, ottenne una patente nobiliare e si trasferì ad Ávila per iniziare una nuova vita. Dopo la morte della madre (1528) Teresa si dedicò alla lettura dei romanzi cavallereschi, tipici di quel tempo, e intrecciò amicizie e crisi religiose. Nel 1531 sua sorella maggiore si sposò; il padre la accompagnò in un monastero di Clarisse ad Ávila, ma dovette lasciare l’istituto per motivi di salute. A quel tempo le fu affidata la lettura dei testi spirituali del prozio Pedro Sánchez de Cepeda, tra cui anche le Lettere di San Girolamo, che giocarono un ruolo decisivo nella scelta della vita monastica. La decisione di entrare in un monastero fu influenzata da una relazione autentica con Cristo e anche dalla difficile situazione della moglie che aveva appena perso la libertà.
Nel 1535 Teresa entrò nel Carmelo della Incarnazione ad Ávila; all’epoca nel convento vivevano circa quaranta suore, ma la presenza di molte giovani crebbe nei successivi quindici anni fino a centonovanta, con conseguenze economiche, sociali e spirituali. Nel 1536 fu vestita di abito e nel 1537 emise i voti. L’anno successivo Teresa cadde gravemente ammalata; tornò al monastero nel 1539 e fu colpita da una paralisi di lunga durata. Dal 1542 migliorò, ma ebbe una crisi spirituale; abbandonò la preghiera interiore, che lei chiamava “attendere un amico”, ma fu liberata da questa convinzione grazie all’incontro con Padre Vicente Barrón, che le chiarì l’errore.
Dopo un periodo di ripresa, Teresa tornò a partecipare alle visite dei visitatori del monastero, ma soffriva per la contrapposizione tra interessi superficiali e la vocazione totale a Dio. Durante la Quaresima del 1554 ricevette una profonda esperienza dell’amore divino davanti a una piccola statua del Cristo sofferente, che inaugurò una nuova vita interiore. Nei successivi anni Teresa fece esperienze di preghiera profonda e visioni che la spaventavano, ma ricevette chiarimenti da domenicani e gesuiti tra cui Francisco de Borja. In quel periodo iniziarono i primi appunti per la sua Autobiografia.
Convento de la Encarnación ad Ávila
Carmelo ad Alba de Tormes, dove si trova la tomba di Teresa
Un ulteriore approfondimento della sua esperienza spirituale fu l’inferno visionato da lei nel 1560, che descrisse in relazione a una vita apostolica coerente. In tale stato Teresa, insieme ad amiche e parenti, ebbe nel settembre 1560 la cosiddetta “seduta fondante” nel suo appartamento, dove si decise di fondare una comunità di tipo Descalzi (coloro che erano chiamati a questo movimento di riforma all’interno dell’ordine).
Con l’aiuto del vescovo di Ávila, Álvaro de Mendoza, Teresa ottenne dal Papa Pio IV il permesso di fondare ad Ávila un monastero che seguisse nuovamente l’antica regola dell’ordine di San Alfonso di Aguila; così, il 24 agosto 1562 fu fondata la prima fondazione, il Convento di San José ad Ávila. Secondo l’usanza, erano chiamate Carmelitane Scalze. I primi monasteri furono fondati con la piccola quantità di tredici suore, che in seguito crebbe a non più di ventun.
A questa seguirono altre sedici fondazioni per le sorelle, e in collaborazione con Giovanni della Croce Teresa fu anche fondatrice della stirpe maschile del Carmelo teresiano. Per la sua notevole energia e la profonda devozione fu definita dal teologo olandese Paul van Geest come una «centrale energetica del secolo».
Scultura sacra in legno raffigurante una suora (Teresa di Ávila) – Scultura policroma scolpita (ca. prima metà del XIX secolo)
Identificazione dettagliata dell’oggetto e specifiche tecniche
L’oggetto presentato è una scultura in legno interamente a figura piena, policromata, che costituisce una significativa testimonianza della scultura sacra dell’inizio del XIX secolo.
Storia del materiale: la figura è stata intagliata da un blocco massiccio di legno tenero (probabilmente tiglio o pino) conforme alle tradizionali modalità di produzione della regione alpina e del sud della Germania. La vernice policroma è poggiata su una base di gesso, con i paramenti in toni marroni e neri, oltre a un bianco panna (mantello).
Tecnica: l’esecuzione mostra una fine profondità di dettaglio, in particolare nel volto e nella forma delle mani. Le dorature sugli orli dei paramenti e sul taglio del libro sono state realizzate con foglia metallica (oro vero o oro composito di alta qualità), denotando una committenza elevata.
Condizioni fisiche: l’altezza totale della scultura è di circa 60 cm. La base (plinto) misura circa 17 cm di larghezza e 15 cm di profondità. Il peso è solido, in accordo con il legno massiccio.
Analisi della rappresentazione artistica (Iconografia della mystica)
Questa scultura è di grande valore perché cattura in forma magistrale l’intensità spirituale della santa raffigurata:
Identificazione (Teresa di Ávila): l’abito – hábito marrone, leggio bianco e velo nero sotto un mantello chiaro – identifica la raffigurata come appartenente all’Ordine delle Carmelitane Scalze. L’attributo del libro adornato nella mano sinistra e lo sguardo rapito rivolto verso l’alto (estasi) parlano inequivocabilmente della rappresentazione della Santa Teresa d’Ávila, grande mistica e dottoressa della chiesa.
Gesti e mimica: la bocca aperta e la mano destra leggermente sollevata (nonostante la perdita delle estremità delle dita sia ancora ben visibile) suggeriscono un momento di necrosi divina o di insegnamento. L’elaborazione accurata delle pupille e delle palpebre conferisce alla figura una notevole presenza psicologica.
Qualità della scultura: particolarmente l’andamento delle pieghe del mantello dimostra l’elevata abilità dello scultore. Le pieghe scanalate in profondità creano un gioco vivace di luce e ombra (chiaroscuro), conferendo dinamicità alla figura statica.
Iconografia e dettagli artigianali della base
Il design visivo della parte inferiore (retro-pavimento) offre importanti indizi per la classificazione archeometrica:
Cavità centrale: un’apertura circolare nel pavimento suggerisce che la figura fosse originariamente fissata su un perno (per esempio di un altare o di un’asta processionale) o montata su un cavalletto durante la lavorazione.
Segni di montaggio: la visibilità di vecchie viti a taglio e chiodi forgiati a mano conferma l’assemblaggio storico. Le linee incise a croce sulla superficie di appoggio servivano all’artigiano per una centratura esatta dell’oggetto.
Contesto storico-artistico: Arte sacra intorno al 1800
L’opera è stata realizzata in una fase di transizione tra la tarda epoca barocca in fase di esaurimento e l’inizio del neoclassicismo o della primissima neogotica:
Misto stilistico: mentre il gesto espressivo e la piegatura delle tende conservano richiami barocchi, la chiarezza delle linee e la quiete dell’insieme mostrano già l’influenza della sobrietà neoclassica.
Significato della vernice: in quest’epoca si attribuiva grande valore a una rappresentazione realistica dell’ incarnazione (tessitura della pelle). La patina opaca e leggermente scurita della verniciatura qui presente sottolinea l’età avanzata e il carattere autentico dell’oggetto.
Stato di conservazione e valutazione restaurativa (Grading)
Lo stato di conservazione è, per una scultura lignea di oltre 200 anni, buono fino a molto buono, con tracce autentiche di invecchiamento che ne valorizzano il valore storico:
Sostanza: il legno è stabile. Non vi sono segni di infestazione attiva da insetti xilofagi. Il viso e l’abbigliamento principale (il libro) sono ottimamente conservati.
Mancanze: alla mano destra mancano le dita. Queste sono tipiche «lesioni» delle sculture scolpite in posizione libera di questa epoca. Sulla plinthe si riscontrano piccoli urti e scheggiature della vernice, esponendo la base di gesso sottostante.
Patina: la superficie presenta una patina di invecchiamento naturale e storicamente evoluta. Non ci sono prove di una verniciatura recente che sovrapponga la colorazione originale, aspetto di grande rilievo per i collezionisti.
Analisi di mercato e prospettive 2026
Mentre figurine industriali in gesso o produzioni seriali tardive hanno scarso valore di mercato, questa singola figura intagliata a mano si distingue notevolmente per l’età e la qualità artistica.
Criterio Valutazione Influenza sul valore
Rango artistico Lavorazione di alto livello Positivo
Stato fisico Autentico con piccoli difetti Positivo
Rarità Inizio XIX secolo (versione originale) Molto alto
Tendenza di mercato 2026 Focus su autentica scultura sacra Stabile
Valutazione di mercato: per una scultura di questa qualità e datazione (inizio XIX secolo) il valore nel commercio d’arte specializzato o in aste di oggetti sacri oscilla tra 1.200 € e 1.800 €. Il valore deriva dall’unione di età, identificazione come santa popolare (Teresa di Ávila) e dal conservato stato originale della vernice.
Riassunto per l’archivio
Questo oggetto rappresenta un impressionante testimone di cultura devozionale privata o ecclesiale. Unisce maestria artigianale e profonda espressione spirituale. Un pezzo significativo per qualunque collezione sul tema «Scultura sacra del Neoclassicismo e della Romanticismo tardivo».
Titolo:
Santa Teresa di Ávila in estasi – scultura lignea sacra, policromata e parzialmente dorata, ca. 1800–1830
Oggetto:
Figura scolpita a tutto tondo in legno tenero.
Dimensioni: altezza circa 60 cm, larghezza circa 17 cm, profondità circa 15 cm.
Origine: Sud Germania / Austria.
Rappresentazione:
La figura mostra un’abbadessa in piedi nell’abito delle Carmelitane Scalze. Nella mano sinistra impugna un libro riccamente decorato con copertina dorata e taglio di pagina visibile. La mano destra è pronunciata in gesto. Il capo è leggermente inclinato all’indietro, lo sguardo è rivolto al cielo, richiamando il momento della visione mistica.
Tecnica ed esecuzione:
Modello scolpito a mano.
Verniciatura: pittura policroma su base di gesso.
Verdezzatura: doratura in foglia sulle cuciture e sugli attributi.
Supporto: plinto rettangolare integrato, sul retro elementi di montaggio storici.
Stato di conservazione:
Condizioni originali buone, per età. Le punte delle dita della mano destra mancano. Verniciatura parzialmente usurata e con piccole lacune, ma largamente conservata originariamente. Nessun danno strutturale evidente al tronco ligneo.
Conclusione:
Una scultura museale di alta qualità, che colpisce per la sua espressione e per l’età autentica. Documenta la continuità della tradizione barocca nel periodo di inizio XIX secolo.
Informazioni Wikipedia:
Teresa di Ávila
Carmelitana, mistica, dottoressa della Chiesa e Santa della Chiesa Cattolica
Articolo Discussione
Lingua Osserva Modifica
Teresa di Ávila (in tedesco anche Theres(i)a von Avila; spagnolo Teresa de Ávila), nata Teresa Sánchez de Cepeda y Ahumada (28 marzo 1515 ad Ávila, Castiglia, Spagna; 4 ottobre 1582 ad Alba de Tormes, vicino a Salamanca), fu una suora spagnola e autrice. Fu Carmelitana nonché mistica e viene considerata la “più famosa suora del cattolicesimo dell’alto periodo antico”. Nella Chiesa cattolica è venerata come Santa e Dottora della Chiesa. Spesso viene chiamata la “grande Teresa” per distinguerla da Santa Teresa del Bambino Gesù (di Lisieux).
Teresa di Ávila (Peter Paul Rubens)
Vita
Convento di Santa Teresa ad Ávila
Teresa de Ahumada nacque nel 1515 ad Ávila, secondo l’opinione della maggioranza dei biografi; solo una minoranza indica Gotarrendura (provincia di Ávila) come luogo di nascita, senza prove convincenti e contro una tradizione millenaria. Nonno paterno era un ebreo sefardita di Toledo, uomo d’affari benestante, che era sposato con Inés de Cepeda. Nel 1485, quando il padre di Teresa, Alonso Sánchez de Cepeda (1471–1543), aveva quattordici anni, lo zio paterno, Juan Sánchez de Toledo Cepeda (1440–1507), si convertì al cristianesimo insieme alla sua famiglia, ottenne una patente nobiliare e si trasferì ad Ávila per iniziare una nuova vita. Dopo la morte della madre (1528) Teresa si dedicò alla lettura dei romanzi cavallereschi, tipici di quel tempo, e intrecciò amicizie e crisi religiose. Nel 1531 sua sorella maggiore si sposò; il padre la accompagnò in un monastero di Clarisse ad Ávila, ma dovette lasciare l’istituto per motivi di salute. A quel tempo le fu affidata la lettura dei testi spirituali del prozio Pedro Sánchez de Cepeda, tra cui anche le Lettere di San Girolamo, che giocarono un ruolo decisivo nella scelta della vita monastica. La decisione di entrare in un monastero fu influenzata da una relazione autentica con Cristo e anche dalla difficile situazione della moglie che aveva appena perso la libertà.
Nel 1535 Teresa entrò nel Carmelo della Incarnazione ad Ávila; all’epoca nel convento vivevano circa quaranta suore, ma la presenza di molte giovani crebbe nei successivi quindici anni fino a centonovanta, con conseguenze economiche, sociali e spirituali. Nel 1536 fu vestita di abito e nel 1537 emise i voti. L’anno successivo Teresa cadde gravemente ammalata; tornò al monastero nel 1539 e fu colpita da una paralisi di lunga durata. Dal 1542 migliorò, ma ebbe una crisi spirituale; abbandonò la preghiera interiore, che lei chiamava “attendere un amico”, ma fu liberata da questa convinzione grazie all’incontro con Padre Vicente Barrón, che le chiarì l’errore.
Dopo un periodo di ripresa, Teresa tornò a partecipare alle visite dei visitatori del monastero, ma soffriva per la contrapposizione tra interessi superficiali e la vocazione totale a Dio. Durante la Quaresima del 1554 ricevette una profonda esperienza dell’amore divino davanti a una piccola statua del Cristo sofferente, che inaugurò una nuova vita interiore. Nei successivi anni Teresa fece esperienze di preghiera profonda e visioni che la spaventavano, ma ricevette chiarimenti da domenicani e gesuiti tra cui Francisco de Borja. In quel periodo iniziarono i primi appunti per la sua Autobiografia.
Convento de la Encarnación ad Ávila
Carmelo ad Alba de Tormes, dove si trova la tomba di Teresa
Un ulteriore approfondimento della sua esperienza spirituale fu l’inferno visionato da lei nel 1560, che descrisse in relazione a una vita apostolica coerente. In tale stato Teresa, insieme ad amiche e parenti, ebbe nel settembre 1560 la cosiddetta “seduta fondante” nel suo appartamento, dove si decise di fondare una comunità di tipo Descalzi (coloro che erano chiamati a questo movimento di riforma all’interno dell’ordine).
Con l’aiuto del vescovo di Ávila, Álvaro de Mendoza, Teresa ottenne dal Papa Pio IV il permesso di fondare ad Ávila un monastero che seguisse nuovamente l’antica regola dell’ordine di San Alfonso di Aguila; così, il 24 agosto 1562 fu fondata la prima fondazione, il Convento di San José ad Ávila. Secondo l’usanza, erano chiamate Carmelitane Scalze. I primi monasteri furono fondati con la piccola quantità di tredici suore, che in seguito crebbe a non più di ventun.
A questa seguirono altre sedici fondazioni per le sorelle, e in collaborazione con Giovanni della Croce Teresa fu anche fondatrice della stirpe maschile del Carmelo teresiano. Per la sua notevole energia e la profonda devozione fu definita dal teologo olandese Paul van Geest come una «centrale energetica del secolo».
