Signed; Marc Dubord - Anonymous (176/250 ex.) - 2012





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Descrizione del venditore
Rarissima pubblicazione tirata a 250 esemplari, firmata e con invio. Stato quasi nuovo
Dubord trabocca. Trabocca di idee. Idee che lo travolgono e che volano negli spazi dell’irreale. Marc Dubord non sa più di noi perché le cose siano come sono; allora cerca frammenti di risposte nelle casse dei suoi ricordi, nelle soffitte della Storia. Piccola o grande storia, pettegolezzi o confidenze, come una psicoanalisi della sua stessa fantasia sorridente, si rivede sulla sue fotografie la trama dei suoi incubi ricorrenti.
In tutto questo farrago di personaggi abracadabranteschi composto in amalgama alla maniera di Henri Alekan surrealista o di Jan Saudek su Photoshop, non si sa più se si tratti di feste pagane o di Carnevale dei Folli.
Siamo nel Nord sotto le nuvole, o nell’atelier di un Brueghel il Vecchio che giocherebbe con i tessuti in trasparenza; si vedono pelli, vinile o velluto, ma anche timbri e carta da parati, un mondo fantastoso / fantastico.
Marc Dubord agisce in modo empirico e metodico allo stesso tempo. Finge di non fare apposta, come se si divertisse a sbagliare il dogma. Disobbedisce per soddisfare un capriccio anarchico tanto quanto si diverte a far credere che nulla sia mai serio. Né la Morte né l’Amore, né il Sesso né la famiglia, né l’Arte né gli animali mitologici di particella.
Marc Dubord gioca con gli anachronismi, le giustapposizioni scabreux, le associazioni di malfattori o di benpensanti. Si incolla in trasparenza il vento e la tempesta, la carne e il piglio, l’innocenza e la falsa pudicizia.
Quando si guardano le immagini di Marc Dubord, ci si sente abbassare lo sguardo, a volte imbarazzati dal suo sguardo voyeuristico, al limite Grand-Guignol. Immagini catturate da fatti di cronaca provenienti da un altrove, repliche strane e dissonanze scosse vengono a farsi udire su queste foto montate.
Naif o fuori dagli schemi, armato di una torcia e di una tavolozza grafica, Marc Dubord visita i sotterranei della coscienza. Illumina l’ombra, oppure oscurisce i contrasti, dal campo base che si è allestito per vivere sul lato nascosto di una luna di miele in zucchero di zucchero filato.
Qualche volta l’evidenza ti salta agli occhi come un lupo mannaro in pieno giorno: Marc Dubord non è un fotografo realistico, è un compositore. Non vuole dimostrare nulla, non vuole provare nulla, non vuole rivelare nulla, no. Il suo mistero è in letargo nel ventre dell’essere, lì dove si nasconde l’anima che è in noi.
Come le cartoline di conscritti o come le immagini pieuose, talvolta kitsch e talvolta mature, talvolta crudeli, talvolta grottesche o ibride, i ritratti che fabbrica sono imbevuti di una ansia esistenziale profonda tanto quanto di un romanticismo popolare alla Halloween.
A modo suo, Marc Dubord racconta favole in immagine.
Registered mail in Europe
Outside Europe : UPS ONLY
Customs and import charges are the responsibility of the buyer outside the EU
Shipping: Carefully packaged and with tracking
Livraison soigneusement en recommandé avec suivi
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Rarissima pubblicazione tirata a 250 esemplari, firmata e con invio. Stato quasi nuovo
Dubord trabocca. Trabocca di idee. Idee che lo travolgono e che volano negli spazi dell’irreale. Marc Dubord non sa più di noi perché le cose siano come sono; allora cerca frammenti di risposte nelle casse dei suoi ricordi, nelle soffitte della Storia. Piccola o grande storia, pettegolezzi o confidenze, come una psicoanalisi della sua stessa fantasia sorridente, si rivede sulla sue fotografie la trama dei suoi incubi ricorrenti.
In tutto questo farrago di personaggi abracadabranteschi composto in amalgama alla maniera di Henri Alekan surrealista o di Jan Saudek su Photoshop, non si sa più se si tratti di feste pagane o di Carnevale dei Folli.
Siamo nel Nord sotto le nuvole, o nell’atelier di un Brueghel il Vecchio che giocherebbe con i tessuti in trasparenza; si vedono pelli, vinile o velluto, ma anche timbri e carta da parati, un mondo fantastoso / fantastico.
Marc Dubord agisce in modo empirico e metodico allo stesso tempo. Finge di non fare apposta, come se si divertisse a sbagliare il dogma. Disobbedisce per soddisfare un capriccio anarchico tanto quanto si diverte a far credere che nulla sia mai serio. Né la Morte né l’Amore, né il Sesso né la famiglia, né l’Arte né gli animali mitologici di particella.
Marc Dubord gioca con gli anachronismi, le giustapposizioni scabreux, le associazioni di malfattori o di benpensanti. Si incolla in trasparenza il vento e la tempesta, la carne e il piglio, l’innocenza e la falsa pudicizia.
Quando si guardano le immagini di Marc Dubord, ci si sente abbassare lo sguardo, a volte imbarazzati dal suo sguardo voyeuristico, al limite Grand-Guignol. Immagini catturate da fatti di cronaca provenienti da un altrove, repliche strane e dissonanze scosse vengono a farsi udire su queste foto montate.
Naif o fuori dagli schemi, armato di una torcia e di una tavolozza grafica, Marc Dubord visita i sotterranei della coscienza. Illumina l’ombra, oppure oscurisce i contrasti, dal campo base che si è allestito per vivere sul lato nascosto di una luna di miele in zucchero di zucchero filato.
Qualche volta l’evidenza ti salta agli occhi come un lupo mannaro in pieno giorno: Marc Dubord non è un fotografo realistico, è un compositore. Non vuole dimostrare nulla, non vuole provare nulla, non vuole rivelare nulla, no. Il suo mistero è in letargo nel ventre dell’essere, lì dove si nasconde l’anima che è in noi.
Come le cartoline di conscritti o come le immagini pieuose, talvolta kitsch e talvolta mature, talvolta crudeli, talvolta grottesche o ibride, i ritratti che fabbrica sono imbevuti di una ansia esistenziale profonda tanto quanto di un romanticismo popolare alla Halloween.
A modo suo, Marc Dubord racconta favole in immagine.
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