Stefano Nurra - Gioco sospeso






Laurea magistrale in Cinema e Arti Visive; curatore, scrittore e ricercatore esperto.
| 110 € | ||
|---|---|---|
| 100 € | ||
| 99 € | ||
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 130049 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Stefano Nurra, Gioco sospeso, opera su tela con tecnica mista (gesso e pittura acrilica), edizione limitata 1/1, 2026, 35×25 cm, firmato a mano, in eccellenti condizioni.
Descrizione del venditore
L’opera si struttura come un polittico immaginario racchiuso in un’unica tela, dove tre blocchi materici in rilievo galleggiano su uno sfondo cobalto, evocando la geometria frammentata di un campo da tennis.
Ancora una volta, è la materia a dettare il ritmo: i rettangoli centrali e periferici emergono dalla superficie con bordi irregolari e pastosi, quasi fossero zolle di colore strappate alla realtà. Le linee bianche, nette e rigorose, non servono solo a delimitare lo spazio di gioco, ma agiscono come direttrici ottiche che guidano lo sguardo attraverso la tela.
Il cuore pulsante dell’opera è l’inserimento di figure umane microscopiche, realizzate con una precisione quasi calligrafica. In basso a sinistra, un giocatore in bianco è colto nell'attesa carica di tensione di un servizio; in alto a destra, una figura speculare sembra fluttuare nel vuoto blu. Questo contrasto tra l'immensità del campo astratto e la fragilità delle sagome umane trasforma l'evento sportivo in una metafora esistenziale: il gioco diventa solitudine, concentrazione e sospensione temporale.
La scelta del blu non è casuale: evoca una dimensione psicologica profonda, trasformando il campo da tennis in un oceano o in un cielo notturno. È un’opera che vive di silenzio e di attesa, dove la fisicità della pittura (così densa da poter essere toccata) si scontra con l'astrazione concettuale del vuoto. Un pezzo di rara eleganza che riesce a nobilitare l'elemento ludico portandolo su un piano puramente poetico.
L’opera si struttura come un polittico immaginario racchiuso in un’unica tela, dove tre blocchi materici in rilievo galleggiano su uno sfondo cobalto, evocando la geometria frammentata di un campo da tennis.
Ancora una volta, è la materia a dettare il ritmo: i rettangoli centrali e periferici emergono dalla superficie con bordi irregolari e pastosi, quasi fossero zolle di colore strappate alla realtà. Le linee bianche, nette e rigorose, non servono solo a delimitare lo spazio di gioco, ma agiscono come direttrici ottiche che guidano lo sguardo attraverso la tela.
Il cuore pulsante dell’opera è l’inserimento di figure umane microscopiche, realizzate con una precisione quasi calligrafica. In basso a sinistra, un giocatore in bianco è colto nell'attesa carica di tensione di un servizio; in alto a destra, una figura speculare sembra fluttuare nel vuoto blu. Questo contrasto tra l'immensità del campo astratto e la fragilità delle sagome umane trasforma l'evento sportivo in una metafora esistenziale: il gioco diventa solitudine, concentrazione e sospensione temporale.
La scelta del blu non è casuale: evoca una dimensione psicologica profonda, trasformando il campo da tennis in un oceano o in un cielo notturno. È un’opera che vive di silenzio e di attesa, dove la fisicità della pittura (così densa da poter essere toccata) si scontra con l'astrazione concettuale del vuoto. Un pezzo di rara eleganza che riesce a nobilitare l'elemento ludico portandolo su un piano puramente poetico.
