Repubblica romana. Giulio Cesare. Denarius 48-47 a.C






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Denario di Giulio Cesare in argento (AR) 48–47 a.C., zecca africana, peso 3,52 g, diametro 17,46 mm, d/ Venere a destra con diadema e bordo perlinato, r/ Enea in cammino con Anchise sulle spalle e Palladio nella mano destra, bordo perlinato.
Descrizione del venditore
Julius Caesar, 48–47 a.C. – Denario in argento (AR), zecca africana. Peso: 3,52 g. Diametro: 17,46 mm.
D/ Testa di Venere a destra, con diadema, bordo perlinato.
R/ CAESAR. Enea in cammino, con Anchise sulle spalle e Palladio nella mano destra, bordo perlinato.
Conservazione: Good Very Fine.
Questa emissione richiama direttamente le radici mitiche della gens Iulia, alla quale apparteneva Giulio Cesare. La presenza di Venere non è casuale: la dea era considerata l’antenata divina della famiglia, attraverso suo figlio Enea. In questo modo Cesare non si limita a evocare una protezione divina, ma afferma una legittimazione quasi sacra del proprio potere. La scelta di questo soggetto trasmette un messaggio politico preciso: il comando di Cesare non è soltanto frutto della forza militare, ma si inserisce in una linea di discendenza che risale agli dèi stessi, rafforzando il suo prestigio agli occhi di soldati e cittadini.
Il rovescio con Enea che porta Anchise e il Palladio rappresenta uno dei momenti fondativi della tradizione romana. Enea incarna la pietas, il dovere verso la famiglia, gli dèi e il destino. Il trasporto del padre simboleggia la continuità della stirpe, mentre il Palladio, oggetto sacro di Troia, rappresenta la trasmissione della legittimità e della protezione divina alla futura Roma. In questa immagine si condensa l’idea di Roma come erede diretta della civiltà troiana: Cesare, associandosi a Enea, si presenta come garante della continuità e del destino storico di Roma.
Dal punto di vista storico, questo denario è strettamente legato alla guerra civile contro Pompeo. Coniato in Africa, riflette un momento cruciale in cui Cesare aveva bisogno di risorse per sostenere le sue campagne militari. Queste monete non erano solo strumenti economici, ma veri e propri mezzi di propaganda: circolavano tra le legioni e nei territori controllati, diffondendo il messaggio politico del loro emittente. Possedere un esemplare di questa serie significa avere tra le mani un oggetto che ha partecipato direttamente agli eventi che portarono alla fine della Repubblica romana.
Questa moneta rappresenta un punto d’incontro straordinario tra mito, politica e storia. Non è soltanto un denario d’argento, ma un documento tangibile dell’ascesa di una delle figure più influenti della storia occidentale che ha ispirato imperatori e dittatori per secoli, plasmando la forma stessa degli imperi nella storia. La combinazione tra iconografia simbolica, contesto bellico e figura di Cesare rende questo esemplare particolarmente ricercato: è una testimonianza concreta della trasformazione di Roma da Repubblica a sistema dominato da un potere personale, incarnato proprio da Giulio Cesare.
Julius Caesar, 48–47 a.C. – Denario in argento (AR), zecca africana. Peso: 3,52 g. Diametro: 17,46 mm.
D/ Testa di Venere a destra, con diadema, bordo perlinato.
R/ CAESAR. Enea in cammino, con Anchise sulle spalle e Palladio nella mano destra, bordo perlinato.
Conservazione: Good Very Fine.
Questa emissione richiama direttamente le radici mitiche della gens Iulia, alla quale apparteneva Giulio Cesare. La presenza di Venere non è casuale: la dea era considerata l’antenata divina della famiglia, attraverso suo figlio Enea. In questo modo Cesare non si limita a evocare una protezione divina, ma afferma una legittimazione quasi sacra del proprio potere. La scelta di questo soggetto trasmette un messaggio politico preciso: il comando di Cesare non è soltanto frutto della forza militare, ma si inserisce in una linea di discendenza che risale agli dèi stessi, rafforzando il suo prestigio agli occhi di soldati e cittadini.
Il rovescio con Enea che porta Anchise e il Palladio rappresenta uno dei momenti fondativi della tradizione romana. Enea incarna la pietas, il dovere verso la famiglia, gli dèi e il destino. Il trasporto del padre simboleggia la continuità della stirpe, mentre il Palladio, oggetto sacro di Troia, rappresenta la trasmissione della legittimità e della protezione divina alla futura Roma. In questa immagine si condensa l’idea di Roma come erede diretta della civiltà troiana: Cesare, associandosi a Enea, si presenta come garante della continuità e del destino storico di Roma.
Dal punto di vista storico, questo denario è strettamente legato alla guerra civile contro Pompeo. Coniato in Africa, riflette un momento cruciale in cui Cesare aveva bisogno di risorse per sostenere le sue campagne militari. Queste monete non erano solo strumenti economici, ma veri e propri mezzi di propaganda: circolavano tra le legioni e nei territori controllati, diffondendo il messaggio politico del loro emittente. Possedere un esemplare di questa serie significa avere tra le mani un oggetto che ha partecipato direttamente agli eventi che portarono alla fine della Repubblica romana.
Questa moneta rappresenta un punto d’incontro straordinario tra mito, politica e storia. Non è soltanto un denario d’argento, ma un documento tangibile dell’ascesa di una delle figure più influenti della storia occidentale che ha ispirato imperatori e dittatori per secoli, plasmando la forma stessa degli imperi nella storia. La combinazione tra iconografia simbolica, contesto bellico e figura di Cesare rende questo esemplare particolarmente ricercato: è una testimonianza concreta della trasformazione di Roma da Repubblica a sistema dominato da un potere personale, incarnato proprio da Giulio Cesare.
