Sylvain Barberot - Kiss me






Oltre 10 anni di esperienza nel commercio d'arte e fondatore di una galleria.
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 130595 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Kiss me è una scultura di teschio in caramello di Sylvain Barberot, alta 19 cm, larga 11 cm, profonda 17 cm, peso 4 kg, firmata a mano, del 2026, stile contemporaneo, origine Francia, vendita diretta dall'artista.
Descrizione del venditore
"Kiss me" è la stampa di un cranio umano realizzata in caramello. Questo cranio è sospeso a 1,7 m da terra e a 37 cm dal muro, in modo che lo spettatore possa leccarlo, baciarlo. Baciare la morte per cercare di farla scomparire. Si tratta quindi di un’opera non perpetua e destinata a non sopravvivere al tempo.
L’opera Kiss si inscritte con notevole acuità nella tradizione delle vanità, offrendo al contempo una rielaborazione profondamente contemporanea e partecipativa. A prima vista l’oggetto impone una presenza turbante: un cranio umano, forma universale della mortalità, qui è riprodotto con una precisione quasi anatomica, ma trasfigurato da una materia inedita, il caramello. Questa sostanza, seducente e fallibile, introduce una tensione immediata tra attrazione e ripulsione.
La scelta del caramello non è casuale. Evoca l’universo dell’infanzia, il piacere dolce, il desiderio immediato. Eppure questa dolcezza è applicata alla rappresentazione della morte, creando un contrasto sorprendente. Dove le vanità classiche opponevano ricchezza e fugacità, Kiss mette in scena una dialettica tra consumo e sparizione. Lo spettatore non è più semplicemente confrontato con l’immagine della morte: è invitato a parteciparvi fisicamente.
La dimensione partecipativa dell’opera costituisce il suo gesto più radicale. Sospeso all’altezza della bocca, il cranio diventa accessibile, quasi offerto. Il titolo, Kiss, introduce un’anticipazione essenziale: si tratta di un bacio, atto di affetto e intimità, o di un contatto più primitivo, quello della lingua che gusta, che asporta, che altera? Leccando l’opera, lo spettatore impegna il proprio corpo in un processo di trasformazione. Diventa agente di erosione, attore della scomparsa progressiva della forma.
Così, l’opera non si limita a rappresentare la vanità: la performa. Ogni interazione riduce l’oggetto, lo deforma, fino alla sua eventuale annichilazione. Il tempo, abitualmente suggerito nelle vanità tradizionali, è qui accelerato e reso visibile. Il decadimento non è più astratto, è tangibile, quasi intimo. Questo gesto di consumo richiama anche una forma di cannibalismo simbolico: assorbire il cranio significa incorporare la morte, renderla momentanemente propria.
Inoltre, Kiss interroga la relazione tra opera e spettatore nel contesto contemporaneo. Là dove l’arte è spesso protetta, sacralizzata, qui è vulnerabile, esposta, dipendente dai gesti del pubblico. L’opera accetta la propria fine come condizione della sua esistenza. Non è completa se non nella sua scomparsa programmata.
In definitiva, Kiss propone una meditazione tagliente sulla finitudine umana, trasformando un tema classico in un’esperienza sensoriale e collettiva. Tra desiderio e distruzione, dolcezza e macabro, ricorda che ogni godimento è effimero e che la scomparsa non è solo un’idea, ma un processo a cui partecipiamo, talvolta con una inquietante delizia."
"Kiss me" è la stampa di un cranio umano realizzata in caramello. Questo cranio è sospeso a 1,7 m da terra e a 37 cm dal muro, in modo che lo spettatore possa leccarlo, baciarlo. Baciare la morte per cercare di farla scomparire. Si tratta quindi di un’opera non perpetua e destinata a non sopravvivere al tempo.
L’opera Kiss si inscritte con notevole acuità nella tradizione delle vanità, offrendo al contempo una rielaborazione profondamente contemporanea e partecipativa. A prima vista l’oggetto impone una presenza turbante: un cranio umano, forma universale della mortalità, qui è riprodotto con una precisione quasi anatomica, ma trasfigurato da una materia inedita, il caramello. Questa sostanza, seducente e fallibile, introduce una tensione immediata tra attrazione e ripulsione.
La scelta del caramello non è casuale. Evoca l’universo dell’infanzia, il piacere dolce, il desiderio immediato. Eppure questa dolcezza è applicata alla rappresentazione della morte, creando un contrasto sorprendente. Dove le vanità classiche opponevano ricchezza e fugacità, Kiss mette in scena una dialettica tra consumo e sparizione. Lo spettatore non è più semplicemente confrontato con l’immagine della morte: è invitato a parteciparvi fisicamente.
La dimensione partecipativa dell’opera costituisce il suo gesto più radicale. Sospeso all’altezza della bocca, il cranio diventa accessibile, quasi offerto. Il titolo, Kiss, introduce un’anticipazione essenziale: si tratta di un bacio, atto di affetto e intimità, o di un contatto più primitivo, quello della lingua che gusta, che asporta, che altera? Leccando l’opera, lo spettatore impegna il proprio corpo in un processo di trasformazione. Diventa agente di erosione, attore della scomparsa progressiva della forma.
Così, l’opera non si limita a rappresentare la vanità: la performa. Ogni interazione riduce l’oggetto, lo deforma, fino alla sua eventuale annichilazione. Il tempo, abitualmente suggerito nelle vanità tradizionali, è qui accelerato e reso visibile. Il decadimento non è più astratto, è tangibile, quasi intimo. Questo gesto di consumo richiama anche una forma di cannibalismo simbolico: assorbire il cranio significa incorporare la morte, renderla momentanemente propria.
Inoltre, Kiss interroga la relazione tra opera e spettatore nel contesto contemporaneo. Là dove l’arte è spesso protetta, sacralizzata, qui è vulnerabile, esposta, dipendente dai gesti del pubblico. L’opera accetta la propria fine come condizione della sua esistenza. Non è completa se non nella sua scomparsa programmata.
In definitiva, Kiss propone una meditazione tagliente sulla finitudine umana, trasformando un tema classico in un’esperienza sensoriale e collettiva. Tra desiderio e distruzione, dolcezza e macabro, ricorda che ogni godimento è effimero e che la scomparsa non è solo un’idea, ma un processo a cui partecipiamo, talvolta con una inquietante delizia."
