Sylvain Barberot - Vierge luminescente

02
giorni
17
ore
50
minuti
21
secondi
Offerta attuale
€ 49
Prezzo di riserva non raggiunto
Catherine Mikolajczak
Esperto
Selezionato da Catherine Mikolajczak

Ha studiato Storia dell'Arte all'École du Louvre e si è specializzata in arte contemporanea da oltre 25 anni.

Stima da galleria  € 900 - € 1.100
3 persone stanno guardando questo oggetto
FROfferente 5508
49 €

Tutela degli acquirenti Catawiki

Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli

Trustpilot 4.4 | 130595 recensioni

Valutato Eccellente su Trustpilot.

Sylvain Barberot, Vierge luminescente, scultura in resina con vernice fosforescente, realizzata in Francia nel 2022, dimensioni 33 x 22 x 28 cm, peso 840 g, colore beige, firma a mano, in eccellente stato.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

**Analisi dell’opera – *Vergine luminescente***

La *Vergine luminescente* si presenta d’abord come una figura familiare, quasi rassicurante: un busto di Vergine ispirato all’iconografia religiosa tradizionale, riconoscibile dal velo, dall’inclinazione dolce della testa e dall’espressione raccolta del volto. Eppure, questa apparente continuità con le rappresentazioni classiche è rapidamente turbata da diverse alters significative che spostano l’opera verso un registro contemporaneo, perfino critico.

Il primo elemento marcante è la stessa natura dell’oggetto: non si tratta di una scultura piena, ma di uno stampo, vuoto, di cui il retro è aperto e visibile. Questa materialità incompiuta rompe l’idea di una figura sacra incarnata e stabile. Il corpo della Vergine diventa involucro, superficie, traccia di una mancanza piuttosto che una presenza piena. Questa scelta impegna una riflessione sulla riproduzione, sulla serialità e sulla perdita di unicità dell’immagine religiosa nel mondo moderno.

A ciò si aggiunge la dimensione dell’altorazione fisica: la Vergine è borgne. Questo dettaglio, discreto ma inquietante, introduce una tensione tra sacro e fragilità. L’immagine idealtizzata di purezza e perfezione è qui incrinata. Lo sguardo, tradizionalmente portatore di spiritualità e mediazione divine, è parzialmente assente, come se la figura avesse perso una parte della sua capacità di vedere o di guidare. Questa cecità parziale può essere interpretata come una metafora: quella di una fede alterata, di una tradizione che non vede più pienamente, o di uno sguardo umano incapace di accedere pienamente al divino.

L’elemento più sorprendente resta tuttavia l’uso della pittura fosforescente. Alla luce del giorno, l’opera appare pallida, quasi fragile, in una tinta verdastra che evoca già una certa stranezza. Ma nell’oscurità, si trasforma radicalmente: la Vergine diventa fonte di luce, irradiando un verde intenso e spettrale. Questa mutazione introduce una dualità temporale e percettiva: l’opera è pienamente visibile solo nell’assenza di luce esterna.

Questo fenomeno ribalta i codici tradizionali della rappresentazione sacra. Di solito, la luce viene a rivelare la figura divina; qui, è la figura stessa che emette una luce artificiale. Il sacro non è più trascendente, ma prodotto da un processo chimico. Questa inversione può essere letta come una riflessione sulla secolarizzazione: la spiritualità diventa un effetto, un’illusione luminosa che persiste nell’oscurità ma dipende da una attivazione preliminare (l’esposizione alla luce).

Infine, la qualità quasi fantomatica della luminescenza conferisce all’opera una presenza ambigua, tra apparizione e scomparsa. La Vergine sembra haunted l’space, oscillando tra protezione e inquietudine. Non è più solo oggetto di devozione, ma anche immagine spettrale, residuo luminoso di una credenza passata.

Così, *Vergine luminescente* articola con sottigliezza diverse tensioni: tra pieno e vuoto, sacro e profano, visibilità e oscurità, presenza e assenza. Transformando una figura iconica in oggetto alterato e luminescente, l’opera interroga la persistenza dei simboli religiosi in un mondo contemporaneo dove la luce stessa diventa artificiale e instabile.

**Analisi dell’opera – *Vergine luminescente***

La *Vergine luminescente* si presenta d’abord come una figura familiare, quasi rassicurante: un busto di Vergine ispirato all’iconografia religiosa tradizionale, riconoscibile dal velo, dall’inclinazione dolce della testa e dall’espressione raccolta del volto. Eppure, questa apparente continuità con le rappresentazioni classiche è rapidamente turbata da diverse alters significative che spostano l’opera verso un registro contemporaneo, perfino critico.

Il primo elemento marcante è la stessa natura dell’oggetto: non si tratta di una scultura piena, ma di uno stampo, vuoto, di cui il retro è aperto e visibile. Questa materialità incompiuta rompe l’idea di una figura sacra incarnata e stabile. Il corpo della Vergine diventa involucro, superficie, traccia di una mancanza piuttosto che una presenza piena. Questa scelta impegna una riflessione sulla riproduzione, sulla serialità e sulla perdita di unicità dell’immagine religiosa nel mondo moderno.

A ciò si aggiunge la dimensione dell’altorazione fisica: la Vergine è borgne. Questo dettaglio, discreto ma inquietante, introduce una tensione tra sacro e fragilità. L’immagine idealtizzata di purezza e perfezione è qui incrinata. Lo sguardo, tradizionalmente portatore di spiritualità e mediazione divine, è parzialmente assente, come se la figura avesse perso una parte della sua capacità di vedere o di guidare. Questa cecità parziale può essere interpretata come una metafora: quella di una fede alterata, di una tradizione che non vede più pienamente, o di uno sguardo umano incapace di accedere pienamente al divino.

L’elemento più sorprendente resta tuttavia l’uso della pittura fosforescente. Alla luce del giorno, l’opera appare pallida, quasi fragile, in una tinta verdastra che evoca già una certa stranezza. Ma nell’oscurità, si trasforma radicalmente: la Vergine diventa fonte di luce, irradiando un verde intenso e spettrale. Questa mutazione introduce una dualità temporale e percettiva: l’opera è pienamente visibile solo nell’assenza di luce esterna.

Questo fenomeno ribalta i codici tradizionali della rappresentazione sacra. Di solito, la luce viene a rivelare la figura divina; qui, è la figura stessa che emette una luce artificiale. Il sacro non è più trascendente, ma prodotto da un processo chimico. Questa inversione può essere letta come una riflessione sulla secolarizzazione: la spiritualità diventa un effetto, un’illusione luminosa che persiste nell’oscurità ma dipende da una attivazione preliminare (l’esposizione alla luce).

Infine, la qualità quasi fantomatica della luminescenza conferisce all’opera una presenza ambigua, tra apparizione e scomparsa. La Vergine sembra haunted l’space, oscillando tra protezione e inquietudine. Non è più solo oggetto di devozione, ma anche immagine spettrale, residuo luminoso di una credenza passata.

Così, *Vergine luminescente* articola con sottigliezza diverse tensioni: tra pieno e vuoto, sacro e profano, visibilità e oscurità, presenza e assenza. Transformando una figura iconica in oggetto alterato e luminescente, l’opera interroga la persistenza dei simboli religiosi in un mondo contemporaneo dove la luce stessa diventa artificiale e instabile.

Dettagli

Epoca
Dopo il 2000
Venduto da
Direttamente dall’artista
Paese d’origine
Francia
Materiale
phosphorescent paint, Resina
Artista
Sylvain Barberot
Titolo dell'opera
Vierge luminescente
Firma
Firmato a mano
Anno
2022
Colore
Beige
Condizione
Eccellenti condizioni
Altezza
33 cm
Larghezza
22 cm
Profondità
28 cm
Peso
840 g
FranciaVerificato
10
Oggetti venduti
Privato

Oggetti simili

Per te in

Arte moderna e contemporanea