Baptiste Laurent - Volcan rose






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Baptiste Laurent, Volcan rose, dipinto acrilico su tela 130 × 97 cm del 2020, paesaggio in stile postimpressionista, firmato a mano, edizione originale, provenienza Spagna, peso circa 2 kg, spedito arrotolato.
Descrizione del venditore
"Volcan Rose", 130x97cm, 2020 acrilico e pigmenti su tela
Firmato sul retro, spedito in rotolo.
Serie (En)tropicos/
Giorni che si ripetono. Qualche mese fa abbiamo vissuto
un momento atipico. Il nostro spazio è piccolo e
il tempo è lungo. Siamo stati sopraffatti dalla mancanza di tempo,
ma ora siamo sorpresi dall’eccesso. Un
gesto introspettivo, un nuovo orizzonte, dove
ci avviciniamo alla nostra immaginazione. Lo sconcerto del cambiamento, un
urlo senza precedenti chiede "e ora?
Baptiste usa questo panorama distopico per creare
un’altra alba, una nuova alba. La costruzione di queste
pitture nasce dal bisogno di rinnovare il paesaggio,
dalla volontà di una natura dimenticata. Per riscoprirla, per
rivederla.
Lo stimolo per questa simbiosi si può trovare nella
storia dell’antropologo e fondatore del
strutturalismo, Claude Lévi-Strauss: nel 1935, Lévi-Strauss
partì alla ricerca di un Brasile autentico, puro, dotato
di un’energia selvatica e una natura singolare.
L’autore di "Tristes Tropiques" aveva parzialmente adempiuto
alle sue aspettative del viaggio. La sua angoscia è
presentata in un brano di testo con toni profetici: "Fra poche centinaia di anni, nello stesso luogo,
un altro viaggiatore, disperato quanto me, piangerà la
scomparsa di ciò che avrei potuto vedere e che
mi è sfuggito". Vittima di una doppia mala, tutto ciò che vedo mi ferisce, e mi incolpo implacabilmente di non aver guardato abbastanza bene.
Come un viaggiatore, le tele en(tropicali) di Baptiste lo conducono a trovare un luogo dove possa riscoprire la sua vitalità.
Forse queste specie non esistono, forse questi
paesaggi idilliaci non sono mai esistiti. Ma la finestra
che Baptiste apre lascia entrare l’aria che non riusciamo più
a respirare oggi. Baptiste ci offre una utopia; attraverso i suoi
gesti, propone un cambio di paradigma, un’ecologia possibile. Per i Greci, la parola entropia aveva due
significati: evoluzione e trasformazione. Per i fisici, è una misura del disordine di un sistema. Identificare
il disordine, trasformarlo
Baptiste Laurent (1980, Nantes) è un artista visivo che vive e lavora
a Madrid e Parigi.
Ha esposto presso varie istituzioni artistiche e culturali,
tra cui l’Institut français de Madrid, Le Palais de Tokyo, Galeria
La Caja, Esquina Nua, Espacio Seara, Gazzambo Gallery, Alliance
française, Museo Nacional de Antropología, Galeria FL.
Il suo mezzo tradizionale è la pittura, ma lavora anche in scultura
e sviluppa progetti con una forte componente letteraria, sociale e
antropologica.
Nelle sue ultime pubblicazioni ed esposizioni, "Conversaciones y
puñetazos", "Mauvaises Tournures", "Bajo el Mismo Mar" e "Exit",
ha ripetutamente sperimentato con lavori creativi collaborativi
con altri artisti visivi e autori letterari.
In quanto artista anti-accademico ed eclettico, gli piace sincretizzare
stili pittorici, oscillando tra narrazione neo-figurativa, pittura grafica e astrazione espressionista.
Fondatore del loft condiviso 'Latolier' nel quartiere Usera a Madrid, guida una dinamica comunità di artisti visivi spagnoli e internazionali
"Volcan Rose", 130x97cm, 2020 acrilico e pigmenti su tela
Firmato sul retro, spedito in rotolo.
Serie (En)tropicos/
Giorni che si ripetono. Qualche mese fa abbiamo vissuto
un momento atipico. Il nostro spazio è piccolo e
il tempo è lungo. Siamo stati sopraffatti dalla mancanza di tempo,
ma ora siamo sorpresi dall’eccesso. Un
gesto introspettivo, un nuovo orizzonte, dove
ci avviciniamo alla nostra immaginazione. Lo sconcerto del cambiamento, un
urlo senza precedenti chiede "e ora?
Baptiste usa questo panorama distopico per creare
un’altra alba, una nuova alba. La costruzione di queste
pitture nasce dal bisogno di rinnovare il paesaggio,
dalla volontà di una natura dimenticata. Per riscoprirla, per
rivederla.
Lo stimolo per questa simbiosi si può trovare nella
storia dell’antropologo e fondatore del
strutturalismo, Claude Lévi-Strauss: nel 1935, Lévi-Strauss
partì alla ricerca di un Brasile autentico, puro, dotato
di un’energia selvatica e una natura singolare.
L’autore di "Tristes Tropiques" aveva parzialmente adempiuto
alle sue aspettative del viaggio. La sua angoscia è
presentata in un brano di testo con toni profetici: "Fra poche centinaia di anni, nello stesso luogo,
un altro viaggiatore, disperato quanto me, piangerà la
scomparsa di ciò che avrei potuto vedere e che
mi è sfuggito". Vittima di una doppia mala, tutto ciò che vedo mi ferisce, e mi incolpo implacabilmente di non aver guardato abbastanza bene.
Come un viaggiatore, le tele en(tropicali) di Baptiste lo conducono a trovare un luogo dove possa riscoprire la sua vitalità.
Forse queste specie non esistono, forse questi
paesaggi idilliaci non sono mai esistiti. Ma la finestra
che Baptiste apre lascia entrare l’aria che non riusciamo più
a respirare oggi. Baptiste ci offre una utopia; attraverso i suoi
gesti, propone un cambio di paradigma, un’ecologia possibile. Per i Greci, la parola entropia aveva due
significati: evoluzione e trasformazione. Per i fisici, è una misura del disordine di un sistema. Identificare
il disordine, trasformarlo
Baptiste Laurent (1980, Nantes) è un artista visivo che vive e lavora
a Madrid e Parigi.
Ha esposto presso varie istituzioni artistiche e culturali,
tra cui l’Institut français de Madrid, Le Palais de Tokyo, Galeria
La Caja, Esquina Nua, Espacio Seara, Gazzambo Gallery, Alliance
française, Museo Nacional de Antropología, Galeria FL.
Il suo mezzo tradizionale è la pittura, ma lavora anche in scultura
e sviluppa progetti con una forte componente letteraria, sociale e
antropologica.
Nelle sue ultime pubblicazioni ed esposizioni, "Conversaciones y
puñetazos", "Mauvaises Tournures", "Bajo el Mismo Mar" e "Exit",
ha ripetutamente sperimentato con lavori creativi collaborativi
con altri artisti visivi e autori letterari.
In quanto artista anti-accademico ed eclettico, gli piace sincretizzare
stili pittorici, oscillando tra narrazione neo-figurativa, pittura grafica e astrazione espressionista.
Fondatore del loft condiviso 'Latolier' nel quartiere Usera a Madrid, guida una dinamica comunità di artisti visivi spagnoli e internazionali
