Maschera splendida - Punu - Gabon (Senza prezzo di riserva)





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Titolo: Maschera nera della giustizia - Pounou / Tsangui - Gabon; Origine: Gabon; Gruppo etnico: Punu; Provenienza: Gabon; Materiale: legno; Autenticità: riproduzione.
Descrizione del venditore
Maschera nera di giustizia - Pounou / Tsangui - Gabon
Le maschere del Gabon sono spesso designate con i nomi dei riti a cui partecipano (Bwiti, bwété, byéri, ngil, emboli, okuyi, mukuyi...).
Intervengono in ogni circostanza vitale per la comunità, rituali di carattere sociale (deuil, funerali, malattie), riti di purificazione o fecondità (nascita, adolescenza, verginità), riti di riconciliazione e di giustizia (per ristabilire l’autorità del capo, la buona convivenza nelle famiglie o risolvere conflitti di generazione), o infine riti di protezione (che mirano soprattutto ad attrarre le grazie degli antenati o dei geni...).
Le maschere del Mukuyi, comunemente chiamate «maschere bianche», sono ricoperte di caolino che nell’antichità veniva mescolato a polvere di ossa umane polverizzate. Questa cerea rituale bianca, ancora in uso in tutta l’Africa équatoriale, è chiamata Pfemba.
Segno della comunicazione con il mondo sovrannaturale, la terra argillosa bianca è utilizzata sia dagli uomini sia dalle donne, soprattutto durante i riti del Bwiti.
I nove rombi cherloidi frontali rappresentano i miti fondatori punu, il punto centrale rappresenta lo spirito creatore.
Le maschere nere, più rare, servivano a rendere giustizia. Avevano lo scopo di identificare stregoni, ladri e l’organizzazione di ordalie tramite avvelenamento. Gli iniziati utilizzavano maschere dipinte di nero, che venivano poi accuratamente nascoste.
Queste si avvicinano molto all’estetica Punu, talvolta con un’alta acconciatura a casco, ricoperta di capelli naturali.
I rombi cherloidi che figurano sulle maschere bianche sono di norma assenti sulle maschere nere. Al loro posto la fronte è scavata o presenta una cicatrizzazione verticale, che talvolta si ritrova orizzontalmente sulle guance.
Maschera nera di giustizia - Pounou / Tsangui - Gabon
Le maschere del Gabon sono spesso designate con i nomi dei riti a cui partecipano (Bwiti, bwété, byéri, ngil, emboli, okuyi, mukuyi...).
Intervengono in ogni circostanza vitale per la comunità, rituali di carattere sociale (deuil, funerali, malattie), riti di purificazione o fecondità (nascita, adolescenza, verginità), riti di riconciliazione e di giustizia (per ristabilire l’autorità del capo, la buona convivenza nelle famiglie o risolvere conflitti di generazione), o infine riti di protezione (che mirano soprattutto ad attrarre le grazie degli antenati o dei geni...).
Le maschere del Mukuyi, comunemente chiamate «maschere bianche», sono ricoperte di caolino che nell’antichità veniva mescolato a polvere di ossa umane polverizzate. Questa cerea rituale bianca, ancora in uso in tutta l’Africa équatoriale, è chiamata Pfemba.
Segno della comunicazione con il mondo sovrannaturale, la terra argillosa bianca è utilizzata sia dagli uomini sia dalle donne, soprattutto durante i riti del Bwiti.
I nove rombi cherloidi frontali rappresentano i miti fondatori punu, il punto centrale rappresenta lo spirito creatore.
Le maschere nere, più rare, servivano a rendere giustizia. Avevano lo scopo di identificare stregoni, ladri e l’organizzazione di ordalie tramite avvelenamento. Gli iniziati utilizzavano maschere dipinte di nero, che venivano poi accuratamente nascoste.
Queste si avvicinano molto all’estetica Punu, talvolta con un’alta acconciatura a casco, ricoperta di capelli naturali.
I rombi cherloidi che figurano sulle maschere bianche sono di norma assenti sulle maschere nere. Al loro posto la fronte è scavata o presenta una cicatrizzazione verticale, che talvolta si ritrova orizzontalmente sulle guance.

