Joost Swarte - Eindelijk vrijheid - Silkscreen ** HANDSIGNED+COA **





Aggiungi ai tuoi preferiti per ricevere un avviso quando inizia l'asta.

Otto anni di esperienza come perito presso Balclis, Barcellona, specializzato in poster.
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 131192 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Descrizione del venditore
Serigrafia di Joost Swarte (*)
Intitolata “Eindelijk vrijheid”.
Edizione di lusso su carta vellum di cotone di alto grammo (300 g/m2).
Firma a mano dell’artista.
Includere Certificato di Autenticità (COA).
Specifiche:
Dimensioni: 70 x 50 cm
Anno: 1988
Editore: Atelier Swarte, Harleem.
Stato: Eccellente ( quest’opera non è mai stata incorniciata né esposta, ed è sempre stata conservata in cartella professionale d’arte, per cui è offerta in perfetto stato).
Provenienza: Collezione Privata.
L’opera sarà manovrata e imballata con cura in pacco di cartone rinforzato. La spedizione sarà certificata con numero di tracciamento (UPS / DPD / DHL / FedEx)
La spedizione includerà inoltre assicurazione di trasporto per il valore finale dell’opera con rimborso completo in caso di perdita o danno, a costo zero per l’acquirente.
(*) Joost Swarte, nato il 24 dicembre 1947 a Heemstede, è uno tra i fumettisti olandesi più famosi. Studiò all’Academy of Design di Eindhoven e iniziò a pubblicare nella propria rivista Modern Papier. Non si è limitato al fumetto, si è dimostrato anche un abile designer, architetto e disegnatore di vetrate, sempre riconoscibile per la sua linea chiara. In quanto co-proprietario dell’Editoria Oog & Blik è responsabile del design di molti libri olandesi premiati. Fu uno dei fondatori delle Giornate Internazionali della Striscia a Haarleem, nei Paesi Bassi, ed è emerso come difensore dei fumetti nel mondo dell’arte.
Senza dubbio Joost Swarte è uno di quegli illustratori emblematici del fumetto contemporaneo; il suo stile, apparentemente somigliante a quello di Hergé e delle sue creazioni, ha una logica: nulla garantisce meglio il successo di personaggi e storie se non apparire attraente grazie a modelli preesistenti. In questo senso, Swarte, che ancora vive, è nato nel 1947; non è coevo a Hergé e le sue creazioni nascono con un ritardo di un paio di decenni, Tintin essendo già un prodotto pienamente consolidato.
Swarte crea alcuni dei suoi personaggi con somiglianze estetiche rispetto a ciò che offriva Hergé, e ne dota alcuni anche di una storia d’avventure, forse meno sofisticata di Tintin, ma che permetteva, come obiettivo velato di molti vignettisti del XX secolo, di trasportare i bambini, anche solo con la fantasia, in latitudini che difficilmente visiteranno nella realtà.
Il valore differenziale di questo geniale illustratore olandese, con cui imprime particolarmente i propri disegni, è che la sua base accademica è quella di designer industriale; ciò fa sì che nella composizione delle sue vignette prendano più forza i personaggi rispetto allo sfondo, all’arredamento e ai paesaggi che li compongono. Non disegna per costruire una storia, ma i suoi disegni sono la storia stessa; i personaggi sono più credibili, fondamentalmente parlando, perché le sue vignette hanno una grande ricchezza espressiva.
Questa formazione accademica è un investimento con cui Swarte ci regala la vista: è come se volesse tornare a disegnare da tempo in tempo, se deve disegnare una macchina non è un oggetto semplice, è tutt’altro: cerca di sofisticarla, è un catalogo disegnato e a tutto colore dei prodotti di un negozio di mobili, di utensili, di macchine, di automobili, di edifici e persino di moda.
I suoi meccanismi, quando ha l’occasione di disegnarli, prendono vita: è come se fosse lo schizzo o il prototipo di qualcosa che può diventare realtà, di qualcosa che, seguendo le sue istruzioni, potrebbe entrare in funzione. Non so quali conoscenze di meccanica possa o sappia avere Swarte, ma certo i suoi progetti non restavano in una mera ensoñazione.
E poi ci sono i suoi personaggi: partendo dal presupposto che la lettura delle sue storie è piuttosto caotica, surrealista, forse eccentrica, alcuni personaggi sono così surreali da essere animali antropomorfizzati, cani a due zampe vestiti come esseri umani, o animali che parlano e ragionano perfettamente come te e me.
Non sorprende che alcuni dei suoi personaggi più famosi siano difficili da definire: così è Jopo de Pojo, un giovane burlone, senza malvagità, che si mette nei guai senza volerci arrivare, tutto frutto di doppi sensi, equivoci, distrazioni, casualità… E l’iconico Jopo de Pojo è un ragazzo che potrebbe essere di razza nera, potrebbe essere una scimmia e ha una cresta difficile da incasellare in una figura animale.
Un altro dei suoi personaggi, questa sì totalmente umano, è Anton Makassar, una sorta di investigatore (designer) pazzo che richiama in certa forma il professor Bacterio (Mortadelo y Filemón) del nostro rinomato e non sufficientemente riconosciuto Ibáñez (ha bisogno di un premio importante in vita e non gli arriva).
Abbiamo anche un interessante elemento transgressivo in Swarte: con l’intera massa della sua creazione e la sua maturità negli anni ’70 e ’80 è portatore di una cultura centroeuropea dove non si andava per remilghi in sesso e pornografia; in questo senso i suoi personaggi non hanno pudore né problemi ad apparire nudi (integrali) e con le scene di letto, senza che ciò sia inteso come incitamento alla promiscuità verso il pubblico giovanile. Ed è vero, perché nulla c’è di peggio per le depravazioni sessuali che voler vedere qualcosa di pernicioso in qualcosa di così naturale come il nostro corpo: quelle repressioni sono quelle che hanno creato molti predatori sessuali nel corso della storia recente.
Un aspetto di Joost Swarte emerge in ogni biografia: una dimensione che va oltre il fumettista e che già si intravedeva all’inizio; ebbe l’opportunità di progettare e di realizzare davvero, poiché progettò il teatro Toneelschuur ad Haarlem. Haarlem, Paesi Bassi, è una di quelle citt�� non chiedetemi perché; sono ragioni personali che mi piacerebbe esplorare e temo di non riuscire. Il suo progetto è, quanto meno, curioso e lo percepisco come una continuazione delle sue storie a fumetti. Ha anche progettato edifici di appartamenti.
Swarte è molto più che la sua nicchia di fumettista: i suoi progetti spaziano un po’ ovunque: vetrate, murales, manifesti e cartelloni (oggi autentici oggetti da collezione), carte da gioco, tappeti, carta regalo… Indubbiamente un disegnatore necessario per concepire l’evoluzione del fumetto contemporaneo.
Il venditore si racconta
Serigrafia di Joost Swarte (*)
Intitolata “Eindelijk vrijheid”.
Edizione di lusso su carta vellum di cotone di alto grammo (300 g/m2).
Firma a mano dell’artista.
Includere Certificato di Autenticità (COA).
Specifiche:
Dimensioni: 70 x 50 cm
Anno: 1988
Editore: Atelier Swarte, Harleem.
Stato: Eccellente ( quest’opera non è mai stata incorniciata né esposta, ed è sempre stata conservata in cartella professionale d’arte, per cui è offerta in perfetto stato).
Provenienza: Collezione Privata.
L’opera sarà manovrata e imballata con cura in pacco di cartone rinforzato. La spedizione sarà certificata con numero di tracciamento (UPS / DPD / DHL / FedEx)
La spedizione includerà inoltre assicurazione di trasporto per il valore finale dell’opera con rimborso completo in caso di perdita o danno, a costo zero per l’acquirente.
(*) Joost Swarte, nato il 24 dicembre 1947 a Heemstede, è uno tra i fumettisti olandesi più famosi. Studiò all’Academy of Design di Eindhoven e iniziò a pubblicare nella propria rivista Modern Papier. Non si è limitato al fumetto, si è dimostrato anche un abile designer, architetto e disegnatore di vetrate, sempre riconoscibile per la sua linea chiara. In quanto co-proprietario dell’Editoria Oog & Blik è responsabile del design di molti libri olandesi premiati. Fu uno dei fondatori delle Giornate Internazionali della Striscia a Haarleem, nei Paesi Bassi, ed è emerso come difensore dei fumetti nel mondo dell’arte.
Senza dubbio Joost Swarte è uno di quegli illustratori emblematici del fumetto contemporaneo; il suo stile, apparentemente somigliante a quello di Hergé e delle sue creazioni, ha una logica: nulla garantisce meglio il successo di personaggi e storie se non apparire attraente grazie a modelli preesistenti. In questo senso, Swarte, che ancora vive, è nato nel 1947; non è coevo a Hergé e le sue creazioni nascono con un ritardo di un paio di decenni, Tintin essendo già un prodotto pienamente consolidato.
Swarte crea alcuni dei suoi personaggi con somiglianze estetiche rispetto a ciò che offriva Hergé, e ne dota alcuni anche di una storia d’avventure, forse meno sofisticata di Tintin, ma che permetteva, come obiettivo velato di molti vignettisti del XX secolo, di trasportare i bambini, anche solo con la fantasia, in latitudini che difficilmente visiteranno nella realtà.
Il valore differenziale di questo geniale illustratore olandese, con cui imprime particolarmente i propri disegni, è che la sua base accademica è quella di designer industriale; ciò fa sì che nella composizione delle sue vignette prendano più forza i personaggi rispetto allo sfondo, all’arredamento e ai paesaggi che li compongono. Non disegna per costruire una storia, ma i suoi disegni sono la storia stessa; i personaggi sono più credibili, fondamentalmente parlando, perché le sue vignette hanno una grande ricchezza espressiva.
Questa formazione accademica è un investimento con cui Swarte ci regala la vista: è come se volesse tornare a disegnare da tempo in tempo, se deve disegnare una macchina non è un oggetto semplice, è tutt’altro: cerca di sofisticarla, è un catalogo disegnato e a tutto colore dei prodotti di un negozio di mobili, di utensili, di macchine, di automobili, di edifici e persino di moda.
I suoi meccanismi, quando ha l’occasione di disegnarli, prendono vita: è come se fosse lo schizzo o il prototipo di qualcosa che può diventare realtà, di qualcosa che, seguendo le sue istruzioni, potrebbe entrare in funzione. Non so quali conoscenze di meccanica possa o sappia avere Swarte, ma certo i suoi progetti non restavano in una mera ensoñazione.
E poi ci sono i suoi personaggi: partendo dal presupposto che la lettura delle sue storie è piuttosto caotica, surrealista, forse eccentrica, alcuni personaggi sono così surreali da essere animali antropomorfizzati, cani a due zampe vestiti come esseri umani, o animali che parlano e ragionano perfettamente come te e me.
Non sorprende che alcuni dei suoi personaggi più famosi siano difficili da definire: così è Jopo de Pojo, un giovane burlone, senza malvagità, che si mette nei guai senza volerci arrivare, tutto frutto di doppi sensi, equivoci, distrazioni, casualità… E l’iconico Jopo de Pojo è un ragazzo che potrebbe essere di razza nera, potrebbe essere una scimmia e ha una cresta difficile da incasellare in una figura animale.
Un altro dei suoi personaggi, questa sì totalmente umano, è Anton Makassar, una sorta di investigatore (designer) pazzo che richiama in certa forma il professor Bacterio (Mortadelo y Filemón) del nostro rinomato e non sufficientemente riconosciuto Ibáñez (ha bisogno di un premio importante in vita e non gli arriva).
Abbiamo anche un interessante elemento transgressivo in Swarte: con l’intera massa della sua creazione e la sua maturità negli anni ’70 e ’80 è portatore di una cultura centroeuropea dove non si andava per remilghi in sesso e pornografia; in questo senso i suoi personaggi non hanno pudore né problemi ad apparire nudi (integrali) e con le scene di letto, senza che ciò sia inteso come incitamento alla promiscuità verso il pubblico giovanile. Ed è vero, perché nulla c’è di peggio per le depravazioni sessuali che voler vedere qualcosa di pernicioso in qualcosa di così naturale come il nostro corpo: quelle repressioni sono quelle che hanno creato molti predatori sessuali nel corso della storia recente.
Un aspetto di Joost Swarte emerge in ogni biografia: una dimensione che va oltre il fumettista e che già si intravedeva all’inizio; ebbe l’opportunità di progettare e di realizzare davvero, poiché progettò il teatro Toneelschuur ad Haarlem. Haarlem, Paesi Bassi, è una di quelle citt�� non chiedetemi perché; sono ragioni personali che mi piacerebbe esplorare e temo di non riuscire. Il suo progetto è, quanto meno, curioso e lo percepisco come una continuazione delle sue storie a fumetti. Ha anche progettato edifici di appartamenti.
Swarte è molto più che la sua nicchia di fumettista: i suoi progetti spaziano un po’ ovunque: vetrate, murales, manifesti e cartelloni (oggi autentici oggetti da collezione), carte da gioco, tappeti, carta regalo… Indubbiamente un disegnatore necessario per concepire l’evoluzione del fumetto contemporaneo.
