Volker Rossenbach - Birdland-Gambit






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Volker Rossenbach, Birdland-Gambit, ritratto originale in tecnica mista del 2025, firmata a mano, venduta con cornice in legno di rovere, 120 x 90 cm, peso 3 kg, in eccellente stato, periodo 2020 e oltre.
Descrizione del venditore
Der Narrativismus von Volker Rossenbach, tra riferimenti storico-artistici e una propensione all’espressione interdisciplinare
Esistono percorsi di vita e atteggiamenti di alcuni rappresentanti dell’arte contemporanea che conducono alla consapevolezza che l’approccio figurativo non deve necessariamente essere separato da quello letterario, filosofico, storico e sociologico, affinché possano unirsi per offrire una prospettiva insolita proprio per via della loro incertezza rispetto a una classificazione in un unico ambito. Non solo: ci sono artisti che aggiungono anche l’assoluto bisogno contemporaneo di confrontarsi con strumenti meno tradizionali, meno ortodossi – se così si vuole dire –, strumenti che si distinguono nettamente dallo stile pittorico risultante eppure sono incredibilmente armoniosi e collocati in una modernità ormai imprescindibile. Il protagonista di oggi è tutto questo e molto di più: attinge al profondo sapere sulla storia dell’arte e sulla letteratura, mescolando entrambi, raccogliendo le intuizioni e le teorie degli avanguardisti del Novecento.
Nei primi decenni del XX secolo la cultura sociale fu costretta a constatare che tutte le convinzioni, le certezze e le regole che avevano plasmato l’arte fino a quel momento, in una corrente chiamata Dadaismo nata in Svizzera ma che si diffuse poi in altri paesi europei, assumevano una posizione dissacrante, sarcastica e polemica nei confronti del sistema dell’arte dell’epoca. Oltre alla conseguente rappresentazione visiva, basata sulla ironica trasformazione di qualsiasi oggetto in un’opera d’arte, l’innovazione fu l’introduzione o meglio la fusione di altre discipline nell’esperimento, che autori come Tristan Tzara, Hans Arp e Marcel Duchamp consideravano decisive per l’intera movimento. Il teatro, la fotografia, il collage e la fotomontage furono le sinergie anticipate dai dadaisti e poi strumenti dal Bauhaus, la grande e rivoluzionaria scuola di arti applicate della Repubblica di Weimar in Germania, che non si limitò a utilizzare le intuizioni dei predecessori della corrente svizzera, ma decise anche di introdurre molte altre tecniche che si potevano collegare all’arte, come era già stato anticipato da un’altra nascente corrente, i Arts and Crafts. Con i tempi che cambiarono e la società che attraversò una profonda trasformazione, per il direttore Walter Gropius fu necessario includere nel piano di studi discipline come architettura, teatro, grafica, pubblicità, tessitura, lavorazione dei metalli e molte altre, che seppur considerate artigianali, erano in piena armonia con l’arte nel suo senso più alto e più completo. Sebbene il Bauhaus si ispirasse formalmente al De Stijl, il suo cammino sottolineò l’importanza della fusione di diverse forme di espressione, attraverso cui era possibile collegare e introdurre quelle innovazioni che, nel corso degli anni e soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, furono destinate a farsi strada. Una di esse fu la Computergrafica, creata da un matematico e un filosofo, Ben Laposki e Manfred Frank, che usarono onde luminose tramite oscilloscopi per generare tracciati artistici indefiniti e astratti; questi esperimenti costituirono solo l’inizio di un’arte digitale che inizialmente fu osteggiata e considerata espressione inferiore, poiché accessibile a tutti. Oggi si è però perfezionata e richiede particolari abilità artigianali. Essa trova molteplici ambiti di impiego, dall’arte alla grafica e pubblicità fino alle installazioni multimediali, in particolare per quegli artisti che amano sperimentare e fondere insieme diverse tecniche, e si è conquistata un posto al vertice del panorama artistico contemporaneo. L’artista tedesco Volker Rossenbach ha seguito un percorso professionale che lo ha costantemente posto a contatto con l’innovazione, ma anche con la sua vivacità intellettuale e culturale, grazie alla quale si è confrontato non solo con l’arte, ma anche con la letteratura e la storia – ambiti che sono sempre stati intrecciati con una lingua figurativa classica, quasi rinascimentale, che però fa uso della tecnologia digitale. Le possibilità infinite offerte dall’arte digitale al giorno d’oggi e il bisogno di un ritorno a un’estetica classica e tradizionale – insomma, in qualche modo in contrasto con le origini della sua pratica – plasmano il suo stile visivo, nato dall’unione di disegni e fotografie, arricchiti da filtri e strutture, poi scannerizzati e riassemblati in un’immagine con l’aiuto di Photoshop e Illustrator; su cui interverrà manualmente con colori acrilici, pennarelli e gessi per dare all’opera il suo aspetto definitivo. Le sue opere più recenti sono ispirate a motivi della letteratura internazionale con forte carattere narrativo, che mescolano citazioni e riferimenti ai capolavori della storia dell’arte, e dove non manca il suo sguardo ironico e la sua interpretazione, legati a riflessioni su temi attuali. Sembrerebbe quasi che Volker Rossenbach voglia sottolineare come il passato, nonostante le differenze apparenti, non sia in realtà così lontano dal presente. Forse questa è la profondità del significato attribuitogli al termine della sua arte, per il suo approccio pittorico che nasce dall’ultima tecnica ibrida, ossia il narrativismo, in cui la tradizione artistica studiata nel corso degli anni diventa interprete di riferimenti a pensieri filosofico-narrativi di autori da tutto il mondo, purché in sintonia con il momento dell’esecuzione e al contempo riconducibile all’osservazione sociologica e personale di un mondo che sembra correre troppo in fretta per poterne fermare il ritmo, per contemplarne la bellezza di un singolo istante. Tale filo di pensiero percorre l’opera Mystwelt (Autoritratto sull’isola Myst), in cui Volker Rossenbach si posiziona di schiena alla fotocamera in una scena che richiama l’opera celeberrima del romantico tedesco Caspar David Friedrich intitolata Wanderer above the Sea of Fog; a differenza del pittore del XIX secolo, qui l’opera è però arricchita di dettagli metafisici che simbolizzano che tutto, anche se visibile nitidamente e non avvolto dalla coltre di nebbia, possa essere un mistero insondabile, a meno che non si abbia la pazienza e la volontà di fermarsi e guardare più a fondo della superficie delle cose. La giacca richiama le sovrapposizioni di vuoto e pienezza nelle visioni surrealiste di René Magritte, mentre in basso a destra si intravede una delle figure di Giorgio De Chirico; l’opera è in sostanza una sintesi della vita di Volker Rossenbach, un lungo viaggio nella storia dell’arte e nelle opere letterarie più avvincenti, da cui emerge il messaggio di Antoine de Saint-Exupéry in Il piccolo principe: l’essenziale è invisibile agli occhi. In Der Wald der magischen Wesen unisce la bellezza cromatica della natura alla presenza di animali tropicali quali pappagalli, tucani e camaleoni, e mette al centro l’immagine di una pittrice la cui capacità di convivere con il dolore, ma anche la profonda impronta della storia dell’arte del XX secolo hanno fatto di lei una quasi eroina soprannaturale – parlo ovviamente di Frida Kahlo. Accanto a lei, in un mondo futuristico, l’autore introduce una figura femminile umanoide, una proiezione di come potrebbe apparire l’uomo di domani in un contesto in cui l’energia vitale della natura è forse attenuata dall’ossessione contemporanea di fronte a essa. La magia a cui allude il titolo attraversa così il tempo, infrange i confini e permette una visione globale che può diventare un ammonimento a prestare maggiore attenzione al futuro, pur mantenendo sempre nel cuore l’armonia e la vitalità del passato. Siddharta ha invece un doppio significato: da un lato rappresenta una sintesi visiva dell’interpretazione di Volker Rossenbach del capolavoro di Hermann Hesse cui fa riferimento il titolo, dall’altro è espressione del suo significato più profondo, per cui il romanzo breve, al momento della sua pubblicazione, divenne famoso, ovvero la ricerca di se stessi, il desiderio di ritrovare se stessi, l’orgoglio dell’individuo di fronte al mondo e alla storia, in un periodo postbellico immediatamente successivo, in cui ogni certezza e ogni punto di riferimento andavano perduti a causa delle atrocità dei nazisti. Nell’opera traspare tutta l’atmosfera mistica e orientale che caratterizza il romanzo, così come la simbologia della libertà e il riferimento all’essenza vera, suprema e spirituale su cui si basavano l’intuizione di Siddhartha e la sua capacità di autoanalisi; l’aspetto mistico della figura al centro del dipinto è ancora più impressionante grazie all’uso di colori vividi e saturi, legato alla filosofia hippie, a cui il libro è spesso associato come simbolo dei valori di un movimento che ha cambiato il mondo. Volker Rossenbach concluse nel 1969 i suoi studi nel campo del graphic design e, dopo aver lavorato come Art Director e Creative Director per agenzie internazionali come Leo Burnett o Grey, fondò la propria agenzia, la E/B/D a Düsseldorf; le sue opere, tra cui la grande campagna Coca‑Cola dal 1976 al 1978, sono state premiate più volte. Delle opere di stampo più sperimentale dei primi anni della sua attività è giunto a una visione più figurativa e tradizionale, pur conservando la sua propensione a utilizzare e mescolare strumenti espressivi innovativi e non convenzionali; può vantare partecipazioni a mostre collettive e personali in Germania.
Testo: Marta Lock, Italia. Storica dell’arte e curatrice.
Quest’opera, Birdland-Gambit, fa parte della mia serie di ritratti con un uccello. La resa è basata su un disegno fatto da un modello dal vivo. La tela è incorniciata in una cornice in legno di quercia.
Le mie opere si trovano nei seguenti paesi: USA (New York, Phoenix, Miami, Springfield, Santa Barbara), Canada ( Montréal ), Singapore, Taipei, Finlandia, Italia, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Romania, Austria, Lussemburgo e in molti luoghi della Germania.
Esposizioni nazionali e internazionali.
Ulteriori informazioni su rossenbachart online.
Der Narrativismus von Volker Rossenbach, tra riferimenti storico-artistici e una propensione all’espressione interdisciplinare
Esistono percorsi di vita e atteggiamenti di alcuni rappresentanti dell’arte contemporanea che conducono alla consapevolezza che l’approccio figurativo non deve necessariamente essere separato da quello letterario, filosofico, storico e sociologico, affinché possano unirsi per offrire una prospettiva insolita proprio per via della loro incertezza rispetto a una classificazione in un unico ambito. Non solo: ci sono artisti che aggiungono anche l’assoluto bisogno contemporaneo di confrontarsi con strumenti meno tradizionali, meno ortodossi – se così si vuole dire –, strumenti che si distinguono nettamente dallo stile pittorico risultante eppure sono incredibilmente armoniosi e collocati in una modernità ormai imprescindibile. Il protagonista di oggi è tutto questo e molto di più: attinge al profondo sapere sulla storia dell’arte e sulla letteratura, mescolando entrambi, raccogliendo le intuizioni e le teorie degli avanguardisti del Novecento.
Nei primi decenni del XX secolo la cultura sociale fu costretta a constatare che tutte le convinzioni, le certezze e le regole che avevano plasmato l’arte fino a quel momento, in una corrente chiamata Dadaismo nata in Svizzera ma che si diffuse poi in altri paesi europei, assumevano una posizione dissacrante, sarcastica e polemica nei confronti del sistema dell’arte dell’epoca. Oltre alla conseguente rappresentazione visiva, basata sulla ironica trasformazione di qualsiasi oggetto in un’opera d’arte, l’innovazione fu l’introduzione o meglio la fusione di altre discipline nell’esperimento, che autori come Tristan Tzara, Hans Arp e Marcel Duchamp consideravano decisive per l’intera movimento. Il teatro, la fotografia, il collage e la fotomontage furono le sinergie anticipate dai dadaisti e poi strumenti dal Bauhaus, la grande e rivoluzionaria scuola di arti applicate della Repubblica di Weimar in Germania, che non si limitò a utilizzare le intuizioni dei predecessori della corrente svizzera, ma decise anche di introdurre molte altre tecniche che si potevano collegare all’arte, come era già stato anticipato da un’altra nascente corrente, i Arts and Crafts. Con i tempi che cambiarono e la società che attraversò una profonda trasformazione, per il direttore Walter Gropius fu necessario includere nel piano di studi discipline come architettura, teatro, grafica, pubblicità, tessitura, lavorazione dei metalli e molte altre, che seppur considerate artigianali, erano in piena armonia con l’arte nel suo senso più alto e più completo. Sebbene il Bauhaus si ispirasse formalmente al De Stijl, il suo cammino sottolineò l’importanza della fusione di diverse forme di espressione, attraverso cui era possibile collegare e introdurre quelle innovazioni che, nel corso degli anni e soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, furono destinate a farsi strada. Una di esse fu la Computergrafica, creata da un matematico e un filosofo, Ben Laposki e Manfred Frank, che usarono onde luminose tramite oscilloscopi per generare tracciati artistici indefiniti e astratti; questi esperimenti costituirono solo l’inizio di un’arte digitale che inizialmente fu osteggiata e considerata espressione inferiore, poiché accessibile a tutti. Oggi si è però perfezionata e richiede particolari abilità artigianali. Essa trova molteplici ambiti di impiego, dall’arte alla grafica e pubblicità fino alle installazioni multimediali, in particolare per quegli artisti che amano sperimentare e fondere insieme diverse tecniche, e si è conquistata un posto al vertice del panorama artistico contemporaneo. L’artista tedesco Volker Rossenbach ha seguito un percorso professionale che lo ha costantemente posto a contatto con l’innovazione, ma anche con la sua vivacità intellettuale e culturale, grazie alla quale si è confrontato non solo con l’arte, ma anche con la letteratura e la storia – ambiti che sono sempre stati intrecciati con una lingua figurativa classica, quasi rinascimentale, che però fa uso della tecnologia digitale. Le possibilità infinite offerte dall’arte digitale al giorno d’oggi e il bisogno di un ritorno a un’estetica classica e tradizionale – insomma, in qualche modo in contrasto con le origini della sua pratica – plasmano il suo stile visivo, nato dall’unione di disegni e fotografie, arricchiti da filtri e strutture, poi scannerizzati e riassemblati in un’immagine con l’aiuto di Photoshop e Illustrator; su cui interverrà manualmente con colori acrilici, pennarelli e gessi per dare all’opera il suo aspetto definitivo. Le sue opere più recenti sono ispirate a motivi della letteratura internazionale con forte carattere narrativo, che mescolano citazioni e riferimenti ai capolavori della storia dell’arte, e dove non manca il suo sguardo ironico e la sua interpretazione, legati a riflessioni su temi attuali. Sembrerebbe quasi che Volker Rossenbach voglia sottolineare come il passato, nonostante le differenze apparenti, non sia in realtà così lontano dal presente. Forse questa è la profondità del significato attribuitogli al termine della sua arte, per il suo approccio pittorico che nasce dall’ultima tecnica ibrida, ossia il narrativismo, in cui la tradizione artistica studiata nel corso degli anni diventa interprete di riferimenti a pensieri filosofico-narrativi di autori da tutto il mondo, purché in sintonia con il momento dell’esecuzione e al contempo riconducibile all’osservazione sociologica e personale di un mondo che sembra correre troppo in fretta per poterne fermare il ritmo, per contemplarne la bellezza di un singolo istante. Tale filo di pensiero percorre l’opera Mystwelt (Autoritratto sull’isola Myst), in cui Volker Rossenbach si posiziona di schiena alla fotocamera in una scena che richiama l’opera celeberrima del romantico tedesco Caspar David Friedrich intitolata Wanderer above the Sea of Fog; a differenza del pittore del XIX secolo, qui l’opera è però arricchita di dettagli metafisici che simbolizzano che tutto, anche se visibile nitidamente e non avvolto dalla coltre di nebbia, possa essere un mistero insondabile, a meno che non si abbia la pazienza e la volontà di fermarsi e guardare più a fondo della superficie delle cose. La giacca richiama le sovrapposizioni di vuoto e pienezza nelle visioni surrealiste di René Magritte, mentre in basso a destra si intravede una delle figure di Giorgio De Chirico; l’opera è in sostanza una sintesi della vita di Volker Rossenbach, un lungo viaggio nella storia dell’arte e nelle opere letterarie più avvincenti, da cui emerge il messaggio di Antoine de Saint-Exupéry in Il piccolo principe: l’essenziale è invisibile agli occhi. In Der Wald der magischen Wesen unisce la bellezza cromatica della natura alla presenza di animali tropicali quali pappagalli, tucani e camaleoni, e mette al centro l’immagine di una pittrice la cui capacità di convivere con il dolore, ma anche la profonda impronta della storia dell’arte del XX secolo hanno fatto di lei una quasi eroina soprannaturale – parlo ovviamente di Frida Kahlo. Accanto a lei, in un mondo futuristico, l’autore introduce una figura femminile umanoide, una proiezione di come potrebbe apparire l’uomo di domani in un contesto in cui l’energia vitale della natura è forse attenuata dall’ossessione contemporanea di fronte a essa. La magia a cui allude il titolo attraversa così il tempo, infrange i confini e permette una visione globale che può diventare un ammonimento a prestare maggiore attenzione al futuro, pur mantenendo sempre nel cuore l’armonia e la vitalità del passato. Siddharta ha invece un doppio significato: da un lato rappresenta una sintesi visiva dell’interpretazione di Volker Rossenbach del capolavoro di Hermann Hesse cui fa riferimento il titolo, dall’altro è espressione del suo significato più profondo, per cui il romanzo breve, al momento della sua pubblicazione, divenne famoso, ovvero la ricerca di se stessi, il desiderio di ritrovare se stessi, l’orgoglio dell’individuo di fronte al mondo e alla storia, in un periodo postbellico immediatamente successivo, in cui ogni certezza e ogni punto di riferimento andavano perduti a causa delle atrocità dei nazisti. Nell’opera traspare tutta l’atmosfera mistica e orientale che caratterizza il romanzo, così come la simbologia della libertà e il riferimento all’essenza vera, suprema e spirituale su cui si basavano l’intuizione di Siddhartha e la sua capacità di autoanalisi; l’aspetto mistico della figura al centro del dipinto è ancora più impressionante grazie all’uso di colori vividi e saturi, legato alla filosofia hippie, a cui il libro è spesso associato come simbolo dei valori di un movimento che ha cambiato il mondo. Volker Rossenbach concluse nel 1969 i suoi studi nel campo del graphic design e, dopo aver lavorato come Art Director e Creative Director per agenzie internazionali come Leo Burnett o Grey, fondò la propria agenzia, la E/B/D a Düsseldorf; le sue opere, tra cui la grande campagna Coca‑Cola dal 1976 al 1978, sono state premiate più volte. Delle opere di stampo più sperimentale dei primi anni della sua attività è giunto a una visione più figurativa e tradizionale, pur conservando la sua propensione a utilizzare e mescolare strumenti espressivi innovativi e non convenzionali; può vantare partecipazioni a mostre collettive e personali in Germania.
Testo: Marta Lock, Italia. Storica dell’arte e curatrice.
Quest’opera, Birdland-Gambit, fa parte della mia serie di ritratti con un uccello. La resa è basata su un disegno fatto da un modello dal vivo. La tela è incorniciata in una cornice in legno di quercia.
Le mie opere si trovano nei seguenti paesi: USA (New York, Phoenix, Miami, Springfield, Santa Barbara), Canada ( Montréal ), Singapore, Taipei, Finlandia, Italia, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Romania, Austria, Lussemburgo e in molti luoghi della Germania.
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