Josep Mª Subirachs (1927-2014) - The sovs





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Litografia intitolata The sovs di Josep Mª Subirachs (2005), tiratura 59/150 firmata a mano, venduta con cornice e in buone condizioni, misure litografia 50 x 67 cm, cornice 54 x 72 cm, provenienza Spagna.
Descrizione del venditore
Firmata a matita dall'artista nella parte inferiore e tiratura 59/150
In buono stato di conservazione
Viene presentata incorniciata (leggeri segni di usura nell'incorniciatura)
Misure litografia: 50 cm x 67 cm.
Misure cornice: 54 cm x 72 cm.
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Subirachs Sitjar, José Maria. Barcellona, 11.III.1927 – 7.IV.2014. Scultore, disegnatore e incisore.
Nato nel seno di una famiglia della classe operaia, a quindici anni entrò come apprendista nello studio dello scultore Enrique Monjo. Per un certo periodo combinò il lavoro con alcune lezioni di disegno presso la Scuola Superiore di Belle Arti di Barcellona, dove partecipava come allievo libero. Con Monjo imparò il mestiere, ma il maestro che lo influenzò più direttamente fu Enrique Casanovas, con cui poté lavorare solo per un breve periodo, poiché il celebre scultore neocentista morì nel 1948, pochi mesi dopo che Subirachs entrò nel suo studio come assistente.
L'influenza del mediterraneismo neocentista è patente nelle sue opere giovanili, anche se la stilizzazione di quelle figure di terracotta già prefigurava quella che sarebbe stata la sua fase espressionista, iniziata negli anni cinquanta con sculture come Europa (1953), Mosè (1953), La Donna di Putifar (1954), Edipo e Antigone (1955) o Le Parche (1956).
Nel 1951 l'Istituto Francese di Barcellona gli aveva concesso una borsa di studio per ampliare gli studi a Parigi e nello stesso anno partecipò alla Prima Biennale Hispanoamericana di Madrid; nel 1953 ottenne il Primo Premio di Scultura al “Salón de Jazz” di Barcellona e partecipò alla Seconda Biennale Hispanoamericana de La Habana. L'anno successivo si trasferì in Belgio, dove risiedette per due anni e partecipò alla Biennale di Anversa. Fu da quel momento che divenne uno scultore professionista che vide la possibilità di guadagnarsi da vivere con la sua opera.
Dall'espressionismo derivò verso un'astrazione organicista con opere come La Torre di Babel (1955), in un processo verso uno stile personale sempre più lontano dai riferimenti figurativi e che, alla fine degli anni cinquanta, lo portò a interessarsi al ferro, ma non come materiale lavorato all'uso degli artigiani forgiatori bensì utilizzando tecniche industriali come la saldatura. Nello stesso periodo lavorò con altri materiali (bronzo, calcestruzzo, terracotta, gres, ceramica, legno), cercando di evidenziare in ognuno le qualità plastiche delle sue varie strutture, tonalità e texture. Per ottenere l'equilibrio di alcune opere incorporò blocchi di pietra, non con funzione di bases, ma come contrappeso, o composed strutture di ferro e legno come Tekel (1958), opera che meritò il Premio di Scultura Julio González.
Tra il 1958 e il 1960 avviò la sua importante contribuição nel campo della scultura pubblica, essendo il primo scultore a collocare opere astratte nella via pubblica di Barcellona: Forma 212 (1958, Barcellona, Paseo del Valle de Hebrón), Evocación marina (1958-1960, Barcellona, Paseo Juan de Borbón), non senza provocare polemiche a causa della sua modernità. Nello stesso periodo lavorò al santuario della Virgen del Camino, inaugurato nel 1961 a León, dove realizzò le monumental figure della facciata (la Virgen e i dodici apostoli), quattro porte scolpite in bronzo e vari elementi per l'interno del medesimo tempio: tabernacolo, crocifissi, pulpiti, candelabri, lampade. Questo complesso, considerato una pietra miliare nel rinnovamento artistico spagnolo del XX secolo, rappresenta una parentesi figurativa e, al contempo, la culminazione della sua fase espressionista. Contemporaneamente iniziò la serie che José Corredor-Matheos chiamò delle “penetraciones y las tensiones”, con pezzi incastrati tra loro e tiranti e viti di ferro come elementi plastici più comuni. Tra le opere monumentali più rappresentative di questa fase spicca il Monumento alle Olimpiadi di Messico (1968, Città del Messico).
A partire dagli anni settanta optò per una nuova figurazione che lo portò a rivendicare, in modo aperto e manifesto, il Tema (con la T maiuscola) e già definitivamente costituì la sua iconografia caratteristica, prodotto delle sue costanti riflessioni: la relazione uomo-donna, la vita e la morte, il ruolo dell'uomo nel mondo, il ruolo dell'arte nel corso della storia.
Da quel momento tutto il suo lavoro fu condizionato da una dualità dialettica, da un contrappunto di elementi che si opponevano e si completavano. I principali risorse plastiche che introdusse furono i profili correnti formando fregi con modanature, le forme tornite, le balaustre, il gioco positivo-negativo e, persino, la combinazione di elementi scultorei e pittorici. Verso la metà dei settanta intensificò i riferimenti iconografici del Rinascimento e del Barocco, con omaggi o allusioni a opere di Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Bernini, Dürer o Rembrandt. Nella stessa epoca incorporò elementi classici come capitelli, cariatidi, nicchie, balaustre e connotazioni mitologiche.
Nel 1986 Subirachs ricevette l'incarico di realizzare il complesso scultoreo della facciata della Passione della Sagrada Família, il tempio espiatorio che Gaudí progettò e avviò ma lasciò in completato a Barcellona.
Per rappresentare le diverse scene degli ultimi giorni della vita di Gesù Cristo lo scultore recuperò l'espressionismo figurativo, con l'intento di accentuare il patetismo che il tema richiedeva, ma parallellamente, creando altre opere al di fuori di quel incarico, recuperò e adattò il linguaggio dell'astrazione con strutture dominate da forme geometriche.
Così riuscì a creare opere di concezione metafisica, attraverso le quali cercava di esprimere le tensioni del mondo naturale, fuggendo dalla figurazione e ricorrendo a un linguaggio carico di riferimenti architettonici.
Oltre alla sua attività di scultore, Subirachs è stato un prolifico disegnatore e autore di opere grafiche, in cui si dedicò a partire dal 1970, sia nel campo dell'incisione calcografica, soprattutto nell'acquaforte, sia in litografia. Spesso i disegni sono introduttivi di un tema, cioè la prima versione di ciò che poi diventerà una scultura o un rilievo, mentre le litografie tendono a divulgare un'opera scultorea moltiplicando la sua immagine con molte varianti.
Oltre alla notevole presenza della produzione di Subirachs su tutto il territorio catalano, con innumerevoli opere monumentali cariche di simbolismo allusivo alla storia della Catalogna, si aggiunge una notevole proiezione internazionale, con numerose mostre celebrate e opere monumentali in città e musei di tutto il mondo.
Firmata a matita dall'artista nella parte inferiore e tiratura 59/150
In buono stato di conservazione
Viene presentata incorniciata (leggeri segni di usura nell'incorniciatura)
Misure litografia: 50 cm x 67 cm.
Misure cornice: 54 cm x 72 cm.
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Subirachs Sitjar, José Maria. Barcellona, 11.III.1927 – 7.IV.2014. Scultore, disegnatore e incisore.
Nato nel seno di una famiglia della classe operaia, a quindici anni entrò come apprendista nello studio dello scultore Enrique Monjo. Per un certo periodo combinò il lavoro con alcune lezioni di disegno presso la Scuola Superiore di Belle Arti di Barcellona, dove partecipava come allievo libero. Con Monjo imparò il mestiere, ma il maestro che lo influenzò più direttamente fu Enrique Casanovas, con cui poté lavorare solo per un breve periodo, poiché il celebre scultore neocentista morì nel 1948, pochi mesi dopo che Subirachs entrò nel suo studio come assistente.
L'influenza del mediterraneismo neocentista è patente nelle sue opere giovanili, anche se la stilizzazione di quelle figure di terracotta già prefigurava quella che sarebbe stata la sua fase espressionista, iniziata negli anni cinquanta con sculture come Europa (1953), Mosè (1953), La Donna di Putifar (1954), Edipo e Antigone (1955) o Le Parche (1956).
Nel 1951 l'Istituto Francese di Barcellona gli aveva concesso una borsa di studio per ampliare gli studi a Parigi e nello stesso anno partecipò alla Prima Biennale Hispanoamericana di Madrid; nel 1953 ottenne il Primo Premio di Scultura al “Salón de Jazz” di Barcellona e partecipò alla Seconda Biennale Hispanoamericana de La Habana. L'anno successivo si trasferì in Belgio, dove risiedette per due anni e partecipò alla Biennale di Anversa. Fu da quel momento che divenne uno scultore professionista che vide la possibilità di guadagnarsi da vivere con la sua opera.
Dall'espressionismo derivò verso un'astrazione organicista con opere come La Torre di Babel (1955), in un processo verso uno stile personale sempre più lontano dai riferimenti figurativi e che, alla fine degli anni cinquanta, lo portò a interessarsi al ferro, ma non come materiale lavorato all'uso degli artigiani forgiatori bensì utilizzando tecniche industriali come la saldatura. Nello stesso periodo lavorò con altri materiali (bronzo, calcestruzzo, terracotta, gres, ceramica, legno), cercando di evidenziare in ognuno le qualità plastiche delle sue varie strutture, tonalità e texture. Per ottenere l'equilibrio di alcune opere incorporò blocchi di pietra, non con funzione di bases, ma come contrappeso, o composed strutture di ferro e legno come Tekel (1958), opera che meritò il Premio di Scultura Julio González.
Tra il 1958 e il 1960 avviò la sua importante contribuição nel campo della scultura pubblica, essendo il primo scultore a collocare opere astratte nella via pubblica di Barcellona: Forma 212 (1958, Barcellona, Paseo del Valle de Hebrón), Evocación marina (1958-1960, Barcellona, Paseo Juan de Borbón), non senza provocare polemiche a causa della sua modernità. Nello stesso periodo lavorò al santuario della Virgen del Camino, inaugurato nel 1961 a León, dove realizzò le monumental figure della facciata (la Virgen e i dodici apostoli), quattro porte scolpite in bronzo e vari elementi per l'interno del medesimo tempio: tabernacolo, crocifissi, pulpiti, candelabri, lampade. Questo complesso, considerato una pietra miliare nel rinnovamento artistico spagnolo del XX secolo, rappresenta una parentesi figurativa e, al contempo, la culminazione della sua fase espressionista. Contemporaneamente iniziò la serie che José Corredor-Matheos chiamò delle “penetraciones y las tensiones”, con pezzi incastrati tra loro e tiranti e viti di ferro come elementi plastici più comuni. Tra le opere monumentali più rappresentative di questa fase spicca il Monumento alle Olimpiadi di Messico (1968, Città del Messico).
A partire dagli anni settanta optò per una nuova figurazione che lo portò a rivendicare, in modo aperto e manifesto, il Tema (con la T maiuscola) e già definitivamente costituì la sua iconografia caratteristica, prodotto delle sue costanti riflessioni: la relazione uomo-donna, la vita e la morte, il ruolo dell'uomo nel mondo, il ruolo dell'arte nel corso della storia.
Da quel momento tutto il suo lavoro fu condizionato da una dualità dialettica, da un contrappunto di elementi che si opponevano e si completavano. I principali risorse plastiche che introdusse furono i profili correnti formando fregi con modanature, le forme tornite, le balaustre, il gioco positivo-negativo e, persino, la combinazione di elementi scultorei e pittorici. Verso la metà dei settanta intensificò i riferimenti iconografici del Rinascimento e del Barocco, con omaggi o allusioni a opere di Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Bernini, Dürer o Rembrandt. Nella stessa epoca incorporò elementi classici come capitelli, cariatidi, nicchie, balaustre e connotazioni mitologiche.
Nel 1986 Subirachs ricevette l'incarico di realizzare il complesso scultoreo della facciata della Passione della Sagrada Família, il tempio espiatorio che Gaudí progettò e avviò ma lasciò in completato a Barcellona.
Per rappresentare le diverse scene degli ultimi giorni della vita di Gesù Cristo lo scultore recuperò l'espressionismo figurativo, con l'intento di accentuare il patetismo che il tema richiedeva, ma parallellamente, creando altre opere al di fuori di quel incarico, recuperò e adattò il linguaggio dell'astrazione con strutture dominate da forme geometriche.
Così riuscì a creare opere di concezione metafisica, attraverso le quali cercava di esprimere le tensioni del mondo naturale, fuggendo dalla figurazione e ricorrendo a un linguaggio carico di riferimenti architettonici.
Oltre alla sua attività di scultore, Subirachs è stato un prolifico disegnatore e autore di opere grafiche, in cui si dedicò a partire dal 1970, sia nel campo dell'incisione calcografica, soprattutto nell'acquaforte, sia in litografia. Spesso i disegni sono introduttivi di un tema, cioè la prima versione di ciò che poi diventerà una scultura o un rilievo, mentre le litografie tendono a divulgare un'opera scultorea moltiplicando la sua immagine con molte varianti.
Oltre alla notevole presenza della produzione di Subirachs su tutto il territorio catalano, con innumerevoli opere monumentali cariche di simbolismo allusivo alla storia della Catalogna, si aggiunge una notevole proiezione internazionale, con numerose mostre celebrate e opere monumentali in città e musei di tutto il mondo.

