Volker Rossenbach - BIRDS





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BIRDS di Volker Rossenbach, 2025 tecnica mista ritratto moderno, edizione originale, firmato a mano, dimensioni 120 x 100 cm, peso 4 kg.
Descrizione del venditore
Il Narrativismo di Volker Rossenbach, tra riferimenti storico-artistici e una tendenza all’espressione interdisciplinare
Esistono percorsi di vita e atteggiamenti di alcuni esponenti dell’arte contemporanea che conducono alla consapevolezza che l’approccio figurativo non debba essere necessariamente separato dall’approccio letterario, filosofico, storico e sociologico, così da potersi unire per offrire, proprio a causa della loro incertezza di collocazione in un solo ambito, una prospettiva insolita. Non è tutto: ci sono artisti che aggiungono anche l’assoluta necessità contemporanea di misurarsi con mezzi meno tradizionali, meno ortodossi – se si vuole definirli così –, che si distinguono nettamente dallo stile pittorico risultante eppure sono incredibilmente armoniosi e sono situati in una modernità ormai irrinunciabile. Il protagonista di oggi è tutto questo e molto di più, poiché trae dal suo profondo interesse per la storia dell’arte e la letteratura, mescolando entrambi, assumendo intuizioni e teorie degli avant-garde del XX secolo.
Nei primi decenni del XX secolo la società culturale dovette assistere a malincuore al fatto che tutte le convinzioni, le certezze e le regole che avevano plasmato l’arte fino a quel momento, tra una mossa chiamata Dadaismo nata in Svizzera ma poi diffusa in altri paesi europei, cominciarono ad assumere un atteggiamento irriverente, sarcástico e polemico nei confronti del sistema artistico dell’epoca. Oltre alla conseguente rappresentazione visiva, fondata sull’ironia della trasformazione di qualsiasi oggetto in un’opera d’arte, l’innovazione consisteva nell’introduzione o, meglio, nell’unione di altre discipline nel sperimentare, che autori come Tristan Tzara, Hans Arp e Marcel Duchamp considerarono decisive per l’intera corrente. Teatro, fotografia, collage e fotomontaggio costituivano le sinergie che i dadaisti avevano anticipato e che più tardi il Bauhaus, la grande e rivoluzionaria scuola di arti applicate della Repubblica di Weimar, in Germania, non si limitò a utilizzare le intuizioni dei loro predecessori della corrente svizzera, ma decise anche di introdurre molte altre tecniche che potessero legarsi all’arte, come aveva già prefigurato un’altra corrente fondamentale, quella delle Arts and Crafts, nata poco prima. Poiché i tempi erano mutati e la società aveva attraversato un profondo cambiamento, divenne necessario per il direttore Walter Gropius inserire nel piano di studi discipline quali architettura, teatro, grafica, pubblicità, tessitura, lavorazione dei metalli e molte altre, che pur considerate artigianalità, stavano in piena armonia con l’arte nel suo senso più alto e comprensivo. Sebbene il Bauhaus si ispirò formalmente al De Stijl, il suo cammino sottolineò l’importanza dell’integrazione di diverse forme di espressione, attraverso le quali fu possibile collegare e introdurre quelle innovazioni che nel corso degli anni e soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale iniziarono a farsi strada. Una di queste fu la computer art, creata da un matematico e un filosofo, Ben Laposki e Manfred Frank, che usarono oscilloscopi per generare linee artistiche indefinite e astratte; questi esperimenti furono soltanto l’inizio di un’arte digitale che inizialmente fu osteggiata e considerata strumento espressivo di scarso valore, poiché accessibile a chiunque. Oggi però si è perfezionata e richiede particolari abilità artigianali. Essa trova molteplici campi di applicazione, dall’arte, alla grafica e alla pubblicità, fino alle installazioni multimediali, in particolare per quegli artisti che amano sperimentare e fondere diverse tecniche tra loro, guadagnandosi così un posto al vertice del mondo dell’arte contemporanea. L’artista tedesco Volker Rossenbach ha avuto un percorso professionale che lo ha sempre messo in contatto con l’innovazione, ma anche con la sua vitalità intellettuale e culturale, grazie alla quale si è confrontato non solo con l’arte, ma anche con la letteratura e la storia – ambiti sempre intrecciati con una lingua figurativa classica, quasi rinascimentale, che fa però uso delle tecnologie digitali. Le infinite possibilità offerte dall’arte digitale ai giorni nostri, e il bisogno di un ritorno a un’estetica classica e tradizionale – dunque per così dire contraria alle sue origini pratiche – plasmano il suo stile visivo, nato da una fusione di disegni e fotografie arricchite da filtri e strutture, successivamente scansionate e assemblate con Photoshop e Illustrator in un’immagine, su cui poi interviene manualmente con colori acrilici, pennarelli e gessi per dare al lavoro la sua definitivo aspetto. Le sue opere recenti sono ispirate a motivi della letteratura internazionale dal forte carattere narrativo, che mescola citazioni e riferimenti a capolavori della storia dell’arte, in cui la sua visione ironica e la sua interpretazione, legate a riflessioni su temi attuali, non mancano. Sembra quasi che Volker Rossenbach voglia sottolineare che il passato, nonostante le differenze apparenti, non è così lontano dal presente. Forse questa è la profondità del significato attribuito al titolo della sua arte, al suo approccio pittorico che nasce dall’ultima tecnica mista, ovvero il narrativismo, in cui la tradizione artistica studita nel corso degli anni diventa interprete dei riferimenti a pensieri filosofico-narrativi di autori di tutto il mondo, purché essi siano in sintonia con il momento dell’esecuzione e al tempo stesso riconducano all’osservazione sociologica e personale di un mondo che sembra correre troppo per fermarsi, per osservare la bellezza del godersi ogni singolo momento. Questo ragionamento attraversa l’opera Mystwelt (Autoritratto sull’isola Myst), in cui Volker Rossenbach si ritrae di spalle alla macchina fotografica in una scena che richiama l’opera celebre del romantico tedesco Caspar David Friedrich intitolata Wanderer above the Sea of Fog; a differenza dell’artista dell’Ottocento, qui l’opera è arricchita di dettagli metafisici che simboleggiano che tutto, anche se visibile chiaramente e non avvolto dalla foschia, può rappresentare un mistero inspiegabile, a meno che non si abbia la pazienza e la volontà di fermarsi e guardare più in profondità oltre la percezione superficiale. La giacca ricorda le sovrapposizioni di vuoto e pieno nelle visioni surrealiste di René Magritte, mentre in basso a destra si individua una delle figure di Giorgio De Chirico; l’opera, in sostanza, costituisce una sintesi della vita di Volker Rossenbach, un lungo viaggio attraverso la storia dell’arte e le opere letterarie più affascinanti, da cui emerge il messaggio di Antoine de Saint-Exupéry in Il piccolo principe, secondo cui l’essenziale agli occhi è invisibile. Nell’opera Der Wald der magischen Wesen unisce la coloratissima bellezza della natura alla presenza di animali tropicali quali pappagalli, tucani e camaleonti, centrando l’attenzione su una pittrice che, a causa della sua capacità di convivere con il dolore e anche per la sua profonda influenza sulla storia dell’arte del XX secolo, è considerata una quasi eroina sovrannaturale – e naturalmente mi riferisco a Frida Kahlo. Accanto a lei, in un mondo futuristico, l’autore introduce una sorta di donna umanoide, una proiezione di come l’uomo di domani potrebbe apparire in un contesto in cui la vivacità della natura forse si indebolisce a causa della mancanza di riguardo dell’uomo odierno. La magia cui fa riferimento il titolo pervade così il tempo, abbatte le frontiere e permette una visione universale che può diventare ammonimento ad dedicare maggiore attenzione al futuro, tenendo sempre d’occhio l’armonia e la vitalità del passato. Siddharta, al contrario, assume un doppio significato: da un lato rappresenta una sintesi visiva del capolavoro di Hermann Hesse su cui si riferisce il titolo, dall’altro è espressione del suo significato più profondo, poiché quel romanzo breve, al tempo della sua pubblicazione, divenne famoso per la ricerca di sé, il desiderio di scoprire se stessi, l’orgoglio dell’individuo di fronte al mondo e alla storia, in un periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, in cui ogni certezza e ogni punto di riferimento erano stati perduti a causa delle atrocità naziste. Nell’opera si esprime l’intera atmosfera mistica e orientale che caratterizza il romanzo, così come la simbologia della libertà e il riferimento all’essenza vera, suprema e spirituale su cui si fondava l’intuizione e l’analisi di Siddharta; l’aspetto mistico della figura al centro del dipinto diventa ancor più impressionante grazie all’uso di colori vividi e saturo, che rimandano a una filosofia hippie, per la quale il libro è stato spesso visto come simbolo dei valori di un movimento che ha cambiato il mondo. Volker Rossenbach ha terminato nel 1969 gli studi nel campo del grafico e, dopo aver lavorato come art director e creative director per agenzie internazionali come Leo Burnett o Grey, ha fondato la propria agenzia, la E/B/D a Düsseldorf, e tra le sue opere, tra cui la grande campagna Coca-Cola del periodo 1976-1978, sono stati numerosi i premi ricevuti. Dai lavori di carattere più sperimentale degli anni iniziali, è passato a una visione più figurativa e tradizionale, pur mantenendo sempre la sua propensione a impiegare e mischiare mezzi espressivi innovativi e non convenzionali; può vantare la partecipazione a mostre collettive e personali in Germania.
Testo: Marta Lock, italiana. Storica dell’arte e curatrice.
Quest’opera, BIRDS, è tratta dalla serie dei miei ritratti con un uccello. La resa si basa su un disegno eseguito da un modello vivente.
Le mie opere si trovano nei seguenti paesi: Stati Uniti (New York, Phoenix, Miami, Springfield, Santa Barbara), Canada (Montréal), Singapore, Taipei, Finlandia, Italia, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Romania, Austria, Lussemburgo e in molti luoghi della Germania.
Mostre nazionali e internazionali.
Ulteriori informazioni su rossenbachart in rete
Il Narrativismo di Volker Rossenbach, tra riferimenti storico-artistici e una tendenza all’espressione interdisciplinare
Esistono percorsi di vita e atteggiamenti di alcuni esponenti dell’arte contemporanea che conducono alla consapevolezza che l’approccio figurativo non debba essere necessariamente separato dall’approccio letterario, filosofico, storico e sociologico, così da potersi unire per offrire, proprio a causa della loro incertezza di collocazione in un solo ambito, una prospettiva insolita. Non è tutto: ci sono artisti che aggiungono anche l’assoluta necessità contemporanea di misurarsi con mezzi meno tradizionali, meno ortodossi – se si vuole definirli così –, che si distinguono nettamente dallo stile pittorico risultante eppure sono incredibilmente armoniosi e sono situati in una modernità ormai irrinunciabile. Il protagonista di oggi è tutto questo e molto di più, poiché trae dal suo profondo interesse per la storia dell’arte e la letteratura, mescolando entrambi, assumendo intuizioni e teorie degli avant-garde del XX secolo.
Nei primi decenni del XX secolo la società culturale dovette assistere a malincuore al fatto che tutte le convinzioni, le certezze e le regole che avevano plasmato l’arte fino a quel momento, tra una mossa chiamata Dadaismo nata in Svizzera ma poi diffusa in altri paesi europei, cominciarono ad assumere un atteggiamento irriverente, sarcástico e polemico nei confronti del sistema artistico dell’epoca. Oltre alla conseguente rappresentazione visiva, fondata sull’ironia della trasformazione di qualsiasi oggetto in un’opera d’arte, l’innovazione consisteva nell’introduzione o, meglio, nell’unione di altre discipline nel sperimentare, che autori come Tristan Tzara, Hans Arp e Marcel Duchamp considerarono decisive per l’intera corrente. Teatro, fotografia, collage e fotomontaggio costituivano le sinergie che i dadaisti avevano anticipato e che più tardi il Bauhaus, la grande e rivoluzionaria scuola di arti applicate della Repubblica di Weimar, in Germania, non si limitò a utilizzare le intuizioni dei loro predecessori della corrente svizzera, ma decise anche di introdurre molte altre tecniche che potessero legarsi all’arte, come aveva già prefigurato un’altra corrente fondamentale, quella delle Arts and Crafts, nata poco prima. Poiché i tempi erano mutati e la società aveva attraversato un profondo cambiamento, divenne necessario per il direttore Walter Gropius inserire nel piano di studi discipline quali architettura, teatro, grafica, pubblicità, tessitura, lavorazione dei metalli e molte altre, che pur considerate artigianalità, stavano in piena armonia con l’arte nel suo senso più alto e comprensivo. Sebbene il Bauhaus si ispirò formalmente al De Stijl, il suo cammino sottolineò l’importanza dell’integrazione di diverse forme di espressione, attraverso le quali fu possibile collegare e introdurre quelle innovazioni che nel corso degli anni e soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale iniziarono a farsi strada. Una di queste fu la computer art, creata da un matematico e un filosofo, Ben Laposki e Manfred Frank, che usarono oscilloscopi per generare linee artistiche indefinite e astratte; questi esperimenti furono soltanto l’inizio di un’arte digitale che inizialmente fu osteggiata e considerata strumento espressivo di scarso valore, poiché accessibile a chiunque. Oggi però si è perfezionata e richiede particolari abilità artigianali. Essa trova molteplici campi di applicazione, dall’arte, alla grafica e alla pubblicità, fino alle installazioni multimediali, in particolare per quegli artisti che amano sperimentare e fondere diverse tecniche tra loro, guadagnandosi così un posto al vertice del mondo dell’arte contemporanea. L’artista tedesco Volker Rossenbach ha avuto un percorso professionale che lo ha sempre messo in contatto con l’innovazione, ma anche con la sua vitalità intellettuale e culturale, grazie alla quale si è confrontato non solo con l’arte, ma anche con la letteratura e la storia – ambiti sempre intrecciati con una lingua figurativa classica, quasi rinascimentale, che fa però uso delle tecnologie digitali. Le infinite possibilità offerte dall’arte digitale ai giorni nostri, e il bisogno di un ritorno a un’estetica classica e tradizionale – dunque per così dire contraria alle sue origini pratiche – plasmano il suo stile visivo, nato da una fusione di disegni e fotografie arricchite da filtri e strutture, successivamente scansionate e assemblate con Photoshop e Illustrator in un’immagine, su cui poi interviene manualmente con colori acrilici, pennarelli e gessi per dare al lavoro la sua definitivo aspetto. Le sue opere recenti sono ispirate a motivi della letteratura internazionale dal forte carattere narrativo, che mescola citazioni e riferimenti a capolavori della storia dell’arte, in cui la sua visione ironica e la sua interpretazione, legate a riflessioni su temi attuali, non mancano. Sembra quasi che Volker Rossenbach voglia sottolineare che il passato, nonostante le differenze apparenti, non è così lontano dal presente. Forse questa è la profondità del significato attribuito al titolo della sua arte, al suo approccio pittorico che nasce dall’ultima tecnica mista, ovvero il narrativismo, in cui la tradizione artistica studita nel corso degli anni diventa interprete dei riferimenti a pensieri filosofico-narrativi di autori di tutto il mondo, purché essi siano in sintonia con il momento dell’esecuzione e al tempo stesso riconducano all’osservazione sociologica e personale di un mondo che sembra correre troppo per fermarsi, per osservare la bellezza del godersi ogni singolo momento. Questo ragionamento attraversa l’opera Mystwelt (Autoritratto sull’isola Myst), in cui Volker Rossenbach si ritrae di spalle alla macchina fotografica in una scena che richiama l’opera celebre del romantico tedesco Caspar David Friedrich intitolata Wanderer above the Sea of Fog; a differenza dell’artista dell’Ottocento, qui l’opera è arricchita di dettagli metafisici che simboleggiano che tutto, anche se visibile chiaramente e non avvolto dalla foschia, può rappresentare un mistero inspiegabile, a meno che non si abbia la pazienza e la volontà di fermarsi e guardare più in profondità oltre la percezione superficiale. La giacca ricorda le sovrapposizioni di vuoto e pieno nelle visioni surrealiste di René Magritte, mentre in basso a destra si individua una delle figure di Giorgio De Chirico; l’opera, in sostanza, costituisce una sintesi della vita di Volker Rossenbach, un lungo viaggio attraverso la storia dell’arte e le opere letterarie più affascinanti, da cui emerge il messaggio di Antoine de Saint-Exupéry in Il piccolo principe, secondo cui l’essenziale agli occhi è invisibile. Nell’opera Der Wald der magischen Wesen unisce la coloratissima bellezza della natura alla presenza di animali tropicali quali pappagalli, tucani e camaleonti, centrando l’attenzione su una pittrice che, a causa della sua capacità di convivere con il dolore e anche per la sua profonda influenza sulla storia dell’arte del XX secolo, è considerata una quasi eroina sovrannaturale – e naturalmente mi riferisco a Frida Kahlo. Accanto a lei, in un mondo futuristico, l’autore introduce una sorta di donna umanoide, una proiezione di come l’uomo di domani potrebbe apparire in un contesto in cui la vivacità della natura forse si indebolisce a causa della mancanza di riguardo dell’uomo odierno. La magia cui fa riferimento il titolo pervade così il tempo, abbatte le frontiere e permette una visione universale che può diventare ammonimento ad dedicare maggiore attenzione al futuro, tenendo sempre d’occhio l’armonia e la vitalità del passato. Siddharta, al contrario, assume un doppio significato: da un lato rappresenta una sintesi visiva del capolavoro di Hermann Hesse su cui si riferisce il titolo, dall’altro è espressione del suo significato più profondo, poiché quel romanzo breve, al tempo della sua pubblicazione, divenne famoso per la ricerca di sé, il desiderio di scoprire se stessi, l’orgoglio dell’individuo di fronte al mondo e alla storia, in un periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, in cui ogni certezza e ogni punto di riferimento erano stati perduti a causa delle atrocità naziste. Nell’opera si esprime l’intera atmosfera mistica e orientale che caratterizza il romanzo, così come la simbologia della libertà e il riferimento all’essenza vera, suprema e spirituale su cui si fondava l’intuizione e l’analisi di Siddharta; l’aspetto mistico della figura al centro del dipinto diventa ancor più impressionante grazie all’uso di colori vividi e saturo, che rimandano a una filosofia hippie, per la quale il libro è stato spesso visto come simbolo dei valori di un movimento che ha cambiato il mondo. Volker Rossenbach ha terminato nel 1969 gli studi nel campo del grafico e, dopo aver lavorato come art director e creative director per agenzie internazionali come Leo Burnett o Grey, ha fondato la propria agenzia, la E/B/D a Düsseldorf, e tra le sue opere, tra cui la grande campagna Coca-Cola del periodo 1976-1978, sono stati numerosi i premi ricevuti. Dai lavori di carattere più sperimentale degli anni iniziali, è passato a una visione più figurativa e tradizionale, pur mantenendo sempre la sua propensione a impiegare e mischiare mezzi espressivi innovativi e non convenzionali; può vantare la partecipazione a mostre collettive e personali in Germania.
Testo: Marta Lock, italiana. Storica dell’arte e curatrice.
Quest’opera, BIRDS, è tratta dalla serie dei miei ritratti con un uccello. La resa si basa su un disegno eseguito da un modello vivente.
Le mie opere si trovano nei seguenti paesi: Stati Uniti (New York, Phoenix, Miami, Springfield, Santa Barbara), Canada (Montréal), Singapore, Taipei, Finlandia, Italia, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Romania, Austria, Lussemburgo e in molti luoghi della Germania.
Mostre nazionali e internazionali.
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