Volker Rossenbach - PortraitModern3XX






Ha conseguito una laurea in storia dell'arte e ha guidato l'arte moderna e contemporanea del dopoguerra a Bonhams.
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Volker Rossenbach, PortraitModern3XX (2022), ritratto con tecnica mista in edizione originale, 100 cm di altezza per 80 cm di larghezza, peso 3 kg, firmato Handsigniert, in ottime condizioni, prodotto in Germania.
Descrizione del venditore
Il Narrativismo di Volker Rossenbach, tra riferimenti storico-artistici e una propensione all’espressione interdisciplinare
Esistono percorsi di vita e atteggiamenti di alcuni esponenti dell’arte contemporanea che conducono alla consapevolezza che l’approccio figurativo non debba necessariamente separarsi da quello letterario, filosofico, storico e sociologico, potendosi così unire per offrire, proprio a causa della loro incertezza nell’inquadrare un unico ambito, una prospettiva insolita. Non è tutto: ci sono artisti che aggiungono anche il bisogno assolutamente contemporaneo di misurarsi con mezzi meno tradizionali, meno ortodossi – se così si vuole dire –, che si distinguono nettamente dallo stile pittorico risultante eppure sono incredibilmente armonici e rintracciabili in una modernità ormai indispensabile. Il protagonista di oggi è tutto questo e molto di più, perché attinge al suo profondo sapere di storia dell’arte e letteratura, mischiaste entrambi, assorbendo intuizioni e teorie degli avanguardisti del XX secolo.
Nei primi decenni del XX secolo la società culturale dovette assistere a queste contrazioni: tutte le certezze e le regole che avevano caratterizzato l’arte precedente, mosse da una corrente chiamata Dadaismo nata in Svizzera, si estese poi ad altri Paesi europei, assumendo una posizione irrispettosa, sarcastica e polemica nei confronti del sistema dell’arte dell’epoca. Fatta eccezione per la conseguente rappresentazione visiva, basata sulla trasformazione ironica di qualsiasi oggetto in un’opera d’arte, l’innovazione fu l’introduzione o meglio la fusione di altre discipline nel sperimentare, che autori come Tristan Tzara, Hans Arp e Marcel Duchamp considerarono decisiva per l’intera corrente. Teatro, fotografia, collage e fotomontaggio furono le sinergie anticipate dai dadaisti e che, in seguito, furono riprese dal Bauhaus, la grande e rivoluzionaria scuola di arti applicate della Repubblica di Weimar in Germania, che non si limitò a utilizzare le intuizioni dei suoi predecessori della corrente svizzera, ma decise anche di introdurre molte altre tecniche che si potessero collegare all’arte, come aveva già precorso un’altra fondamentale corrente nata poco prima, i Arts and Crafts. Poiché i tempi erano cambiati e la società aveva attraversato una profonda trasformazione, divenne necessario per il direttore Walter Gropius includere nel piano di studi discipline come architettura, teatro, grafica, pubblicità, tessitura, lavorazione dei metalli e molte altre, che pure erano considerate artigianali ma in perfetta armonia con l’arte nel suo senso più alto e olistico. Sebbene il Bauhaus si riferisse formalmente a De Stijl, il percorso sottolineò l’importanza della fusione di diverse forme di espressione, per permettere di collegare e introdurre quelle innovazioni che si fecero strada nel corso degli anni e soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Una di queste fu la computercultura, creata da un matematico e da un filosofo, Ben Laposki e Manfred Frank, che usarono oscilloscopi e onde luminose per generare linee artistiche indefinite e astratte; questi esperimenti furono soltanto l’inizio di un’arte digitale che inizialmente fu osteggiata e considerata un mezzo espressivo di seconda classe, accessibile a tutti. Oggi tuttavia si è perfezionata ed esige particolari abilità artigianali. Essa trova numerosi campi di applicazione, dall’arte alla grafica e alla pubblicità, fino a installazioni multimediali, soprattutto per quegli artisti che amano sperimentare e fondere tra loro diverse tecniche, e si è guadagnata quindi un posto al vertice del mondo dell’arte contemporanea. Il pittore tedesco Volker Rossenbach ha avuto un percorso professionale che lo ha costantemente messo in contatto con innovazioni, ma anche con la sua vivacità intellettuale e culturale, grazie alla quale si è confrontato non solo con l’arte, ma anche con la letteratura e la storia – ambiti che si intrecciano con una lingua pittorica classica, quasi rinascimentale, ma che fa uso della tecnologia digitale. Le infinite possibilità offerte dall’arte digitale al giorno d’oggi, e il bisogno di un ritorno a un’estetica classica e tradizionale – cioè, in una certa misura, agli albori della sua applicazione pratica – definiscono il suo stile visivo, nato dall’unione di disegni e foto arricchiti da filtri e strutture, che poi vengono scannerizzati e assemblati in un’immagine con Photoshop e Illustrator; a cui successivamente interviene manualmente con colori acrilici, pennarelli e gesso per conferire all’opera il suo aspetto finale. Le sue opere più recenti traggono ispirazione da motivi della letteratura internazionale con forte carattere narrativo, che egli mescola a citazioni e riferimenti a capolavori della storia dell’arte, in cui la sua ironia e la sua interpretazione legate a riflessioni su temi attuali non mancano. Sembra quasi che Volker Rossenbach voglia sottolineare che il passato, nonostante le differenze esteriori, non sia poi così lontano dal presente. Forse questa è la significazione più profonda della definizione che ha scelto per la sua arte, per il suo approccio pittorico, che deriva dall’ultima tecnica ibrida, ovvero il narrativismo, in cui la tradizione artistica studiata nel corso degli anni diventa interprete di riferimenti a pensieri filosofico-narrativi di autori di tutto il mondo, purché essi siano in accordo con il momento dell’esecuzione e nello stesso tempo riconducibili all’osservazione sociologica e personale di un mondo che sembra correre troppo per potersi fermare e godere la bellezza di un singolo istante. Questo pensiero attraversa l’opera Mystwelt (Autoritratto sull’isola Myst), in cui Volker Rossenbach si posiziona di schiena alla fotocamera in una scenografia che richiama la celebre opera del romantico tedesco Caspar David Friedrich intitolata Wanderer above the Sea of Fog; diversamente dall’artista del XIX secolo, qui l’opera è arricchita da dettagli metafisici che simboleggiano che tutto, anche se visibile chiaramente e non avvolto dal velo di nebbia, può comunque celare un mistero inspiegabile, a meno che non si abbia la pazienza e la volontà di fermarsi e guardare più in profondità oltre la percezione superficiale. La giacca richiama le sovrapposizioni di vuoto e pienezza nelle visioni surrealiste di René Magritte, mentre in basso a destra si riconosce una delle figure di Giorgio De Chirico; l’opera sostanzialmente costituisce una sintesi della vita di Volker Rossenbach, un lungo viaggio attraverso la storia dell’arte e le opere letterarie più affascinanti, dalla quale emerge il messaggio di Antoine de Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe, ossia che l’essenziale agli occhi è invisibile. Nell’opera Der Wald der magischen Wesen, egli unisce la coloratissima bellezza della natura alla presenza di animali tropicali come pappagalli, tucani e camaleonti, ponendo al centro un’immagine di una pittrice che, per la sua capacità di convivere col dolore, ma anche perché ha profondamente segnato la storia dell’arte del XX secolo, è considerata una quasi eroina sovrannaturale – sto naturalmente parlando di Frida Kahlo. Accanto a lei, in un mondo futuristico, l’autore inserisce una sorta di donna umanoide, una proiezione di come l’uomo di domani potrebbe apparire in un contesto in cui la vitalità della natura potrebbe essere attenuata dalla scarsa stima dell’uomo odierno verso di essa. La magia a cui si riferisce il titolo attraversa dunque il tempo, supera i confini e permette una visione trasversale che può diventare un ammonimento a dedicare maggiore attenzione al futuro, mantenendo sempre nel cuore l’armonia e la vitalità del passato. Siddharta, invece, ha un doppio significato: da un lato costituisce una sintesi visiva del capolavoro di Hermann Hesse a cui si riferisce il titolo, dall’altro è espressione del suo significato più profondo, per cui quel breve romanzo, al tempo della sua pubblicazione, divenne famoso, ossia la ricerca di se stessi, il desiderio di ritrovare sé stessi, l’orgoglio dell’individuo di fronte al mondo e alla storia, in un periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, in cui ogni certezza e ogni punto di riferimento erano andati perduti a causa delle atrocità naziste. Nell’opera si esprime l’intera atmosfera mistica e orientale che contraddistingue il romanzo, così come la simbologia della libertà e il riferimento all’essenza vera, suprema e spirituale su cui si fondava l’intuizione e la capacità di autoanalisi di Siddharta; l’aspetto mistico della figura al centro del dipinto è reso ancor più incisivo dall’uso di colori vividi e saturi, riconducibile a una filosofia hippie, per la quale il libro è stato spesso considerato un simbolo dei valori di un movimento che ha cambiato il mondo. Volker Rossenbach concluese nel 1969 i suoi studi nel campo del graphic design e, dopo aver lavorato come Art Director e Creative Director per agenzie internazionali come Leo Burnett o Grey, fondò la propria agenzia, la E/B/D a Düsseldorf; le sue opere, tra cui la grande campagna Coca-Cola degli anni 1976-1978, sono state premiate più volte. Delle opere iniziali, caratterizzate da un carattere sperimentale, è giunto ora a una visione più figurativa e tradizionale, pur mantenendo costante la propensione a impiegare e miscelare mezzi espressivi innovativi e non convenzionali; può vantare la partecipazione a mostre collettive e personali in Germania.
Testo: Marta Lock, Italia. Storica dell’arte e curatrice.
Quest’opera, PortraitModern3XX, fa parte della serie del mio ritratto Die Darstellung. Base per la rappresentazione è un disegno realizzato da un modello vivente.
Le mie immagini si trovano nei seguenti Paesi: USA (New York, Phoenix, Miami, Springfield, Santa Barbara), Canada (Montreal), Singapore, Taipei, Finlandia, Italia, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Romania, Austria, Lussemburgo e in molti luoghi della Germania.
Mostre nazionali e internazionali.
Altre informazioni su rossenbachart sul web
Il Narrativismo di Volker Rossenbach, tra riferimenti storico-artistici e una propensione all’espressione interdisciplinare
Esistono percorsi di vita e atteggiamenti di alcuni esponenti dell’arte contemporanea che conducono alla consapevolezza che l’approccio figurativo non debba necessariamente separarsi da quello letterario, filosofico, storico e sociologico, potendosi così unire per offrire, proprio a causa della loro incertezza nell’inquadrare un unico ambito, una prospettiva insolita. Non è tutto: ci sono artisti che aggiungono anche il bisogno assolutamente contemporaneo di misurarsi con mezzi meno tradizionali, meno ortodossi – se così si vuole dire –, che si distinguono nettamente dallo stile pittorico risultante eppure sono incredibilmente armonici e rintracciabili in una modernità ormai indispensabile. Il protagonista di oggi è tutto questo e molto di più, perché attinge al suo profondo sapere di storia dell’arte e letteratura, mischiaste entrambi, assorbendo intuizioni e teorie degli avanguardisti del XX secolo.
Nei primi decenni del XX secolo la società culturale dovette assistere a queste contrazioni: tutte le certezze e le regole che avevano caratterizzato l’arte precedente, mosse da una corrente chiamata Dadaismo nata in Svizzera, si estese poi ad altri Paesi europei, assumendo una posizione irrispettosa, sarcastica e polemica nei confronti del sistema dell’arte dell’epoca. Fatta eccezione per la conseguente rappresentazione visiva, basata sulla trasformazione ironica di qualsiasi oggetto in un’opera d’arte, l’innovazione fu l’introduzione o meglio la fusione di altre discipline nel sperimentare, che autori come Tristan Tzara, Hans Arp e Marcel Duchamp considerarono decisiva per l’intera corrente. Teatro, fotografia, collage e fotomontaggio furono le sinergie anticipate dai dadaisti e che, in seguito, furono riprese dal Bauhaus, la grande e rivoluzionaria scuola di arti applicate della Repubblica di Weimar in Germania, che non si limitò a utilizzare le intuizioni dei suoi predecessori della corrente svizzera, ma decise anche di introdurre molte altre tecniche che si potessero collegare all’arte, come aveva già precorso un’altra fondamentale corrente nata poco prima, i Arts and Crafts. Poiché i tempi erano cambiati e la società aveva attraversato una profonda trasformazione, divenne necessario per il direttore Walter Gropius includere nel piano di studi discipline come architettura, teatro, grafica, pubblicità, tessitura, lavorazione dei metalli e molte altre, che pure erano considerate artigianali ma in perfetta armonia con l’arte nel suo senso più alto e olistico. Sebbene il Bauhaus si riferisse formalmente a De Stijl, il percorso sottolineò l’importanza della fusione di diverse forme di espressione, per permettere di collegare e introdurre quelle innovazioni che si fecero strada nel corso degli anni e soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Una di queste fu la computercultura, creata da un matematico e da un filosofo, Ben Laposki e Manfred Frank, che usarono oscilloscopi e onde luminose per generare linee artistiche indefinite e astratte; questi esperimenti furono soltanto l’inizio di un’arte digitale che inizialmente fu osteggiata e considerata un mezzo espressivo di seconda classe, accessibile a tutti. Oggi tuttavia si è perfezionata ed esige particolari abilità artigianali. Essa trova numerosi campi di applicazione, dall’arte alla grafica e alla pubblicità, fino a installazioni multimediali, soprattutto per quegli artisti che amano sperimentare e fondere tra loro diverse tecniche, e si è guadagnata quindi un posto al vertice del mondo dell’arte contemporanea. Il pittore tedesco Volker Rossenbach ha avuto un percorso professionale che lo ha costantemente messo in contatto con innovazioni, ma anche con la sua vivacità intellettuale e culturale, grazie alla quale si è confrontato non solo con l’arte, ma anche con la letteratura e la storia – ambiti che si intrecciano con una lingua pittorica classica, quasi rinascimentale, ma che fa uso della tecnologia digitale. Le infinite possibilità offerte dall’arte digitale al giorno d’oggi, e il bisogno di un ritorno a un’estetica classica e tradizionale – cioè, in una certa misura, agli albori della sua applicazione pratica – definiscono il suo stile visivo, nato dall’unione di disegni e foto arricchiti da filtri e strutture, che poi vengono scannerizzati e assemblati in un’immagine con Photoshop e Illustrator; a cui successivamente interviene manualmente con colori acrilici, pennarelli e gesso per conferire all’opera il suo aspetto finale. Le sue opere più recenti traggono ispirazione da motivi della letteratura internazionale con forte carattere narrativo, che egli mescola a citazioni e riferimenti a capolavori della storia dell’arte, in cui la sua ironia e la sua interpretazione legate a riflessioni su temi attuali non mancano. Sembra quasi che Volker Rossenbach voglia sottolineare che il passato, nonostante le differenze esteriori, non sia poi così lontano dal presente. Forse questa è la significazione più profonda della definizione che ha scelto per la sua arte, per il suo approccio pittorico, che deriva dall’ultima tecnica ibrida, ovvero il narrativismo, in cui la tradizione artistica studiata nel corso degli anni diventa interprete di riferimenti a pensieri filosofico-narrativi di autori di tutto il mondo, purché essi siano in accordo con il momento dell’esecuzione e nello stesso tempo riconducibili all’osservazione sociologica e personale di un mondo che sembra correre troppo per potersi fermare e godere la bellezza di un singolo istante. Questo pensiero attraversa l’opera Mystwelt (Autoritratto sull’isola Myst), in cui Volker Rossenbach si posiziona di schiena alla fotocamera in una scenografia che richiama la celebre opera del romantico tedesco Caspar David Friedrich intitolata Wanderer above the Sea of Fog; diversamente dall’artista del XIX secolo, qui l’opera è arricchita da dettagli metafisici che simboleggiano che tutto, anche se visibile chiaramente e non avvolto dal velo di nebbia, può comunque celare un mistero inspiegabile, a meno che non si abbia la pazienza e la volontà di fermarsi e guardare più in profondità oltre la percezione superficiale. La giacca richiama le sovrapposizioni di vuoto e pienezza nelle visioni surrealiste di René Magritte, mentre in basso a destra si riconosce una delle figure di Giorgio De Chirico; l’opera sostanzialmente costituisce una sintesi della vita di Volker Rossenbach, un lungo viaggio attraverso la storia dell’arte e le opere letterarie più affascinanti, dalla quale emerge il messaggio di Antoine de Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe, ossia che l’essenziale agli occhi è invisibile. Nell’opera Der Wald der magischen Wesen, egli unisce la coloratissima bellezza della natura alla presenza di animali tropicali come pappagalli, tucani e camaleonti, ponendo al centro un’immagine di una pittrice che, per la sua capacità di convivere col dolore, ma anche perché ha profondamente segnato la storia dell’arte del XX secolo, è considerata una quasi eroina sovrannaturale – sto naturalmente parlando di Frida Kahlo. Accanto a lei, in un mondo futuristico, l’autore inserisce una sorta di donna umanoide, una proiezione di come l’uomo di domani potrebbe apparire in un contesto in cui la vitalità della natura potrebbe essere attenuata dalla scarsa stima dell’uomo odierno verso di essa. La magia a cui si riferisce il titolo attraversa dunque il tempo, supera i confini e permette una visione trasversale che può diventare un ammonimento a dedicare maggiore attenzione al futuro, mantenendo sempre nel cuore l’armonia e la vitalità del passato. Siddharta, invece, ha un doppio significato: da un lato costituisce una sintesi visiva del capolavoro di Hermann Hesse a cui si riferisce il titolo, dall’altro è espressione del suo significato più profondo, per cui quel breve romanzo, al tempo della sua pubblicazione, divenne famoso, ossia la ricerca di se stessi, il desiderio di ritrovare sé stessi, l’orgoglio dell’individuo di fronte al mondo e alla storia, in un periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, in cui ogni certezza e ogni punto di riferimento erano andati perduti a causa delle atrocità naziste. Nell’opera si esprime l’intera atmosfera mistica e orientale che contraddistingue il romanzo, così come la simbologia della libertà e il riferimento all’essenza vera, suprema e spirituale su cui si fondava l’intuizione e la capacità di autoanalisi di Siddharta; l’aspetto mistico della figura al centro del dipinto è reso ancor più incisivo dall’uso di colori vividi e saturi, riconducibile a una filosofia hippie, per la quale il libro è stato spesso considerato un simbolo dei valori di un movimento che ha cambiato il mondo. Volker Rossenbach concluese nel 1969 i suoi studi nel campo del graphic design e, dopo aver lavorato come Art Director e Creative Director per agenzie internazionali come Leo Burnett o Grey, fondò la propria agenzia, la E/B/D a Düsseldorf; le sue opere, tra cui la grande campagna Coca-Cola degli anni 1976-1978, sono state premiate più volte. Delle opere iniziali, caratterizzate da un carattere sperimentale, è giunto ora a una visione più figurativa e tradizionale, pur mantenendo costante la propensione a impiegare e miscelare mezzi espressivi innovativi e non convenzionali; può vantare la partecipazione a mostre collettive e personali in Germania.
Testo: Marta Lock, Italia. Storica dell’arte e curatrice.
Quest’opera, PortraitModern3XX, fa parte della serie del mio ritratto Die Darstellung. Base per la rappresentazione è un disegno realizzato da un modello vivente.
Le mie immagini si trovano nei seguenti Paesi: USA (New York, Phoenix, Miami, Springfield, Santa Barbara), Canada (Montreal), Singapore, Taipei, Finlandia, Italia, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Romania, Austria, Lussemburgo e in molti luoghi della Germania.
Mostre nazionali e internazionali.
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