Volker Rossenbach - Birdland-Gambit

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Anthony Chrisp
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Descrizione del venditore

Il Narrativismo di Volker Rossenbach, tra riferimenti storici dell’arte e una tendenza all’espressione interdisciplinare

Esistono percorsi di vita e atteggiamenti di alcuni representantes dell’arte contemporanea che conducono alla consapevolezza che l’approccio figurativo non deve necessariamente separarsi dall’approccio letterario, filosofico, storico e sociologico, affinché possano unirsi per offrire una prospettiva insolita proprio a causa della loro incertezza riguardo all’inquadramento in un unico ambito. Non è solo questo: ci sono artisti che aggiungono inoltre l’assoluta esigenza contemporanea di misurarsi con mezzi meno tradizionali, meno ortodossi – se così si può dire – che si distinguono nettamente dallo stile pittorico che ne deriva eppure sono incredibilmente armoniosi e collocati in una modernità ormai indispensabile. Il protagonista di oggi è tutto questo e molto di più, poiché trae dal profondo della sua conoscenza della storia dell’arte e della letteratura, mescolando entrambi, while assimila intuizioni e teorie degli avanguardisti del XX secolo.

Nei primi decenni del XX secolo la società culturale fu obbligata a assistere a una svolta: tutte le certezze e le regole che avevano caratterizzato l’arte finora, in una corrente chiamata Dadaismo nata in Svizzera, si diffusero poi in altri paesi europei e iniziarono a assumere una posizione dissacrante, beffarda e polemica nei confronti del sistema dell’arte di quel tempo. A parte la conseguente rappresentazione visiva basata sulla ironica trasformazione di qualunque oggetto in opera d’arte, l’innovazione fu l’introduzione o, meglio, la fusione di altre discipline nell’esperimento, che autori come Tristan Tzara, Hans Arp e Marcel Duchamp considerarono fondamentali per l’intera corrente. Il teatro, la fotografia, il collage e la fotomontage furono le sinergie anticipate dai dadaisti e in seguito adottate dal Bauhaus, la grande e rivoluzionaria scuola di arti applicate della Repubblica di Weimar in Germania, che non si limitò a utilizzare le intuizioni dei suoi predecessori della corrente svizzera, ma decise di introdurre anche molte altre tecniche che si potevano collegare all’arte, come aveva già preannunciato una nascente corrente fondamentale, l’Arts and Crafts. Poiché i tempi erano cambiati e la società aveva vissuto una trasformazione profonda, per il direttore della scuola Walter Gropius fu necessario includere nel curriculum discipline come architettura, teatro, grafica, pubblicità, tessitura, lavorazione dei metalli e molte altre, che pur essendo artigianali, erano in piena armonia con l’arte nel suo senso più alto e completo. Sebbene formalmente il Bauhaus si ispirò al De Stijl, la sua traiettoria sottolineò l’importanza della fusione di diverse forme espressive, attraverso cui era possibile collegare e introdurre quelle innovazioni che gradualmente trovarono terreno fertile tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e oltre. Una di queste fu la pittura al computer, realizzata da un matematico e da un filosofo, Ben Laposki e Manfred Frank, che usarono oscilloscopi per trasformare onde luminose in linee artistiche indefinite e astratte; tali esperimenti furono solo l’inizio di un’arte digitale che inizialmente fu osteggiata e considerata un mezzo di espressione di seconda classe, poiché accessibile a chiunque. Oggi è però stata perfezionata e richiede particolari abilità artigianali. Essa trova numerosissimi campi di applicazione, dall’arte alla grafica e pubblicità, fino alle installazioni multimediali, in particolare per quegli artisti che amano sperimentare e fondere diverse tecniche tra loro, conquistando così un posto al vertice del mondo dell’arte contemporanea. Il pittore tedesco Volker Rossenbach ha seguito un percorso professionale che lo ha sempre posto a contatto con l’innovazione, ma anche con la sua vivacità intellettuale e culturale, grazie alla quale si è confrontato non solo con l’arte, ma anche con la letteratura e la storia – ambiti costantemente intrecciati con un linguaggio figurativo classico, quasi rinascimentale, che però fa ricorso alla tecnologia digitale. Le infinite possibilità offerte dall’arte digitale oggi e la necessità di tornare a un’estetica classica e tradizionale – quindi in un certo senso in contrasto con le origini della sua pratica – plasmano il suo stile visivo, nato dall’unione di disegno e fotografia, arricchito da filtri e textures, poi scansionato e assemblato in un’immagine mediante Photoshop e Illustrator; su cui agisce manualmente con colori acrilici, pennarelli e gessetti per conferire all’opera il suo aspetto definitivo. Le sue opere più recenti sono ispirate da temi della letteratura internazionale con forte carattere narrativo, che egli miscela con citazioni e riferimenti a capolavori della storia dell’arte, con il suo sguardo ironico e la sua interpretazione legata a riflessioni su temi attuali. Sembrerebbe quasi che Volker Rossenbach voglia sottolineare che il passato, nonostante differenze apparenti, non sia poi così lontano dal presente. Forse questa è la profondità del significato della definizione che ha dato alla sua arte, al suo approccio pittorico basato sull’ultima tecnica ibrida, ovvero il narrativismo, in cui la tradizione artistica studiata nel corso degli anni diventa interprete di riferimenti a pensieri filosofico-narrativi di autori di tutto il mondo, purché in sintonia con il momento dell’esecuzione e al contempo riferibile all’osservazione sociologica e personale di un mondo che sembra correre troppo per poter fermarsi a contemplare la bellezza di gustare un singolo istante. Esattamente questo ragionamento attraversa l’opera Mystwelt (Autoritratto sull’isola Myst), in cui Volker Rossenbach si ritrae con le spalle alla fotocamera in una scena che richiama l’opera famosa del romantico tedesco Caspar David Friedrich intitolata Wanderer above the Mists; diversamente dall’artista del XIX secolo, qui l’opera è arricchita da dettagli metafisici che simboleggiano che tutto, anche se chiaramente visibile e non avvolto dalla nebbia, può nascondere un mistero inconoscibile, a meno che non si abbia la pazienza e la volontà di fermarsi e guardare più in profondità della percezione superficiale. La giacca richiama le sovrapposizioni di vuoto e pienezza nelle visioni surrealiste di René Magritte, mentre in basso a destra si intravede una delle figure di Giorgio de Chirico; l’opera di fatto sintetizza la vita di Volker Rossenbach, un lungo viaggio attraverso la storia dell’arte e i più avvincenti capolavori letterari, da cui emerge il messaggio di Antoine de Saint-Exupéry in Il piccolo principe, secondo il quale l’essenziale è invisibile agli occhi. Nell’opera Il bosco delle creature magiche egli unisce la vibrante bellezza della natura alla presenza di animali tropicali come pappagalli, tucani e camaleonti, ponendo al centro l’immagine di una pittrice che, grazie alla sua capacità di convivere con il dolore ma anche per aver plasmato profondamente l’arte del XX secolo, è considerata una quasi eroina soprannaturale – naturalmente sto parlando di Frida Kahlo. Accanto a lei, in un mondo futuristico, l’autore inserisce una sorta di donna umanoide, una proiezione di come potrebbe essere l’uomo del domani in un contesto in cui la vivacità della natura potrebbe essere attenuata dalla mancanza di rispetto dell’uomo odierno verso di essa. La magia cui si riferisce il titolo attraversa dunque il tempo, abbatte confini e permette una visione sovraordinata che può diventare un monito a dare al futuro maggiore attenzione, mantenendo però sempre in mente l’armonia e la vitalità del passato. Siddharta ha invece un significato duplice: da un lato rappresenta una sintesi visiva del capolavoro di Hermann Hesse, a cui si riferisce il titolo, dall’altro esprime una sua più profonda valenza, poiché il piccolo romanzo, al tempo della sua pubblicazione, divenne celebre per la ricerca di se stessi, il desiderio di scoprire se stessi, l’orgoglio dell’individuo di fronte al mondo e alla storia, in un periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale in cui ogni certezza e ogni punto di riferimento era perduto a causa delle atrocità naziste. Nell’opera l’intera atmosfera mistica e orientale che caratterizza il romanzo si esprime al massimo, così come la simbologia della libertà e il riferimento all’essenza vera, suprema e spirituale su cui si basavano l’introspezione e la capacità di autoanalisi di Siddharta; l’aspetto mistico della figura al centro del dipinto è reso ancor più intenso dall’uso di colori vividi e saturi, ascrivibile alla filosofia hippie, per la quale il libro è spesso considerato un simbolo dei valori di un movimento che ha cambiato il mondo. Volker Rossenbach ha chiuso nel 1969 i suoi studi nel campo del graphic design e, dopo aver lavorato come Art Director e Creative Director per agenzie internazionali come Leo Burnett o Grey, ha fondato la propria agenzia, E/B/D a Düsseldorf; le sue opere, tra cui la grande campagna Coca-Cola dal 1976 al 1978, sono state premiate più volte. Tra i lavori più sperimentali dei suoi primi anni creativi, è giunto ora a una visione figurativa e tradizionale, pur mantenendo la tendenza a impiegare e mescolare mezzi innovativi e non convenzionali; può richiamare la partecipazione a mostre collettive e personali in Germania.

Testo: Marta Lock, Italia. Storica dell’arte e curatrice.

Quest’opera, Birdland-Gambit, fa parte della serie di ritratti con un uccello. La rappresentazione si basa su un disegno fatto da un modello vivente. Il dipinto è incorniciato in una cornice lignea di quercia.

Le mie immagini si trovano nei seguenti paesi: USA (New York, Phoenix, Miami, Springfield, Santa Barbara), Canada (Montreal), Singapore, Taipei, Finlandia, Italia, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Romania, Austria, Lussemburgo e in numerosi luoghi in Germania.

Mostre nazionali e internazionali.
Ulteriori informazioni su rossenbachart sul web

Il Narrativismo di Volker Rossenbach, tra riferimenti storici dell’arte e una tendenza all’espressione interdisciplinare

Esistono percorsi di vita e atteggiamenti di alcuni representantes dell’arte contemporanea che conducono alla consapevolezza che l’approccio figurativo non deve necessariamente separarsi dall’approccio letterario, filosofico, storico e sociologico, affinché possano unirsi per offrire una prospettiva insolita proprio a causa della loro incertezza riguardo all’inquadramento in un unico ambito. Non è solo questo: ci sono artisti che aggiungono inoltre l’assoluta esigenza contemporanea di misurarsi con mezzi meno tradizionali, meno ortodossi – se così si può dire – che si distinguono nettamente dallo stile pittorico che ne deriva eppure sono incredibilmente armoniosi e collocati in una modernità ormai indispensabile. Il protagonista di oggi è tutto questo e molto di più, poiché trae dal profondo della sua conoscenza della storia dell’arte e della letteratura, mescolando entrambi, while assimila intuizioni e teorie degli avanguardisti del XX secolo.

Nei primi decenni del XX secolo la società culturale fu obbligata a assistere a una svolta: tutte le certezze e le regole che avevano caratterizzato l’arte finora, in una corrente chiamata Dadaismo nata in Svizzera, si diffusero poi in altri paesi europei e iniziarono a assumere una posizione dissacrante, beffarda e polemica nei confronti del sistema dell’arte di quel tempo. A parte la conseguente rappresentazione visiva basata sulla ironica trasformazione di qualunque oggetto in opera d’arte, l’innovazione fu l’introduzione o, meglio, la fusione di altre discipline nell’esperimento, che autori come Tristan Tzara, Hans Arp e Marcel Duchamp considerarono fondamentali per l’intera corrente. Il teatro, la fotografia, il collage e la fotomontage furono le sinergie anticipate dai dadaisti e in seguito adottate dal Bauhaus, la grande e rivoluzionaria scuola di arti applicate della Repubblica di Weimar in Germania, che non si limitò a utilizzare le intuizioni dei suoi predecessori della corrente svizzera, ma decise di introdurre anche molte altre tecniche che si potevano collegare all’arte, come aveva già preannunciato una nascente corrente fondamentale, l’Arts and Crafts. Poiché i tempi erano cambiati e la società aveva vissuto una trasformazione profonda, per il direttore della scuola Walter Gropius fu necessario includere nel curriculum discipline come architettura, teatro, grafica, pubblicità, tessitura, lavorazione dei metalli e molte altre, che pur essendo artigianali, erano in piena armonia con l’arte nel suo senso più alto e completo. Sebbene formalmente il Bauhaus si ispirò al De Stijl, la sua traiettoria sottolineò l’importanza della fusione di diverse forme espressive, attraverso cui era possibile collegare e introdurre quelle innovazioni che gradualmente trovarono terreno fertile tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e oltre. Una di queste fu la pittura al computer, realizzata da un matematico e da un filosofo, Ben Laposki e Manfred Frank, che usarono oscilloscopi per trasformare onde luminose in linee artistiche indefinite e astratte; tali esperimenti furono solo l’inizio di un’arte digitale che inizialmente fu osteggiata e considerata un mezzo di espressione di seconda classe, poiché accessibile a chiunque. Oggi è però stata perfezionata e richiede particolari abilità artigianali. Essa trova numerosissimi campi di applicazione, dall’arte alla grafica e pubblicità, fino alle installazioni multimediali, in particolare per quegli artisti che amano sperimentare e fondere diverse tecniche tra loro, conquistando così un posto al vertice del mondo dell’arte contemporanea. Il pittore tedesco Volker Rossenbach ha seguito un percorso professionale che lo ha sempre posto a contatto con l’innovazione, ma anche con la sua vivacità intellettuale e culturale, grazie alla quale si è confrontato non solo con l’arte, ma anche con la letteratura e la storia – ambiti costantemente intrecciati con un linguaggio figurativo classico, quasi rinascimentale, che però fa ricorso alla tecnologia digitale. Le infinite possibilità offerte dall’arte digitale oggi e la necessità di tornare a un’estetica classica e tradizionale – quindi in un certo senso in contrasto con le origini della sua pratica – plasmano il suo stile visivo, nato dall’unione di disegno e fotografia, arricchito da filtri e textures, poi scansionato e assemblato in un’immagine mediante Photoshop e Illustrator; su cui agisce manualmente con colori acrilici, pennarelli e gessetti per conferire all’opera il suo aspetto definitivo. Le sue opere più recenti sono ispirate da temi della letteratura internazionale con forte carattere narrativo, che egli miscela con citazioni e riferimenti a capolavori della storia dell’arte, con il suo sguardo ironico e la sua interpretazione legata a riflessioni su temi attuali. Sembrerebbe quasi che Volker Rossenbach voglia sottolineare che il passato, nonostante differenze apparenti, non sia poi così lontano dal presente. Forse questa è la profondità del significato della definizione che ha dato alla sua arte, al suo approccio pittorico basato sull’ultima tecnica ibrida, ovvero il narrativismo, in cui la tradizione artistica studiata nel corso degli anni diventa interprete di riferimenti a pensieri filosofico-narrativi di autori di tutto il mondo, purché in sintonia con il momento dell’esecuzione e al contempo riferibile all’osservazione sociologica e personale di un mondo che sembra correre troppo per poter fermarsi a contemplare la bellezza di gustare un singolo istante. Esattamente questo ragionamento attraversa l’opera Mystwelt (Autoritratto sull’isola Myst), in cui Volker Rossenbach si ritrae con le spalle alla fotocamera in una scena che richiama l’opera famosa del romantico tedesco Caspar David Friedrich intitolata Wanderer above the Mists; diversamente dall’artista del XIX secolo, qui l’opera è arricchita da dettagli metafisici che simboleggiano che tutto, anche se chiaramente visibile e non avvolto dalla nebbia, può nascondere un mistero inconoscibile, a meno che non si abbia la pazienza e la volontà di fermarsi e guardare più in profondità della percezione superficiale. La giacca richiama le sovrapposizioni di vuoto e pienezza nelle visioni surrealiste di René Magritte, mentre in basso a destra si intravede una delle figure di Giorgio de Chirico; l’opera di fatto sintetizza la vita di Volker Rossenbach, un lungo viaggio attraverso la storia dell’arte e i più avvincenti capolavori letterari, da cui emerge il messaggio di Antoine de Saint-Exupéry in Il piccolo principe, secondo il quale l’essenziale è invisibile agli occhi. Nell’opera Il bosco delle creature magiche egli unisce la vibrante bellezza della natura alla presenza di animali tropicali come pappagalli, tucani e camaleonti, ponendo al centro l’immagine di una pittrice che, grazie alla sua capacità di convivere con il dolore ma anche per aver plasmato profondamente l’arte del XX secolo, è considerata una quasi eroina soprannaturale – naturalmente sto parlando di Frida Kahlo. Accanto a lei, in un mondo futuristico, l’autore inserisce una sorta di donna umanoide, una proiezione di come potrebbe essere l’uomo del domani in un contesto in cui la vivacità della natura potrebbe essere attenuata dalla mancanza di rispetto dell’uomo odierno verso di essa. La magia cui si riferisce il titolo attraversa dunque il tempo, abbatte confini e permette una visione sovraordinata che può diventare un monito a dare al futuro maggiore attenzione, mantenendo però sempre in mente l’armonia e la vitalità del passato. Siddharta ha invece un significato duplice: da un lato rappresenta una sintesi visiva del capolavoro di Hermann Hesse, a cui si riferisce il titolo, dall’altro esprime una sua più profonda valenza, poiché il piccolo romanzo, al tempo della sua pubblicazione, divenne celebre per la ricerca di se stessi, il desiderio di scoprire se stessi, l’orgoglio dell’individuo di fronte al mondo e alla storia, in un periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale in cui ogni certezza e ogni punto di riferimento era perduto a causa delle atrocità naziste. Nell’opera l’intera atmosfera mistica e orientale che caratterizza il romanzo si esprime al massimo, così come la simbologia della libertà e il riferimento all’essenza vera, suprema e spirituale su cui si basavano l’introspezione e la capacità di autoanalisi di Siddharta; l’aspetto mistico della figura al centro del dipinto è reso ancor più intenso dall’uso di colori vividi e saturi, ascrivibile alla filosofia hippie, per la quale il libro è spesso considerato un simbolo dei valori di un movimento che ha cambiato il mondo. Volker Rossenbach ha chiuso nel 1969 i suoi studi nel campo del graphic design e, dopo aver lavorato come Art Director e Creative Director per agenzie internazionali come Leo Burnett o Grey, ha fondato la propria agenzia, E/B/D a Düsseldorf; le sue opere, tra cui la grande campagna Coca-Cola dal 1976 al 1978, sono state premiate più volte. Tra i lavori più sperimentali dei suoi primi anni creativi, è giunto ora a una visione figurativa e tradizionale, pur mantenendo la tendenza a impiegare e mescolare mezzi innovativi e non convenzionali; può richiamare la partecipazione a mostre collettive e personali in Germania.

Testo: Marta Lock, Italia. Storica dell’arte e curatrice.

Quest’opera, Birdland-Gambit, fa parte della serie di ritratti con un uccello. La rappresentazione si basa su un disegno fatto da un modello vivente. Il dipinto è incorniciato in una cornice lignea di quercia.

Le mie immagini si trovano nei seguenti paesi: USA (New York, Phoenix, Miami, Springfield, Santa Barbara), Canada (Montreal), Singapore, Taipei, Finlandia, Italia, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Polonia, Romania, Austria, Lussemburgo e in numerosi luoghi in Germania.

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Dettagli

Artista
Volker Rossenbach
Venduto con cornice
Venduto da
Direttamente dall’artista
Edizione
Originale
Titolo dell'opera
Birdland-Gambit
Tecnica
Tecnica mista
Firma
Firmato a mano
Paese d’origine
Germania
Anno
2025
Condizione
Eccellenti condizioni
Altezza
120 cm
Larghezza
90 cm
Peso
3 kg
Raffigurazione/Tematica
Ritratto
Stile
Moderno
Periodo
2020+
Venduto da
GermaniaVerificato
97
Oggetti venduti
Privato

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