Splendido feticcio a chiodi - Bakongo - Congo RDC (Senza prezzo di riserva)





1 € |
|---|
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 132495 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Descrizione del venditore
Fetiche Nkisi Nkonde - Congo / Vili - RDC Zaire
Gli Minkisi (plurale di Nkisi) costituiscono veramente l’incarnazione di un’entità spirituale che si sottomette al controllo umano attraverso riti. Vengono utilizzati per risolvere qualsiasi tipo di problema (malattia, sterilità, conflitti...)
Gli Minkisi erano anche i depositari della memoria collettiva del clan e potevano servirsi, in occasioni, per vendicare gli innocenti infliggendo al perjuro una malattia improvvisa o ponendolo a morte.
Si tratta generalmente di statue anthropomorfe alte tra 15 e 30 cm, dotate di una cavità ventrale in cui è posta la carica magica: il bilongo.
Quest’ultimo è composto da varie sostanze vegetali e animali inserite nella cavità chiusa da un tappo resinose ornato di conchiglie o di uno specchio.
Lo specchio permetteva al divinatore di rilevare l’approssimarsi di stregoni provenienti da ciascuna delle quattro direzioni.
L’atto di chiudere questo receptacolo non è banale poiché indica che le forze invocate possono essere controllate.
È il divinatore, il Nganga, che durante una cerimonia deposita la carica e, di fatto, attiva i poteri della statua mediante molteplici toccamenti.
In seguito, poiché è l’intermediario tra la persona che consulta e il Nkisi, il Nganga lecca una chiodo o un elemento metallico e lo infila nel corpo della statua.
Questo rito viene talvolta riprodotto in scultura, alcuni Nkisi avendo la lingua pendente.
Secondo le fonti, va annotato che talvolta era proprio il cliente a leccare il chiodo prima di infonderlo nella statua (Trésors d’afrique - Tervuren pagina 288).
Leccando il chiodo, il divinatore e/o il cliente, « risvegliano » così lo spirito del Nkisi che può ora essere invocato tramite invocazioni.
Poi tutto si giocava nello sguardo.
C’era lo sguardo del Nkisi che, con i suoi occhi di metallo o di specchio lucente, sembrava fissare chi prestava giuramento.
E al contrario, lo sguardo del cliente che non riusciva a distogliere lo sguardo dal pezzo di specchio presente sulla pancia della statua dove erano nascoste le sostanze magiche.
Il volto veniva trattato con cura poiché doveva apparire aggressivo.
La bocca era sempre aperta, ritraendo il grido di chi presta giuramento.
A seconda delle regioni e delle attribuzioni della statua, gli Nkisi (il più spesso antropomorfi) avevano diverse posture fisiche.
Quelli che serravano un’arma col braccio destro alzato erano i più dinamici, i più efficaci.
Quelli che avevano una bocca aperta ricevevano offerte di cibo nello stesso momento in cui veniva chiesto loro di “mangiare” il criminale sconosciuto contro cui era attivato. (Trésors d’afrique - Tervuren pagina 288)
Alcuni Minkisi, senza chiodi ma con una carica ventrale, sono mostrati inginocchiati, spesso bicromiati, la testa rivolta a sinistra e le costole ben marcate (esempio la copertina del libro "Le geste Kongo" Editions Dapper).
Si propone che questa valorizzazione delle costole possa forse riferirsi alla malattia che i Kongo chiamano Lubanzi (le costole) e che designa la polmonite nonché altre patologie respiratorie.
La lingua sporgente indica allora che conviene leccare dei medicinali durante il rito.
Fetiche Nkisi Nkonde - Congo / Vili - RDC Zaire
Gli Minkisi (plurale di Nkisi) costituiscono veramente l’incarnazione di un’entità spirituale che si sottomette al controllo umano attraverso riti. Vengono utilizzati per risolvere qualsiasi tipo di problema (malattia, sterilità, conflitti...)
Gli Minkisi erano anche i depositari della memoria collettiva del clan e potevano servirsi, in occasioni, per vendicare gli innocenti infliggendo al perjuro una malattia improvvisa o ponendolo a morte.
Si tratta generalmente di statue anthropomorfe alte tra 15 e 30 cm, dotate di una cavità ventrale in cui è posta la carica magica: il bilongo.
Quest’ultimo è composto da varie sostanze vegetali e animali inserite nella cavità chiusa da un tappo resinose ornato di conchiglie o di uno specchio.
Lo specchio permetteva al divinatore di rilevare l’approssimarsi di stregoni provenienti da ciascuna delle quattro direzioni.
L’atto di chiudere questo receptacolo non è banale poiché indica che le forze invocate possono essere controllate.
È il divinatore, il Nganga, che durante una cerimonia deposita la carica e, di fatto, attiva i poteri della statua mediante molteplici toccamenti.
In seguito, poiché è l’intermediario tra la persona che consulta e il Nkisi, il Nganga lecca una chiodo o un elemento metallico e lo infila nel corpo della statua.
Questo rito viene talvolta riprodotto in scultura, alcuni Nkisi avendo la lingua pendente.
Secondo le fonti, va annotato che talvolta era proprio il cliente a leccare il chiodo prima di infonderlo nella statua (Trésors d’afrique - Tervuren pagina 288).
Leccando il chiodo, il divinatore e/o il cliente, « risvegliano » così lo spirito del Nkisi che può ora essere invocato tramite invocazioni.
Poi tutto si giocava nello sguardo.
C’era lo sguardo del Nkisi che, con i suoi occhi di metallo o di specchio lucente, sembrava fissare chi prestava giuramento.
E al contrario, lo sguardo del cliente che non riusciva a distogliere lo sguardo dal pezzo di specchio presente sulla pancia della statua dove erano nascoste le sostanze magiche.
Il volto veniva trattato con cura poiché doveva apparire aggressivo.
La bocca era sempre aperta, ritraendo il grido di chi presta giuramento.
A seconda delle regioni e delle attribuzioni della statua, gli Nkisi (il più spesso antropomorfi) avevano diverse posture fisiche.
Quelli che serravano un’arma col braccio destro alzato erano i più dinamici, i più efficaci.
Quelli che avevano una bocca aperta ricevevano offerte di cibo nello stesso momento in cui veniva chiesto loro di “mangiare” il criminale sconosciuto contro cui era attivato. (Trésors d’afrique - Tervuren pagina 288)
Alcuni Minkisi, senza chiodi ma con una carica ventrale, sono mostrati inginocchiati, spesso bicromiati, la testa rivolta a sinistra e le costole ben marcate (esempio la copertina del libro "Le geste Kongo" Editions Dapper).
Si propone che questa valorizzazione delle costole possa forse riferirsi alla malattia che i Kongo chiamano Lubanzi (le costole) e che designa la polmonite nonché altre patologie respiratorie.
La lingua sporgente indica allora che conviene leccare dei medicinali durante il rito.

