Gabrielle Bouffay - Dix portraits de Bêtes - 1965





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Dix portraits de Bêtes è un portfolio illustrato di Gabrielle Bouffay, rilegato con sovraccoperta morbida, in francese, con 22 pagine, edizione illustrata del 1965, in buone condizioni.
Descrizione del venditore
Dix portraits de Bêtes, disegni di Gabrielle Bouffay, prefazione di Minou Drouet
L’artista, Gabrielle Bouffay (pseudonimo di Gabrielle Weck, nata il 15 aprile 1930 a Saint-Avold, Mosella), è una pittrice e disegnatrice alsazina la cui carriera artistica, interrotta da anni difficili da madre-single e poi dai suoi obblighi familiari – aveva sposato nel 1956 un maestro normanno e seguiva le sue assegnazioni successive a Valençay, Sassenage, Lans-en-Vercors – conosce una brusca e fragorosa riconoscibilità pubblica nell’agosto 1961 durante una mostra che la rivela. La sua formazione iniziale risale agli anni ’40, quando suo padre, artista amatore, la fece prendere lezioni con Jean Hurstel, futuro professore all’École des arts décoratifs di Strasburgo, seguite da una frequenza all’École d’État des arts et métiers di Saarbrücken nell’atelier di Boris Kleint. Il suo stile grafico molto personale, a inchiostro di China, è caratterizzato da una profusione decorativa di elementi vegetali – pampini, steli, petali, bacche – all’interno dei quali gli animali emergono come da una vegetazione lussureggiante, in una scrittura sia barocca sia selvaggia. Già nel 1962 aveva realizzato, per le Fables de La Fontaine pubblicate dall’editore di Grenoble Georges Roissard, ventiquattro ritratti animali secondo questa stessa sensibilità.
I dieci animali rappresentati in questo portfolio sono il cervo, il gatto, il cane, la tigre, il rospo, il pipistrello, il toro, l’autruco, il procione e la civetta – una galleria allo stesso tempo familiare e strana, dove ogni bestia è come intrappolata in una rete vegetale che la rivela tanto quanto la cela.
La prefazione è di Minou Drouet (nata nel 1947), la poetessa-bambina che aveva fatto scalpore nella scena letteraria francese nel 1955–1956 con i suoi Arbre, mon ami, i testi dei quali avevano suscitato una vivace polemica sulla loro autenticità. Diventata adulta e riconosciuta come una vera voce poetica, firma qui un testo breve ma suggestivo, nel quale descrive così la tecnica di Bouffay: « Gabrielle aggroviglia in una sorta di frenesia passionale, pampini, bacche, steli, petali… gli animali di Gabrielle Bouffay [sono] nati da una sorta di orgia vegetale. » In un altro passo la qualifica di « strega della pittura » – formula che riassume perfettamente il carattere incantevole e non classificabile del suo grafismo. L’incontro tra queste due donne dall’unico destino, una giovane prodigio del linguaggio e l’altra un’artista rivelatasi in tarda età alla quarantesima anno, conferisce a questo modesto portfolio una risonanza particolare nella storia dell’arte e della letteratura del periodo.
Dix portraits de bêtes è un portfolio pubblicato a Saint-Genix-sur-Guiers (Isère) dalle edizioni Gauthier Frères, senza data ma certamente datato 1965. L’opera si presenta in grande formato in-4° (26 x 33 cm) su fogli sciolti incastonati in una custodia di carta crema lucida, ornata da un titolo stampato in grigio e rosso e da una finestra ritagliata sulla prima lastra che lascia intravedere uno dei disegni. Comprende 11 fogli in totale: un foglio di testo contenente la prefazione, e 10 placette fuori testo riproducenti i disegni in bianco e nero. Alcune tracce di sfregamento sulla copertina. Dorso non legato.
Dix portraits de Bêtes, disegni di Gabrielle Bouffay, prefazione di Minou Drouet
L’artista, Gabrielle Bouffay (pseudonimo di Gabrielle Weck, nata il 15 aprile 1930 a Saint-Avold, Mosella), è una pittrice e disegnatrice alsazina la cui carriera artistica, interrotta da anni difficili da madre-single e poi dai suoi obblighi familiari – aveva sposato nel 1956 un maestro normanno e seguiva le sue assegnazioni successive a Valençay, Sassenage, Lans-en-Vercors – conosce una brusca e fragorosa riconoscibilità pubblica nell’agosto 1961 durante una mostra che la rivela. La sua formazione iniziale risale agli anni ’40, quando suo padre, artista amatore, la fece prendere lezioni con Jean Hurstel, futuro professore all’École des arts décoratifs di Strasburgo, seguite da una frequenza all’École d’État des arts et métiers di Saarbrücken nell’atelier di Boris Kleint. Il suo stile grafico molto personale, a inchiostro di China, è caratterizzato da una profusione decorativa di elementi vegetali – pampini, steli, petali, bacche – all’interno dei quali gli animali emergono come da una vegetazione lussureggiante, in una scrittura sia barocca sia selvaggia. Già nel 1962 aveva realizzato, per le Fables de La Fontaine pubblicate dall’editore di Grenoble Georges Roissard, ventiquattro ritratti animali secondo questa stessa sensibilità.
I dieci animali rappresentati in questo portfolio sono il cervo, il gatto, il cane, la tigre, il rospo, il pipistrello, il toro, l’autruco, il procione e la civetta – una galleria allo stesso tempo familiare e strana, dove ogni bestia è come intrappolata in una rete vegetale che la rivela tanto quanto la cela.
La prefazione è di Minou Drouet (nata nel 1947), la poetessa-bambina che aveva fatto scalpore nella scena letteraria francese nel 1955–1956 con i suoi Arbre, mon ami, i testi dei quali avevano suscitato una vivace polemica sulla loro autenticità. Diventata adulta e riconosciuta come una vera voce poetica, firma qui un testo breve ma suggestivo, nel quale descrive così la tecnica di Bouffay: « Gabrielle aggroviglia in una sorta di frenesia passionale, pampini, bacche, steli, petali… gli animali di Gabrielle Bouffay [sono] nati da una sorta di orgia vegetale. » In un altro passo la qualifica di « strega della pittura » – formula che riassume perfettamente il carattere incantevole e non classificabile del suo grafismo. L’incontro tra queste due donne dall’unico destino, una giovane prodigio del linguaggio e l’altra un’artista rivelatasi in tarda età alla quarantesima anno, conferisce a questo modesto portfolio una risonanza particolare nella storia dell’arte e della letteratura del periodo.
Dix portraits de bêtes è un portfolio pubblicato a Saint-Genix-sur-Guiers (Isère) dalle edizioni Gauthier Frères, senza data ma certamente datato 1965. L’opera si presenta in grande formato in-4° (26 x 33 cm) su fogli sciolti incastonati in una custodia di carta crema lucida, ornata da un titolo stampato in grigio e rosso e da una finestra ritagliata sulla prima lastra che lascia intravedere uno dei disegni. Comprende 11 fogli in totale: un foglio di testo contenente la prefazione, e 10 placette fuori testo riproducenti i disegni in bianco e nero. Alcune tracce di sfregamento sulla copertina. Dorso non legato.

