Michelangelo Pistoletto (1933) - "L'Acquario"

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Michelangelo Pistoletto, L'Acquario, litografia in edizione limitata del 1976 firmata a mano, 28 × 21 cm, Italia, in discrete condizioni.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

Michelangelo Pistoletto, L'acquario". Riproduzione litografica (4 colori offset) dell'opera originale di Michelangelo Pistoletto "L'Acquario" espressamente eseguita per Bolaffiarte. 5000 esemplari numerati recano la firma autografa dell'Artista (nostro esemplare 2578). Timbro a secco Bolaffi. Raro a trovarsi accoppiato alla rivista. In ottimo stato. In asta senza riserva!!!!

Michelangelo Olivero Pistoletto (Biella, 25 giugno 1933) è un artista, pittore e scultore italiano, animatore e protagonista della corrente dell'arte povera.
Figlio unico di Livia Fila (1896-1971) e del pittore Ettore Olivero Pistoletto (1898-1984) che aveva realizzato una serie di dipinti sulla storia dell'arte della lana per la Zegna di Biella.[1] Un anno dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce a Torino, dove il padre aveva aperto uno studio di restauro. Fin da bambino frequenta lo studio del padre, avverso alle tendenze dell'arte moderna, dove apprende le basi del disegno e della pittura, le tecniche di restauro più recenti; si avvicina al mondo dell'arte anche attraverso visite domenicali alla Galleria Sabauda di Torino.

Inizia nel 1947 come apprendista nella bottega del padre restauratore di quadri, con cui collabora fino al 1958: è qui che egli viene in contatto con la tradizione pittorica occidentale, l'arte medievale e rinascimentale.

Nel 1953, collabora con Armando Testa, fondatore della prima scuola di pubblicità in Italia. Dirige tale istituto di advertising fino al 1958. La pubblicità influenzerà le sue prime ricerche. Già in questi anni inizia la sua attività creativa nel campo della pittura che si esprime anche attraverso numerosi autoritratti, su tele preparate con imprimitura metallica e successivamente su superfici di acciaio lucidato a specchio.

La frequentazione di luoghi espositivi torinesi, come la Galleria Notizie di Luciano Pistoi, la Galleria La bussola, il Centro Internazionale di Ricerche Estetiche e il Museo Civico, dove il critico Luigi Carluccio aveva curato una seria di mostre focalizzate sul confronto fra Italia e Francia, con artisti quali Georges Mathieu e Hans Hartung, insieme al contatto con le opere di Lucio Fontana, viste a Torino alla rassegna "Arte in vetrina", lo conducono ad una riflessione sull'arte contemporanea, sulla contrapposizione fra astratto e figurativo.

Espone la sua prima opera, un autoritratto, nel 1955 al Circolo degli Artisti di Torino. Tra il 1962 e il 1966 i soggetti dei "quadri specchianti" vengono tagliati e immobilizzati in un'istantanea, in un'atmosfera di sospensione ancora più accentuata. Nel 1963, anno in cui espone per la seconda volta alla Galleria Galatea, viene erroneamente accostato da Ileana Sonnabend ad artisti pop come Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein e Andy Warhol. In Pistoletto però manca sempre l'identificazione fra arte ed oggetti di consumo e merci, che si trova nella Pop Art americana e la rimozione della mano dell'artista tipica, ad esempio, di Warhol.

Nel 1964 si colloca il passaggio dai Quadri specchianti ai Plexiglas, lastre di resina trasparente su cui l'artista dipinge o riporta fotografie di oggetti già utilizzati nei primi lavori, che lasciano intravedere la superficie su cui poggiano. La luce incontra il vuoto dell'opera e il pieno della realtà, dell'ambiente. La distinzione fra immagine e realtà si rende ambigua, gli oggetti rappresentati si trasformano in oggetti reali, che si relazionano con lo scorrere del tempo ed il mutare delle cose.

«I lavori che faccio [...] sono oggetti attraverso i quali io mi libero di qualcosa - non sono costruzioni ma liberazioni - io non li considero oggetti in più ma oggetti in meno, nel senso che portano con sé un'esperienza percettiva definitivamente esternata»

( Carlos Basualdo, Testi di Michelangelo Pistoletto, in Michelangelo Pistoletto. Da uno a molti. 1956-1974, Electa, 2011, p. 344.)

Arte Povera
Con gli Oggetti in meno e le prime opere con gli stracci, ad esempio tre Venere degli stracci (1967), sarà catalizzatore alla nascita dell'Arte Povera.

Nel 1967 pubblica in proprio una riflessione teorica sull'evoluzione del suo lavoro, intitolata Le ultime parole famose: si interroga sull'ambiguità in arte fra «una parte mentale e astratta e una parte concreta e fisica[2]», tra una presenza letterale dell'artista nello specchio e una sua presenza intellettuale in pittura. All'interno degli spazi della Galleria Christian Stein di Torino, dall'ottobre del 1975 al settembre 1976, Pistoletto realizza 12 mostre consecutive, una al mese. Le Stanze, che scaturiscono da tre ambienti (tre stanze collegate da tre porte allineate sullo stesso asse), agiscono come una sorta di cannocchiale architettonico, riflettendosi le une nelle altre, nello steso spazio.

e della politica nel suo manifesto Ominiteismo e Demopraxia del 2017. L' Ominiteismo pone sia le persone che le istituzioni religiose di fronte a se stesse per un giudizio che non arriva dall'alto, ma mette ciascuno e tutti direttamente davanti alle proprie responsabilità. La responsabilità diviene così la prassi che regola e unisce tutte le parti della società. La Demopraxia - concetto e termine ideati nel 2012 da Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte - sostituisce il termine ‘potere’, dal greco krátos (da cui deriva democrazia), con il termine ‘pratica’, dal greco pràxis (da cui demopraxia), per arrivare con la demo-pratica là dove non si è potuti arrivare con l'imposizione del demo-potere. L'intento è ancora quello di sollecitare la responsabilità sociale attraverso l'arte e,

Tra il 1979 e il 1980 Pistoletto dà vita ad un'ampia collaborazione creativa che interessa diverse città degli Stati Uniti con una serie di mostre personali e installazioni in musei, gallerie e luoghi pubblici. Pistoletto lavora ad un fitto programma di collaborazioni con numerosi artisti, gruppi musicali e teatrali locali. Ad Atlanta invita il regista teatrale e attore Lionello Gennero, Enrico Rava, musicista jazz, e il compositore statunitense Morton Feldmann, coaudiuvati da Maria Pioppi.

La Creative Collaboration prosegue in diverse città durante il biennio: New York, Los Angeles e Athens. Parallelamente è anche in Italia, a Bologna e a Corniglia, dove Pistoletto coordina e prende parte ad una serie di spettacoli per le strade della città insieme a quegli artisti che avevano collaborato con lui ad

Presso la Galleria Persano di Torino, nel giugno del 1985, espone un gruppo di opere costituite da volume e superfici, utilizzando grandi blocchi di poliuretano usati per le sculture, ricoperti di tela e dipinti, con colori cupi e scuri, e a cui l'artista, nel testo pubblicato sul catalogo, si riferisce anche con l'espressione "arte dello squallore". In forma di riproduzione fotografica Pistoletto presenta, su grandi pannelli di legno, le immagini di alcune di queste opere esposte in diversi luoghi negli anni precedenti per evidenziare il connubio di pittura e scultura attraverso la bidimensionalità della fotografia. Si tratta di una produzione di una serie di opere realizzate dall'artista e l'invito a realizzare il proprio Segno Arte anche agli altri. La mostra si tenne in Francia nel 1993 simultaneamente in diverse città tra cui Rochechouart, Thiers e Vassiviere.

Il Segno Arte di Pistoletto è una figura formata dall'intersezione di due triangoli, iscrivendo idealmente una figura umana con braccia alzate e gambe divaricate. Proprio questa forma viene utilizzata da Pistoletto come modulo base per la realizzazione di altre opere in materiali diversi. Come esempio dei Segni Arte prodotti dagli altri, si può ricordare L'ala di Krems, una scultura permanente, realizzata a Krems nel 1997, composta da pannelli luminosi contenti ciascuno il Segno Arte di un abitante di Krems.

"Normalmente viene imposto per tradizione un segno per tutti, un segno religioso, un segno politico, un segno pubblicitario, il segno di un prodotto, i segni invadono il mondo, ma soltanto l'artista ha creato il segno personale. Adesso è ora che anche gli altri siano autoresponsabili (…) Ognuno avendo un proprio segno ha la chiave per entrare nella porta dell'arte, una porta che immette sia nello spazio riservato, intimo, personale, sia nello spazio degli incontri sociali"[3].

"Progetto Arte si fonda sull'idea che l'arte è l'espressione più sensibile e integrale del pensiero ed è tempo che l'artista prenda su di sé la responsabilità di porre in comunicazione ogni altra attività umana, dall'economia alla politica, dalla scienza alla religione, dall'educazione al comportamento, in breve tutte le istanze del tessuto sociale"[4].

Pistoletto elabora un programma innovativo per abbattere le tradizionali barriere tra le diverse discipline artistiche. Le finalità del progetto sono quelle di coinvolgere, oltre ad artisti di diversi campi, anche esponenti della politica. Le idee, enunciate nel manifesto, si sintetizzano e conceretizzano nella mostra a Pistoia (da novembre 1995 a febbraio 1996) presso Palazzo Fabroni, divisa in 16 stanze tematiche corrispondenti alle diverse istanze articolate all'interno del Progetto: Filosofia, Architettura, Politica, Letteratura, Economia, Cibo, Mercato, Religione, Design, Scienza, Arte, Informazione, Musica, Incontri, Abito e Teatro.

Successivamente, da settembre del 1996 al febbraio 1997, al Museo Pecci di Prato cura la mostra Habitus, Abito, Abitare in cui le stanze sono frequentate da artisti, designer, sociologi. Inoltre in vari luoghi della città vengono organizzate delle iniziative che tendono a coinvolgere il pubblico.

Michelangelo Pistoletto, L'acquario". Riproduzione litografica (4 colori offset) dell'opera originale di Michelangelo Pistoletto "L'Acquario" espressamente eseguita per Bolaffiarte. 5000 esemplari numerati recano la firma autografa dell'Artista (nostro esemplare 2578). Timbro a secco Bolaffi. Raro a trovarsi accoppiato alla rivista. In ottimo stato. In asta senza riserva!!!!

Michelangelo Olivero Pistoletto (Biella, 25 giugno 1933) è un artista, pittore e scultore italiano, animatore e protagonista della corrente dell'arte povera.
Figlio unico di Livia Fila (1896-1971) e del pittore Ettore Olivero Pistoletto (1898-1984) che aveva realizzato una serie di dipinti sulla storia dell'arte della lana per la Zegna di Biella.[1] Un anno dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce a Torino, dove il padre aveva aperto uno studio di restauro. Fin da bambino frequenta lo studio del padre, avverso alle tendenze dell'arte moderna, dove apprende le basi del disegno e della pittura, le tecniche di restauro più recenti; si avvicina al mondo dell'arte anche attraverso visite domenicali alla Galleria Sabauda di Torino.

Inizia nel 1947 come apprendista nella bottega del padre restauratore di quadri, con cui collabora fino al 1958: è qui che egli viene in contatto con la tradizione pittorica occidentale, l'arte medievale e rinascimentale.

Nel 1953, collabora con Armando Testa, fondatore della prima scuola di pubblicità in Italia. Dirige tale istituto di advertising fino al 1958. La pubblicità influenzerà le sue prime ricerche. Già in questi anni inizia la sua attività creativa nel campo della pittura che si esprime anche attraverso numerosi autoritratti, su tele preparate con imprimitura metallica e successivamente su superfici di acciaio lucidato a specchio.

La frequentazione di luoghi espositivi torinesi, come la Galleria Notizie di Luciano Pistoi, la Galleria La bussola, il Centro Internazionale di Ricerche Estetiche e il Museo Civico, dove il critico Luigi Carluccio aveva curato una seria di mostre focalizzate sul confronto fra Italia e Francia, con artisti quali Georges Mathieu e Hans Hartung, insieme al contatto con le opere di Lucio Fontana, viste a Torino alla rassegna "Arte in vetrina", lo conducono ad una riflessione sull'arte contemporanea, sulla contrapposizione fra astratto e figurativo.

Espone la sua prima opera, un autoritratto, nel 1955 al Circolo degli Artisti di Torino. Tra il 1962 e il 1966 i soggetti dei "quadri specchianti" vengono tagliati e immobilizzati in un'istantanea, in un'atmosfera di sospensione ancora più accentuata. Nel 1963, anno in cui espone per la seconda volta alla Galleria Galatea, viene erroneamente accostato da Ileana Sonnabend ad artisti pop come Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein e Andy Warhol. In Pistoletto però manca sempre l'identificazione fra arte ed oggetti di consumo e merci, che si trova nella Pop Art americana e la rimozione della mano dell'artista tipica, ad esempio, di Warhol.

Nel 1964 si colloca il passaggio dai Quadri specchianti ai Plexiglas, lastre di resina trasparente su cui l'artista dipinge o riporta fotografie di oggetti già utilizzati nei primi lavori, che lasciano intravedere la superficie su cui poggiano. La luce incontra il vuoto dell'opera e il pieno della realtà, dell'ambiente. La distinzione fra immagine e realtà si rende ambigua, gli oggetti rappresentati si trasformano in oggetti reali, che si relazionano con lo scorrere del tempo ed il mutare delle cose.

«I lavori che faccio [...] sono oggetti attraverso i quali io mi libero di qualcosa - non sono costruzioni ma liberazioni - io non li considero oggetti in più ma oggetti in meno, nel senso che portano con sé un'esperienza percettiva definitivamente esternata»

( Carlos Basualdo, Testi di Michelangelo Pistoletto, in Michelangelo Pistoletto. Da uno a molti. 1956-1974, Electa, 2011, p. 344.)

Arte Povera
Con gli Oggetti in meno e le prime opere con gli stracci, ad esempio tre Venere degli stracci (1967), sarà catalizzatore alla nascita dell'Arte Povera.

Nel 1967 pubblica in proprio una riflessione teorica sull'evoluzione del suo lavoro, intitolata Le ultime parole famose: si interroga sull'ambiguità in arte fra «una parte mentale e astratta e una parte concreta e fisica[2]», tra una presenza letterale dell'artista nello specchio e una sua presenza intellettuale in pittura. All'interno degli spazi della Galleria Christian Stein di Torino, dall'ottobre del 1975 al settembre 1976, Pistoletto realizza 12 mostre consecutive, una al mese. Le Stanze, che scaturiscono da tre ambienti (tre stanze collegate da tre porte allineate sullo stesso asse), agiscono come una sorta di cannocchiale architettonico, riflettendosi le une nelle altre, nello steso spazio.

e della politica nel suo manifesto Ominiteismo e Demopraxia del 2017. L' Ominiteismo pone sia le persone che le istituzioni religiose di fronte a se stesse per un giudizio che non arriva dall'alto, ma mette ciascuno e tutti direttamente davanti alle proprie responsabilità. La responsabilità diviene così la prassi che regola e unisce tutte le parti della società. La Demopraxia - concetto e termine ideati nel 2012 da Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte - sostituisce il termine ‘potere’, dal greco krátos (da cui deriva democrazia), con il termine ‘pratica’, dal greco pràxis (da cui demopraxia), per arrivare con la demo-pratica là dove non si è potuti arrivare con l'imposizione del demo-potere. L'intento è ancora quello di sollecitare la responsabilità sociale attraverso l'arte e,

Tra il 1979 e il 1980 Pistoletto dà vita ad un'ampia collaborazione creativa che interessa diverse città degli Stati Uniti con una serie di mostre personali e installazioni in musei, gallerie e luoghi pubblici. Pistoletto lavora ad un fitto programma di collaborazioni con numerosi artisti, gruppi musicali e teatrali locali. Ad Atlanta invita il regista teatrale e attore Lionello Gennero, Enrico Rava, musicista jazz, e il compositore statunitense Morton Feldmann, coaudiuvati da Maria Pioppi.

La Creative Collaboration prosegue in diverse città durante il biennio: New York, Los Angeles e Athens. Parallelamente è anche in Italia, a Bologna e a Corniglia, dove Pistoletto coordina e prende parte ad una serie di spettacoli per le strade della città insieme a quegli artisti che avevano collaborato con lui ad

Presso la Galleria Persano di Torino, nel giugno del 1985, espone un gruppo di opere costituite da volume e superfici, utilizzando grandi blocchi di poliuretano usati per le sculture, ricoperti di tela e dipinti, con colori cupi e scuri, e a cui l'artista, nel testo pubblicato sul catalogo, si riferisce anche con l'espressione "arte dello squallore". In forma di riproduzione fotografica Pistoletto presenta, su grandi pannelli di legno, le immagini di alcune di queste opere esposte in diversi luoghi negli anni precedenti per evidenziare il connubio di pittura e scultura attraverso la bidimensionalità della fotografia. Si tratta di una produzione di una serie di opere realizzate dall'artista e l'invito a realizzare il proprio Segno Arte anche agli altri. La mostra si tenne in Francia nel 1993 simultaneamente in diverse città tra cui Rochechouart, Thiers e Vassiviere.

Il Segno Arte di Pistoletto è una figura formata dall'intersezione di due triangoli, iscrivendo idealmente una figura umana con braccia alzate e gambe divaricate. Proprio questa forma viene utilizzata da Pistoletto come modulo base per la realizzazione di altre opere in materiali diversi. Come esempio dei Segni Arte prodotti dagli altri, si può ricordare L'ala di Krems, una scultura permanente, realizzata a Krems nel 1997, composta da pannelli luminosi contenti ciascuno il Segno Arte di un abitante di Krems.

"Normalmente viene imposto per tradizione un segno per tutti, un segno religioso, un segno politico, un segno pubblicitario, il segno di un prodotto, i segni invadono il mondo, ma soltanto l'artista ha creato il segno personale. Adesso è ora che anche gli altri siano autoresponsabili (…) Ognuno avendo un proprio segno ha la chiave per entrare nella porta dell'arte, una porta che immette sia nello spazio riservato, intimo, personale, sia nello spazio degli incontri sociali"[3].

"Progetto Arte si fonda sull'idea che l'arte è l'espressione più sensibile e integrale del pensiero ed è tempo che l'artista prenda su di sé la responsabilità di porre in comunicazione ogni altra attività umana, dall'economia alla politica, dalla scienza alla religione, dall'educazione al comportamento, in breve tutte le istanze del tessuto sociale"[4].

Pistoletto elabora un programma innovativo per abbattere le tradizionali barriere tra le diverse discipline artistiche. Le finalità del progetto sono quelle di coinvolgere, oltre ad artisti di diversi campi, anche esponenti della politica. Le idee, enunciate nel manifesto, si sintetizzano e conceretizzano nella mostra a Pistoia (da novembre 1995 a febbraio 1996) presso Palazzo Fabroni, divisa in 16 stanze tematiche corrispondenti alle diverse istanze articolate all'interno del Progetto: Filosofia, Architettura, Politica, Letteratura, Economia, Cibo, Mercato, Religione, Design, Scienza, Arte, Informazione, Musica, Incontri, Abito e Teatro.

Successivamente, da settembre del 1996 al febbraio 1997, al Museo Pecci di Prato cura la mostra Habitus, Abito, Abitare in cui le stanze sono frequentate da artisti, designer, sociologi. Inoltre in vari luoghi della città vengono organizzate delle iniziative che tendono a coinvolgere il pubblico.

Dettagli

Artista
Michelangelo Pistoletto (1933)
Venduto da
Proprietario o rivenditore
Edizione
Edizione limitata
Titolo dell'opera
"L'Acquario"
Tecnica
Litografia
Firma
Firmato a mano
Paese d’origine
Italia
Anno
1976
Condizione
Discrete condizioni
Altezza
28 cm
Larghezza
21 cm
Stile
Arte concettuale
Periodo
1970-1980
Venduto con cornice
No
Venduto da
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