Stefano Nurra (XX) - Gioco sospeso





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Descrizione del venditore
Il lavoro si sviluppa come un polittico immaginario racchiuso in una sola tela, dove tre blocchi rialzati e tinteggiati fluttuano su uno sfondo cobalto, evocando la geometria frammentata di un campo da tennis. Ancora una volta è la materia a dettare il ritmo: i rettangoli centrali e periferici emergono dalla superficie con bordi irregolari, a pasta, come se cambi di colore strappati alla realtà. Le linee bianche, pulite e rigorose, non delimitano solo lo spazio di gioco ma agiscono da guide ottiche che conducono lo sguardo attraverso la tela. Il cuore pulsante dell’opera è l’inserzione di figure umane microscopiche, rese con una precisione quasi calligrafica. In basso a sinistra, un giocatore in bianco è sorpreso nell’anticipazione tesa e carica di un servizio; in alto a destra, una figura specchiata sembra fluttuare nel vuoto blue. Questo contrasto tra l’immensità del campo astratto e la fragilità delle silhouettes umane trasforma l’evento sportivo in una metafora esistenziale: il gioco diventa solitudine, concentrazione e sospensione temporale. La scelta del blu non è casuale: evoca una dimensione psicologica profonda, trasformando il campo da tennis in un oceano o in un cielo notturno. È un lavoro che vive nel silenzio e nell’attesa, dove la fisicità della pittura (così densa da poter essere toccata) si scontra con l’astrazione concettuale del vuoto. Un pezzo di rara eleganza che riesce a elevare l’elemento giocoso, trascinandolo su un piano puramente poetico.
Il lavoro si sviluppa come un polittico immaginario racchiuso in una sola tela, dove tre blocchi rialzati e tinteggiati fluttuano su uno sfondo cobalto, evocando la geometria frammentata di un campo da tennis. Ancora una volta è la materia a dettare il ritmo: i rettangoli centrali e periferici emergono dalla superficie con bordi irregolari, a pasta, come se cambi di colore strappati alla realtà. Le linee bianche, pulite e rigorose, non delimitano solo lo spazio di gioco ma agiscono da guide ottiche che conducono lo sguardo attraverso la tela. Il cuore pulsante dell’opera è l’inserzione di figure umane microscopiche, rese con una precisione quasi calligrafica. In basso a sinistra, un giocatore in bianco è sorpreso nell’anticipazione tesa e carica di un servizio; in alto a destra, una figura specchiata sembra fluttuare nel vuoto blue. Questo contrasto tra l’immensità del campo astratto e la fragilità delle silhouettes umane trasforma l’evento sportivo in una metafora esistenziale: il gioco diventa solitudine, concentrazione e sospensione temporale. La scelta del blu non è casuale: evoca una dimensione psicologica profonda, trasformando il campo da tennis in un oceano o in un cielo notturno. È un lavoro che vive nel silenzio e nell’attesa, dove la fisicità della pittura (così densa da poter essere toccata) si scontra con l’astrazione concettuale del vuoto. Un pezzo di rara eleganza che riesce a elevare l’elemento giocoso, trascinandolo su un piano puramente poetico.

