Sylvain Barberot - Vierge luminescente

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Nathalia Oliveira
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Sylvain Barberot presenta Vierge luminescente, scultura beige in resina con vernice fosforescente del 2022, dimensioni 22 cm di larghezza, 33 cm di altezza e 28 cm di profondità, peso 840 g, firma a mano, origine Francia, venduta direttamente dall’artista in ottime condizioni.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

Analisi dell’opera – *Vergine luminescente*

La *Vergine luminescente* si presenta innanzitutto come una figura familiare, quasi rassicurante: un busto di Vergine ispirato all’iconografia religiosa tradizionale, riconoscibile dal velo, dall’inclinazione lieve della testa e dall’espressione raccolta del volto. Eppure, questa apparente continuità con le raffigurazioni classiche è rapidamente turbata da diverse alterazioni significative che spostano l’opera verso un registro contemporaneo, o perfino critico.

Il primo elemento marcante è la stessa natura dell’oggetto: non si tratta di una scultura piena, ma di uno stampo, vuoto, la cui retro è aperta e visibile. Questa materialità inacabata rompe l’idea di una figura sacra incarnata e stabile. Il corpo della Vergine diventa involucro, superficie, traccia di un’assenza più che di una presenza piena. Questa scelta mette in moto una riflessione sulla riproduzione, sulla serialità e sulla perdita di unicità dell’immagine religiosa nel mondo moderno.

A ciò si aggiunge la dimensione dell’altération física: la Vergine è zoppa. Questo dettaglio, discreto ma inquietante, introduce una tensione tra sacro e fragilità. L’immagine idealizzata di purezza e perfezione è qui incrinata. Lo sguardo, tradizionalmente portatore di spiritualità e di mediazione divina, è parzialmente assente, come se la figura avesse perso una parte della sua capacità di vedere o di guidare. Questa cecità parziale può essere interpretata come una metafora: quella di una fede alterata, di una tradizione che non vede più interamente, o di uno sguardo umano incapace di accedere pienamente al divino.

L’elemento più sorprendente rimane tuttavia l’uso della pittura fosforescente. Alla luce del giorno, l’opera appare pallida, quasi fragile, in una tinta verdastra che evoca già una certa stranezza. Ma nell’oscurità, essa si trasforma radicalmente: la Vergine diventa fonte di luce, irradiando un verde intenso e spettrale. Questa mutazione introduce una dualità temporale e percettiva: l’opera è pienamente visibile solo in assenza di luce esterna.

Questo fenomeno ribalta i codici tradizionali della rappresentazione sacra. Di solito la luce serve a rivelare la figura divina; qui è la figura stessa a emanare una luce artificiale. Il sacro non è più trascendente, ma prodotto da un processo chimico. Questa inversione può essere letta come una riflessione sulla secolarizzazione: la spiritualità diventa un effetto, un’illusione luminosa che persiste nell’oscurità ma dipende da una attivazione preliminare (l’esposizione alla luce).

Infine, la qualità quasi fantomatica della luminescenza conferisce all’opera una presenza ambigua, tra apparizione e scomparsa. La Vergine sembra infestare lo spazio, oscillando tra protezione e inquietudine. Non è più solo oggetto di devozione, ma anche immagine spettrale, residuo luminoso di una credenza passata.

Così, *Vergine luminescente* articola con sottigliezza diverse tensioni: tra pieno e vuoto, sacro e profano, visibilità e oscurità, presenza e assenza. Trasformando una figura iconica in oggetto alterato e luminescente, l’opera interroga la persistenza dei simboli religiosi in un mondo contemporaneo dove la luce stessa diventa artificiale e instabile.

Analisi dell’opera – *Vergine luminescente*

La *Vergine luminescente* si presenta innanzitutto come una figura familiare, quasi rassicurante: un busto di Vergine ispirato all’iconografia religiosa tradizionale, riconoscibile dal velo, dall’inclinazione lieve della testa e dall’espressione raccolta del volto. Eppure, questa apparente continuità con le raffigurazioni classiche è rapidamente turbata da diverse alterazioni significative che spostano l’opera verso un registro contemporaneo, o perfino critico.

Il primo elemento marcante è la stessa natura dell’oggetto: non si tratta di una scultura piena, ma di uno stampo, vuoto, la cui retro è aperta e visibile. Questa materialità inacabata rompe l’idea di una figura sacra incarnata e stabile. Il corpo della Vergine diventa involucro, superficie, traccia di un’assenza più che di una presenza piena. Questa scelta mette in moto una riflessione sulla riproduzione, sulla serialità e sulla perdita di unicità dell’immagine religiosa nel mondo moderno.

A ciò si aggiunge la dimensione dell’altération física: la Vergine è zoppa. Questo dettaglio, discreto ma inquietante, introduce una tensione tra sacro e fragilità. L’immagine idealizzata di purezza e perfezione è qui incrinata. Lo sguardo, tradizionalmente portatore di spiritualità e di mediazione divina, è parzialmente assente, come se la figura avesse perso una parte della sua capacità di vedere o di guidare. Questa cecità parziale può essere interpretata come una metafora: quella di una fede alterata, di una tradizione che non vede più interamente, o di uno sguardo umano incapace di accedere pienamente al divino.

L’elemento più sorprendente rimane tuttavia l’uso della pittura fosforescente. Alla luce del giorno, l’opera appare pallida, quasi fragile, in una tinta verdastra che evoca già una certa stranezza. Ma nell’oscurità, essa si trasforma radicalmente: la Vergine diventa fonte di luce, irradiando un verde intenso e spettrale. Questa mutazione introduce una dualità temporale e percettiva: l’opera è pienamente visibile solo in assenza di luce esterna.

Questo fenomeno ribalta i codici tradizionali della rappresentazione sacra. Di solito la luce serve a rivelare la figura divina; qui è la figura stessa a emanare una luce artificiale. Il sacro non è più trascendente, ma prodotto da un processo chimico. Questa inversione può essere letta come una riflessione sulla secolarizzazione: la spiritualità diventa un effetto, un’illusione luminosa che persiste nell’oscurità ma dipende da una attivazione preliminare (l’esposizione alla luce).

Infine, la qualità quasi fantomatica della luminescenza conferisce all’opera una presenza ambigua, tra apparizione e scomparsa. La Vergine sembra infestare lo spazio, oscillando tra protezione e inquietudine. Non è più solo oggetto di devozione, ma anche immagine spettrale, residuo luminoso di una credenza passata.

Così, *Vergine luminescente* articola con sottigliezza diverse tensioni: tra pieno e vuoto, sacro e profano, visibilità e oscurità, presenza e assenza. Trasformando una figura iconica in oggetto alterato e luminescente, l’opera interroga la persistenza dei simboli religiosi in un mondo contemporaneo dove la luce stessa diventa artificiale e instabile.

Dettagli

Epoca
Dopo il 2000
Venduto da
Direttamente dall’artista
Paese d’origine
Francia
Materiale
phosphorescent paint, Resina
Artista
Sylvain Barberot
Titolo dell'opera
Vierge luminescente
Firma
Firmato a mano
Anno
2022
Colore
Beige
Condizione
Eccellenti condizioni
Altezza
33 cm
Larghezza
22 cm
Profondità
28 cm
Peso
840 g
FranciaVerificato
14
Oggetti venduti
Privato

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