Pietro Scoppetta (1863-1920) - Studio di figura

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Studio di figura, 1910, acquerello su carta, ritratto, Italia, 42 × 36 cm, firmato a mano, originale, venduto con cornice.

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Descrizione del venditore

Pietro Scoppetta (Amalfi, 15 febbraio 1863 – Napoli, 10 febbraio 1920), studio di figura, acquerello su carta, la sola opera misura 29x24 cm ed è databile al periodo parigino. Buone condizioni, strappo visibile da foto di 2 cm sulla sinistra al centro che non incide sulla qualità e la piacevolezza dell'opera. In cornice: oggetto in buono stato con segno del tempo salvo una abrasione della doratura sul lato sinistro (come da foto).

Pietro Scoppetta dedicatosi inizialmente agli studi di architettura, li abbandonò per formarsi artisticamente, sotto la guida di Giacomo Di Chirico. Residente a Napoli, a partire dal 1891, ebbe occasione di vivere in un clima di forti movimenti di evoluzione culturale, coincidenti con il mutare della fisionomia urbana a seguito del controverso Piano di Risanamento, voluto dai Savoia. Da un lato, infatti si assisteva alla creazione di nuovi quartieri abitativi, e dall'altro alla costruzione di opere pubbliche di grande impatto, come la Galleria Umberto I e il Palazzo della Borsa.

In questo contesto, Pietro Scoppetta si mosse abilmente, dando prova di grande talento soprattutto nella rappresentazione della natìa costa di Amalfi e della Valle dei Mulini. Con le sue opere partecipò a diverse esposizioni della Società Promotrice di Napoli.

L'attività della città si esprimeva anche nella nascita di eleganti punti di aggregazione culturale, quali il café-chantant Salone Margherita e il Caffè Gambrinus, che divennero presto punti di riferimento della Belle Époque napoletana. Proprio il Gambrinus gli fornì un'importante occasione di mostrare le proprie capacità, quando nel periodo 1889-1890 fu chiamato ad affrescarne le volte con altri pittori di punta dell'ambiente napoletano dell'epoca (Luca Postiglione, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Giuseppe Chiarolanza, Gaetano Esposito, Vincenzo Migliaro, Vincenzo Irolli e Vincenzo Caprile).
Come altri artisti precedenti e contemporanei, che accanto all'attività pittorica principale svolgevano una professione alternativa, lavorò come illustratore per le riviste la Cronaca partenopea, La tavola rotonda e Illustrazione Italiana, operando alle dipendenze della casa editrice Treves.

Nonostante il successo commerciale e di critica, che lo portò ad avere in qualità di estimatori delle sue opere il re Umberto I e il principe di Sirignano, Scoppetta decise di lasciare l'Italia alla volta dell'estero, e soggiornò a lungo a Londra e a Parigi.

Nella capitale francese, dove dimorò tra il 1897 e il 1903, si inserì nella folta schiera di pittori partenopei, attratti dalle suggestioni borghesi della Belle Époque, tra cui ricordiamo Lionello Balestrieri, Arnaldo De Lisio, Ulisse Caputo, Raffaele Ragione e Vincenzo La Bella, e inserendosi nel filone di artisti italiani filoimpressionisti, dei quali fu grande precursore Giuseppe De Nittis.

Dall'esperienza francese ritenne elementi importanti dell'impressionismo, che fece confluire e amalgamò nella sua tecnica pittorica con le tinte vivaci della scuola napoletana.

Il periodo parigino vide anche un netto cambiamento dei soggetti dei suoi dipinti. Abbandonate infatti le rappresentazioni paesistiche, che ne avevano caratterizzato la carriera precedente, si rivolse alla rappresentazione della vita borghese, nella quale individuava gli elementi di ottimismo e di tensione al futuro che più si addicevano alla sua indole.

Dopo il 1910 lasciò Parigi per Roma, dove frequentò a lungo l'abitazione dell'amico Pietro Carrara e di sua moglie, la marchesa Maria Valdambrini.

Alla sua morte, la Biennale di Venezia del 1920 gli dedicò una sala personale dove furono esposti trentacinque dipinti.


Pietro Scoppetta (Amalfi, 15 febbraio 1863 – Napoli, 10 febbraio 1920), studio di figura, acquerello su carta, la sola opera misura 29x24 cm ed è databile al periodo parigino. Buone condizioni, strappo visibile da foto di 2 cm sulla sinistra al centro che non incide sulla qualità e la piacevolezza dell'opera. In cornice: oggetto in buono stato con segno del tempo salvo una abrasione della doratura sul lato sinistro (come da foto).

Pietro Scoppetta dedicatosi inizialmente agli studi di architettura, li abbandonò per formarsi artisticamente, sotto la guida di Giacomo Di Chirico. Residente a Napoli, a partire dal 1891, ebbe occasione di vivere in un clima di forti movimenti di evoluzione culturale, coincidenti con il mutare della fisionomia urbana a seguito del controverso Piano di Risanamento, voluto dai Savoia. Da un lato, infatti si assisteva alla creazione di nuovi quartieri abitativi, e dall'altro alla costruzione di opere pubbliche di grande impatto, come la Galleria Umberto I e il Palazzo della Borsa.

In questo contesto, Pietro Scoppetta si mosse abilmente, dando prova di grande talento soprattutto nella rappresentazione della natìa costa di Amalfi e della Valle dei Mulini. Con le sue opere partecipò a diverse esposizioni della Società Promotrice di Napoli.

L'attività della città si esprimeva anche nella nascita di eleganti punti di aggregazione culturale, quali il café-chantant Salone Margherita e il Caffè Gambrinus, che divennero presto punti di riferimento della Belle Époque napoletana. Proprio il Gambrinus gli fornì un'importante occasione di mostrare le proprie capacità, quando nel periodo 1889-1890 fu chiamato ad affrescarne le volte con altri pittori di punta dell'ambiente napoletano dell'epoca (Luca Postiglione, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Giuseppe Chiarolanza, Gaetano Esposito, Vincenzo Migliaro, Vincenzo Irolli e Vincenzo Caprile).
Come altri artisti precedenti e contemporanei, che accanto all'attività pittorica principale svolgevano una professione alternativa, lavorò come illustratore per le riviste la Cronaca partenopea, La tavola rotonda e Illustrazione Italiana, operando alle dipendenze della casa editrice Treves.

Nonostante il successo commerciale e di critica, che lo portò ad avere in qualità di estimatori delle sue opere il re Umberto I e il principe di Sirignano, Scoppetta decise di lasciare l'Italia alla volta dell'estero, e soggiornò a lungo a Londra e a Parigi.

Nella capitale francese, dove dimorò tra il 1897 e il 1903, si inserì nella folta schiera di pittori partenopei, attratti dalle suggestioni borghesi della Belle Époque, tra cui ricordiamo Lionello Balestrieri, Arnaldo De Lisio, Ulisse Caputo, Raffaele Ragione e Vincenzo La Bella, e inserendosi nel filone di artisti italiani filoimpressionisti, dei quali fu grande precursore Giuseppe De Nittis.

Dall'esperienza francese ritenne elementi importanti dell'impressionismo, che fece confluire e amalgamò nella sua tecnica pittorica con le tinte vivaci della scuola napoletana.

Il periodo parigino vide anche un netto cambiamento dei soggetti dei suoi dipinti. Abbandonate infatti le rappresentazioni paesistiche, che ne avevano caratterizzato la carriera precedente, si rivolse alla rappresentazione della vita borghese, nella quale individuava gli elementi di ottimismo e di tensione al futuro che più si addicevano alla sua indole.

Dopo il 1910 lasciò Parigi per Roma, dove frequentò a lungo l'abitazione dell'amico Pietro Carrara e di sua moglie, la marchesa Maria Valdambrini.

Alla sua morte, la Biennale di Venezia del 1920 gli dedicò una sala personale dove furono esposti trentacinque dipinti.


Dettagli

Artista
Pietro Scoppetta (1863-1920)
Venduto con cornice
Venduto da
Proprietario o rivenditore
Edizione
Originale
Titolo dell'opera
Studio di figura
Tecnica
Pittura ad acquerello
Firma
Firmato a mano
Paese d’origine
Italia
Anno
1910
Condizione
Buone condizioni
Altezza
42 cm
Larghezza
36 cm
Raffigurazione/Tematica
Ritratto
Stile
Impressionismo
Periodo
1900-1910
Venduto da
ItaliaVerificato
161
Oggetti venduti
100%
Privato

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