Sylvain Barberot - Vierge luminescente

Apre alle 10:00
Offerta iniziale
€ 1

Aggiungi ai tuoi preferiti per ricevere un avviso quando inizia l'asta.

Catherine Mikolajczak
Esperto
Selezionato da Catherine Mikolajczak

Ha studiato Storia dell'Arte all'École du Louvre e si è specializzata in arte contemporanea da oltre 25 anni.

Stima da galleria  € 600 - € 800
Tutela degli acquirenti Catawiki

Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli

Trustpilot 4.4 | 134111 recensioni

Valutato Eccellente su Trustpilot.

Descrizione del venditore

Analisi dell’opera – Vierge luminescente

La Vierge luminescente si presenta innanzitutto come una figura familiare, quasi rassicurante: un busto della Vergine ispirato all’iconografia religiosa tradizionale, riconoscibile dal velo, dall’inclinazione dolce della testa e dall’espressione raccolta del volto. Eppure, questa apparente continuità con le rappresentazioni classiche è rapidamente turbata da diverse alterazioni significative che spostano l’opera verso un registro contemporaneo, perfino critico.

Il primo elemento marcante è la natura stessa dell’oggetto: non si tratta di una scultura piena, ma di uno stampo, vuoto, la cui parte posteriore resta aperta e visibile. Questa materialità non finita rompe l’idea di una figura sacra incarnata e stabile. Il corpo della Vergine diventa involucro, superficie, traccia di un’assenza piuttosto che di una presenza piena. Questa scelta impegna una riflessione sulla riproduzione, sulla serialità e sulla perdita di unicità dell’immagine religiosa nel mondo moderno.

A ciò si aggiunge la dimensione dell’alterazione fisica: la Vergine è cieca di un occhio. Questo dettaglio, discreto ma inquietante, introduce una tensione tra sacro e fragilità. L’immagine idealizzata di purezza e perfezione è qui incrinata. lo sguardo, tradizionalmente portatore di spiritualità e mediazione divina, è parzialmente assente, come se la figura avesse perso una parte della sua capacità di vedere o di guidare. Questa cecità parziale può essere interpretata come una metafora: quella di una fede alterata, di una tradizione che non vede più interamente, o di uno sguardo umano incapace di accedere pienamente al divino.

L’elemento più sorprendente resta tuttavia l’uso della pittura fosforescente. Alla luce del giorno, l’opera appare pallida, quasi fragile, in una tonalità verdastra che evoca già una certa stranezza. Ma nell’oscurità, essa si trasforma radicalmente: la Vergine diventa fonte di luce, irradiando un verde intenso e spettrale. Questa mutazione introduce una dualità temporale e percettiva: l’opera è pienamente visibile solo in assenza di luce esterna.

Questo fenomeno capovolge i codici tradizionali della rappresentazione sacra. Di solito, la luce serve a rivelare la figura divina; qui, è la figura stessa che emette una luce artificiale. Il sacro non è più trascendente, ma prodotto tramite un processo chimico. Questo ribaltamento può essere letto come una riflessione sulla secolarizzazione: la spiritualità diventa un effetto, un’illusione luminosa che persiste nell’oscurità ma dipende da un’activatione preventiva (l’esposizione alla luce).

Infine, la qualità quasi fantomatica della luminescenza conferisce all’opera una presenza ambigua, tra apparizione e sparizione. La Vergine sembra infestare lo spazio, oscillando tra protezione e inquietudine. Non è più solo oggetto di devozione, ma anche immagine spettrale, residuo luminoso di una credenza passata.

Così, Vierge luminescente articola con sottigliezza diverse tensioni: tra pieno e vuoto, sacro e profano, visibilità e oscurità, presenza e assenza. Trasformando una figura iconica in oggetto alterato e luminescente, l’opera interroga la persistenza dei simboli religiosi in un mondo contemporaneo dove la luce stessa diventa artificiale e instabile.

Analisi dell’opera – Vierge luminescente

La Vierge luminescente si presenta innanzitutto come una figura familiare, quasi rassicurante: un busto della Vergine ispirato all’iconografia religiosa tradizionale, riconoscibile dal velo, dall’inclinazione dolce della testa e dall’espressione raccolta del volto. Eppure, questa apparente continuità con le rappresentazioni classiche è rapidamente turbata da diverse alterazioni significative che spostano l’opera verso un registro contemporaneo, perfino critico.

Il primo elemento marcante è la natura stessa dell’oggetto: non si tratta di una scultura piena, ma di uno stampo, vuoto, la cui parte posteriore resta aperta e visibile. Questa materialità non finita rompe l’idea di una figura sacra incarnata e stabile. Il corpo della Vergine diventa involucro, superficie, traccia di un’assenza piuttosto che di una presenza piena. Questa scelta impegna una riflessione sulla riproduzione, sulla serialità e sulla perdita di unicità dell’immagine religiosa nel mondo moderno.

A ciò si aggiunge la dimensione dell’alterazione fisica: la Vergine è cieca di un occhio. Questo dettaglio, discreto ma inquietante, introduce una tensione tra sacro e fragilità. L’immagine idealizzata di purezza e perfezione è qui incrinata. lo sguardo, tradizionalmente portatore di spiritualità e mediazione divina, è parzialmente assente, come se la figura avesse perso una parte della sua capacità di vedere o di guidare. Questa cecità parziale può essere interpretata come una metafora: quella di una fede alterata, di una tradizione che non vede più interamente, o di uno sguardo umano incapace di accedere pienamente al divino.

L’elemento più sorprendente resta tuttavia l’uso della pittura fosforescente. Alla luce del giorno, l’opera appare pallida, quasi fragile, in una tonalità verdastra che evoca già una certa stranezza. Ma nell’oscurità, essa si trasforma radicalmente: la Vergine diventa fonte di luce, irradiando un verde intenso e spettrale. Questa mutazione introduce una dualità temporale e percettiva: l’opera è pienamente visibile solo in assenza di luce esterna.

Questo fenomeno capovolge i codici tradizionali della rappresentazione sacra. Di solito, la luce serve a rivelare la figura divina; qui, è la figura stessa che emette una luce artificiale. Il sacro non è più trascendente, ma prodotto tramite un processo chimico. Questo ribaltamento può essere letto come una riflessione sulla secolarizzazione: la spiritualità diventa un effetto, un’illusione luminosa che persiste nell’oscurità ma dipende da un’activatione preventiva (l’esposizione alla luce).

Infine, la qualità quasi fantomatica della luminescenza conferisce all’opera una presenza ambigua, tra apparizione e sparizione. La Vergine sembra infestare lo spazio, oscillando tra protezione e inquietudine. Non è più solo oggetto di devozione, ma anche immagine spettrale, residuo luminoso di una credenza passata.

Così, Vierge luminescente articola con sottigliezza diverse tensioni: tra pieno e vuoto, sacro e profano, visibilità e oscurità, presenza e assenza. Trasformando una figura iconica in oggetto alterato e luminescente, l’opera interroga la persistenza dei simboli religiosi in un mondo contemporaneo dove la luce stessa diventa artificiale e instabile.

Dettagli

Epoca
Dopo il 2000
Venduto da
Direttamente dall’artista
Paese d’origine
Francia
Materiale
phosphorescent paint, Resina
Artista
Sylvain Barberot
Titolo dell'opera
Vierge luminescente
Firma
Firmato a mano
Anno
2022
Colore
Beige
Condizione
Eccellenti condizioni
Altezza
33 cm
Larghezza
22 cm
Profondità
28 cm
Peso
840 g
FranciaVerificato
14
Oggetti venduti
Privato

Oggetti simili

Per te in

Arte moderna e contemporanea