Giacomo Balla (attribuito) - Cornice - Tiglio





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Cornice in legno dall'Italia (Roma), risalente al 1910–1920, attribuita a Giacomo Balla, finitura dorata.
Descrizione del venditore
Questa eccezionale cornice d'epoca, risalente ai primi anni del Novecento, rappresenta un'importante testimonianza storica legata all'avanguardia futurista. Con ogni probabilità, il manufatto è stato realizzato direttamente da Giacomo Balla o sotto la sua stretta e diretta supervisione nel suo atelier. Com'è ampiamente noto, Balla non considerava la cornice come un semplice elemento industriale di finitura, ma come un prolungamento essenziale dell'opera stessa, utile a proiettare il dinamismo e le linee di forza del dipinto nello spazio circostante; per questo motivo, l'artista amava progettarle e decorarle personalmente. L'estetica di questa specifica cornice si confà in modo eccellente alla produzione pittorica di Balla di quel preciso periodo: la sua finitura dorata, arricchita da una delicata laccatura perimetrale sui toni del verde salvia, e la particolare modanatura mossa con un motivo a lievi ondulazioni lungo il bordo esterno, dialogano perfettamente con le ricerche cromatiche e le scomposizioni plastiche tipiche del primo Futurismo. Sul retro, la cornice reca la scritta "BALLA" associata all'anno "1913", tracciata con una grafia d'epoca decisa e coerente con le catalogazioni di studio dell'artista.
Dal punto di vista strutturale, l'oggetto si presenta in una solida costruzione in legno massiccio, arricchita sul fronte da un elegante passepartout strutturale rivestito in tela grezza di tonalità neutra, una soluzione tipica dell'inizio del secolo scorso per dare profondità e respiro alla tela ospitata. Trattandosi di un pezzo autentico e mai sottoposto a restauri invasivi, la cornice mostra i naturali e affascinanti segni del tempo. Si riscontrano infatti alcune piccole lacune nello strato di colore e nella doratura, che si è parzialmente staccata nel corso degli anni, lasciando intravedere la preparazione sottostante. Un ulteriore dettaglio legato allo stato di conservazione si trova in corrispondenza degli angoli, dove si nota una leggera perdita di adesione tra i lati; l'unione non è millimetrica ed eccellente, sebbene la struttura rimanga assolutamente stabile e non dia alcun segno di cedimento.
Un elemento di fondamentale importanza, che avvalora l'ipotesi che questa cornice sia quella originale e che abbia ospitato unicamente il capolavoro per cui è stata concepita, emerge dall'analisi del battente interno. Guardando il legno, infatti, si nota la presenza di fori di fissaggio riconducibili a una sola e unica tipologia di chiodo. L'assenza di fori multipli o di diverse impronte di montaggio dimostra che la cornice non è mai stata riutilizzata per altri quadri nel corso della sua storia: ha incorniciato un'unica opera, quella originaria, nata e uscita direttamente dallo studio di Giacomo Balla. Questo dettaglio tecnico trasforma la cornice da semplice accessorio a vero e proprio documento storico ed elemento d'arte totale.
Questa eccezionale cornice d'epoca, risalente ai primi anni del Novecento, rappresenta un'importante testimonianza storica legata all'avanguardia futurista. Con ogni probabilità, il manufatto è stato realizzato direttamente da Giacomo Balla o sotto la sua stretta e diretta supervisione nel suo atelier. Com'è ampiamente noto, Balla non considerava la cornice come un semplice elemento industriale di finitura, ma come un prolungamento essenziale dell'opera stessa, utile a proiettare il dinamismo e le linee di forza del dipinto nello spazio circostante; per questo motivo, l'artista amava progettarle e decorarle personalmente. L'estetica di questa specifica cornice si confà in modo eccellente alla produzione pittorica di Balla di quel preciso periodo: la sua finitura dorata, arricchita da una delicata laccatura perimetrale sui toni del verde salvia, e la particolare modanatura mossa con un motivo a lievi ondulazioni lungo il bordo esterno, dialogano perfettamente con le ricerche cromatiche e le scomposizioni plastiche tipiche del primo Futurismo. Sul retro, la cornice reca la scritta "BALLA" associata all'anno "1913", tracciata con una grafia d'epoca decisa e coerente con le catalogazioni di studio dell'artista.
Dal punto di vista strutturale, l'oggetto si presenta in una solida costruzione in legno massiccio, arricchita sul fronte da un elegante passepartout strutturale rivestito in tela grezza di tonalità neutra, una soluzione tipica dell'inizio del secolo scorso per dare profondità e respiro alla tela ospitata. Trattandosi di un pezzo autentico e mai sottoposto a restauri invasivi, la cornice mostra i naturali e affascinanti segni del tempo. Si riscontrano infatti alcune piccole lacune nello strato di colore e nella doratura, che si è parzialmente staccata nel corso degli anni, lasciando intravedere la preparazione sottostante. Un ulteriore dettaglio legato allo stato di conservazione si trova in corrispondenza degli angoli, dove si nota una leggera perdita di adesione tra i lati; l'unione non è millimetrica ed eccellente, sebbene la struttura rimanga assolutamente stabile e non dia alcun segno di cedimento.
Un elemento di fondamentale importanza, che avvalora l'ipotesi che questa cornice sia quella originale e che abbia ospitato unicamente il capolavoro per cui è stata concepita, emerge dall'analisi del battente interno. Guardando il legno, infatti, si nota la presenza di fori di fissaggio riconducibili a una sola e unica tipologia di chiodo. L'assenza di fori multipli o di diverse impronte di montaggio dimostra che la cornice non è mai stata riutilizzata per altri quadri nel corso della sua storia: ha incorniciato un'unica opera, quella originaria, nata e uscita direttamente dallo studio di Giacomo Balla. Questo dettaglio tecnico trasforma la cornice da semplice accessorio a vero e proprio documento storico ed elemento d'arte totale.

