Nagore Legaretta - Hysteron - 2018





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Descrizione del venditore
Scatola rotonda in metallo chiusa. Diametro 210 mm.
All'interno: taccuino fotografico, EP e cartolina serigrafica.
Interno: carta a trama 135 g/m², bianco e nero.
IN LINGUA BASCA.
L'artista ha scelto di utilizzare la tecnica della fotografia stenopeica, che lei controlla e con cui lavora da anni, come materiale ottimale per l'opera. Questo oggetto usa il vuoto come spazio di gestazione dell'immagine ed è proprio questo valore che Legarreta le attribuisce; quello della sua relazione con il concetto di l'utero.
È stata proprio l'artista a creare le proprie fotocamere partendo da barattoli di metallo. Lei le ha anche dotate di quattro piccoli fori o stenopeici, con l'intenzione di generare un tipo di immagine moltiplicata che rimbalza, inciampa, incontra... e si fonde casualmente. La tecnica stenopeica crea immagini sfocate, senza troppa nitidezza, senza tempo, scartate; un fatto che è stato utilizzato anche da Legarreta per puntare a un contesto di trance, onirico, primitivo e indefinito, dove l'artista gioca con il confine tra la macchia e l'immagine.
Scatola rotonda in metallo chiusa. Diametro 210 mm.
All'interno: taccuino fotografico, EP e cartolina serigrafica.
Interno: carta a trama 135 g/m², bianco e nero.
IN LINGUA BASCA.
L'artista ha scelto di utilizzare la tecnica della fotografia stenopeica, che lei controlla e con cui lavora da anni, come materiale ottimale per l'opera. Questo oggetto usa il vuoto come spazio di gestazione dell'immagine ed è proprio questo valore che Legarreta le attribuisce; quello della sua relazione con il concetto di l'utero.
È stata proprio l'artista a creare le proprie fotocamere partendo da barattoli di metallo. Lei le ha anche dotate di quattro piccoli fori o stenopeici, con l'intenzione di generare un tipo di immagine moltiplicata che rimbalza, inciampa, incontra... e si fonde casualmente. La tecnica stenopeica crea immagini sfocate, senza troppa nitidezza, senza tempo, scartate; un fatto che è stato utilizzato anche da Legarreta per puntare a un contesto di trance, onirico, primitivo e indefinito, dove l'artista gioca con il confine tra la macchia e l'immagine.

