Tristan Mottier - Nordeuil - XL






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Descrizione del venditore
30 edizioni per questa opera
4/30 per quella esposta.
Dimensioni : 60/40 cm
Perduta in un paesaggio freddo e desertico, una casa solitaria si erge dinanzi all’immensità. La luce grigia rivela a malapena i contorni, come se esitasse a mostrarla completamente. Sembra stare in piedi per istinto, per caparbietà, anche per stanchezza — come l’uomo che potrebbe viverci.
Intorno a lei, nulla.
Il silenzio, la nebbia, l’aria densa che schiaccia il mondo.
Un’atmosfera che non protegge: espone. Spoglia. Mostra ciò che di solito si cela.
Questa scena non è un paesaggio.
È uno stato d’animo materializzato.
Si legge qui l’isolamento volontario, l’usura interiore, il ritirarsi dal rumore, il rifiuto del sistema, la ricerca di un luogo dove si possa finalmente respirare — anche se l’aria è pesante.
È una visione bruta, quasi primitiva, di un uomo che ha scelto di scomparire un po’ per ritrovarsi completamente.
La casa diventa uno specchio:
un rifugio fragile, tenace, costruito al confine tra resilienza e rinuncia.
Un rifugio per chi cammina da solo, per chi continua nonostante l’esaurimento, per chi conosce la depressione senza mai pronunciare la parola.
L’opera cattura quel momento in cui non si fugge più dal mondo …
ci si estrae.
Si diventa altro.
Si diventa eremiti di se stessi.
30 edizioni per questa opera
4/30 per quella esposta.
Dimensioni : 60/40 cm
Perduta in un paesaggio freddo e desertico, una casa solitaria si erge dinanzi all’immensità. La luce grigia rivela a malapena i contorni, come se esitasse a mostrarla completamente. Sembra stare in piedi per istinto, per caparbietà, anche per stanchezza — come l’uomo che potrebbe viverci.
Intorno a lei, nulla.
Il silenzio, la nebbia, l’aria densa che schiaccia il mondo.
Un’atmosfera che non protegge: espone. Spoglia. Mostra ciò che di solito si cela.
Questa scena non è un paesaggio.
È uno stato d’animo materializzato.
Si legge qui l’isolamento volontario, l’usura interiore, il ritirarsi dal rumore, il rifiuto del sistema, la ricerca di un luogo dove si possa finalmente respirare — anche se l’aria è pesante.
È una visione bruta, quasi primitiva, di un uomo che ha scelto di scomparire un po’ per ritrovarsi completamente.
La casa diventa uno specchio:
un rifugio fragile, tenace, costruito al confine tra resilienza e rinuncia.
Un rifugio per chi cammina da solo, per chi continua nonostante l’esaurimento, per chi conosce la depressione senza mai pronunciare la parola.
L’opera cattura quel momento in cui non si fugge più dal mondo …
ci si estrae.
Si diventa altro.
Si diventa eremiti di se stessi.
