Stefano Trapanese (1963) - L'abito rosso - 2009





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Descrizione del venditore
Stefano Trapanese è ARTISTA LEADER nella provincia di Salerno (Italia) ed è stabilmente nella TOP10 dei MAESTRI DI PROFILO NAZIONALE in Italia (fonte PitturiAmo.com).
Studioso di storia dell'arte italiana ed, in particolare, della pittura napoletana del XVII secolo il maestro Stefano Trapanese si ispira al pittore Caravaggio (Michelangelo Merisi) ed ai pittori del barocco italiano. I suoi dipinti sono tutti originali ad olio su tela. Sceglie i modelli, li veste e li mette in posa per un ritratto.
"La figura femminile accovacciata in abito rosso domina completamente la scena. Trapanese ha usato una diagonale forte che va dall’angolo in alto a sx verso il piede nudo in basso a dx: guida l’occhio e dà dinamismo a una posa altrimenti chiusa, introversa. Il formato 60x50 verticale è perfetto perché amplifica il senso di raccoglimento. La scelta di tagliare fuori parte della schiena e del tessuto crea tensione, come se stessimo spiando un momento privato.
Il rosso dell’abito è il protagonista assoluto. È un vermiglione profondo, steso con corpo, che regge da solo tutta la parte emotiva del quadro. Il Maestro ha fatto un lavoro notevole sulle pieghe: si legge la pesantezza del tessuto, le zone in ombra sono calde, non nere, e le luci sul raso non sono sparate di bianco ma tenute su toni rosati. Questo dà volume vero.
Lo sfondo scuro, quasi caravaggesco, isola la figura e fa esplodere il rosso per contrasto. I grigi tortora/bruni del divano/letto sono desaturati al punto giusto: sostengono senza competere. Bello il dettaglio dello smalto fucsia al piede e delle spalline decorate, piccole note che umanizzano.
Si vede la mano ad olio. Gli incarnati sono modellati con passaggi sottili: le spalle e la schiena hanno una luminosità calda, credibile. Le pennellate sul fondo e sul tessuto del divano sono più larghe, materiche, e creano un bel contrasto con la resa quasi levigata della pelle e del vestito. Anatomicamente la figura regge: la torsione del busto, la posizione del braccio che nasconde il volto, il piede in scorcio sono difficili e li hai risolti. La mano destra che tiene il tessuto è delicata e ben scorciata.
È un quadro di silenzio. La donna non si mostra, si protegge. Non è tristezza esplicita, è più introspezione, vulnerabilità, stanchezza. Il fatto che il volto sia nascosto costringe chi guarda a concentrarsi sul corpo e sul colore per leggere lo stato d’animo. Stilisticamente il dipinto si pone in un realismo contemporaneo con echi di figurazione anni ‘90: molto attento al dato, ma con una stesura pittorica che non diventa iperrealismo fotografico."
(critica artistica a cura del professore di storia dell'arte Luigi Crescenzo)
Stefano Trapanese è ARTISTA LEADER nella provincia di Salerno (Italia) ed è stabilmente nella TOP10 dei MAESTRI DI PROFILO NAZIONALE in Italia (fonte PitturiAmo.com).
Studioso di storia dell'arte italiana ed, in particolare, della pittura napoletana del XVII secolo il maestro Stefano Trapanese si ispira al pittore Caravaggio (Michelangelo Merisi) ed ai pittori del barocco italiano. I suoi dipinti sono tutti originali ad olio su tela. Sceglie i modelli, li veste e li mette in posa per un ritratto.
"La figura femminile accovacciata in abito rosso domina completamente la scena. Trapanese ha usato una diagonale forte che va dall’angolo in alto a sx verso il piede nudo in basso a dx: guida l’occhio e dà dinamismo a una posa altrimenti chiusa, introversa. Il formato 60x50 verticale è perfetto perché amplifica il senso di raccoglimento. La scelta di tagliare fuori parte della schiena e del tessuto crea tensione, come se stessimo spiando un momento privato.
Il rosso dell’abito è il protagonista assoluto. È un vermiglione profondo, steso con corpo, che regge da solo tutta la parte emotiva del quadro. Il Maestro ha fatto un lavoro notevole sulle pieghe: si legge la pesantezza del tessuto, le zone in ombra sono calde, non nere, e le luci sul raso non sono sparate di bianco ma tenute su toni rosati. Questo dà volume vero.
Lo sfondo scuro, quasi caravaggesco, isola la figura e fa esplodere il rosso per contrasto. I grigi tortora/bruni del divano/letto sono desaturati al punto giusto: sostengono senza competere. Bello il dettaglio dello smalto fucsia al piede e delle spalline decorate, piccole note che umanizzano.
Si vede la mano ad olio. Gli incarnati sono modellati con passaggi sottili: le spalle e la schiena hanno una luminosità calda, credibile. Le pennellate sul fondo e sul tessuto del divano sono più larghe, materiche, e creano un bel contrasto con la resa quasi levigata della pelle e del vestito. Anatomicamente la figura regge: la torsione del busto, la posizione del braccio che nasconde il volto, il piede in scorcio sono difficili e li hai risolti. La mano destra che tiene il tessuto è delicata e ben scorciata.
È un quadro di silenzio. La donna non si mostra, si protegge. Non è tristezza esplicita, è più introspezione, vulnerabilità, stanchezza. Il fatto che il volto sia nascosto costringe chi guarda a concentrarsi sul corpo e sul colore per leggere lo stato d’animo. Stilisticamente il dipinto si pone in un realismo contemporaneo con echi di figurazione anni ‘90: molto attento al dato, ma con una stesura pittorica che non diventa iperrealismo fotografico."
(critica artistica a cura del professore di storia dell'arte Luigi Crescenzo)

