Antonio Cobos Soto (1908-2001) - Escena daliniana





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Antonio Cobos Soto (1908–2001) presenta un'opera in tecnica mista intitolata Escena daliniana, edizione originale, incorniciata, 59 × 48 cm (disegno 40 × 28 cm), firmata a mano e in buone condizioni.
Descrizione del venditore
Si tratta di una tecnica mista su carta
Firmato in fondo (Cobos)
Si presenta incorniciato
Misure disegno: 40 cm di altezza x 28 cm di larghezza
Misure cornice: 59 cm di altezza x 48 cm di larghezza
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BIOGRAFIA DELL'ARTISTA:
Antonio Cobos Soto è nato a Guadalajara il 16 dicembre 1908, figlio di un magistrato della Audiencia, il che fece sì che avesse una prima infanzia peregrina, fino al definitivo insediamento familiare a Madrid nel 1915. A Madrid, e a El Escorial durante l’estate, si svolse per tutta la vita di Antonio Cobos fino al suo decesso, superati i novanta anni, il 29 maggio 2001.
Durante gli anni del Bachillerato nel collegio gesuita di Areneros, spiccò Antonio, tra le altre abilità, per la sua facilità nel disegno che suscitava l’ammirazione di professori e coetanei. Mentre seguiva, di nascosto, gli studi di Diritto, per seguire a malincuore la tradizione familiare, iniziò a fare i suoi primi pizzi come illustratore pubblicitario, prima di compiere vent’anni.
Oramai Laureato in Diritto (1930) iniziò la sua attività di illustratore abituale di romanzi, racconti e poesie sulla rivista “Blanco y Negro”. Nel 1932, insieme ad altri illustratori come Federico Ribas Montenegro (1890-1952), Rafael de Penagos (1889-1954), Roberto Martínez Baldrich (1895-1959), l’argentino Aníbal Tejada Cassio (1897- ¿…? e Aristo Téllez, fondò l’Unione di Disegnatori Spagnoli (UDE).
Nel 1933 entrò a far parte della redazione di “El Debate”, proprietà dell’Editorial Católica, come redattore artistico ed è qui che strinse amicizia con Luis Ortiz Muñoz che gli contagiò il suo entusiasmo per la Settimana Santa Sevillana.
Dopo la guerra civile, Cobos continuò legato alla stampa cattolica, attraverso il quotidiano “Ya”, successore di “El Debate”, ma con molto tempo libero da dedicare all’illustrazione di libri. Sono molti quelli che illustrò in questo periodo, ma citerò solo i tre più significativi pubblicati nel decennio degli anni Quaranta: “Epos de los Destinos” di Eugenio d’Ors; “Guerra y victoria de España (1936-1939)”, di Manuel Aznar e il già citato “Glorias imperiales” di Luis Ortiz Muñoz (entrambi editi dall’Editorial Magisterio Español che ho in biblioteca).
Nel 1941 Cobos ottenne la prima medaglia al Certamen Nacional “Estampas de la pasión” e il primo premio al certamen “Estampas del Quijote”, indetti dall’Istituto Nacional del Libro.
Sicuramente per influenze del suo amico Ortiz Muñoz, direttore del centro, Antonio Cobos si unì nello stesso anno al corpo insegnante dell’Istituto Ramiro de Maeztu dove impartì la disciplina “Storia dell’Arte” e eseguì le pitture murali dell’aula conferenze il cui buon risultato gli valse altri incarichi per enti pubblici di Madrid (chiesa della Escuela de Capacitación Social, Córdoba (trittico dell’altare maggiore della Cappella dell’Universidad Laboral), Tangeri (ingresso dell’Istituto di Istruzione Media, 1948) e Siviglia (affreschi del piano terra della sede de la Radio Nacional).
All’inizio degli anni Cinquanta il quotidiano Ya affidò a Cobos le critiche teatrali e poco dopo le critiche d’arte, che si dedicò negli ultimi trent’anni della sua vita fino al pensionamento nel 1980. Antonio Cobos, Decano dell’Associazione Spagnola dei Critici d’Arte per molti anni, morì il 29 maggio 2001.
Non sarebbe completo questo appunto biografico su Antonio Cobos senza fare riferimento al suo lavoro come designer per la Hermandad de la Amargura di Siviglia, dove entrò da confratello per mano di Ortiz Muñoz e del cui catalogo ha studiato con dettaglio Víctor José González Ramallo, così come al suo ruolo di cofondatore e animatore della Cofradía de la Virgen de Gracia a San Lorenzo de El Escorial dal 1946 fino alla sua morte. Per la Virgen de Gracia, la cui romería è dichiarata Festa di Interesse Turistico Nazionale, Cobos disegnò numerose opere, inclusa la carretta rociera e, soprattutto, i suoi cartelli annunciatori, ininterrottamente dal 1947 fino al 2001, in totale 53 più uno realizzato nel 1988 per la consacrazione canonica della Vergine.
Nel 1991 (dal 9 gennaio al 2 febbraio), quando Cobos aveva già ottantadue anni, il Gruppo Tabacalera gli dedicò una mostra, che visitai, nel Cortile della Cultura di Tabacalera, raccogliendo alcune opere della sua produzione. Sfortunatamente non mi feci con il catalogo di questa mostra, ma almeno conservo il programma di mano che contiene alcune informazioni biografiche sull’illustratore Antonio Cobos la cui figura e opera ho voluto ricordare in questa voce che termine qui, non senza mostrare alcune delle illustrazioni dei libri menzionati.
Si tratta di una tecnica mista su carta
Firmato in fondo (Cobos)
Si presenta incorniciato
Misure disegno: 40 cm di altezza x 28 cm di larghezza
Misure cornice: 59 cm di altezza x 48 cm di larghezza
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BIOGRAFIA DELL'ARTISTA:
Antonio Cobos Soto è nato a Guadalajara il 16 dicembre 1908, figlio di un magistrato della Audiencia, il che fece sì che avesse una prima infanzia peregrina, fino al definitivo insediamento familiare a Madrid nel 1915. A Madrid, e a El Escorial durante l’estate, si svolse per tutta la vita di Antonio Cobos fino al suo decesso, superati i novanta anni, il 29 maggio 2001.
Durante gli anni del Bachillerato nel collegio gesuita di Areneros, spiccò Antonio, tra le altre abilità, per la sua facilità nel disegno che suscitava l’ammirazione di professori e coetanei. Mentre seguiva, di nascosto, gli studi di Diritto, per seguire a malincuore la tradizione familiare, iniziò a fare i suoi primi pizzi come illustratore pubblicitario, prima di compiere vent’anni.
Oramai Laureato in Diritto (1930) iniziò la sua attività di illustratore abituale di romanzi, racconti e poesie sulla rivista “Blanco y Negro”. Nel 1932, insieme ad altri illustratori come Federico Ribas Montenegro (1890-1952), Rafael de Penagos (1889-1954), Roberto Martínez Baldrich (1895-1959), l’argentino Aníbal Tejada Cassio (1897- ¿…? e Aristo Téllez, fondò l’Unione di Disegnatori Spagnoli (UDE).
Nel 1933 entrò a far parte della redazione di “El Debate”, proprietà dell’Editorial Católica, come redattore artistico ed è qui che strinse amicizia con Luis Ortiz Muñoz che gli contagiò il suo entusiasmo per la Settimana Santa Sevillana.
Dopo la guerra civile, Cobos continuò legato alla stampa cattolica, attraverso il quotidiano “Ya”, successore di “El Debate”, ma con molto tempo libero da dedicare all’illustrazione di libri. Sono molti quelli che illustrò in questo periodo, ma citerò solo i tre più significativi pubblicati nel decennio degli anni Quaranta: “Epos de los Destinos” di Eugenio d’Ors; “Guerra y victoria de España (1936-1939)”, di Manuel Aznar e il già citato “Glorias imperiales” di Luis Ortiz Muñoz (entrambi editi dall’Editorial Magisterio Español che ho in biblioteca).
Nel 1941 Cobos ottenne la prima medaglia al Certamen Nacional “Estampas de la pasión” e il primo premio al certamen “Estampas del Quijote”, indetti dall’Istituto Nacional del Libro.
Sicuramente per influenze del suo amico Ortiz Muñoz, direttore del centro, Antonio Cobos si unì nello stesso anno al corpo insegnante dell’Istituto Ramiro de Maeztu dove impartì la disciplina “Storia dell’Arte” e eseguì le pitture murali dell’aula conferenze il cui buon risultato gli valse altri incarichi per enti pubblici di Madrid (chiesa della Escuela de Capacitación Social, Córdoba (trittico dell’altare maggiore della Cappella dell’Universidad Laboral), Tangeri (ingresso dell’Istituto di Istruzione Media, 1948) e Siviglia (affreschi del piano terra della sede de la Radio Nacional).
All’inizio degli anni Cinquanta il quotidiano Ya affidò a Cobos le critiche teatrali e poco dopo le critiche d’arte, che si dedicò negli ultimi trent’anni della sua vita fino al pensionamento nel 1980. Antonio Cobos, Decano dell’Associazione Spagnola dei Critici d’Arte per molti anni, morì il 29 maggio 2001.
Non sarebbe completo questo appunto biografico su Antonio Cobos senza fare riferimento al suo lavoro come designer per la Hermandad de la Amargura di Siviglia, dove entrò da confratello per mano di Ortiz Muñoz e del cui catalogo ha studiato con dettaglio Víctor José González Ramallo, così come al suo ruolo di cofondatore e animatore della Cofradía de la Virgen de Gracia a San Lorenzo de El Escorial dal 1946 fino alla sua morte. Per la Virgen de Gracia, la cui romería è dichiarata Festa di Interesse Turistico Nazionale, Cobos disegnò numerose opere, inclusa la carretta rociera e, soprattutto, i suoi cartelli annunciatori, ininterrottamente dal 1947 fino al 2001, in totale 53 più uno realizzato nel 1988 per la consacrazione canonica della Vergine.
Nel 1991 (dal 9 gennaio al 2 febbraio), quando Cobos aveva già ottantadue anni, il Gruppo Tabacalera gli dedicò una mostra, che visitai, nel Cortile della Cultura di Tabacalera, raccogliendo alcune opere della sua produzione. Sfortunatamente non mi feci con il catalogo di questa mostra, ma almeno conservo il programma di mano che contiene alcune informazioni biografiche sull’illustratore Antonio Cobos la cui figura e opera ho voluto ricordare in questa voce che termine qui, non senza mostrare alcune delle illustrazioni dei libri menzionati.

