Antonio Ligabue (1899-1965) - Il Leopardo





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Antonio Ligabue, Il Leopardo, 1978, acquaforte, foglio 70 x 50 cm, incisione 25,5 x 22 cm, firmato, tiratura 78/150, Italia, in ottime condizioni.
Descrizione del venditore
ANTONIO LIGABUE - IL LEOPARDO 1978
DIMENSIONI FOGLIO 70 X 50 CM
DIMENSIONI INCISIONE 25,5 X 22 CM
ESEMPLARE N. 78/150
Una grafica di Antonio Ligabue, una bellissima puntasecca postuma, l’opera che raffigura un leopardo, tra gli animali esotici preferiti dal pittore vissuto nella Bassa padana e finito in manicomio per le sue stranezze. Un’artista dalla vita tormentata, analfabeta venne espulso da Gualtieri, la città dove aveva vissuto incompreso e schernito. Successivamente, ridotto in miseria, il Comune gli diede una stanza nel locale manicomio.
Fu scoperto dallo scultore Marino Mazzacurati. Famosi gli autoritratti, gli animali sia selvatici che domestici e le sue moto Guzzi. Visse tre volte l’esperienza dell’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Nel 1961 una grande mostra, organizzata a Roma, lo rivelò a livello nazionale. Terminò i suoi giorni a Gualtieri nel 1965, a seguito della morte è scattata l’opera di valorizzazione da parte di critici ed artisti che hanno contribuito alla creazione di un Museo/ Fondazione a lui intitolato. Grande popolarità gli deriva anche da uno sceneggiato televisivo, la cui parte dell’artista venne interpretata dall’attore Flavio Bucci.
ANTONIO LIGABUE - IL LEOPARDO 1978
DIMENSIONI FOGLIO 70 X 50 CM
DIMENSIONI INCISIONE 25,5 X 22 CM
ESEMPLARE N. 78/150
Una grafica di Antonio Ligabue, una bellissima puntasecca postuma, l’opera che raffigura un leopardo, tra gli animali esotici preferiti dal pittore vissuto nella Bassa padana e finito in manicomio per le sue stranezze. Un’artista dalla vita tormentata, analfabeta venne espulso da Gualtieri, la città dove aveva vissuto incompreso e schernito. Successivamente, ridotto in miseria, il Comune gli diede una stanza nel locale manicomio.
Fu scoperto dallo scultore Marino Mazzacurati. Famosi gli autoritratti, gli animali sia selvatici che domestici e le sue moto Guzzi. Visse tre volte l’esperienza dell’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Nel 1961 una grande mostra, organizzata a Roma, lo rivelò a livello nazionale. Terminò i suoi giorni a Gualtieri nel 1965, a seguito della morte è scattata l’opera di valorizzazione da parte di critici ed artisti che hanno contribuito alla creazione di un Museo/ Fondazione a lui intitolato. Grande popolarità gli deriva anche da uno sceneggiato televisivo, la cui parte dell’artista venne interpretata dall’attore Flavio Bucci.

