VITRUVIUS - DE ARCHITECTURA -Fully illustrated, contemporary binding - 1522






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Vitruvio De Architectura, edizione illustrata del 1522 in latino, due parti in un volume, 572 pagine, 140 xilografie, legatura in pelle marrone contemporanea, stampatori Haeredes Philippi Juntae, formato 165 × 110 mm.
Descrizione del venditore
(ARCHITETTURA; ILLUSTRATA, INCUNABILI DI BINDING) Marcus VITRUVII POLLIUS (880-70 a.C. circa - Dopo il 15 a.C.); Sextus Julius FRONTINUS (30 a. - 103)
M. Vitruvii De Architectura libri decem di nuovo massima diligenza castigati atque excusi, additis, Julij Frontini de aquaeductibus libri propter materiae affinitatem [Colophon: Impressum Florentiae, per haeredes Philippi Iuntae, 1522]
§ Due parti in un volume, 8vo (165x110); 192, 24, [20] carte. Emblema tipografico inciso nel frontespizio, riccamente illustrato con 140 belle xilografie. Pelle bovina marrone contemporanea con lastrature a secco, copia alta, su carta fresca ben conservata.
Organizzato in dieci libri, il De Architectura fu scritto tra il 30-20 a.C. Poiché è l’unico trattato architettonico sopravvissuto dall’antichità, esso servì da guida completa per progetti edilizi dedicati all’imperatore Augusto. L’opera tratta tutto, dai accampamenti militari agli acquedotti, alle macchine e agli strumenti di misurazione, fondendo la conoscenza greca e romana con l’ingegneria pratica. I suoi principi famosi di utilità, resistenza e bellezza hanno influenzato gli architetti per secoli, sebbene preceda le più grandi innovazioni architettoniche di Roma come le cupole e la volta in calcestruzzo. Il De Architectura si presenta come un trattato eclettico – un tentativo di creare una sintesi organica di intuizioni teoriche greche e ellenistiche e dei dati tratti dalla pratica della costruzione – e, al tempo stesso, come testo canone, opera completa e polisferica, ricca di innumerevoli implicazioni e intuizioni, e l’unico manoscritto sopravvissuto dello sviluppo delle teorie architettoniche nell’antichità classica. L’opera di Vitruvio anticipa, in senso umanistico, la centralità della figura dell’architetto e della sua arte, e enuncia come prerequisito indispensabile la necessità di una sintesi armoniosa di conoscenza e comprensione che lo renda non solo un organizzatore e codificatore dello spazio, ma il suo interprete e hermeneuta. Dal Quindicesimo secolo in poi, il trattato divenne la fonte interpretativa, il modello per il dialogo e la base ispiratrice dei principi teorici dell’arte architettonica, al punto che Vincenzo Scamozzi, architetto veneziano e autore del trattato del XVI secolo, dopo una lettura attenta e assidua dell’opera, dichiarò che Vitruvio “ha discusso tutto, o almeno gli aspetti più difficili ed essenziali delle architettura e delle necessità dell’architetto; se molti ne fossero consapevoli, non si vanterebbero tanto di essere architetti, conoscendo a malapena ciò che loro è richiesto.”. Seconda edizione illustrata della Giunta, in nuovo impaginato in corsivo, dell’edizione del 1513, curata dal domenicano fr. Giovanni Giocondo di Verona (1435-1515), figura importante tra i primi antiquari rinascimentali. L’opera di Vitruvio è seguita da De aquaeductibus urbis Romae di Giulio Frontino, “ouvrage d'une grande utilité pour la connaissance de l'architecture ancienne” (Hoefer XVIII, 913).; Cicognara 699: “Questa edizione non é dissimile da quella del 1513., se non in quanto che gli errori nella prima..., sono in questa corretti”;.. La prima edizione illustrata dell’opera di Vitruvio fu pubblicata a Venezia nel 1511 da Giovanni Tacuino, l’editore, Giovanni Giocondo produsse 136 xilografie per illustrare il testo. Fu ristampata nel 1513 dai fratelli Giunta a Firenze, in formato tascabile, con le xilografie originali ridotte di dimensione e con l’aggiunta di altre quattro illustrazioni e della De aquaeductibus urbis Romae di Frontino. Nel 1522, dopo la morte di Giocondo, la Giunta pubblicò un’altra edizione, dove furono usati nuovi caratteri gotici corsivi, furono eliminate iniziali incise e il testo fu rivisto, ma furono usate le stesse illustrazioni della precedente edizione. Questa nuova edizione tascabile risultò molto innovativa per l’epoca, rendendo accessibili sia ai circoli colti che leggevano in latino sia a un pubblico più ampio che, tramite le immagini, accedeva al nuovo linguaggio dell’antichità.
Il frate francescano Fra Giovanni Giocondo (1433 c. - 1515) fu un umanista, architetto e ingegnere italiano. L’opera di Frontino è un rapporto ufficiale scritto alla fine del I secolo riguardante lo stato degli acquedotti di Roma; Frontino era stato nominato Commissario delle Acque dall’imperatore Nerva nel 96 d.C.
LUCIA A. CIAPPONI Fra Giocondo Da Verona e la Sua Edizione di Vitruvio. In: Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, vol. 47, 1984, pp. 72-90; ADAMS V-904; Berlin Kat. 1800; Camerini 172 (collazione errata); FOWLER 396; SANDER 7697
(ARCHITETTURA; ILLUSTRATA, INCUNABILI DI BINDING) Marcus VITRUVII POLLIUS (880-70 a.C. circa - Dopo il 15 a.C.); Sextus Julius FRONTINUS (30 a. - 103)
M. Vitruvii De Architectura libri decem di nuovo massima diligenza castigati atque excusi, additis, Julij Frontini de aquaeductibus libri propter materiae affinitatem [Colophon: Impressum Florentiae, per haeredes Philippi Iuntae, 1522]
§ Due parti in un volume, 8vo (165x110); 192, 24, [20] carte. Emblema tipografico inciso nel frontespizio, riccamente illustrato con 140 belle xilografie. Pelle bovina marrone contemporanea con lastrature a secco, copia alta, su carta fresca ben conservata.
Organizzato in dieci libri, il De Architectura fu scritto tra il 30-20 a.C. Poiché è l’unico trattato architettonico sopravvissuto dall’antichità, esso servì da guida completa per progetti edilizi dedicati all’imperatore Augusto. L’opera tratta tutto, dai accampamenti militari agli acquedotti, alle macchine e agli strumenti di misurazione, fondendo la conoscenza greca e romana con l’ingegneria pratica. I suoi principi famosi di utilità, resistenza e bellezza hanno influenzato gli architetti per secoli, sebbene preceda le più grandi innovazioni architettoniche di Roma come le cupole e la volta in calcestruzzo. Il De Architectura si presenta come un trattato eclettico – un tentativo di creare una sintesi organica di intuizioni teoriche greche e ellenistiche e dei dati tratti dalla pratica della costruzione – e, al tempo stesso, come testo canone, opera completa e polisferica, ricca di innumerevoli implicazioni e intuizioni, e l’unico manoscritto sopravvissuto dello sviluppo delle teorie architettoniche nell’antichità classica. L’opera di Vitruvio anticipa, in senso umanistico, la centralità della figura dell’architetto e della sua arte, e enuncia come prerequisito indispensabile la necessità di una sintesi armoniosa di conoscenza e comprensione che lo renda non solo un organizzatore e codificatore dello spazio, ma il suo interprete e hermeneuta. Dal Quindicesimo secolo in poi, il trattato divenne la fonte interpretativa, il modello per il dialogo e la base ispiratrice dei principi teorici dell’arte architettonica, al punto che Vincenzo Scamozzi, architetto veneziano e autore del trattato del XVI secolo, dopo una lettura attenta e assidua dell’opera, dichiarò che Vitruvio “ha discusso tutto, o almeno gli aspetti più difficili ed essenziali delle architettura e delle necessità dell’architetto; se molti ne fossero consapevoli, non si vanterebbero tanto di essere architetti, conoscendo a malapena ciò che loro è richiesto.”. Seconda edizione illustrata della Giunta, in nuovo impaginato in corsivo, dell’edizione del 1513, curata dal domenicano fr. Giovanni Giocondo di Verona (1435-1515), figura importante tra i primi antiquari rinascimentali. L’opera di Vitruvio è seguita da De aquaeductibus urbis Romae di Giulio Frontino, “ouvrage d'une grande utilité pour la connaissance de l'architecture ancienne” (Hoefer XVIII, 913).; Cicognara 699: “Questa edizione non é dissimile da quella del 1513., se non in quanto che gli errori nella prima..., sono in questa corretti”;.. La prima edizione illustrata dell’opera di Vitruvio fu pubblicata a Venezia nel 1511 da Giovanni Tacuino, l’editore, Giovanni Giocondo produsse 136 xilografie per illustrare il testo. Fu ristampata nel 1513 dai fratelli Giunta a Firenze, in formato tascabile, con le xilografie originali ridotte di dimensione e con l’aggiunta di altre quattro illustrazioni e della De aquaeductibus urbis Romae di Frontino. Nel 1522, dopo la morte di Giocondo, la Giunta pubblicò un’altra edizione, dove furono usati nuovi caratteri gotici corsivi, furono eliminate iniziali incise e il testo fu rivisto, ma furono usate le stesse illustrazioni della precedente edizione. Questa nuova edizione tascabile risultò molto innovativa per l’epoca, rendendo accessibili sia ai circoli colti che leggevano in latino sia a un pubblico più ampio che, tramite le immagini, accedeva al nuovo linguaggio dell’antichità.
Il frate francescano Fra Giovanni Giocondo (1433 c. - 1515) fu un umanista, architetto e ingegnere italiano. L’opera di Frontino è un rapporto ufficiale scritto alla fine del I secolo riguardante lo stato degli acquedotti di Roma; Frontino era stato nominato Commissario delle Acque dall’imperatore Nerva nel 96 d.C.
LUCIA A. CIAPPONI Fra Giocondo Da Verona e la Sua Edizione di Vitruvio. In: Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, vol. 47, 1984, pp. 72-90; ADAMS V-904; Berlin Kat. 1800; Camerini 172 (collazione errata); FOWLER 396; SANDER 7697
