Edmund Clark - Signed - My Shadow's Reflection - 2017





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Descrizione del venditore
Pubblicato per accompagnare la residenza triennale di Edmund Clark al HMP Grendon, l’unico carcere completamente terapeutico d’Europa, My Shadow’s Reflection è una delle esplorazioni più incisive della detenzione, della riabilitazione e della rappresentazione realizzate dal fotografo. Invece di documentare la vita carceraria attraverso convenzioni visive familiari, Clark costruisce un corpo di lavoro sfumato che mette in discussione come gli individui privati della libertà possono essere visti, compresi e rappresentati.
A differenza dei progetti documentaristici convenzionali, il libro evita il sensazionalismo e si concentra invece sull’ambiente unico di Grendon, dove i detenuti si impegnano volontariamente in un programma intensivo di terapia di gruppo e responsabilità collettiva nel tentativo di comprendere le cause dei propri crimini e di ridurre la probabilità di recidiva. Questo contesto insolito modella fondamentalmente sia il progetto sia il linguaggio visivo impiegato da Clark.
La pubblicazione riunisce tre approcci fotografici distinti. Prospettive architettoniche nette rivelano gli spazi controllati della prigione, mentre delicati studi di fiori e piante che crescono all’interno dei suoi confini introducono un inatteso senso di fragilità e rinnovamento. Più sorprendentemente, ci sono i ritratti dei detenuti, realizzati con una macchina a foro stenopeico durante esposizioni di sei minuti. Mentre gli uomini rispondevano a domande sulle loro vite, i loro reati e il loro percorso terapeutico, ogni movimento diventava parte dell’immagine, trasformando la ritrattistica convenzionale in rappresentazioni spettrali e sfocate che preservano l’anonimato pur trasmettendo una presenza psicologica profonda.
Un aspetto particolarmente avvincente del libro è l’inclusione delle parole stesse dei detenuti. Stampate su una sequenza di pagine verdi al centro del volume, le loro riflessioni offrono una controparte diretta alle fotografie, permettendo ai partecipanti di plasmare le proprie narrazioni anziché diventare semplicemente soggetti osservati attraverso la macchina fotografica. Questo dialogo tra immagine e testimonianza conferisce alla pubblicazione una profondità emotiva e intellettuale che va ben oltre la fotografia documentaria tradizionale.
Sviluppato con grande cura da Ben Weaver Studio e pubblicato da Here Press in collaborazione con Ikon Gallery, My Shadow’s Reflection è concepito come un libro d’artista piuttosto che come un catalogo di una mostra convenzionale. Il meticoloso ordinamento, la produzione raffinata e l’integrazione pensata di testo e immagine rafforzano l’intento di Clark di creare un oggetto che prosegue la conversazione oltre lo spazio della galleria.
Silenziosamente potente e profondamente ponderato, My Shadow’s Reflection si pone come uno dei libri di fotografia contemporanea più significativi che affrontano la realtà della detenzione. Dimostra l’eccezionale capacità di Edmund Clark di combinare rigore concettuale con sensibilità visiva, producendo un’opera che mette in discussione le assunzioni su giustizia, riabilitazione e sul ruolo che la fotografia può avere nel rendere visibili mondi nascosti.
Il venditore si racconta
Pubblicato per accompagnare la residenza triennale di Edmund Clark al HMP Grendon, l’unico carcere completamente terapeutico d’Europa, My Shadow’s Reflection è una delle esplorazioni più incisive della detenzione, della riabilitazione e della rappresentazione realizzate dal fotografo. Invece di documentare la vita carceraria attraverso convenzioni visive familiari, Clark costruisce un corpo di lavoro sfumato che mette in discussione come gli individui privati della libertà possono essere visti, compresi e rappresentati.
A differenza dei progetti documentaristici convenzionali, il libro evita il sensazionalismo e si concentra invece sull’ambiente unico di Grendon, dove i detenuti si impegnano volontariamente in un programma intensivo di terapia di gruppo e responsabilità collettiva nel tentativo di comprendere le cause dei propri crimini e di ridurre la probabilità di recidiva. Questo contesto insolito modella fondamentalmente sia il progetto sia il linguaggio visivo impiegato da Clark.
La pubblicazione riunisce tre approcci fotografici distinti. Prospettive architettoniche nette rivelano gli spazi controllati della prigione, mentre delicati studi di fiori e piante che crescono all’interno dei suoi confini introducono un inatteso senso di fragilità e rinnovamento. Più sorprendentemente, ci sono i ritratti dei detenuti, realizzati con una macchina a foro stenopeico durante esposizioni di sei minuti. Mentre gli uomini rispondevano a domande sulle loro vite, i loro reati e il loro percorso terapeutico, ogni movimento diventava parte dell’immagine, trasformando la ritrattistica convenzionale in rappresentazioni spettrali e sfocate che preservano l’anonimato pur trasmettendo una presenza psicologica profonda.
Un aspetto particolarmente avvincente del libro è l’inclusione delle parole stesse dei detenuti. Stampate su una sequenza di pagine verdi al centro del volume, le loro riflessioni offrono una controparte diretta alle fotografie, permettendo ai partecipanti di plasmare le proprie narrazioni anziché diventare semplicemente soggetti osservati attraverso la macchina fotografica. Questo dialogo tra immagine e testimonianza conferisce alla pubblicazione una profondità emotiva e intellettuale che va ben oltre la fotografia documentaria tradizionale.
Sviluppato con grande cura da Ben Weaver Studio e pubblicato da Here Press in collaborazione con Ikon Gallery, My Shadow’s Reflection è concepito come un libro d’artista piuttosto che come un catalogo di una mostra convenzionale. Il meticoloso ordinamento, la produzione raffinata e l’integrazione pensata di testo e immagine rafforzano l’intento di Clark di creare un oggetto che prosegue la conversazione oltre lo spazio della galleria.
Silenziosamente potente e profondamente ponderato, My Shadow’s Reflection si pone come uno dei libri di fotografia contemporanea più significativi che affrontano la realtà della detenzione. Dimostra l’eccezionale capacità di Edmund Clark di combinare rigore concettuale con sensibilità visiva, producendo un’opera che mette in discussione le assunzioni su giustizia, riabilitazione e sul ruolo che la fotografia può avere nel rendere visibili mondi nascosti.

