Una scultura in bronzo. - Kulango - Ghana (Senza prezzo di riserva)






Possiede una laurea magistrale in Studi Africani e 15 anni di esperienza in Arte Africana.
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Descrizione del venditore
La juxtaposition de la figure bronzea Kulango con una scultura moderna che richiama Henry Moore rivela come le tradizioni scultoree, separate per geografia, cultura e tempo, possano arrivare a soluzioni formali notevolmente correlate. Entrambe le figure staccano il corpo umano dalla rappresentazione naturalistica e lo condensano in una forma scultorea elementare. Testa, busto, braccia e gambe restano leggibili, ma l’anatomia è subordinata al volume, alla linea, alla proporzione e alla silhouette. È soprattutto questo grado pronunciato di astrazione che connette le due opere.
Nella figura Kulango, il corpo umano si trasforma in una configurazione quasi simbolica. Il torso allungato, la testa inclinata in avanti e gli armi radicalmente semplificate conferiscono alla scultura una presenza concentrata e autosufficiente. I dettagli anatomici non sono descritti ma soltanto suggeriti. Ciò che conta non è la rappresentazione di un corpo individuale, ma la sua essenza-scultorea. La figura appare immediatamente arcaica e sorprendentemente moderna: il suo potere espressivo deriva dalla proporzione, dalla silhouette, dalla tensione e dalla relazione tra un piccolo numero di forme chiaramente articolate.
Omaggio a Henry Moore, date un’occhiata all’ultima foto della sequenza fotografica.
Qui emerge un dialogo coinvolgente con Henry Moore. Moore affrontava ripetutamente il corpo umano non come una struttura anatomica fissa, ma come punto di partenza per un linguaggio autonomo della forma. In particolare, le sue figure sedute e reclinate diventano spesso paesaggi scultorei in cui parti individuali si fondono, si aprono o si trasformano in grandi volumi calmi. La figura ispirata a Moore segue un principio simile. La testa e la parte superiore del corpo formano una massa compatta, quasi geologica, mentre le braccia si integrano nel corpo e, insieme alle gambe, creano una struttura architettonica. L’apertura al centro è tanto importante quanto il materiale circostante: lo spazio vuoto stesso diventa un elemento attivo della scultura.
Nella figura Kulango, il rapporto tra corpo e spazio è meno esplicitamente articolato tramite aperture, eppure lo spazio negativo è altrettanto importante per la sua presenza. Gli intervalli tra braccia e busto, la posizione delle gambe e l’inclinazione della testa stabiliscono un ritmo in cui massa e vuoto interagiscono. Nella figura moderna, questo principio viene amplificato e monumentificato. Il corpo diventa una sorta di architettura scultorea.
Henry Moore si interessò in modo approfondito a sculture non europee e preistoriche e appartenne a una generazione di artisti europei per i quali tali opere fornivano impulsi importanti nel superare le concezioni accademiche del corpo umano. La juxtaposition va quindi intesa meno come una rivendicazione di influenza formale diretta che come un dialogo tra diverse tradizioni scultoree. Ricorda inoltre che l’astrazione non è affatto un’invenzione esclusiva del modernismo europeo. Una radicale semplificazione del corpo, la concentrazione su volumi elementari e la trasformazione espressiva delle proporzioni umane esistevano nelle tradizioni scultoree africane ben prima dell’emergere dell’astrazione modernista in Europa.
Questo è precisamente ciò che conferisce all’incontro una risonanza particolare. Ciò che in Moore appare come una deviazione intenzionale dal naturalismo europeo, è incontrato nella bronzina Kulango all’interno di una tradizione artistica e di un contesto culturale indipendenti. Entrambe le opere, tuttavia, si avvicinano à la figura umana non principalmente come qualcosa da riprodurre fedelmente, ma come motivo scultoreo fondamentale. Il corpo diventa un veicolo di ritmo, peso, spazio ed espressione. Nonostante le loro origini molto diverse, le due sculture entrano così in una vivace conversazione visiva: un linguaggio di riduzione in cui l’omissione di dettaglio non diminuisce la presenza umana, ma la intensifica.
Alcune delle informazioni sono generate dall’intelligenza artificiale e si basano su fonti pubblicate nei campi dell’etnografia, dell’archeologia e della storia dell’arte.
Invt. No. MAZ21572
Il venditore garantisce e può dimostrare che l’oggetto è stato ottenuto lecitamente. Il venditore è stato informato da Catawiki che doveva fornire la documentazione richiesta dalle leggi e dai regolamenti nel proprio paese di residenza. Il venditore garantisce ed è autorizzato a vendere/exportare questo oggetto. Il venditore fornirà tutte le informazioni sulla provenienza conosciute dell’oggetto all’acquirente. Il venditore si assicura che eventuali permessi necessari siano/ saranno ottenuti. Il venditore informerà immediatamente l’acquirente di eventuali ritardi nell’ottenimento di tali permessi.
Il venditore si racconta
La juxtaposition de la figure bronzea Kulango con una scultura moderna che richiama Henry Moore rivela come le tradizioni scultoree, separate per geografia, cultura e tempo, possano arrivare a soluzioni formali notevolmente correlate. Entrambe le figure staccano il corpo umano dalla rappresentazione naturalistica e lo condensano in una forma scultorea elementare. Testa, busto, braccia e gambe restano leggibili, ma l’anatomia è subordinata al volume, alla linea, alla proporzione e alla silhouette. È soprattutto questo grado pronunciato di astrazione che connette le due opere.
Nella figura Kulango, il corpo umano si trasforma in una configurazione quasi simbolica. Il torso allungato, la testa inclinata in avanti e gli armi radicalmente semplificate conferiscono alla scultura una presenza concentrata e autosufficiente. I dettagli anatomici non sono descritti ma soltanto suggeriti. Ciò che conta non è la rappresentazione di un corpo individuale, ma la sua essenza-scultorea. La figura appare immediatamente arcaica e sorprendentemente moderna: il suo potere espressivo deriva dalla proporzione, dalla silhouette, dalla tensione e dalla relazione tra un piccolo numero di forme chiaramente articolate.
Omaggio a Henry Moore, date un’occhiata all’ultima foto della sequenza fotografica.
Qui emerge un dialogo coinvolgente con Henry Moore. Moore affrontava ripetutamente il corpo umano non come una struttura anatomica fissa, ma come punto di partenza per un linguaggio autonomo della forma. In particolare, le sue figure sedute e reclinate diventano spesso paesaggi scultorei in cui parti individuali si fondono, si aprono o si trasformano in grandi volumi calmi. La figura ispirata a Moore segue un principio simile. La testa e la parte superiore del corpo formano una massa compatta, quasi geologica, mentre le braccia si integrano nel corpo e, insieme alle gambe, creano una struttura architettonica. L’apertura al centro è tanto importante quanto il materiale circostante: lo spazio vuoto stesso diventa un elemento attivo della scultura.
Nella figura Kulango, il rapporto tra corpo e spazio è meno esplicitamente articolato tramite aperture, eppure lo spazio negativo è altrettanto importante per la sua presenza. Gli intervalli tra braccia e busto, la posizione delle gambe e l’inclinazione della testa stabiliscono un ritmo in cui massa e vuoto interagiscono. Nella figura moderna, questo principio viene amplificato e monumentificato. Il corpo diventa una sorta di architettura scultorea.
Henry Moore si interessò in modo approfondito a sculture non europee e preistoriche e appartenne a una generazione di artisti europei per i quali tali opere fornivano impulsi importanti nel superare le concezioni accademiche del corpo umano. La juxtaposition va quindi intesa meno come una rivendicazione di influenza formale diretta che come un dialogo tra diverse tradizioni scultoree. Ricorda inoltre che l’astrazione non è affatto un’invenzione esclusiva del modernismo europeo. Una radicale semplificazione del corpo, la concentrazione su volumi elementari e la trasformazione espressiva delle proporzioni umane esistevano nelle tradizioni scultoree africane ben prima dell’emergere dell’astrazione modernista in Europa.
Questo è precisamente ciò che conferisce all’incontro una risonanza particolare. Ciò che in Moore appare come una deviazione intenzionale dal naturalismo europeo, è incontrato nella bronzina Kulango all’interno di una tradizione artistica e di un contesto culturale indipendenti. Entrambe le opere, tuttavia, si avvicinano à la figura umana non principalmente come qualcosa da riprodurre fedelmente, ma come motivo scultoreo fondamentale. Il corpo diventa un veicolo di ritmo, peso, spazio ed espressione. Nonostante le loro origini molto diverse, le due sculture entrano così in una vivace conversazione visiva: un linguaggio di riduzione in cui l’omissione di dettaglio non diminuisce la presenza umana, ma la intensifica.
Alcune delle informazioni sono generate dall’intelligenza artificiale e si basano su fonti pubblicate nei campi dell’etnografia, dell’archeologia e della storia dell’arte.
Invt. No. MAZ21572
Il venditore garantisce e può dimostrare che l’oggetto è stato ottenuto lecitamente. Il venditore è stato informato da Catawiki che doveva fornire la documentazione richiesta dalle leggi e dai regolamenti nel proprio paese di residenza. Il venditore garantisce ed è autorizzato a vendere/exportare questo oggetto. Il venditore fornirà tutte le informazioni sulla provenienza conosciute dell’oggetto all’acquirente. Il venditore si assicura che eventuali permessi necessari siano/ saranno ottenuti. Il venditore informerà immediatamente l’acquirente di eventuali ritardi nell’ottenimento di tali permessi.
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Dettagli
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- Unternehmen:
- Jaenicke Njoya GmbH
- Repräsentant:
- Wolfgang Jaenicke
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- Jaenicke Njoya GmbH
Klausenerplatz 7
14059 Berlin
GERMANY - Telefonnummer:
- +493033951033
- Email:
- w.jaenicke@jaenicke-njoya.com
- USt-IdNr.:
- DE241193499
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