Una testa di bronzo - Idia - Benin - Nigeria






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Una testa in bronzo Iyoba Idia, Benin, Nigeria, in condizioni discrete, alta 51 cm, peso 8,2 kg, autenticità originale, senza supporto.
Descrizione del venditore
Questa notevole coppia di figurine in legno pressoché identiche che raffigurano l’Iyoba Idia costituisce una sopravvivenza eccezionale nel corpus dell’arte di corte di Benin. Entrambe le sculture provengono dalla stessa collezione privata e mostrano corrispondenze così strette nella concezione, nelle proporzioni, nella modellazione e nei dettagli da apparire concepite come una coppia e molto probabilmente prodotti nella stessa bottega, forse anche dallo stesso abile maestro intagliatore.
La figura femminile appartiene all’iconografia dell’Iyoba, o Regina Madre, una delle titolari più importanti della corte di Benin. L’istituzione dell’Iyoba è tradizionalmente associata ad Idia, madre dell’Oba Esigie (r. c. 1504–1550), il cui sostegno politico, militare e rituale al figlio ne fece una delle donne più celebri nella storia del regno. La sua immagine divenne in seguito un prototipo per le rappresentazioni della maternità reale e dell’autorità femminile nell’arte di corte di Benin.
L’Iyoba occupò una posizione eccezionale all’interno della gerarchia politica e spirituale del regno. La sua protezione della persona e del benessere dell’Oba era intesa in senso più ampio come contributo alla sicurezza, alla continuità e alla prosperità di Benin stesso. Dopo la sua morte fu istituita all’interno del palazzo un altare commemorativo, allestito con sculture in ottone e avorio attraverso cui la sua memoria veniva perpetuata e la comunicazione rituale con il regno degli antenati mantenuta.
La sopravvivenza delle presenti figure come coppia è particolarmente significativa. L’accoppiamento e la ripetizione simmetrica sono ben documentati nelle tradizioni artistiche e rituali di Benin. Philip J. C. Dark ha osservato la marcata tendenza degli artisti di Benin a produrre oggetti a coppie, mentre la celebre fotografia scattata da Cyril Punch nel palazzo reale nel 1891, prima dell’invasione britannica del 1897, registra teste fuse e altri oggetti rituali disposti in modo simmetrico su un altare degli antenati.
Tale ripetizione non dovrebbe essere intesa necessariamente come raffigurante due individui separati. All’interno del linguaggio visivo altamente ordinato dell’arte di corte di Benin, la duplicazione e la simmetria potrebbero invece rafforzare la presenza, lo status e la potenza rituale della figura rappresentata, stabilendo al contempo l’equilibrio visivo tipico degli ensemble degli altari reali.
Un parallelismo particolarmente importante è fornito dalle celebri maschere-pendente d’avorio del XVI secolo associate all’Iyoba Idia. L’esempio del Museo d’Arte Metropolitano di New York e la sua controparte quasi identica nel British Museum di Londra dimostrano che rappresentazioni strettamente corrispondenti dell’Iyoba potrebbero davvero essere concepite come commissioni reali correlate.
Felicity Bodenstein ha ulteriormente sottolineato che le cinque maschere sopravvissute associate a Idia dovrebbero essere intese non semplicemente come rappresentazioni indipendenti, ma come una “molteplicità”: un gruppo originariamente concepito per funzionare insieme e probabilmente prodotto nella stessa bottega, forse anche dalla stessa mano. In senso più ampio, indica la ripetizione e la moltiplicazione di modelli strettamente correlati come caratteristiche fondamentali delle pratiche commemorative e religiose della corte di Benin.
Visto in questo contesto, le presenti sculture acquistano un’importanza che va oltre la qualità individuale di ciascuna figura. La loro provenienza comune e la straordinaria corrispondenza formale conservano evidenze della logica originale di ripetizione, simmetria e amplificazione rituale che governavano l’allestimento delle sculture sugli altari reali e degli antenati di Benin.
Al termine della sequenza fotografica, un Hommage a Paul Delvaux mette in dialogo il mondo pittorico enigmatico dell’artista belga con una delle figure presenti attribuite all’Iyoba Idia.
La composizione attinge a alcuni dei motivi definitivi dell’opera di Delvaux: la figura femminile distaccata ed enigmatica, l’architettura classica, le piazze deserte, la luce notturna e il distante locomotore a vapore. Insieme, questi elementi creano un regno sospeso tra sogno, memoria e realtà.
All’interno di questo scenario immaginato, la figura monumentale di Benin diventa il contrappunto della giovane donna caratteristica dell’universo pittorico di Delvaux. Il loro accostamento instaura la tensione centrale della composizione. La giovane donna è fisicamente presente ma psicologicamente distante e inavvicinabile, un’ambiguità fondamentale delle rappresentazioni femminili di Delvaux. Di fronte a lei, l’Iyoba appare come incarnazione concentrata di dignità, autorità e ricordo. Gioventù e ascendenza, desiderio e autorità, transitorietà e permanenza sono portati in un dialogo silenzioso.
Different tempi storici e culturali sono deliberatamente intrecciati. Architettura classica europea, la ferrovia come emblema della modernità e l’immaginario reale di Benin coesistono in uno stesso spazio immaginario. L’Hommage è quindi concepito meno come una ricostruzione di una specifica opera di Delvaux che come una libera continuazione del suo metodo surrealista: oggetti, culture e periodi storici normalmente separati per geografia e tempo si incontrano all’interno di una nuova realtà poetica.
Letteratura:
Philip J. C. Dark, An Introduction to Benin Art and Technology, Oxford, Clarendon Press, 1973.
Kate Ezra, Royal Art of Benin: The Perls Collection in the Metropolitan Museum of Art, New York, 1992.
Felicity Bodenstein, “Cinq masques de l’Iyoba Idia du royaume de Bénin : vies sociales et trajectoires d’un objet multiple,” Perspective, 2, 2019, pp. 227–238.
The price is without the price for the TL analysis but can be done within four weeks for 350,- Euro.
Some of the information is generated by artificial intelligence and is based on published sources from the fields of ethnography, archaeology, and art history.
Invt. No. MAZ22200
Height: 51 cm / 51 cm
Weight: 4.1 kg / 4,1 kg
The seller guarantees and can prove that the object was obtained legally. The seller was informed by Catawiki that they had to provide the documentation required by the laws and regulations in their country of residence. The seller guarantees and is entitled to sell/export this object. The seller will provide all provenance information known about the object to the buyer. The seller ensures that any necessary permits are/will be arranged. The seller will inform the buyer immediately about any delays in obtaining such permits.
Il venditore si racconta
Questa notevole coppia di figurine in legno pressoché identiche che raffigurano l’Iyoba Idia costituisce una sopravvivenza eccezionale nel corpus dell’arte di corte di Benin. Entrambe le sculture provengono dalla stessa collezione privata e mostrano corrispondenze così strette nella concezione, nelle proporzioni, nella modellazione e nei dettagli da apparire concepite come una coppia e molto probabilmente prodotti nella stessa bottega, forse anche dallo stesso abile maestro intagliatore.
La figura femminile appartiene all’iconografia dell’Iyoba, o Regina Madre, una delle titolari più importanti della corte di Benin. L’istituzione dell’Iyoba è tradizionalmente associata ad Idia, madre dell’Oba Esigie (r. c. 1504–1550), il cui sostegno politico, militare e rituale al figlio ne fece una delle donne più celebri nella storia del regno. La sua immagine divenne in seguito un prototipo per le rappresentazioni della maternità reale e dell’autorità femminile nell’arte di corte di Benin.
L’Iyoba occupò una posizione eccezionale all’interno della gerarchia politica e spirituale del regno. La sua protezione della persona e del benessere dell’Oba era intesa in senso più ampio come contributo alla sicurezza, alla continuità e alla prosperità di Benin stesso. Dopo la sua morte fu istituita all’interno del palazzo un altare commemorativo, allestito con sculture in ottone e avorio attraverso cui la sua memoria veniva perpetuata e la comunicazione rituale con il regno degli antenati mantenuta.
La sopravvivenza delle presenti figure come coppia è particolarmente significativa. L’accoppiamento e la ripetizione simmetrica sono ben documentati nelle tradizioni artistiche e rituali di Benin. Philip J. C. Dark ha osservato la marcata tendenza degli artisti di Benin a produrre oggetti a coppie, mentre la celebre fotografia scattata da Cyril Punch nel palazzo reale nel 1891, prima dell’invasione britannica del 1897, registra teste fuse e altri oggetti rituali disposti in modo simmetrico su un altare degli antenati.
Tale ripetizione non dovrebbe essere intesa necessariamente come raffigurante due individui separati. All’interno del linguaggio visivo altamente ordinato dell’arte di corte di Benin, la duplicazione e la simmetria potrebbero invece rafforzare la presenza, lo status e la potenza rituale della figura rappresentata, stabilendo al contempo l’equilibrio visivo tipico degli ensemble degli altari reali.
Un parallelismo particolarmente importante è fornito dalle celebri maschere-pendente d’avorio del XVI secolo associate all’Iyoba Idia. L’esempio del Museo d’Arte Metropolitano di New York e la sua controparte quasi identica nel British Museum di Londra dimostrano che rappresentazioni strettamente corrispondenti dell’Iyoba potrebbero davvero essere concepite come commissioni reali correlate.
Felicity Bodenstein ha ulteriormente sottolineato che le cinque maschere sopravvissute associate a Idia dovrebbero essere intese non semplicemente come rappresentazioni indipendenti, ma come una “molteplicità”: un gruppo originariamente concepito per funzionare insieme e probabilmente prodotto nella stessa bottega, forse anche dalla stessa mano. In senso più ampio, indica la ripetizione e la moltiplicazione di modelli strettamente correlati come caratteristiche fondamentali delle pratiche commemorative e religiose della corte di Benin.
Visto in questo contesto, le presenti sculture acquistano un’importanza che va oltre la qualità individuale di ciascuna figura. La loro provenienza comune e la straordinaria corrispondenza formale conservano evidenze della logica originale di ripetizione, simmetria e amplificazione rituale che governavano l’allestimento delle sculture sugli altari reali e degli antenati di Benin.
Al termine della sequenza fotografica, un Hommage a Paul Delvaux mette in dialogo il mondo pittorico enigmatico dell’artista belga con una delle figure presenti attribuite all’Iyoba Idia.
La composizione attinge a alcuni dei motivi definitivi dell’opera di Delvaux: la figura femminile distaccata ed enigmatica, l’architettura classica, le piazze deserte, la luce notturna e il distante locomotore a vapore. Insieme, questi elementi creano un regno sospeso tra sogno, memoria e realtà.
All’interno di questo scenario immaginato, la figura monumentale di Benin diventa il contrappunto della giovane donna caratteristica dell’universo pittorico di Delvaux. Il loro accostamento instaura la tensione centrale della composizione. La giovane donna è fisicamente presente ma psicologicamente distante e inavvicinabile, un’ambiguità fondamentale delle rappresentazioni femminili di Delvaux. Di fronte a lei, l’Iyoba appare come incarnazione concentrata di dignità, autorità e ricordo. Gioventù e ascendenza, desiderio e autorità, transitorietà e permanenza sono portati in un dialogo silenzioso.
Different tempi storici e culturali sono deliberatamente intrecciati. Architettura classica europea, la ferrovia come emblema della modernità e l’immaginario reale di Benin coesistono in uno stesso spazio immaginario. L’Hommage è quindi concepito meno come una ricostruzione di una specifica opera di Delvaux che come una libera continuazione del suo metodo surrealista: oggetti, culture e periodi storici normalmente separati per geografia e tempo si incontrano all’interno di una nuova realtà poetica.
Letteratura:
Philip J. C. Dark, An Introduction to Benin Art and Technology, Oxford, Clarendon Press, 1973.
Kate Ezra, Royal Art of Benin: The Perls Collection in the Metropolitan Museum of Art, New York, 1992.
Felicity Bodenstein, “Cinq masques de l’Iyoba Idia du royaume de Bénin : vies sociales et trajectoires d’un objet multiple,” Perspective, 2, 2019, pp. 227–238.
The price is without the price for the TL analysis but can be done within four weeks for 350,- Euro.
Some of the information is generated by artificial intelligence and is based on published sources from the fields of ethnography, archaeology, and art history.
Invt. No. MAZ22200
Height: 51 cm / 51 cm
Weight: 4.1 kg / 4,1 kg
The seller guarantees and can prove that the object was obtained legally. The seller was informed by Catawiki that they had to provide the documentation required by the laws and regulations in their country of residence. The seller guarantees and is entitled to sell/export this object. The seller will provide all provenance information known about the object to the buyer. The seller ensures that any necessary permits are/will be arranged. The seller will inform the buyer immediately about any delays in obtaining such permits.
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- Unternehmen:
- Jaenicke Njoya GmbH
- Repräsentant:
- Wolfgang Jaenicke
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GERMANY - Telefonnummer:
- +493033951033
- Email:
- w.jaenicke@jaenicke-njoya.com
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- DE241193499
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