Maschera Lilwa eccezionale - Mbole - Repubblica Democratica del Congo






Possiede una laurea magistrale in Studi Africani e 15 anni di esperienza in Arte Africana.
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Eccezionale maschera Lilwa Mbole, Repubblica Democratica del Congo, periodo metà XX secolo, proveniente da collezione privata, fornita con supporto di presentazione; legno scolpito con ampia polichromia, altezza 30 cm, originale.
Descrizione del venditore
Maschera eccezionale Lilwa – Mbole – Repubblica Democratica del Congo
Origine : Repubblica Democratica del Congo (Congo-Kinshasa), ex Provincia Orientale, regione centro-est del Congo
Cultura / Etnia : Mbole
Materiale : Legno scolpito e notevole polichromia antica
Supporto : Opera fornita con la sua base di presentazione originale, su misura.
- Un catalogo esclusivo e ampiamente illustrato accompagna la Collezione Wirtz, con una nota dettagliata dedicata a ciascuna delle opere presentate. ( disponibile su ordine )
- Inedita : Composizione datata e firmata, intitolata D’après la collection Wirtz, proponendo un’evocazione pittorica dell’interno della collezione com’era rappresentata nel 1965.
Provenienza
Antica collezione privata di una membro della famiglia Wirtz, Anversa (Belgio), famiglia storicamente attiva nel settore dei viaggi.
Secondo le informazioni trasmesse direttamente dal suo erede, questo oggetto sarebbe stato riportato dal Congo negli anni ’60, per poi conservato all’interno della famiglia.
La collezione familiare era conservata e presentata con cura in una stanza interamente dedicata, allestita nello spirito di un cabinet de collection privé, dove le opere erano riunite e valorizzate in un ambiente appositamente dedicato alla loro presentazione.
Acquisita direttamente dall’erede, con il quale è realizzata la presente vendita in collaborazione.
Inedita : Composizione datata e firmata, intitolata D’après la collection Wirtz, proponendo un’evocazione pittorica dell’interno della collezione tel quel che avrebbe potuto essere rappresentato nel 1965.
Descrizione & Studio dell’opera
Eccezionale e molto rara maschera antropomorfa Mbole, appartenente stilisticamente al corpus estremamente limitato di maschere associate alla società Lilwa.
Si tratta qui di una categoria di opere particolarmente importante nella storia dell’arte africana. Nella sua monografia dedicata a una maschera Mbole di rilievo della collezione Daniel e Marian Malcolm, Sotheby’s sottolinea che solo una dozzina di esemplari di questo tipo erano allora repertoriati, costituendo così uno dei più piccoli corpus noti dell’arte africana.
Il confronto con la famosa maschera della collezione Malcolm è particolarmente interessante. Pubblicata da François Neyt in Fleuve Congo. Arts d’Afrique centrale e da Heinrich Schweizer in Visions of Grace, questo esemplare di riferimento si contraddistingue per la riduzione quasi radicale del volto in aplat geometrici e polichromi. Sotheby’s lo attribuisce a un’altra maschera conservata al Musée royal de l’Afrique centrale a Tervuren, inventario EO.1963.11.3, raccolta antecedente al 1920.
L’opera presentata qui si inscrive con una evidenza notevole in questo linguaggio plastico raro.
Il volto ovoide è trattato quasi interamente in due dimensioni. L’anatomia umana scompare a favore di un’organizzazione incredibilmente audace di grandi piani colorati: due ampie zone giallo-ocra occupano la fronte, separate da un potente triangolo rosso discendente verso l’arco del naso; due campi biancastri disegnano poi gli occhi e gli zigomi, mentre tutta la parte inferiore del volto affonda in una massa scura marrone-nero.
Questa architettura cromatica è intensamente moderna. A distanza di alcuni metri, la maschera non si legge quasi più come un volto, ma come una composizione astratta fatta di triangoli, archi, contrasti e grandi superfici colorate. Avvicinandosi, pochi segni bastano però a far riaprire la figura umana.
Gli occhi sono particolarmente affascinanti. Non sono forati per permettere la visione ma solo suggeriti da sottili incisioni al centro dei due vasti campi bianchi. Questa assenza di aperture visive costituisce proprio una delle caratteristiche evidenziate su diverse maschere di questo rarissimo corpus.
Il piccolo naso scuro, fortemente sporgente al punto di incontro dei diversi piani colorati, funge da unico vero volume del volto. Più in basso, un motivo chiaro discreto richiama la bocca senza davvero aprirla. Il silenzio del volto diventa così quasi fisico.
Questa peculiarità acquista una dimensione ulteriore nel contesto della società Lilwa, istituzione fondamentale presso i Mbole. Essa regolava le relazioni sociali, organizzava le iniziazioni e poteva sanzionare severamente la trasgressione delle sue regole, in particolare la divulgazione dei suoi segreti.
La funzione esatta di queste maschere resta discussa, il che partecipa al loro fascino. A partire da testimonianze raccolte sul campo negli anni ’70 da Pierre Dartevelle, Bernadette Van Haute-de-Kimpe propose l’ipotesi secondo cui alcuni esemplari potessero sostituire simbolicamente la rappresentazione di un condannato che era riuscito a fuggire e che poi veniva conservato nella « casa del Lilwa ».
L’assenza di vere aperture visive per gli occhi e il carattere quasi muto del volto assumono così tutto il loro senso: l’immagine diventa meno quella di un individuo che quella di un principio di silenzio, di segreto e di autorità.
Altri testimonianze e studi hanno proposto usi differenti nel contesto delle cerimonie della società Lilwa, il che invita a presentare questa interpretazione come un’ipotesi importante piuttosto che come una funzione definitivamente stabilita.
Questo esemplare possiede inoltre una polichromia eccezionalmente intensa. Il giallo, il rosso terra, il bianco e il nero si contrappongono senza transizione, donando al volto una densità visiva considerevole. La superficie conserva abrasioni, irregolarità e variazioni di materia che evitano ogni impressione decorativa o artificialmente uniforme.
Le numerose perforazioni antiche disposte sul perimetro testimoniano anche di un sistema di fissaggio o di associazione oggi scomparso.
Ciò che colpisce soprattutto in quest’opera è la sua straordinaria economia di mezzi. Quasi niente: quattro colori, poche linee, un naso, due occhi appena indicati — eppure una presenza monumentale.
È proprio questa capacità di ridurre il volto umano fino alla soglia dell’astrazione che ha spinto gli specialisti a sottolineare la modernità impressionante di questo minuscolo corpus Mbole.
Un’opera particolarmente rara e affascinante, la cui importanza risiede tanto nella sua potenza plastica quanto nel suo appartenenza stilistica a uno dei corpus di maschere più ristretti e più enigmatici dell’arte dell’Africa centrale.
Maschera eccezionale Lilwa – Mbole – Repubblica Democratica del Congo
Origine : Repubblica Democratica del Congo (Congo-Kinshasa), ex Provincia Orientale, regione centro-est del Congo
Cultura / Etnia : Mbole
Materiale : Legno scolpito e notevole polichromia antica
Supporto : Opera fornita con la sua base di presentazione originale, su misura.
- Un catalogo esclusivo e ampiamente illustrato accompagna la Collezione Wirtz, con una nota dettagliata dedicata a ciascuna delle opere presentate. ( disponibile su ordine )
- Inedita : Composizione datata e firmata, intitolata D’après la collection Wirtz, proponendo un’evocazione pittorica dell’interno della collezione com’era rappresentata nel 1965.
Provenienza
Antica collezione privata di una membro della famiglia Wirtz, Anversa (Belgio), famiglia storicamente attiva nel settore dei viaggi.
Secondo le informazioni trasmesse direttamente dal suo erede, questo oggetto sarebbe stato riportato dal Congo negli anni ’60, per poi conservato all’interno della famiglia.
La collezione familiare era conservata e presentata con cura in una stanza interamente dedicata, allestita nello spirito di un cabinet de collection privé, dove le opere erano riunite e valorizzate in un ambiente appositamente dedicato alla loro presentazione.
Acquisita direttamente dall’erede, con il quale è realizzata la presente vendita in collaborazione.
Inedita : Composizione datata e firmata, intitolata D’après la collection Wirtz, proponendo un’evocazione pittorica dell’interno della collezione tel quel che avrebbe potuto essere rappresentato nel 1965.
Descrizione & Studio dell’opera
Eccezionale e molto rara maschera antropomorfa Mbole, appartenente stilisticamente al corpus estremamente limitato di maschere associate alla società Lilwa.
Si tratta qui di una categoria di opere particolarmente importante nella storia dell’arte africana. Nella sua monografia dedicata a una maschera Mbole di rilievo della collezione Daniel e Marian Malcolm, Sotheby’s sottolinea che solo una dozzina di esemplari di questo tipo erano allora repertoriati, costituendo così uno dei più piccoli corpus noti dell’arte africana.
Il confronto con la famosa maschera della collezione Malcolm è particolarmente interessante. Pubblicata da François Neyt in Fleuve Congo. Arts d’Afrique centrale e da Heinrich Schweizer in Visions of Grace, questo esemplare di riferimento si contraddistingue per la riduzione quasi radicale del volto in aplat geometrici e polichromi. Sotheby’s lo attribuisce a un’altra maschera conservata al Musée royal de l’Afrique centrale a Tervuren, inventario EO.1963.11.3, raccolta antecedente al 1920.
L’opera presentata qui si inscrive con una evidenza notevole in questo linguaggio plastico raro.
Il volto ovoide è trattato quasi interamente in due dimensioni. L’anatomia umana scompare a favore di un’organizzazione incredibilmente audace di grandi piani colorati: due ampie zone giallo-ocra occupano la fronte, separate da un potente triangolo rosso discendente verso l’arco del naso; due campi biancastri disegnano poi gli occhi e gli zigomi, mentre tutta la parte inferiore del volto affonda in una massa scura marrone-nero.
Questa architettura cromatica è intensamente moderna. A distanza di alcuni metri, la maschera non si legge quasi più come un volto, ma come una composizione astratta fatta di triangoli, archi, contrasti e grandi superfici colorate. Avvicinandosi, pochi segni bastano però a far riaprire la figura umana.
Gli occhi sono particolarmente affascinanti. Non sono forati per permettere la visione ma solo suggeriti da sottili incisioni al centro dei due vasti campi bianchi. Questa assenza di aperture visive costituisce proprio una delle caratteristiche evidenziate su diverse maschere di questo rarissimo corpus.
Il piccolo naso scuro, fortemente sporgente al punto di incontro dei diversi piani colorati, funge da unico vero volume del volto. Più in basso, un motivo chiaro discreto richiama la bocca senza davvero aprirla. Il silenzio del volto diventa così quasi fisico.
Questa peculiarità acquista una dimensione ulteriore nel contesto della società Lilwa, istituzione fondamentale presso i Mbole. Essa regolava le relazioni sociali, organizzava le iniziazioni e poteva sanzionare severamente la trasgressione delle sue regole, in particolare la divulgazione dei suoi segreti.
La funzione esatta di queste maschere resta discussa, il che partecipa al loro fascino. A partire da testimonianze raccolte sul campo negli anni ’70 da Pierre Dartevelle, Bernadette Van Haute-de-Kimpe propose l’ipotesi secondo cui alcuni esemplari potessero sostituire simbolicamente la rappresentazione di un condannato che era riuscito a fuggire e che poi veniva conservato nella « casa del Lilwa ».
L’assenza di vere aperture visive per gli occhi e il carattere quasi muto del volto assumono così tutto il loro senso: l’immagine diventa meno quella di un individuo che quella di un principio di silenzio, di segreto e di autorità.
Altri testimonianze e studi hanno proposto usi differenti nel contesto delle cerimonie della società Lilwa, il che invita a presentare questa interpretazione come un’ipotesi importante piuttosto che come una funzione definitivamente stabilita.
Questo esemplare possiede inoltre una polichromia eccezionalmente intensa. Il giallo, il rosso terra, il bianco e il nero si contrappongono senza transizione, donando al volto una densità visiva considerevole. La superficie conserva abrasioni, irregolarità e variazioni di materia che evitano ogni impressione decorativa o artificialmente uniforme.
Le numerose perforazioni antiche disposte sul perimetro testimoniano anche di un sistema di fissaggio o di associazione oggi scomparso.
Ciò che colpisce soprattutto in quest’opera è la sua straordinaria economia di mezzi. Quasi niente: quattro colori, poche linee, un naso, due occhi appena indicati — eppure una presenza monumentale.
È proprio questa capacità di ridurre il volto umano fino alla soglia dell’astrazione che ha spinto gli specialisti a sottolineare la modernità impressionante di questo minuscolo corpus Mbole.
Un’opera particolarmente rara e affascinante, la cui importanza risiede tanto nella sua potenza plastica quanto nel suo appartenenza stilistica a uno dei corpus di maschere più ristretti e più enigmatici dell’arte dell’Africa centrale.
